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hoila' bellezza.

chi nn muore ci si risente.

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hoila' bellezza.

chi nn muore ci si risente.

chi non muore si rivede si....tex...ma io t'ho visto sempre in giro, diciamo ci siamo incontrati poco... :):

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io nn ti ho vista.

molto probabilmente sei una come tanti

che entra nel forum da ononimo. :rolleyes:

cmq, nn e' colpa tua perche' di solito son io

che evito le persone. :Yawn::Whistle:

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io nn ti ho vista.

molto probabilmente sei una come tanti

che entra nel forum da ononimo. :rolleyes:

cmq, nn e' colpa tua perche' di solito son io

che evito le persone. :Yawn::Whistle:

ah ma intendevi visti online....io intendevo incontrati "nel forum"....nelle varie discussioni....a beh ma tu hai orari un pò strani per me....lo sai... :Angel:

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veramente con l'internet gli spazi si son accorciati

e le frontiere frantumate. eppoi secondo einstein

la gravita' nn e' piatta ma a bolle(?) percio' potremmo essere

sulla stessa onda ....chissa!!!! :unsure:

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ciao, io ho due figli , maschio e femmina , sono molto diversi si caratterialmente ma li Amo in egual misura.

come si può amare di più uno e meno l'altro :Ying Yang:

Amare non lo so ... io non credo, ma preferire si.

Però pensandoci bene vedo che nel tempo le cose sono cambiate.

Ho sempre avuto una preferenza per la primogenita (che ora ha 14 anni e mezzo).

Soprattutto quando lei ed il fratello (ora 10 anni) erano piccoli.

Nel tempo, una robusta terapia alle spalle, tanta vita passata, una famiglia ricomposta, i figli sono arrivati a 4.

Uno della mia compagna, che mi sono ritrovato qualche tempo fa a quasi 4 anni (ora ne ha quasi 7) ed un altro piccolo piccolo (10 mesi) fatto con la mia compagna.

Ora è più difficile dire se ce ne è uno preferito, ma la femmina è quella che mi fa risuonare sempre qualche cosa che gli altri non riescono.

Anche se il piccolo è tenerissimo.

Forse il problema ce l'ho di più con quello aggiunto... non ci siamo conosciuti dall'inizio e lo sento che c'è un blocco...

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lux59

meglio essere odiati per ciò che siamo

che amati per la maschera che portiamo.....

:D: :D: bravo

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meglio essere odiati per ciò che siamo

che amati per la maschera che portiamo.....

sante parole...

Ci arrovelliamo per essere il meglio per i nostri genitori e non ci accorgiamo che perdiamo noi stessi...

Forse era meglio essere autentici si dall'inizio, piuttosto che accorgersi a 30 anni di aver creato un'immagine di sè completamente falsa...

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sante parole...

Ci arrovelliamo per essere il meglio per i nostri genitori e non ci accorgiamo che perdiamo noi stessi...

Forse era meglio essere autentici si dall'inizio, piuttosto che accorgersi a 30 anni di aver creato un'immagine di sè completamente falsa...

solo che i bambini la personalità se la formano strada facendo, se non si sentono amati e accettati dai propri genitori difficile che restino autentici!

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Infatti! Il "noi stessi" è dato anche dalle esperienze vissute nell'infanzia e con i nostri genitori, è impossibile scinderci da esse.

E credo anche sia impossibile non indossare delle maschere, perchè tutti siamo diversi a seconda della situazione che viviamo. Per esempio, coi colleghi in ufficio ci comportiamo in modo diverso che col marito o con la moglie o quando siamo al supermercato o in tribunale. E allora, chi è il vero "noi"? Credo che tutti siano veri "noi", fanno tutti parte di noi stessi, di come ci poniamo con gli altri, perchè non possiamo comportarci con tutti allo stesso modo.

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Infatti! Il "noi stessi" è dato anche dalle esperienze vissute nell'infanzia e con i nostri genitori, è impossibile scinderci da esse.

E credo anche sia impossibile non indossare delle maschere, perchè tutti siamo diversi a seconda della situazione che viviamo. Per esempio, coi colleghi in ufficio ci comportiamo in modo diverso che col marito o con la moglie o quando siamo al supermercato o in tribunale. E allora, chi è il vero "noi"? Credo che tutti siano veri "noi", fanno tutti parte di noi stessi, di come ci poniamo con gli altri, perchè non possiamo comportarci con tutti allo stesso modo.

si è vero, ma queste sono le diverse sfaccettature di "noi stessi" eci sta, ma io credo qui si parlava di altro, di indossare la maschera che piace a qualcun'altro, a partire dai nostri genitori per ottenere quell'accettazione che altrimenti non troviamo....poi diventa un meccanismo che ti fa perdere i lvero contattocon "te stesso", quel "te stesso" che può magari venir fuori in qualche sfaccettatura ma che per la maggiorparte del tempo resta chiuso dietro a quelle sbarre che ci siamo costruite da bambini.

Di solito quel "noi stessi" sepolto, viene fuori dietro a patologie o problematiche psicologiche piò o meno socialmente invalidanti!

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si è vero, ma queste sono le diverse sfaccettature di "noi stessi" eci sta, ma io credo qui si parlava di altro, di indossare la maschera che piace a qualcun'altro, a partire dai nostri genitori per ottenere quell'accettazione che altrimenti non troviamo....poi diventa un meccanismo che ti fa perdere i lvero contattocon "te stesso", quel "te stesso" che può magari venir fuori in qualche sfaccettatura ma che per la maggiorparte del tempo resta chiuso dietro a quelle sbarre che ci siamo costruite da bambini.

Di solito quel "noi stessi" sepolto, viene fuori dietro a patologie o problematiche psicologiche piò o meno socialmente invalidanti!

Ah, ok, in questo senso il discorso prende tutta un'altra piega. Credo però rimanga valido il concetto per cui la maschera costruita sia dovuta anche e soprattutto alla nostra storia personale, per cui sia impossibile rimanere autentici fin dall'inizio.

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Ah, ok, in questo senso il discorso prende tutta un'altra piega. Credo però rimanga valido il concetto per cui la maschera costruita sia dovuta anche e soprattutto alla nostra storia personale, per cui sia impossibile rimanere autentici fin dall'inizio.

si resta, anche se credo che se (anche solo) un genitore riesca a trasmettere al figlio il senso di accettazione, questi può sentirsi libero di essere "se stesso" mettendo le maschere che solo LUI ritiene necessarie!

Se quel figlio non ha accettazione sarà costretto a provare e riprovare le varie maschere per compredere quale piace di più all'altro....salvo da grande poi scoprire che non si può piacere sempre a tutti, nemmeno facendo il sacrificio enorme di annulare sè stessi, e lì è dura!!!!

ovviamente dico solo ciò che penso secondo anche la mia esperienza.

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si resta, anche se credo che se (anche solo) un genitore riesca a trasmettere al figlio il senso di accettazione, questi può sentirsi libero di essere "se stesso" mettendo le maschere che solo LUI ritiene necessarie!

Se quel figlio non ha accettazione sarà costretto a provare e riprovare le varie maschere per compredere quale piace di più all'altro....salvo da grande poi scoprire che non si può piacere sempre a tutti, nemmeno facendo il sacrificio enorme di annulare sè stessi, e lì è dura!!!!

ovviamente dico solo ciò che penso secondo anche la mia esperienza.

Esatto, è più o meno quello che dicevo io. Se un individuo cresce in modo equilibrato, nel senso che non soffre di carenze affettive e quindi è in grado di sviluppare unìemotività sana, si crea comunque delle maschere, ma rimane in ogni caso se stesso, perchè quelle maschere fanno parte di lui.

Se invece, come dici tu, gli manca amore o accettazione da parte dei genitori, è facile che si crei una maschera per essere amato e accettato, ma quella maschera andrà necessariamente a nascondere ciò che lui è veramente. Penso quindi che siano due cose diverse.

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oggi sono entrato nella tua stanza, da quel giorno ben poco è cambiato, cercavo un qualcosa che ti appartenesse e in tutto questo tempo mi era sfuggito.....

poi mi sono accorto che cercavo TE.

Ciao Mario, mi manchi!

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oggi sono entrato nella tua stanza, da quel giorno ben poco è cambiato, cercavo un qualcosa che ti appartenesse e in tutto questo tempo mi era sfuggito.....

poi mi sono accorto che cercavo TE.

Ciao Mario, mi manchi!

che cosa triste che hai scritto :cray:

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condivido molto cio' che giusy e impa hanno scritto.

pero' in alcuni casi ,le rotelle nn funzionano per tante

patologie . l'affettivita' in tutti i casi fa' sempre bene

ma il modo di pensare dovute sempre a ste' patologie

nn ti permette di valutare tutto cio', con equilibrio.

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ciao, io ho due figli , maschio e femmina , sono molto diversi si caratterialmente ma li Amo in egual misura.

come si può amare di più uno e meno l'altro :Ying Yang:

Anch'io ho un maschio e una femmina e sento di amarli entrambi ugualmente. Quando sono rimasta incinta della bimba, pur desiderata e cercata, mi chiedevo se sarei stata capace di amarla quanto amavo l'altro bimbo: mi sembrava impossibile moltiplicare l'amore per due e temevo piuttosto che avrei dovuto dividerlo e faticare a mantenere l'equilibrio. Per vari motivi, tra cui una certa depressione durante e dopo la gravidanza, ho faticato a riconoscere la bimba e ho pensato che avrei riversato su di lei le stesse invidie e rivalità che hanno sempre caratterizzato il rapporto con mia madre.

Adesso vedo che, no, l'amore non è un'entità finita da ripartire più o meno equamente tra i contendenti.

Tuttavia i rapporti con l'uno e con l'altro sono molto diversi: il maschietto ha un'età in cui si è più autonomi e si comincia a fare domande che richiedono una maggiore elaborazione e un impegno notevole. In più è maschio e chiede con insistenza di partecipare a un tipo di giochi - lotte, battaglie, movimento - che non riescono a coinvolgermi e che, anzi, mi procurano un certo disagio e fastidio. E' maschio, e per me i maschi sono un mistero. La bimba è piccola, affettuosa ed estremamente intelligente: mi rispecchio molto in lei e desidero aiutarla a diventare una donna autonoma e capace di farsi rispettare. E' esigente ma sa giocare anche da sola e la partecipazione che richiede è più sul piano emozionale e comunque i suoi giochi mi sono più congeniali. Con lei sento di avere una "missione" di cui istintivamente conosco il percorso. Con lui è uno sforzo e una ricerca continui.

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Anch'io ho un maschio e una femmina e sento di amarli entrambi ugualmente. Quando sono rimasta incinta della bimba, pur desiderata e cercata, mi chiedevo se sarei stata capace di amarla quanto amavo l'altro bimbo: mi sembrava impossibile moltiplicare l'amore per due e temevo piuttosto che avrei dovuto dividerlo e faticare a mantenere l'equilibrio. Per vari motivi, tra cui una certa depressione durante e dopo la gravidanza, ho faticato a riconoscere la bimba e ho pensato che avrei riversato su di lei le stesse invidie e rivalità che hanno sempre caratterizzato il rapporto con mia madre.

Adesso vedo che, no, l'amore non è un'entità finita da ripartire più o meno equamente tra i contendenti.

Tuttavia i rapporti con l'uno e con l'altro sono molto diversi: il maschietto ha un'età in cui si è più autonomi e si comincia a fare domande che richiedono una maggiore elaborazione e un impegno notevole. In più è maschio e chiede con insistenza di partecipare a un tipo di giochi - lotte, battaglie, movimento - che non riescono a coinvolgermi e che, anzi, mi procurano un certo disagio e fastidio. E' maschio, e per me i maschi sono un mistero. La bimba è piccola, affettuosa ed estremamente intelligente: mi rispecchio molto in lei e desidero aiutarla a diventare una donna autonoma e capace di farsi rispettare. E' esigente ma sa giocare anche da sola e la partecipazione che richiede è più sul piano emozionale e comunque i suoi giochi mi sono più congeniali. Con lei sento di avere una "missione" di cui istintivamente conosco il percorso. Con lui è uno sforzo e una ricerca continui.

mi ritrovo molto nelle tue parole , il mio amore immenso per i miei figli è uguale , ma forse in loro trovo cose diverse e soddisfazioni diverse ......

con mia figlia ho avuto un rapporto molto complicato , perchè dopo la nascita del fratello la sua gelosia nn aveva limiti , e si è molto attaccata a suo papà , forse perchè mi vedeva come una traditrice. ora che è diventata grande ci stiamo ritrovando ma il percorso è ancora lungo....

con il più piccolo il maschio tutto è più semplice .....è meno impegnativo di mia figlia che alla sua età mi facceva vedere i sorci verdi!

tutto cmq è stato complicato dalla mia depressione ....ma questa è un'altra storia

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ciao a tutti/tutte, rispolvero questa discussione che ho trovato cercando un confronto su una questione per me dolorosa... riguardante il rapporto con i genitori, e la questione del "figlio preferito".

ho 32 anni, un lavoro (precario, ma almeno c'è) e vivo con il mio compagno lontana di miei genitori già dall'inizio dell'università.

solo molto recentemente, a causa di una crisi che mi è quasi costata la rottura del mio rapporto che dura da 5 anni, sono riuscita a portare in superficie una serie di problematiche legate al rapporto con i miei genitori... problemi, mancanze che fin'ora mi ero rifiutata di accettare; magari erano venute fuori in maniera marginale qua e là, durante l'adolescenza, ma il mio allontanamento da casa già a 19 anni le aveva messe a tacere per anni. ora che mi trovo a vivere una relazione vera, con un uomo emotivamente maturo che "esige" per così dire da me la stessa maturità, messa alle strette, sono stata costretta ad aprire gli occhi e cercare di accettare quello che avevo sempre rifiutato di vedere... io sono una figlia non preferita. sono la figlia minore, "non programmata", comunque sicuramente amatissima, ma di certo meno "comprensibile" del primogenito. lui bambino problematico, ha sempre avuto bisogno di cure e attenzioni, iperprotetto e di carattere indeciso, fa la gioia dei genitori con il suo essere "mammone" visto che mio padre è peggio di lui (riguardo l'essere ansioso, spaventato dai cambiamenti, non decisonista) e che mia madre ha fatto appunto dell'essere madre la sua missione di vita... non ricordo di averla mai "pensata" donna, ma solo "mamma". io invece sempre indipendente, più decisa di lui, tendenzialmente più sperimentatrice per quanto possibile visto che loro erano ansiosi e fino a 17-18 c'è stato ben poco da sperimentare... mi sono sempre sentita "altro" da loro. ho intimamente ma inconsapevolmente vissuto questa scissione fra il pensare di dover assomigliare al modello che era mia mamma, e la certezza di essere una persona visceralmente diversa. mi sono spesso rintanata in mondi immaginari, dove appunto sognavo di comportarmi in un modo diverso, ma nella realtà, cercavo di essere come loro mi volevano, volevo fare scherma ma mi sono accontentata del tennis che piaceva a mio fratello (dopotutto non è stato male come sport), a scuola andavo bene e mi ricordo da piccola quanto ero felice di portare i buoni voti "a casa a far vedere"... non che rendessero me particolarmente felice. in tutto ciò per assurdo lo scontro c'è stato con mio padre, ma non con mia madre; perché lui come me si infiamma facilmente, mentre lei, più riflessiva, ti lavora ai fianchi, e alla fine riesce con le parole, il senso di colpa, o i rimorsi, a farti fare quello che vuole. mi rendo conto di quanto la mia vita sia stata condizionata da questa visione distorta che avevo di lei: lei, la Buona, doveva per forza avere delle ragioni migliori delle mie; non poteva avere sentimenti piccoli di egoismo, qualsiasi richiesta doveva essere giustificata dall'amore che provava per me, per i figli che sono la sua ragione di vita, e se non si accoglieva la richiesta dovevi bruciare nelle fiamme del rimorso e del senso di colpa.

questi meccanismi per quanto si fossero affievoliti nel corso degli anni in cui sono stata per conto mio (comunque a 100 km di distanza, non così lontana) comunque erano ancora tutti lì, forse perché alla fine quando si è soli, non ci si rende conto fino in fondo di quanto ci costino determinati condizionamenti... come il dare per scontato che tale giorno tu sia a pranzo con loro. si lamentavano che io avevo spesso altri impegni, che tante cose venivano prima dei miei genitori, mi facevano sentire un cane, a volte tenevo duro, a volte cedevo... in tutto ciò mio fratello, fidanzato in casa, sedentario e pantofolaio (pure lei) ci si crogiolava, visto che per lui la domenica non c'è niente di meglio da fare che pranzare con i suoi...

poi è arrivata la mia storia con lui... dinamico, a volte spericolato, non si spaventa di fronte a nulla, se c'è davanti una sfida di qualsiasi genere "proviamo a iniziare, vedremo come proseguire"... non è che non pensi o rifletta, ma non c'è una difficoltà davanti alla quale volta le spalle a priori senza prima valutare se possa farcela a superarla. questo ha tirato fuori una parte di me che avevo sepolto ben bene, in quel luogo dove i miei non potevano vederla, perché non sapevano accettarla... e con lui ho imparato a volare come avrei sempre voluto, a dire "proviamo!" invece di "oddio, mi riuscirà?" e mi sono tolta, davvero, un sacco di "sogni dal cassetto", trasformandoli in realtà. è capitato nel momento giusto, io avevo già inziato da un anno circa a riscoprire me stessa, dopo la fine di una storia importante di due anni (con un uomo buono e dolcissimo, ma più complessato di mio padre, quindi non poteva andare)... accanto al mio lui posso dire di aver capito finalmente chi volevo essere. il problema è che ai miei questa persona (me, non lui) non piace molto... stanno sempre a rinfacciarmi di averli esclusi dalla mia vita, di non avere tempo per loro, di non dare loro importanza. il fatto è che loro non sanno dove stare nella mia vita adesso, perché è talmente diversa dai loro canoni che non riescono ad accettarla. non accettano che preferisca farmi una passeggiata sulla neve in montagna invece che pranzare con loro; quando poi vado a casa loro e loro non riescono a concentrasi più di 1 minuto su quello che faccio, e passano a parlare di cose loro o di mio fratello. è il meccanismo descritto non mi ricordo da chi :redface: cioè uno dei figli è meno affine, a loro interessa meno quello che faccio... ma non lo accettano, e rinfacciano anzi a me di essere distante e non renderli partecipi.

più passa il tempo e peggio diventa, perché questo loro rifiuto di modificare lo status quo, ha portato da parte mia a una rottura drastica dei rapporti; rottura che mi fa male, perché comunque dentro di me, forse, c'è sempre la bimba diligente che spera di essere amata e accettata e di poter vivere nella realtà come fa nelle sue fantasie.

vorrei citare una parte del post di Erin, che ho sentito molto vicino alla mia esperienza:

"Senza davanti tutti i giorni un modello di madre e di donna da imitare per compiacerla ho dovuto fare i conti con la donna che volevo essere io.

E ho capito che non volevo essere così. O meglio, che avrei conservato solo in parte quello che lei è e che il resto glielo avrei lasciato. Senza rimpianti.

Ho accettato la mia diversità di modi e di carattere e ne sono felice, anche se ho potuto farlo solo lontano dalla sua disapprovazione.

Solo lontano dal suo sguardo un po' di rimprovero per quel sentimentalismo che mi contraddistingue, per quel mio NON essere una donna tutta d'un pezzo."

(per me è stato l'opposto, cioè che io per tante cose sono più pragmatica di lei e lei non si da pace che non provi il suo sentimentalismo per tante cose)

"Ma io ho altre qualità.

Ho altre qualità che fanno felice chi mi ama. E che, anche soltanto per questo, DEVONO essere considerate importanti e non vanno sminuite.

Questo mi è bastato per scegliere la mia strada."

mi hai fatto ricordare le tante volte che mia mamma ha elogiato il "mammonismo" di mio fratello, l'essere sempre lì a chiedere consigli da loro, aiuto per i lavori di casa, l'avere sempre come priorità i genitori rispetto ad altri interessi (che non ha!) mentre la mia voglia di indipendenza, di fare nuove esperienze, di viaggiare e conoscere ad esempio, era negativa, un ostacolo, perché portava via A LORO tempo che avrei DOVUTO passare con loro

Io ho fatto così: ho scelto la strada dell'allontanamento da mia madre per potermi ritargliare la mia "fetta", perchè sapevo che in uno scontro diretto avrei perso.

Avrei perso per il mio carattere accomodante, avrei perso per il mio bisogno del suo amore, e avrei perso perchè comunque non sono la figlia preferita.

Se non potevo partire da una posizione di vantaggio, avrei conquistato l'indipendenza sottraendomi alla sofferenza.

quoto parola per parola. anche se la sofferenza mi insegue ogni volta che lei cerca di riportare le cose allo stati precedente facendo leva sul senso di colpa.

grazie a tutti per lo sfogo chilometrico, ma avevo bisogno di buttare fuori tutte queste cose!

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ciao darknight, non so che dire, mi ritrovo praticametne in tutto, anche se ovviamente le nostre storie sono diverse...ma i meccanismi sono identici, la differenza è che sto provando a staccarmene, senza allotanarmi, non per un motivo in particoalre ma perchè in qualche modo mi sono costruita una vita vicino a loro.... se avessi potuto, avrei cominciato con l'andar via! Ma io inconsapevolmente mi sono invhischiata ancora più in quei meccanismi che poi mi hanno portato a star male psicologicamente!

Ora sto provando acapire meglio come sono andate le cose, a sapermi allontanare non fisicamente ma psicologicamente da certi schemi consolidati e soprattutto sto provando a ricomporre i pezzettini di me stessa, che ho lasciato via via per strada per appiattirmi ai loro modelli!

Non è facile ma ci si può riuscire...

In bocca al lupo!

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