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ombry

Sento che sto per cedere

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Ciao a tutti...sono nuova del forum, appena iscritta..

Mi sono iscritta perchè cerco aiuto, cerco una valvola di sfogo e qualcuno che capisca quello che sto provando. Io ho 28 anni e praticamente dall'adolescenza soffro di attacchi di panico; sono quasi sempre riuscita a tenerli a bada tranne una volta (circa 4 anni fa) in cui ho chiesto aiuto a degli psicologi...ne ho girati un pò ma nessuno mi ha soddisfatta; mi sono sempre rifiutata di prendere farmaci perchè ho paura di diventarne dipendente. 4 anni fa mi sono affidata a delle gocce omeopatiche, che più che altro avevano un effetto placebo, e a poco a poco ho smesso di prenderle. Pensavo di averli sconfitti ma negli ultimi mesi si sono ripresentati sempre più forti e sempre più spesso, fino ad oggi che mi ritrovo ad essere stanca e rassegnata e a non avere più voglia di combatterli perchè tanto vincono sempre.

Ho un bel pò di problemi adesso, devo affrontare dei cambiamenti di vita pesanti e forse è per questo che ho accumulato tutte queste ansie e paure. Ma se prima riuscivo a gestire questi attacchi di panico, con dei "giochini" come li chiamo io, per "deviare" la mente su altro, adesso niente di quello che faccio sembra servire; sono tornata a prendere delle gocce omeopatiche ma non servono a nulla neanche quelle. Qualche giorno fa ho raggiunto il mio fidanzato per pranzo e ho dovuto farmi riaccompagnare a casa da lui in bus per il panico; ieri sera nel letto così dal niente mi è sembrato di morire...di solito mi manca solo il respiro, ieri sera invece il cuore ha preso a battere all'impazzata, la testa girava, non riuscivo a controllare ne il mio respiro ne la mia mente, e le gambe tremavano in modo assurdo. Il mio fidanzato ci ha messo più di un'ora per calmarmi.

Io non voglio più vivere così, non so come fare...il fatto di perdere totalmente il controllo della mia mente mi sta terrorizzando e vivo con il costante pensiero del panico. Proprio ora che devo tirare fuori tutta la forza che ho per affrontare i cambiamenti di cui parlavo prima.

Inoltre questa ansia mi sta debilitando proprio fisicamente...non riesco a mangiare in modo tranquillo, mi viene sempre la nausea e il mal di stomaco...insomma...dove la trovo ora come ora la forza di andare avanti? Per la prima volta penso veramente di non farcela...e non posso consultare un altro psicologo perchè in questi mesi non sono mai fissa in un luogo solo...e tra l'altro, tra 3 o 4 mesi andrò in un paese straniero (forse a vivere) di cui nemmeno conosco la lingua...mi sembra di essere in un tunnel senza uscita.

Scusate tanto se sono stata così prolissa, ma ho davvero bisogno di sfogarmi e spero che qualcuno accolga la mia richiesta di aiuto...grazie

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Difficile rispondere, sono un altro appanicato...qualche utile consiglio lo trovai su un altro sito, peccato non credo si faccia a citare...

1) Amplificazione del sintomo.

Quando si presentano i sintomi, questi non vanno combattuti per poterli fare andare via, ma vanno conosciuti, cercando di farne, invece, aumentare l'intensità. Così per esempio, se il dap è tale da procurare un capogiro, si deve trovare la forza di cominciare a girare su se stessi, per alcuni minuti; in questo modo il sintomo tende ad aumentare. Durante questo lasso di tempo, bisognerà fare attenzione a tutte quelle che sono le sensazioni fisiche, emotive e quali pensieri percepiamo.Subito dopo bisognerà prendere appunti di tutto quello che abbiamo percepito ai vari livelli fisico/emotivo/mentale.

La cosa può, ovviamente, risultare non agevole le prime volte, ma con un po' di allenamento, diventerà più semplice farlo.

2) Anticipazione del sintomo.

Durante il periodo che abbiamo scelto per affrontare il lavoro sul dap, è molto utile non aspettare che il dap si faccia vivo da solo, ma dovremo cercare di far si che siamo noi a cercarlo, a provocare la sua comparsa. Questo si ottiene attraverso la consapevolizzazione della sensazione fisica che prevale ed affiora durante il dap e la sua riproduzione in un momento successivo. Si dovrà quindi imparare a riconoscere quali risvolti fisici nel nostro caso ha il dap e attraverso tale conoscenza attivarsi per provocare noi quella data sensazione. Ad esempio se il dap mi procura il tremolio del braccio destro dovrò cominciare da solo a tremare col braccio destro . Quindi il dap può essere anticipato inducendo nel corpo una data sensazione che per chi ne soffre induce il disturbo: ad esempio, se è il caldo a procurare il dap, si può immaginare di produrre piano piano le sensazioni di calore interno e spingersi fino alla soglia di sopportazione , se se si tratta di vertigini si cercherà di riprodurre il giramento di testa girando in tondo e così via discorrendo.

E' chiaro che durante lo svolgimento di tali attività, ci si metterà nelle condizioni di sicurezza , adottando le dovute cautele, affinché non si abbia un danno fisico dalle stesse.

L'anticipazione è molto utile perché ci da la possibilità di avere più prove a disposizione per la percezione delle nostre sensazioni, e dall'altro induce una sorta di dialogo col dap, nel quale esso mano mano non è più nostro padrone, ma ci rendiamo conto che siamo in condizione di stabilire con lui un diverso rapporto, un rapporto cioè positivo e costruttivo.

3) Analisi dei risultati

Una volta effettuate tecniche di consapevolezza di cui sopra, dovremo cercare di analizzare gli appunti che abbiamo preso durante i momenti in cui abbiamo percepito, amplificato ed anticipato il sintomo dap.

Sicuramente ci si accorgerà che immediatamente prima della comparsa del dap, e durante, per la nostra mente è passato un pensiero, che abbiamo subito cercato di cancellare, che tende a ripetersi uguale/simile in tutti i momenti in cui il dap è presente. Così altrettanto accade a livello emotivo e fisico. Cioè faremo caso a delle sensazioni fisiche particolari, che avvertiamo nel nostro specifico caso e ad una emozione tra le altre che si fa più presente, e che normalmente tendiamo a reprimere. Il nostro racconto sugli appunti conterrà a questo riguardo, per ognuno di noi, maggiori dettagli che andranno valutati di caso in caso.

E' da tener presente che laddove non si riuscisse a fare esercizi di amplificazione e/o anticipazione del sintomo, resta in ogni caso utile e sufficiente consapevolizzare e aumentare via via il temp di esposizione percettiva alle sensazioni che avvertiamo durante una manifestazione del dap.

4) Contenuto della analisi dei risultati..

La sensazione negativa che ci procura il Dap indica che l'azione che stiamo compiendo in quel momento in realtà non desideriamo farla.

. Faccio degli esempi: se per caso recandomi al lavoro vengo colto da un attacco fobico è perchè non ci voglio andare, poiché in realtà desidero inconsciamente mandare all'aria quel lavoro , compreso il mandare a quel paese il mio partner che non voglio più sopportare sapendo ulteriormente che la perdita dell'impiego potrebbe essere causa della rottura del legame . Altro esempio una donna che accompagna sempre il figlio a scuola è presa da dap. Quella donna non vuole accompagnare il figlio a scuola perché magari sente troppo il peso della conduzione familiare sulle sue spalle, visto che non è supportata dal marito nel disbrigo delle faccende domestiche, il quale marito, dopo aver fatto le sue otto ore di lavoro, si disinteressa ampiamente del menage familiare…Situazioni di questo tipo sono molto più diffuse di quanto non si creda come origine del dap. Ancora: l'esempio della fobia dell'aereo; ci si potrebbe chiedere in quel caso in realtà perché inconsciamente non desideriamo andare nel luogo dove l'aereo ci condurrà.

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Ciao a tutti...sono nuova del forum, appena iscritta..

Mi sono iscritta perchè cerco aiuto, cerco una valvola di sfogo e qualcuno che capisca quello che sto provando. Io ho 28 anni e praticamente dall'adolescenza soffro di attacchi di panico; sono quasi sempre riuscita a tenerli a bada tranne una volta (circa 4 anni fa) in cui ho chiesto aiuto a degli psicologi...ne ho girati un pò ma nessuno mi ha soddisfatta; mi sono sempre rifiutata di prendere farmaci perchè ho paura di diventarne dipendente. 4 anni fa mi sono affidata a delle gocce omeopatiche, che più che altro avevano un effetto placebo, e a poco a poco ho smesso di prenderle. Pensavo di averli sconfitti ma negli ultimi mesi si sono ripresentati sempre più forti e sempre più spesso, fino ad oggi che mi ritrovo ad essere stanca e rassegnata e a non avere più voglia di combatterli perchè tanto vincono sempre.

Ho un bel pò di problemi adesso, devo affrontare dei cambiamenti di vita pesanti e forse è per questo che ho accumulato tutte queste ansie e paure. Ma se prima riuscivo a gestire questi attacchi di panico, con dei "giochini" come li chiamo io, per "deviare" la mente su altro, adesso niente di quello che faccio sembra servire; sono tornata a prendere delle gocce omeopatiche ma non servono a nulla neanche quelle. Qualche giorno fa ho raggiunto il mio fidanzato per pranzo e ho dovuto farmi riaccompagnare a casa da lui in bus per il panico; ieri sera nel letto così dal niente mi è sembrato di morire...di solito mi manca solo il respiro, ieri sera invece il cuore ha preso a battere all'impazzata, la testa girava, non riuscivo a controllare ne il mio respiro ne la mia mente, e le gambe tremavano in modo assurdo. Il mio fidanzato ci ha messo più di un'ora per calmarmi.

Io non voglio più vivere così, non so come fare...il fatto di perdere totalmente il controllo della mia mente mi sta terrorizzando e vivo con il costante pensiero del panico. Proprio ora che devo tirare fuori tutta la forza che ho per affrontare i cambiamenti di cui parlavo prima.

Inoltre questa ansia mi sta debilitando proprio fisicamente...non riesco a mangiare in modo tranquillo, mi viene sempre la nausea e il mal di stomaco...insomma...dove la trovo ora come ora la forza di andare avanti? Per la prima volta penso veramente di non farcela...e non posso consultare un altro psicologo perchè in questi mesi non sono mai fissa in un luogo solo...e tra l'altro, tra 3 o 4 mesi andrò in un paese straniero (forse a vivere) di cui nemmeno conosco la lingua...mi sembra di essere in un tunnel senza uscita.

Scusate tanto se sono stata così prolissa, ma ho davvero bisogno di sfogarmi e spero che qualcuno accolga la mia richiesta di aiuto...grazie

L'ansia e gli attacchi di panico sono sostanzialmente <<difese>> che la psiche trasmette per avvertirci che non stiamo facendo qualcosa per essere sè stessi nella maniera più autentica.

Per quanto possiamo controllare l'ansia con la ragione, l'anima risponderà sempre quando meno ce lo aspettiamo perchè la psiche non è razionalizzabile nel suo complesso.

Il nostro sè più autentico emerge con questi <<campanelli di allarme>> per farci capire che forse dovremmo fare qualcosa per cambiare lo stato di fatto delle cose.

Ad esempio un lavoro che stiamo svolgendo ma che non sentiamo nostro, una storia d'amore che ci accorgiamo è mal vissuta, la voglia di cambiare città e il non volerlo o poterlo fare eccetera, potrebbero essere tutte cose che fanno scaturire stati ansiosi che esplodono con irruenza nell'attacco di panico.

E' una sorta di ribellione dell'anima.

Perchè l'anima non è disposta a barattare la propria autenticità con la ragione delle cose.

Lei dovrebbe chiedersi:

<< Chi sono?>>

<< Dove sto andando?>>

<< Dove voglio arrivare?>>

<< Sto veramente vivendo la mia vita in maniera autentica o la mia vita è condizionata da fattori esterni?>>

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Ma è proprio perché non trovo risposte alle domande "chi sono, dove sto andando" che mi vengono gli attacchi di panico! Caspita, scusate se mi intrometto... :Praying:

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Lei dovrebbe chiedersi:

<< Chi sono?>>

<< Dove sto andando?>>

<< Dove voglio arrivare?>>

<< Sto veramente vivendo la mia vita in maniera autentica o la mia vita è condizionata da fattori esterni?>>

Sono d'accordo con turbociclo...non so rispondere a queste domande, o almeno non a tutte...mi sento talmente confusa, talmente "preda" di questa ansia che davanti a me vedo solo nero. Mi chiedo quanto serva combattere di nuovo.

Questa perdita di lucidità e di controllo...io che non faccio mai niente a caso, che tendo a programmare e sono ipercritica verso me stessa...mi terrorizza.

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...bisogna trovare un "punto fermo" che ti permetta di uscire dal vortice del panico mentre ti sta travolgendo, farsi altre domande peggiora la situazione ...i punti interrogativi in un momento in cui sei già smarrito ti fanno smarrire ancora di più ...COSTRUISCITI un punto fermo, potrai usarlo come salvagente nel momento in cui ti parte la mente.

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..mi sento talmente confusa, talmente "preda" di questa ansia che davanti a me vedo solo nero. Mi chiedo quanto serva combattere di nuovo.

Questa perdita di lucidità e di controllo...io che non faccio mai niente a caso, che tendo a programmare e sono ipercritica verso me stessa...mi terrorizza.

L'eccessiva severità verso se stessa potrebbe essere proprio la causa degli attacchi di panico.

Dovrebbe ''allentare la presa'' e cercare di vivere la sua vita con più "leggerezza".

Recentemente ho letto un articolo scritto da un noto psicologo che recita più o meno così:

<< chi si abbandona al naturale sviluppo della vita ,non solo vive meglio e evita l'ansia,

ma predispone l'anima all'apertura, all'evoluzione e alla sua naturale autenticità.>>

In altre parole chi lascia che la vita VIVA ,approderà alla sua naturale espressione di essere:

"Sia quel che sia..."

e il resto verrà da se.

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<< chi si abbandona al naturale sviluppo della vita ,non solo vive meglio e evita l'ansia,

ma predispone l'anima all'apertura, all'evoluzione e alla sua naturale autenticità.>>

In altre parole chi lascia che la vita VIVA ,approderà alla sua naturale espressione di essere:

"Sia quel che sia..."

e il resto verrà da se.

Quindi dovremmo abbandonare i sogni di una vita vissuta come vorremmo noi e lasciare tutto al caso? Mi sembra un modo di vivere un pochino disfattista.

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Non posso nemmeno lasciarmi trascinare dagli eventi...non amo il rischio e non riesco a farmi scivolare tutto addosso...

Non ne ho di punti fermi al momento, come si fa a costruirne uno? Ho una insicurezza tale che non so neanche da parte cominciare a sistemare le cose...un momento dico "ma che stai facendo? Reagisci e datti una svegliata che le tue paranoie sono totalmente insensate", e il momento dopo dico "no non posso andare avanti, è impossibile farcela, non sono abbastanza forte".

Purtroppo i momenti no sono superiori ai momenti si...altrimenti non sarei qui a mettere in piazza il mio problema....

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Non posso nemmeno lasciarmi trascinare dagli eventi...non amo il rischio e non riesco a farmi scivolare tutto addosso...

Non ne ho di punti fermi al momento, come si fa a costruirne uno? Ho una insicurezza tale che non so neanche da parte cominciare a sistemare le cose...un momento dico "ma che stai facendo? Reagisci e datti una svegliata che le tue paranoie sono totalmente insensate", e il momento dopo dico "no non posso andare avanti, è impossibile farcela, non sono abbastanza forte".

Purtroppo i momenti no sono superiori ai momenti si...altrimenti non sarei qui a mettere in piazza il mio problema....

Credo che trovare il coraggio di parlare di un problema sia un modo per diminuirne l'influenza che ha su di noi, mettere nero su bianco qualcosa che abbiamo dentro è come cercare di renderlo "reale", di dargli un corpo per poter cominciare a studiarlo.

Hai descritto il tuo problema, gli hai dato una forma e hai deciso che vuoi risolverlo, penso sia un passo avanti, probabilmente uno dei tanti passi ma già qualcosa.

Oggi come è andata?

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Oggi come è andata?

Oggi è andata...

Io ho la fortuna/sfortuna di lavorare a casa, luogo in cui mi sento più tranquilla, anche se non sempre è così. Diciamo che sono stata più o meno bene tutto il giorno, anche perchè ho avuto molto da fare e tenermi impegnata non mi fa pensare al panico; in questo momento già è diverso, lo sento che non sto bene come prima, ma cerco di controllarmi e fare finta di nulla. Continuo a ripetermi in testa che non è niente, che so benissimo come funziona ormai e quindi non devo avere paura.

Ma che brutto stare così...è come se fossi sempre in equilibrio (ben precario) su un filo, sempre pronta a cadere...

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L'eccessiva severità verso se stessa potrebbe essere proprio la causa degli attacchi di panico.

Dovrebbe ''allentare la presa'' e cercare di vivere la sua vita con più "leggerezza".

Recentemente ho letto un articolo scritto da un noto psicologo che recita più o meno così:

<< chi si abbandona al naturale sviluppo della vita ,non solo vive meglio e evita l'ansia,

ma predispone l'anima all'apertura, all'evoluzione e alla sua naturale autenticità.>>

In altre parole chi lascia che la vita VIVA ,approderà alla sua naturale espressione di essere:

"Sia quel che sia..."

e il resto verrà da se.

Questo è verissimo. Accade, a volte, e non l'hai neanche cercato. Come quando, giorni fa, uscendo da scuola (faccio l'insegnante) in un periodo assai nero per me, percorrendo a piedi la strada che mi separava dalla fermata dell'autobus, percepii nell'aria come un profumo di primavera in anticipo...i miei passi divennero leggeri, ero tutto calato in quei momenti di pace ed armonia, non mi chiedevo più nulla del futuro e FINALMENTE me ne fregavo del passato. E' durato poco, purtroppo. E più mi chiedo come "farlo" tornare più mi vado impelagando nella solita ansia-depressione.

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Questo è verissimo. Accade, a volte, e non l'hai neanche cercato. Come quando, giorni fa, uscendo da scuola (faccio l'insegnante) in un periodo assai nero per me, percorrendo a piedi la strada che mi separava dalla fermata dell'autobus, percepii nell'aria come un profumo di primavera in anticipo...i miei passi divennero leggeri, ero tutto calato in quei momenti di pace ed armonia, non mi chiedevo più nulla del futuro e FINALMENTE me ne fregavo del passato. E' durato poco, purtroppo. E più mi chiedo come "farlo" tornare più mi vado impelagando nella solita ansia-depressione.

wow un insegnate, persone difficili da comprendere, e cosa e dove insegni?

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Quindi dovremmo abbandonare i sogni di una vita vissuta come vorremmo noi e lasciare tutto al caso? Mi sembra un modo di vivere un pochino disfattista.

Assolutamente no. Non ho parlato di smettere di sognare.

Anzi,,,, a volte sono proprio le nostre ''sovrastrutture'' che ci impediscono di sognare liberamente..

Se ci predisponiamo con un atteggiamento di ''accoglimento attivo'' della vita potremmo scoprire nuove cose di noi

che ignoriamo,

Per dirla alla orientale,,,, wu wei (non azione)

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Oggi ho tentato di farmi passare l'ansia pensando a qualcosa che potesse rappresentare un punto fermo...cercando subito di scacciare i brutti pensieri non appena ho capito che stava x arrivare un attacco; sono riuscita più o meno a gestirlo...dico più o meno perchè dentro di me stavo male ma non l'ho dato a vedere a chi in quel momento stava con me. Diciamo che non ho avuto attacchi forti come quello dell'altra sera o di quel pomeriggio al ristorante...però cavolo...è un malessere continuo...sento proprio che non sono a posto....tra un pò dovrò uscire e mi vengono i sudori freddi a pensare che dovrò salire in treno e fare un viaggio (seppur breve che faccio da anni e anni!) da sola...lo so che se mi metterò a leggere un libro non basterà a tenermi concentrata...lo so che se ascolterò la musica non sentirò nulla di quello che passerà nelle orecchie...ci sarà solo panico e non voglio che succeda! :(

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Assolutamente no. Non ho parlato di smettere di sognare.

Anzi,,,, a volte sono proprio le nostre ''sovrastrutture'' che ci impediscono di sognare liberamente..

Se ci predisponiamo con un atteggiamento di ''accoglimento attivo'' della vita potremmo scoprire nuove cose di noi

che ignoriamo,

Per dirla alla orientale,,,, wu wei (non azione)

Sono daccordo con "l'accoglimento attivo", del resto le cose accadono anche se non lo si desidera tanto vale cercare di cogliere i lati positivi e arginare quelli negativi.

Non comprendo però come la "non azione" possa contribuire a farci stare meglio.

Personalmente di fronte ad una situazione creatasi da se, per me sfavorevole, la mia reazione spontanea (quella che mi fa stare in pace con me stessa) è proprio quella di reagire o almeno di provarci.

Se non provo a reagire agli eventi come posso considerarmi viva? Mi sentirei paragonabile ad una pianta in un vaso...

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Oggi ho tentato di farmi passare l'ansia pensando a qualcosa che potesse rappresentare un punto fermo...cercando subito di scacciare i brutti pensieri non appena ho capito che stava x arrivare un attacco; sono riuscita più o meno a gestirlo...dico più o meno perchè dentro di me stavo male ma non l'ho dato a vedere a chi in quel momento stava con me. Diciamo che non ho avuto attacchi forti come quello dell'altra sera o di quel pomeriggio al ristorante...però cavolo...è un malessere continuo...sento proprio che non sono a posto....tra un pò dovrò uscire e mi vengono i sudori freddi a pensare che dovrò salire in treno e fare un viaggio (seppur breve che faccio da anni e anni!) da sola...lo so che se mi metterò a leggere un libro non basterà a tenermi concentrata...lo so che se ascolterò la musica non sentirò nulla di quello che passerà nelle orecchie...ci sarà solo panico e non voglio che succeda! :(

Credo che tenersi tutto dentro fingendo di stare bene ti sottoponga ad un ulteriore stress emotivo, perchè nascondi il tuo malessere a chi ti sta intorno?

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Anche io anni fa ho vissuto l'esperienza del panico e dell'ansia costante.

All'improvviso ho inizato ad avere paura di tutto ciò che mi stava intorno, persino dei miei familiari (ignari del mio problema).

Ad un certo punto ho iniziato a non uscire più di casa, evitavo i luoghi pubblici, le feste (anche quelle di famiglia), non prendevo più treni e bus e non riuscivo più neanche a guidare da sola, avevo sempre bisogno di avere qualcuno con me. Parlare di questo mio stato mi terrorizzava, avevo vergogna e mi metteva ansia ma un giorno che ero a casa da sola guardandomi allo specchio ho avuto paura di me stessa, così tanta paura che sono corsa alla porta e sono uscita fuori casa terrorizzata, come se nello specchio avessi visto un mostro.

Questo episodio mi ha dato la forza di parlarne con il mio medico (del resto facevo la segretaria nel suo studio, in quel periodo!). E' stato difficile parlarne perchè temevo di non essere compresa o di essere presa alla leggera ed invece sono stata indirizzata da un neuropsichiatra.

Anche io ero contraria ai farmaci, avevo paura di una dipendenza, ma sono stata in terapia farmacologica per un paio di anni e mi sono salvata :D:

All'inizio è stato indispensabile il trattamento farmacologico perchè ero troppo stressata e provata, psicologicamente e fisicamente (avevo perso 10kg in un mese!!)

Poi un giorno ho deciso di sospendere la terapia perchè mi sentivo bene e volevo farcela da sola e così feci, contro il parere del neuropsichiatra.

Cosa dire? Ce l'ho fatta ed oggi il panico è solo un brutto ricordo :D:

Non temere i farmaci perchè tante volte servono e ti salvano la vita.

Ricorda: il panico non esiste, è uno scherzo del nostro cervello.

Un piccolo consiglio, se posso permettermi: non cercare di programmare sempre ed il tutto e sii meno critica verso te stessa e la vita. La perfezione non esiste... proprio come il panico.

Spero di esserti stata un pochino di aiuto.

In bocca al lupo.

:ciao:

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Sono daccordo con "l'accoglimento attivo", del resto le cose accadono anche se non lo si desidera tanto vale cercare di cogliere i lati positivi e arginare quelli negativi.

Non comprendo però come la "non azione" possa contribuire a farci stare meglio.

Personalmente di fronte ad una situazione creatasi da se, per me sfavorevole, la mia reazione spontanea (quella che mi fa stare in pace con me stessa) è proprio quella di reagire o almeno di provarci.

Se non provo a reagire agli eventi come posso considerarmi viva? Mi sentirei paragonabile ad una pianta in un vaso...

La pianta cresce con la pioggia e con il sole.

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La pianta cresce con la pioggia e con il sole.

E la "non azione" è il massimo dell'azione, in quanto, pur non "agendo" non c'è cosa da fare che non venga fatta... :blush:

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La pianta cresce con la pioggia e con il sole.

Si, la pianta si, ma l'essere umano potrebbe vivere così? Otterrebbe la sua crescita fisica, ma quella mentale?

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E la "non azione" è il massimo dell'azione, in quanto, pur non "agendo" non c'è cosa da fare che non venga fatta... :blush:

E la nostra volontà?

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E la "non azione" è il massimo dell'azione, in quanto, pur non "agendo" non c'è cosa da fare che non venga fatta... :blush:

..quoto e condivido :Ying Yang:

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..non segue nessun fine o scopo ..suppongo

Ma se l'uomo non avesse perseguito nessun fine o scopo ora tutto questo ci sarebbe? Non staremmo fermi all'età della pietra?

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