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Ospite pruillio

Infatti è vero, comunque io non faccio psicoanalisi, ma psicoterapia a indirizzo psicodinamico.

Certo io voglio essere felice, però, ne ho il diritto.

Questo chi me lo può garantire, gulp?

Pure immortale, voglio essere, perchè no.

E poi la luna nel pozzo.

Arrabattatevi, fate come vi pare, toh.

io voglio che mi ricrescano i capelli...embe'!

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sono anni che faccio cosi',ma i miei attacchi di panico sono psicologici,non fisiologici quindi i farmaci mi aiutano,tamponano,ma quando l'attacco deve venire,e non riesco a gestirlo mentalmente non ce' farmaco che tenga

bè gli attacchi di panico sono psicologici per tutti no?

per imparare a gestirlo ci ho messo anni , e ogni tanto nn ci riesco mi lascio prendere dal panico e di correre al pronto soccorso

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certo che può essere, ma rimane cmq curioso il fatto che te, come molti altri (pazienti e pure terapeuti), quando parlano di queste cose fanno sempre riferimento all'analisi...

sempre per fare paragoni con la medicina, come se il medico ti dice, o tu dici a qualcuno: questa medicina fa bene alla terapia (invece che a lei/te -paziente-) :Just Kidding:

Se Silvia78 pernette ti rispondo io.

Ti ricordi quando ti dicevo che l'analisi non è una psicoterapia di tipo direttivo? Ecco, il lavoro è del paziente, le soluzioni le trova il paziente e quindi "fa l'analisi", non la subisce.

Ti è più chiaro adesso?

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Se Silvia78 pernette ti rispondo io.

Ti ricordi quando ti dicevo che l'analisi non è una psicoterapia di tipo direttivo? Ecco, il lavoro è del paziente, le soluzioni le trova il paziente e quindi "fa l'analisi", non la subisce.

Ti è più chiaro adesso?

Esatto. Quando parlo dell'analisi parlo di me stessa. Dire "Io paziente" o "analisi" è per me la stessa cosa.

Inoltre, non ho mai la sensazione che la terapeuta mi stia guidando da qualche parte o che cammini davanti a me. Lei cammina, piuttosto, al mio fianco seguendo i miei passi. Sono io a condurla. Lei mi accompagna nel viaggio dentro me stessa.

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Ospite pruillio

in seduta ti ricrescono pure i capelli, lascia spazio alla fantasia, e vedrai che diventi figlio dei fiori:)

aspetta che rido...sei fantastica,simpaticissima...caz :Shame On You:

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Comunque io non credo nell'individuazione di un trattamento elettivo di un sintomo, anche perchè è impossibile paragonare l'efficacia dei vari percosrsi psicoterapeutici tra di loro perchè hanno fondamenti, basi epistemologiche ben diverse. Paragonarle in un meta-studio (cosa che esiste) riduce troppo i termini di confronto tanto da snaturarli e da privarli di senso.

Credo piuttosto che ci siano pazienti adatti per certi percorsi e altri no. Dice bene Light quando afferma che per un Woody Allen una terapia cognitivo-comportamentale per i suoi sintomi gli starebbe un po' stretta. Il terapeuta esperto sa benissimo che se un paziente si rivolge a lui per un rimedio rapido non potrà fare un lavoro duraturo e quindi è meglio inviarlo a trattamenti farmacologici o di sostegno. Penso che siano i terapeuti più giovani, con molta preoccupazione per il numero di clienti da "attrarre", a propagandare il proprio orientamento come elettivo per una certa sintomatologia ad una "clientela" potenzialmente orientata ad altro.

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Ospite pruillio

Esatto. Quando parlo dell'analisi parlo di me stessa. Dire "Io paziente" o "analisi" è per me la stessa cosa.

Inoltre, non ho mai la sensazione che la terapeuta mi stia guidando da qualche parte o che cammini davanti a me. Lei cammina, piuttosto, al mio fianco seguendo i miei passi. Sono io a condurla. Lei mi accompagna nel viaggio dentro me stessa.

io faccio psicoterapia,e il mio psicologo dice che "il pallino" del gioco ce l'ha sempre il paziente,lui fa' scoprire,rimuove,tira fuori (col nostro aiuto ,ovvio),poi siamo noi a dover imparare a camminare da soli,in un certo senso ci insegna a pescare,e non a portarci il pesce gia' pescato.

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Ospite pruillio

Comunque io non credo nell'individuazione di un trattamento elettivo di un sintomo, anche perchè è impossibile paragonare l'efficacia dei vari percosrsi psicoterapeutici tra di loro perchè hanno fondamenti, basi epistemologiche ben diverse. Paragonarle in un meta-studio (cosa che esiste) riduce troppo i termini di confronto tanto da snaturarli e da privarli di senso.

Credo piuttosto che ci siano pazienti adatti per certi percorsi e altri no. Dice bene Light quando afferma che per un Woody Allen una terapia cognitivo-comportamentale per i suoi sintomi gli starebbe un po' stretta. Il terapeuta esperto sa benissimo che se un paziente si rivolge a lui per un rimedio rapido non potrà fare un lavoro duraturo e quindi è meglio inviarlo a trattamenti farmacologici o di sostegno. Penso che siano i terapeuti più giovani, con molta preoccupazione per il numero di clienti da "attrarre", a propagandare il proprio orientamento come elettivo per una certa sintomatologia ad una "clientela" potenzialmente orientata ad altro.

insomma,pubblicizzano il loro "prodotto"

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io faccio psicoterapia,e il mio psicologo dice che "il pallino" del gioco ce l'ha sempre il paziente,lui fa' scoprire,rimuove,tira fuori (col nostro aiuto ,ovvio),poi siamo noi a dover imparare a camminare da soli,in un certo senso ci insegna a pescare,e non a portarci il pesce gia' pescato.

Proprio così.

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Infatti è vero, comunque io non faccio psicoanalisi, ma psicoterapia a indirizzo psicodinamico.

Certo io voglio essere felice, però, ne ho il diritto.

Questo chi me lo può garantire, gulp?

Pure immortale, voglio essere, perchè no.

E poi la luna nel pozzo.

Arrabattatevi, fate come vi pare, toh.

certo! "qualunque cosa purchè le cose rimangano tali" :Batting Eyelashes:

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Se Silvia78 pernette ti rispondo io.

Ti ricordi quando ti dicevo che l'analisi non è una psicoterapia di tipo direttivo? Ecco, il lavoro è del paziente, le soluzioni le trova il paziente e quindi "fa l'analisi", non la subisce.

Ti è più chiaro adesso?

certo che mi è chiaro, anche perchè se cosi non fosse, se poi la terapia fallisce o non produce risultati desiderabili, come faccio a dare la colpa al paziente che fa resistenze continue? :Batting Eyelashes:

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certo che mi è chiaro, anche perchè se cosi non fosse, se poi la terapia fallisce o non produce risultati desiderabili, come faccio a dare la colpa al paziente che fa resistenze continue? :Batting Eyelashes:

:thumbdown:

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Ospite pruillio

vero,ci sono pazienti che fanno resistenza,e per il terapeuta non e' facile,sarebbe come a dire che il medico ti prescrive degli antibiotici per la febbre,e l'ammalato non le prende,non e' colpa del medico se la febbre non passa...mi pare evidente... :new_bow:

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Ospite pruillio

Infatti è vero, comunque io non faccio psicoanalisi, ma psicoterapia a indirizzo psicodinamico.

Certo io voglio essere felice, però, ne ho il diritto.

Questo chi me lo può garantire, gulp?

Pure immortale, voglio essere, perchè no.

E poi la luna nel pozzo.

Arrabattatevi, fate come vi pare, toh.

io conoscevo uno che aveva problemi di intestino,il suo indirizzo era di di carattere aria-dinamico :muttley:

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certo che mi è chiaro, anche perchè se cosi non fosse, se poi la terapia fallisce o non produce risultati desiderabili, come faccio a dare la colpa al paziente che fa resistenze continue? :Batting Eyelashes:

Se è per questo, le resistenze le fa anche l'analista, c'ha delle difese da vipera :Just Kidding:

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Ospite pruillio

Se è per questo, le resistenze le fa anche l'analista, c'ha delle difese da vipera :Just Kidding:

lui si "protegge",il paziente fa solo il proprio disinteresse,o no? miss so' tutto io

:Just Kidding:

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certo che mi è chiaro, anche perchè se cosi non fosse, se poi la terapia fallisce o non produce risultati desiderabili, come faccio a dare la colpa al paziente che fa resistenze continue? :Batting Eyelashes:

Kleiniano?

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:thumbdown:

ti è capitato che te lo ha detto? :huh:

cmq non si sta parlando della tua terapia (anche se è sul tuo topic, credo), ma di certe terapie e terapeuti in generale :ola (4):

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vero,ci sono pazienti che fanno resistenza,e per il terapeuta non e' facile,sarebbe come a dire che il medico ti prescrive degli antibiotici per la febbre,e l'ammalato non le prende,non e' colpa del medico se la febbre non passa...mi pare evidente... :new_bow:

C'è un tempo ed un modo adatto per indebolire una resistenza. Talvolta è necessario mantenerla.

Contrariamente a quanto erroneamente scrive Ego il fallimento di un'analisi non si può imputare alle resistenze, perchè significa non aver lavorato sufficientemente su di esse oppure non averle ricomprese nella struttura del paziente

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vero,ci sono pazienti che fanno resistenza,e per il terapeuta non e' facile,sarebbe come a dire che il medico ti prescrive degli antibiotici per la febbre,e l'ammalato non le prende,non e' colpa del medico se la febbre non passa...mi pare evidente... :new_bow:

quelle non sono resistenze, ma sabotaggi.

sabotaggi che tuttavia potrebbero essere anche sacrosanti.

voglio dire, se tu mi vuoi dare dei farmaci pericolosi o mi spari caxxate, ci permetti che li metto in atto oppure no? :Batting Eyelashes:

le resistenze indubbiamente ci sono, ma a tirarle in ballo per colpevolizzare il paziente diventano come un jolly, jolly tanto più efficace quanto più l'impostazione alla base della terapia prevede che il lavoro lo faccia lui stesso (paziente).

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Ospite pruillio

C'è un tempo ed un modo adatto per indebolire la resistenza. Talvolta è necessaria e non aggirabile.

Contrariamente a quanto erroneamente scrive Ego il fallimento di un'analisi non si può imputare alle resistenze, perchè significa non aver lavorato sufficientemente su di esse oppure non averle ricomprese nella struttura del paziente

sono daccordo,e' comunque sempre la bravura e "l'abilita'" del terapeuta a fare la differenza...yes

:icon_nav1:

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quelle non sono resistenze, ma sabotaggi.

sabotaggi che tuttavia potrebbero essere anche sacrosanti.

voglio dire, se tu mi vuoi dare dei farmaci pericolosi o mi spari caxxate, ci permetti che li metto in atto oppure no? :Batting Eyelashes:

le resistenze indubbiamente ci sono, ma a tirarle in ballo per colpevolizzare il paziente diventano come un jolly, jolly tanto più efficace quanto più l'impostazione alla base della terapia prevede che il lavoro lo faccia lui stesso (paziente).

Mah vedi Ego, quando un trattamento terapeutico non prende in considerazione la possibilità di cambiamento strutturale, dà già per certo che il paziente (o cliente) non possa superare o ampliare le proprie resistenze o rigidità o chiusura operazionale (se vogliamo usare un termine biologico). Quindi, a chi abbraccia questi orientamenti, dovrebbe suonare molto familiare quello che tu sembri contestare, non a chi fa analisi.

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