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avete un figlio preferito?


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ciao Digi, prima di tutto in bocca al lupo anche a te... solo chi sente sulla propria pelle questo disagio può capire veramente quanto si soffre. il disagio di essere stretti fra il bisogno irrazionale di ricevere amore dai genitori, e il capire razionale che quei genitori non possono darci l'amore nella forma in cui ne abbiamo bisogno, e da qui la lacerazione dovuta all'allontanamento che comunque fa male, anche se è " per il nostro bene".

io per adesso, sento questo bisogno di distacco anche fisico: ci sto male, mi ritrovo a pensare quanto sicuramente stiano soffrendo per una cosa che non potranno mai capire fino in fondo (accettarla e capirla sarebbe ammettere di aver fallito e so che a questa età, non ci riusciranno mai), mi ritrovo a sognarli di notte, e a pensare che magari, potrei farmi viva... ma non sono ancora pronta. ogni volta che mia mamma mi cerca e non le rispondo, e mi lascia messaggi pieni di sofferenza, ma anche di irritazione per questo mio ostinarmi nel silenzio, capisco che non sono ancora pronta ad affrontarla. come scriveva anche Erin, mi sento debole per il bisogno d'amore che ha la bambina che sta dentro di me, che ancora crede che la mamma la accetterà per come è... mentre io so che lei vuole solo che le cose tornino come vuole lei.

ti capisco quando mi parli del bisogno di distacco "senza un motivo particolare"... la cosa che più mi ha fatta sentire in colpa è stata che alla fine, la mia sembrava una famiglia felice. non ci sono stati maltrattamenti, botte, né atteggiamenti apertamente prevaricatori. io ho sempre pensato che mio padre aveva un brutto carattere, e ho sempre criticato lui, mentre vedevo in mia mamma un modello da seguire. scoprire improvvisamente tutta questa rabbia verso di lei, dentro di me, è stato veramente destabilizzante. è come se mi fossi resa conto di aver vissuto fin'ora con i panni di qualcun'altro....i panni che mi mettevo addosso per cercare di piacerle, di essere adeguata, di essere conforme ai loro standard. loro non fanno che dirmi che non mi hanno mai "repressa" o "castigata" e in effetti è vero, ma io ho sempre sentito dentro di me fortissimo l'impulso di essere come loro, perché pensavo che così mi avrebbero forse amato come mio fratello... pensa che da piccola mi vestivo da maschio, e facevo giochi da maschio... la versione ufficiale era che facevo così perché giocavo con mio fratello che era più grande... ma ora inizio a pensare che magari nel mio cervellino di bambina pensassi che se fossi stata come lui, quindi non femmina, mi avrebbero amata come lui...

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vorrei sottolineare un punto del racconto di Erin per me fondamentale:

la paura del non essere amati profondamente solo perchè non siamo affini a loro.

la paura che essere noi stessi per loro è fonte di dispiacere.

mi viene in mente una frase tipica "com'è possibile che tu preferisca sempre fare altre cose che stare con i tuoi genitori? che tu non abbia voglia di sentirci spesso? per me sarebbe stato inconcepibile non vedere i miei"

ecco appunto, la seconda paura nasce proprio dal fatto che i genitori mettono il dito sul fatto che se sei te stessa, li fai stare male...e allora spesso preferisci far male a te stessa, senza capire che questo meccanismo deve essere spezzato...

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Dark...ma questa scoperta su tua madre quando e come l'hai fatta? come è venuta fuori la consapevolezza ditutto ciò che racconti così bene? No perchè io ci ho messo tre anni di analisi per arrivare a queste conclusioni... :icon_neutral:

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eh digi... certe cose credo di averle portate dentro per tutta la vita... la scoperta c'è stata negli ultimi anni, prima gradualmente e poi, tutto un botto negli ultimi mesi. il catalizzatore è stato il rapporto con il mio compagno che ha iniziato a scricchiolare per questo. lui da osservatore esterno, ha messo in luce certi aspetti che io rifiutavo di affrontare... e che stavano influenzando la nostra vita a due. nel senso che io mi sentivo ancora molto legata a loro, che però con questa loro preferenza, stavano facendo grossi torti a noi in favore di mio fratello. e io all'inizio avevo liquidato la questione come sua gelosia ma alla fine, al precipitare delle cose, ho capito che mia madre messa alle strette non era quella persona solo buona che credevo ma era capace di atti di egoismo...e di ricatti... pur avendole detto chiaramente che stava mettendo in crisi la mia vita... lei ha insistito pur di mantenere il suo status quo... lì sono sbottata...

e da lì (circa due mesi fa) ho iniziato a guardarmi dentro per la prima volta senza paura di quello che avrei trovato... all'inizio mi sentivo come se il terreno mi fosse franato sotto i piedi e ci fosse il vuoto... come se aver infranto questo loro sogno di armonia familiare fosse un peccato imperdonabile e mi dovesse condannare all'infelicità... ma poi ho capito che non potevo continuare a reprimere me stessa per assecondare il loro sogno di vita familiare... perché ora ho la mia famiglia in cui mi sento vera e realizzata e in cui posso vivere alle mie condizioni.

è dura, perché è come se pensassi "sì ok, ci sono queste cose che non mi vanno bene, ma come faccio, do un dispiacere enorme ai miei, loro che hanno coltivato questo sogno di grande famiglia serena, in fondo che mi costa assecondarli qualche volta?"... ho capito sai che cosa mi stava costando: me stessa. io con loro non ero me stessa, come se entrando in casa loro o solo al telefono, io indossassi una bella maschera e per quel breve tempo tornassi quella che loro volevano.

solo che lo facevo malvolentieri, e quindi al disagio si aggiungeva la pesantezza di sentirli continuamente lamentarsi che ero distante, che mi sentivano distaccata etc etc etc...

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beh certo che te lo portavi dentro da tutta la vita, la parte difficile (cge io non ho saputo fare da sola) infatti è farlo affiorare a coscienza, credo che il fattore scatenante sia proprio stato l'episodio di cui racconti, in cui tua madre ha dovuto rivelare quello che è realmente.

Si sente che sei molto combattuta e ti capisco perfettamente, praticamente tutto quello che dici potrei dirlo di me...io però adesso sto cominciando a scavare ancora più a fondo proprio nel tentativo di ritrovare me stessa, una me stessa che stia in piedi anche senza il suo sguardo, quello di mia madre! In realtà comincio già a farmi meno problemi per tante cose ma ci sono questioni molto più viscerali.

Come reagirà lei non lo so, ma a quel punto non mi importerà più ma, credo che il nostro rapporto per forza di cosa resterà sul vago, un pò come è accaduto con mia sorella che per ovvie ragioni è stata la prima ad aver messo in discussione.

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vorrei a questo punto lanciare un quesito: è possibile che questo mio bisogno di distacco sia una mia voglia di "punirli" per l'atteggiamento che hanno tenuto nei confronti miei e di mio fratello? ovvero, che sia un modo in cui il mio cervello dice "ok, se è lui il preferito, fatevelo bastare, io vado per la mia strada, tanto non vi vado bene così"?

potrebbe il senso di colpa scaturire da questo bisogno di vendetta?

lo dico perché questo è quello che pensano loro, o almeno, loro vivono il mio distacco come una punizione... li sto davvero punendo? o sto solo proteggendo me stesssa?

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infatti anche per me il rapporto con mio fratello che già era abbastanza superficiale, ne sta facendo le spese: non che pensi che lui si sia messo apposta nei panni del figlio prediletto ma insomma, inutile che riconosci che io possa avere ragione e non fai niente per cambiare le cose.... è evidente che a lui sta bene così; anzi, meglio, perché se io mi allontano per lui ci sarà anche di più.

io riflettendo mi sono spinta a pensare che il mio rifiuto (fino ad ora almeno) della maternità, più a che a questioni pratiche (casa, lavoro precario) sia stato anche dovuto a questo modello distorto che ho avuto, in cui lei come donna si è completamente annullata (pur avendo il suo lavoro, ma ad esempio, non ricordo cene fuori con amici e neanche interessi, che non comprendessero i figli), e io so che non potrei essere così, amo troppo la mia dimensione personale per abdicare completamente, pur per un amore gramnde come quello di un bambino. ora sto iniziando a capire che posso essere mamma, moglie e anche donna e tutte le cose che voglio, e se lei non approverà quando magari lascerò i figli alla babysitter per andare fuori a cena con gli amici, è un problema solo suo....

comunque la cosa più difficile è stata accettare che persone che avevo idealizzato avessero difetti e debolezze umane... e anche il fatto di potermi relazionare a loro come esseri umani. quindi, se non voglio sentirli non li sento... anche se per loro è impensabile. e posso essere serena anche se non li sento, anche se loro sono in preda all'angoscia. ma è la loro angoscia a essere sbagliata, non la mia serenità. me lo ripeto come un mantra, deve funzionare!

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vorrei a questo punto lanciare un quesito: è possibile che questo mio bisogno di distacco sia una mia voglia di "punirli" per l'atteggiamento che hanno tenuto nei confronti miei e di mio fratello? ovvero, che sia un modo in cui il mio cervello dice "ok, se è lui il preferito, fatevelo bastare, io vado per la mia strada, tanto non vi vado bene così"?

potrebbe il senso di colpa scaturire da questo bisogno di vendetta?

lo dico perché questo è quello che pensano loro, o almeno, loro vivono il mio distacco come una punizione... li sto davvero punendo? o sto solo proteggendo me stesssa?

beh potrebbero essere entrambe le cose, ti posso dire che per esperienza non appena sono divenuta consapevole della questione che io per anni ho sempre tenuto dentro di me, (pensando di essere io egoista e ingrata), confermata anche dalla psicoterapeuta, la prima reazione che ho avuto è stata di rabbia, penso sia umano!

Probabilmente anche tu sei arrabbiata e reagisci così, oltre che a proteggerti proprio perchè ti senti ancora vulnerabile adesso. Ecco perchè io parlavo di "elaborazione del lutto", bisogna fare i conti con la deidealizzazione e i sentimenti ad essa legati, come rabbia, senso d’abbandono, solitudine, angoscia di vivere ecc.ecc.

Solo dopo aver fatto i conti con questi sentimenti si può riuscire ad essere distaccati e come non hanno saputo fare loro, volergli bene per quello che sono!!!!!!

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Riguardo alla maternità ci potrei scrivere un trattato....ti basti sapere che per me tutto il meccanismo di presa coscienza della situazione è venuto a galla proprio con la nascita di mio figlio...venuto al mondo non per scelta, anche se poi sono stata contentissima di averlo per carità ma come te mi ponevo mille dubbi e probabilmente se non fosse arrivato a destarmi lui io sarie ancora assopita nel mio nulla più assoluto!

E intorno a lui ci sono tutti i miei problemi, cresceva lui e io rivivievo me stessa in lui...spesso gli proietto cose mie addosso...per fortuan che almeno posso vedere queste cose...

Comuque si, si può essere madri e donne e anche figlie aggiungerei, nello stesso momento!

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per me diciamo che la causa scatenante è stata iniziare veramente una vita da adulta indipendente... perché alla fine pur vivendo fuori, da sola, da diversi anni, e avendo un lavoro che mi permetteva di essere indipendente, nella testa ero ancora "figlia", e mi sentivo legata a loro in maniera vincolante. quando ho avuto accanto a me la persona giusta, e abbiamo iniziato a fare delle scelte di vita nostre, senza rendere conto a loro, sono iniziati i dolori... cioè accuse di estraniarli dalla nostra vita... quando in realtà loro stessi sono abbastanza impermeabili ai nostri problemi e indifferenti ai nostri interessi (per non dire che a volte non li condividono proprio e ti stresserebbero fino alla morte per non farti fare cose che secondo loro sono rischiose etc etc)

anche io me la prendevo con me pensando di essere ingrata ed egoista, e me la sono presa anche con lui accusandolo di mettersi fra me e la mia famiglia... per poi capire che aveva ragione lui.

il fatto è che io, dopo la fase della rabbia, e del rifiuto, sto attraversando la fase dell'accettazione mentre mia madre è ancora indietro: mi chiede cosa fare per rimediare e in questa richiesta io ci leggo il pensare che tutto possa tornare come prima, il rifiuto di accettare le cose per come sono.

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ma secondo me l'errore, se posso permettermi, è quello di aspettarti che tua madre faccia il tuo stesso percorso. non è detto che avvenga,se ci deve essere un cambiamento deve avvenire da aprte tua...l'accettazione può voler dire anche accettare che loro non accettino, non so se rendo l'idea, accettare quindi anche la possibilità di rovinare per sempre i rapporti. Questo vuol dire esserne veramente indipendenti: io vivo la mia vita, quando sto con voi sto bene ma poi ritorno a vivere la mia vita che non è intaccata da voi. Se per voi è impossibile accettarmi così come sono bene, decidete voi cosa fare di questo rapporto, per me non cambia nulla...io resto quella che sono...non accetto più compromessi sulla mia pelle!

E' durissima lo so!

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si hai reso benissimo l'idea, in realtà credo proprio che quello che mi bloccava fosse proprio questo: la paura di cosa sarebbe successo se loro non avessero accettato, e il deteriorarsi del rapporto. per cui non facevo mai niente di radicale e per così dire, definitivo, proprio per paura di dover eventualmente rinunciare alla rete di protezione che la famiglia costituiva dentro la mia testa... ora che l'ho fatto, so che è stato giusto, tuttavia non posso fare a meno di pensare che se loro non accetteranno le cose per come sono, non sarà possibile ricostruire un dialogo di qualche genere e questo mi dispiace; sono comunque i miei genitori, direi il falso se affermassi che non sento la loro mancanza nella mia vita. anche se con i loro difetti e le loro mancanze, c'è un legame affettivo che mi lega a loro... e resta sempre dentro la mia testa quel meccanismo automatico di dover difendere e giustificare a tutti i costi, di sentirsi in dovere di evitare loro sofferenze, anche a costo di soffrire io. devo combatterci ogni volta che penso a loro

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