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AlessandroMartinelli

Eutanasia

Cosa ne pensi, sei daccordo sul fenomeno "eutanasia"?  

25 utenti hanno votato

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    • Si, motivo?
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    • No, motivo?
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    • Non so.....
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Il seguendo articolo è tratto dal Prof. Etienne Montero, Professore presso l’Università Notre-Dame de la Paix:

_____________________________________________________________

Il dibattito sulla legalizzazione dell’eutanasia volontaria:

L’attuale dibattito sulla legalizzazione dell’eutanasia in Belgio solleva numerose questioni molto delicate, qui ci soffermiamo in particolare sul problema della richiesta del paziente che appare chiaramente come un elemento essenziale nel tentativo di giustificazione filosofica, politica e giuridica dell'eutanasia volontaria. Per valutare l'opportunità di legalizzazione dell'eutanasia sembra dunque cruciale esaminare da vicino la cosiddetta tesi «dell'autonomia». La tesi può essere formulata come segue: la legalizzazione dell'eutanasia su richiesta s'impone perché la scelta sul momento e sulle modalità della morte deriva dall'autonomia individuale, che deve essere rispettata in una democrazia pluralista, nella quale nessuno può imporre agli altri le proprie convinzioni.

Si ha ragione di reclamare la legalizzazione dell'eutanasia per impedire l'accanimento terapeutico? In via preliminare è opportuno rispondere brevemente a questo interrogativo per dissipare un malinteso e delimitare correttamente la vera posta in gioco della discussione. Per legittimare l'eutanasia si presenta spesso l'immagine del malato terminale in preda ad atroci sofferenze, ulteriormente accresciute suo malgrado a motivo dell'accanimento medico — che non ha più niente di «terapeutico» — dell’équipe curante. Eppure questa situazione non ha alcunché di fatale. Da una parte, il medico è tenuto non solo a ripristinare lo stato di salute, ma anche ad alleviare il dolore. A tale scopo egli può (e deve) somministrare calmanti o analgesici, anche se questi hanno l'effetto, ovviamente non voluto, di abbreviare la vita del paziente e – d’altra parte - l'accanimento «terapeutico» non è richiesto né moralmente né giuridicamente, il medico non è affatto tenuto a intraprendere o a prolungare una cura inutile o sproporzionata nel caso in cui il beneficio ottenibile appaia molto fragile rispetto ai disagi, alle costrizioni o al costo che i mezzi posti in atto implicherebbero per il paziente.

Il diritto di morire in dignità è uno dei principali argomenti utilizzati per promuovere la legalizzazione dell'eutanasia.

Sinteticamente, è possibile presentarlo come segue: grazie ai progressi della medicina, si dispone oggi di numerosi mezzi per prolungare la vita delle persone gravemente ammalate. Il rovescio della medaglia è che a volte si verificano interminabili agonie, che non fanno altro che aumentare e protrarre lo stato di decadimento del malato terminale. Di fronte a queste situazioni dolorose, la legge dovrebbe permettere che una persona possa essere aiutata a morire. Invece di subire una degradazione insopportabile, essa potrebbe così morire in dignità. Si assiste qui ad una deformazione del linguaggio che non deve trarre in inganno. Il «diritto ad una morte dignitosa» è un’espressione eufemistica per designare il «diritto di essere messi a morte» da altri. Con il legittimo pretesto di rifiutare l'accanimento medico, la frase stigmatizzata garantisce il gesto di dare concretamente la morte ad altra persona. È pertanto evidente che quest'ultimo caso non può essere assimilato al fatto di lasciare sopraggiungere la morte, astenendosi dal mettere in atto mezzi inutili e sproporzionati al solo scopo di prolungare una vita senza speranza di miglioramento. Nel medesimo ordine di idee, l'espressione «aiutare a morire» e gli abituali richiami alla «compassione» o alla «solidarietà» suggeriscono altruismo, spirito di servizio, generosità... Questa terminologia, che suscita incontestabilmente simpatia, non viene con troppa facilità scomodata allo scopo evidente di far recepire più agevolmente l'inaccettabile?

Anche qui il linguaggio diviene una trappola, perché una cosa è aiutare un paziente a morire (badando a fargli compagnia nella sua angoscia, a dare sollievo al suo dolore, a portargli conforto...), altra cosa è farlo morire. La causa della morte differisce a seconda del caso considerato. Quando un medico decide di non iniziare o di cessare una cura ormai inutile o sproporzionata, il paziente morirà in conseguenza della patologia mortale di cui soffriva; al contrario, se il medico somministra una sostanza letale, è questo atto a costituire la causa della morte del paziente. Così pure c'è una differenza di intenzione: nel primo caso, si cerca di risparmiare al paziente delle sofferenze inutili a rischio di affrettarne la morte; nel secondo, l'intenzione è di provocare la morte del paziente per eliminare la sofferenza. L'intenzione segna pertanto la differenza tra la medicina palliativa e l'eutanasia. Ogni persona ha effettivamente il diritto di morire in dignità. Di contro, il preteso diritto a essere «messo a morte» dal proprio medico è di tutt'altra natura e comporta di fatto una sorta di scivolone semantico: dalla «dignità della persona», intesa come una qualità di ordine ontologico, alla «qualità della vita». Un esempio concreto e significativo — la proposta di risoluzione del Parlamento europeo elaborata sulla base di un rapporto del dottor Léon Schwartzenberg sull'assistenza ai moribondi (aprile 1991) — permette di illustrare in che misura venga modificato il senso conferito al termine «dignità». In quel documento si afferma a più riprese che «la dignità è il fondamento della vita umana», ma si legge anche che «il dolore fisico attenta alla dignità» e che «la malattia toglie ogni dignità all'esistenza». E l'ultimo paragrafo dell'esposizione dei motivi arriva alla conclusione: «È la dignità che definisce una vita umana. Quando, alla fine di una lunga malattia contro la quale ha lottato con coraggio, il malato chiede al medico di interrompere un'esistenza che ha perduto per lui ogni dignità, e il medico decide, in piena coscienza, di recargli aiuto e di lenire i suoi ultimi momenti consentendogli di addormentarsi in pace e definitivamente, questo aiuto medico e umano (talvolta chiamato eutanasia) è rispetto per la vita». Il sillogismo è chiaro: la dignità è il fondamento della vita umana e la malattia toglie la dignità, ovvero una vita indegna non è più una vita umana; ne segue che il gesto eutanasico, lungi dall'attentare alla vita umana, è rispetto per la vita. Un siffatto ragionamento che di fatto appiattisce la nozione di “dignità della persona” su quella di “qualità della vita” è implicito nello spirito di parecchi fautori della legalizzazione dell'eutanasia, ne siano consapevoli o no. È vero che le condizioni di vita possono essere più o meno dignitose, così come possono esserlo le circostanze che accompagnano l’avvicinarsi della morte. Sul piano psicologico, è innegabile che il malato che assiste impotente alla propria degradazione può provare il sentimento di una dignità diminuita. È certo che si deve fare di tutto perché la vita e la morte di ciascuno siano le più dignitose possibili. Ma, in ogni caso, la persona in quanto tale ha sempre la medesima dignità ontologica, intangibile e inviolabile. Questa dignità non è fondata su una qualche circostanza, ma sul fatto semplice ed essenziale di appartenere al genere umano. È inscritta nell’essere stesso di ogni uomo.

La legalizzazione dell'eutanasia volontaria è la prima tappa di un processo logico ineluttabile. Per farla accettare, si giura che sarà applicata solamente in certi casi-limite, prospettati all'opinione pubblica a motivo del loro carattere particolarmente drammatico per la sensibilità comune. Ma, una volta ammesso il principio, si viene naturalmente foggiando una mentalità che banalizza l'atto di eutanasia. Non appena il divieto sia tolto, quello che un tempo era proibito diventa prassi corrente, fino ad apparire a poco a poco piuttosto normale. L'evoluzione verso eutanasie praticate senza il consenso del paziente, per compassione o per motivi socioeconomici, si situa nello scenario delineato in precedenza. Dal momento in cui si considera che la vita umana non possiede un valore intrinseco, come opporsi seriamente e durevolmente a questa sorta di ampliamento, reso più probabile dal fatto che le nostre società devono affrontare l’invecchiamento crescente della popolazione e la crisi dello Stato sociale?

Occorre però rendersi conto che la nuova concezione della dignità umana che si viene delineando, sulla quale poggia la legalizzazione dell'eutanasia, non è neutra sul piano filosofico. Alcuni vorrebbero far credere che, privilegiando il rispetto delle autonomie individuali (ciascuno è giudice della propria dignità e decide circa il momento della propria morte), la legalizzazione sia la sola soluzione ammissibile in uno Stato pluralista e laico. Non è affatto così: inserendo in un testo di legge — volto a strutturare i comportamenti — il principio dell'eutanasia, anche se volontaria, il legislatore avalla la contestabile nozione di «qualità della vita» e la impone a tutti. L'approccio proposto contraddice, d’altronde, la filosofia moderna dei diritti dell'uomo, fondata sulla nozione classica di dignità: in virtù della semplice sua appartenenza al genere umano, l'uomo possiede una dignità intrinseca, dalla quale derivano certi determinati diritti. Così il preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo — adottata (non a caso) all'indomani della seconda guerra mondiale — afferma che vi è una dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana. Esso precisa pure che «tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali quanto a dignità e diritti» (art. 1) e che ciascuno può valersene «senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di ogni altra opinione, di nazionalità o di estrazione sociale, di fortuna, di nascita o di qualsiasi altra situazione» (art. 2). Questa nozione oggettiva di dignità è una garanzia contro l’arbitrio e l'abuso. Non la si dovrebbe abbandonare alla leggera.

All'insieme di queste considerazioni si potrà obiettare che esse non sono decisive in quanto si tratta, in definitiva, di legalizzare unicamente l'eutanasia volontaria, per rispetto della giusta autonomia personale alla quale ciascuno aspira. Questa tesi dell'autonomia merita pertanto un esame più approfondito. I fautori della legalizzazione dell'eutanasia su richiesta sostengono che questa è un atto libero che, come tale, consente di riaffermare la dignità di una volontà libera e autonoma contro la cieca necessità. Ma è poi così evidente che la decisione di morire promani dall'autonomia del malato terminale? Tale tesi si basa su tre condizioni: 1) la richiesta di eutanasia è veramente espressione della volontà profonda del paziente? ; 2) il medico si ritiene giustificato a praticare l'eutanasia, solamente o in ogni caso fondamentalmente, perché il paziente lo domanda? ; 3) è vero che la legalità dell'eutanasia su richiesta riguarda esclusivamente gli interessati, e non concerne il resto della società?

Quanto al primo punto l’approccio sembra eccessivamente teorico, se non ideologico: le persone che chiedono di essere “aiutate a morire” in genere cercano solamente di sfuggire al loro sgomento, come accade per i molti “suicidi mancati” che gli psicologi tendono a leggere come segnali d’angoscia. Per analogia di situazione, si può temere che, depenalizzando l'eutanasia, numerose «richieste d'aiuto» siano male interpretate da chi si affretterà ad assistere il candidato all'eutanasia.

Quanto al secondo punto, a ben riflettere, è possibile dubitare che un medico si ritenga giustificato nel praticare l'eutanasia solamente perché l'interessato formula una richiesta in tal senso. Di fatto, se il medico accede a simile richiesta, è perché egli giudica che la vita del suo paziente non abbia più un valore intrinseco. In ogni caso, il fondamento inavvertito dell'eutanasia è l'idea secondo la quale certe vite umane non valgono, o non valgono più, la pena di esser vissute. La decisione di praticare l'eutanasia non poggia mai sulla sola volontà del malato; essa consegue sempre a un giudizio di valore sulla qualità della vita. Difficilmente si sarebbe inclini a portare lo stesso “aiuto a morire” ad un giovane fisicamente sano che – in preda ad una grave depressione – facesse una richiesta in tal senso.

Sulla terza questione – il fatto che la richiesta di eutanasia non è una scelta meramente privata – possiamo dire che l’uomo dispone di fatto della propria vita, ma non ha su di essa un vero “diritto di proprietà”, che conferirebbe a ciascuno il diritto di disporre della propria vita in maniera assoluta, c'è un passo che il nostro umanesimo giuridico impedisce di effettuare. Il diritto di disporre della propria vita mediante l'aiuto di un altro vanta minore forza ancora. Salta all'occhio che la legalizzazione dell'eutanasia colpisce il legame sociale. Verranno coinvolti tutti i cittadini dal momento in cui l'esercizio dell'arte di guarire subirà una non trascurabile modifica: a quel punto il corpo medico si troverà investito di un nuovo potere, quello di amministrare la morte. Bisogna ripeterlo: la legalizzazione dell'eutanasia non è solamente una questione di etica e di scelta personali. Lungi dall'essere una questione meramente privata, l'eutanasia si riverbera sull'etica socio-politica. Se ne può quindi perfettamente concepire la proibizione senza urtare il pluralismo caratteristico delle nostre democrazie moderne, al fine di salvaguardare interessi pubblici ritenuti superiori. Né vale il discorso che il diritto si debba in qualche modo adattare al “fatto” che già l’eutanasia venga praticata in clandestinità e al di fuori di regole: il diritto non indica ciò che è, ma ciò che deve essere. Se il diritto dovesse limitarsi a prendere atto del fatto compiuto, non avrebbe più alcuna funzione normativa e perderebbe la sua ragion d'essere. L'adattamento del diritto al fatto è un mito duro a morire.

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Io in linea generale sono d'accordo con l'eutanasia, a condizioni ben motivate ovviamente, perchè immagino lo strazio della fase finale di molte malattie anche se la speranza è l'ultima a morire quando si ha voglia di vivere. Il problema grave è quello di valutare quando sia legittimo concederlo. Vista la malvagità di molti umani, potrebbe diventare un mezzo "lecito" per eliminare qualcuno scomodo :roll:

E' questo il problema.

Di fatto una volta che si approva una legge, questa ha portata generale, mentre nel caso dell'eutanasia ci sono troppi "casi particolari" da prevedere.

Io sinceramente non sono stata in grado di dare una risposta al sondaggio. Credo però che se un mio parente fosse in uno stadio terminale, spererei fino all'ultimo di salvarlo, mi mancherebbe il coraggio di "staccare la spina".

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Io in linea generale sono d'accordo con l'eutanasia, a condizioni ben motivate ovviamente, perchè immagino lo strazio della fase finale di molte malattie anche se la speranza è l'ultima a morire quando si ha voglia di vivere. Il problema grave è quello di valutare quando sia legittimo concederlo. Vista la malvagità di molti umani, potrebbe diventare un mezzo "lecito" per eliminare qualcuno scomodo :roll:

E' questo il problema.

Di fatto una volta che si approva una legge, questa ha portata generale, mentre nel caso dell'eutanasia ci sono troppi "casi particolari" da prevedere.

Io sinceramente non sono stata in grado di dare una risposta al sondaggio. Credo però che se un mio parente fosse in uno stadio terminale, spererei fino all'ultimo di salvarlo, mi mancherebbe il coraggio di "staccare la spina".

Ma se la richiesta la fa il diretto interessato, come di recente è accaduto? O se viene lasciato un testamento biologico-mi pare si chiami così- in cui il diretto interessato dice che vuole che si faccia di lui in caso si trovasse in certe condizioni estreme di salute...? Di fronte a una dichiarazione diretta io accoglierei il desiderio del paziente di decidere della sua vita come crede e farei di tutto perchè la si possa esaudire...dopo aver fatto di tutto per poterlo salvare, ovviamente.

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l' essere daccordo o non sull' eutanasia è una sciocchezza.

sono i malati terminali che soffrono e le persone che non sono piu' in grado di sopportare l' esistenza a cui sono condannati che devono decidere non noi .

io ho vissuto molto da vicino l' accanimento terapeutico e vi dico che è una cosa orrenda.

non auguro a nessuno di trovarsi in certi casi ..

per cui la discussione mi pare sterile perchè è facile dire io non sono daccordo ... è troppo facile .

ed è asssurdo che ci si appoggia su un idea morale religiosa pe rsostenere certe tesi .

siamo in un paese civile e laico .. dobbiamo dare la possibilità a chi è ateo o laico di fare le sue scelte liberamente. secondo la PROPRIA morale.

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Il presidente Napolitano, ha giustamente rivolto un appello ai partiti politici, affinchè si prendesse in esame, la regolamentazione in legge, di uno dei più grandi temi etici e sociali : l'eutanasia.

Rinviare ulteriormente il problema o sostituirlo con altri pagliativi, come il testamento biologico, non ci fa onore, rispetto alle grandi democrazie europee, ma soprattutto non risolve il problema, che è chiesto a gran voce dall'opinione pubblica. Le forze politiche, d' ispirazione cattolica, ho l'impressione che tendano a strumentalizzare l'eutanasia, a garanzia del proprio elettorato, senza tener conto che urge, una legge in materia.

Questo per loro, è fare politica o garantire le loro poltrone?

Lo Stato Italiano, deve cominciare a liberarsi dai vecchi retaggi dei Patti Lateranensi, e imparare ad acquisire una mentalità laica, per garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal credo religioso, il rispetto della dignità umana, della sofferenza e del libero arbitrio di ciascuno.

Questi, sono i veri princìpi cristiani, che vengono calpestati, quando si parla di aborto, ( legge votata a furor di cattolici ), mentre ci si erge a paladini, quando si parla di eutanasia?

Già, perchè l'eutanasia è un problema di nicchia, mentre l'aborto riguarda una moltitudine di persone.

Anche sui grandi problemi etici, pesa una certa valenza politica!

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utopia utopia..... se non si è liberi di morire di cosa si è liberi?

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....e se non si è liberi di vivere dignitosamente è giusto essere liberi di morire

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....e se non si è liberi di vivere dignitosamente è giusto essere liberi di morire

Infatti, l'unico grosso problema sarebbe stabilire il CONFINE tra la libera e assistita scelta e l'illegalità nel dare la "morte dolce". Io sono pronto a firmare, per me stesso, una dichiarazione, detta "testamento biologico", affinché in certe situazioni mi stacchino la spina, ma cosa farei se dovessi prendere decisioni riguardanti un parente che non ha mai espresso prima la sua volontà? Voi che fareste?

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Turbo, secondo te , che differenza c'è tra eutanasia e " testamento biologico "?

Se dovessi prendere decisioni riguardanti un parente, che non ha mai espresso la sua volontà , io rispetterei semplicemente la sua volontà

e lo assisterei con affetto, fino all'ultimo istante di vita.

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Turbo, secondo te , che differenza c'è tra eutanasia e  " testamento biologico "?

Se dovessi prendere decisioni riguardanti un parente, che non ha mai espresso la sua volontà , io rispetterei semplicemente la sua volontà

e lo assisterei con affetto, fino all'ultimo istante di vita.

Anche se è difficile esprimere certe distinzioni al di fuori dei casi specifici, "eutanasia" significa dare la morte tramite un mezzo esterno, tipo un'iniezione, il "testamento biologico" in Italia probabilmente non potrebbe implicare questa procedura, ma semplicemente l'accettare che vengano disattivati certi congegni che ti mantengono in uno stato di vita artificiale. Riguardo ad un possibile parente, la mia domanda riguardava proprio il fatto che la persona non avesse mai espresso la sua volontà relativamente a certe eventuali situazioni. Cioè: se io stesso lo farei per me, dovrei evitare di farlo (se ne avessi la possibilità) per un'altra persona? Questo significherebbe fare il suo bene? Mi rimane qualche dubbio.

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....e se non si è liberi di vivere dignitosamente è giusto essere liberi di morire

ESATTO!

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Il presidente Napolitano, ha giustamente rivolto un appello ai partiti politici, affinchè si prendesse in esame, la regolamentazione in legge, di uno dei più grandi temi etici e sociali : l'eutanasia.

Rinviare ulteriormente il problema o sostituirlo con altri pagliativi, come il testamento biologico, non ci fa onore, rispetto alle grandi democrazie europee, ma soprattutto non risolve il problema, che è chiesto a gran voce dall'opinione pubblica. Le forze politiche, d' ispirazione cattolica, ho l'impressione che tendano a strumentalizzare l'eutanasia, a garanzia del proprio elettorato, senza tener conto che urge, una legge in materia.

Questo per loro, è fare politica o garantire le loro poltrone?

Lo Stato Italiano, deve cominciare a liberarsi dai vecchi retaggi dei Patti Lateranensi, e imparare ad acquisire una mentalità laica, per garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal credo religioso, il rispetto della dignità umana, della sofferenza e del libero arbitrio di ciascuno.

Questi, sono i veri princìpi cristiani, che vengono calpestati, quando si parla di aborto, ( legge votata a furor di cattolici ), mentre ci si erge a paladini, quando si parla di eutanasia?

Già, perchè l'eutanasia è un problema di nicchia, mentre l'aborto riguarda una moltitudine di persone.

Anche sui grandi problemi etici, pesa una certa valenza politica!

sono parole che mi toccano profondamete sottoscrivo e ammiro ..

:LOL:

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Turbo, secondo te , che differenza c'è tra eutanasia e  " testamento biologico "?

Se dovessi prendere decisioni riguardanti un parente, che non ha mai espresso la sua volontà , io rispetterei semplicemente la sua volontà

e lo assisterei con affetto, fino all'ultimo istante di vita.

Sono parole molto belle, ma credo che ci sia una differenza tra l'asistere qualcuno con amore fino al suo ultimo giorno di vita ed accanirsi a tenerlo in vita , nonostante si sappia che soffre molto, per il proprio egoismo.

Talvolta è eutanasia anche il semplice evitare l'accanimento, non per forza l'indurre la morte.... già questa è una decisione d'amore molto importante che si può prendere al posto di un parente che soffre e non può più comunicare....

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e pultroppo torna il tema con la povera 'ELUANA ENGLARO' .....

qui la faccenda è ancora più complicata...

cosa ne pensate....

io soffro non penso....soffro per chi la ama, soffro per lei....

vi prego toni calmi..

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bisogna sempre evitare l' accanimento terapeutico.

bisogna evitare sofferenze indicibili.

bisogna lasciare libere le persone di scegliere.

questi i tre punti fondamentali.

e valgono sempre e in ogni caso.

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bisogna sempre evitare l' accanimento terapeutico.

bisogna evitare sofferenze indicibili.

bisogna lasciare libere le persone di scegliere.

questi i tre punti fondamentali.

e valgono sempre e in ogni caso.

bhè io aprirei un grosso discorso sulla libertà, comunque è giusto che ognuno agisca sotto i suoi blocchi, arbitrariamente....diciamo così...

l'evitare le sofferenze, lo trovo giusto, nel limite necessario...

sull'accanimento dinuovo il discorso è ampissimo....ma in linea di massima posso essere d'accordo...

questo riguarda chi opera dall'esterno...poi ripeto sulla liberta di scegliere la morte, ci sarebbe da scrivere, scrivere, e scrivere ancora....

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la libertà di scegliere dovrebbe essere rispettata.....io rispetto chi vuole vivere in quelel condizioni ma vorrei essere rispettata se io decidessi di lasciar fare a madrenatura!!!!!

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la libertà di scegliere dovrebbe essere rispettata.....io rispetto chi vuole vivere in quelel condizioni ma vorrei essere rispettata se io decidessi di lasciar fare a madrenatura!!!!!

Io sono daccordo!

permettimi di dire che "libertà" in questo caso non lo vedo io "dall'alto della mia illuminazione :Talking Ear Off: " come il termine esatto...

mi sovviene dire per concordare in pieno che è giusto che ogni possa seguire le proprie costrizioni.....secondo suo volere....

posso? :unsure:

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Ospite filotea
e pultroppo torna il tema con la povera 'ELUANA ENGLARO' .....

qui la faccenda è ancora più complicata...

cosa ne pensate....

io soffro non penso....soffro per chi la ama, soffro per lei....

vi prego toni calmi..

Mi chiedo cosa avrebbe voluto Eluana e che cosa potrebbe essere nel suo migliore interesse, considerando il suo carattere e la sua personalità .

Mai sentito parlare di libera volontà?

Cosa sappiamo noi di quello che una persona in queste condizioni sente, cosa sappiamo di cosa c’è dentro il cuore di queste persone?

Quale esperto potrebbe dichiarare, allo stato attuale, l’irreversibilità della condizione di stato vegetativo?

E soprattutto, come si può considerare la dichiarazione di un momento come parametro per presumere la volontà di Eluana? La vita va difesa fino alla sua naturale conclusione e con essa va difeso altresì il principio dell’indisponibilità della vita stessa.

La vita è un dono

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Mi chiedo cosa avrebbe voluto Eluana e che cosa potrebbe essere nel suo migliore interesse, considerando il suo carattere e la sua personalità .

Mai sentito parlare di libera volontà?

Cosa sappiamo noi di quello che una persona in queste condizioni sente, cosa sappiamo di cosa c’è dentro il cuore di queste persone?

Quale esperto potrebbe dichiarare, allo stato attuale, l’irreversibilità della condizione di stato vegetativo?

E soprattutto, come si può considerare la dichiarazione di un momento come parametro per presumere la volontà di Eluana? La vita va difesa fino alla sua naturale conclusione e con essa va difeso altresì il principio dell’indisponibilità della vita stessa.

La vita è un dono

qui il dire "La vita va difesa fino alla sua naturale conclusione" che è il conteso....nell'accanimento terapeutico....

non so...altro che c'è tanto dolore e sofferenza comunque... -_-

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sono parole che mi toccano profondamete sottoscrivo e ammiro ..

:wacko:

Certo legalizziamo l'eutanasia e l'omicidio di Eluana Englaro...ma perchè dobbiamo farla morire di fame e sete in 15 giorni come vogliono fare i suoi genitori? Facciomele una puntura di cianuro in vena così soffre meno e tra qualche anno legalizziamo anche lo sterminio dei malati di Alzaimer di quelli con la sindrome di Down...viva Hitler LUI Sì CHE ERA UN VERO LAICO...viva l'umanità sana eliminiamo i malati...uccidiamo il Papa EVVIVA LO STATO LAICO!!

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