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...devo. Dovrei. Vorrei ma non ce la faccio. Vorrei ma lo trovo inutile.

...devo andare da uno psicologo.

Per dirgli cosa?

Che ricordo di aver esplorato il mio corpo a 5 e 6 anni e aver cercato piacere?

Che ricordo di averlo fatto in modi strani, con le pinze per il bucato che...stringevano le mie parti intime?

Ricordo di essermi affacciata al balcone, a meno di 10 anni, con una gonnella e senza slip, per provocare il vicino di casa.

Ricordo che alla stessa età un ragazzo (che in seguito mi darà consigli e mi ascolterà tantissimo, a distanza di 10 anni)

amava mettermi le mani tra le gambe e durante in un paio di circostanze mi ha pagato per fargli un massaggio alla schiena.

Ricordo una mattina. Andai in camera dei miei perché li sentivo litigare, ma in realtà riuscivo a sentire solo la voce di mia madre,

e diversamente dalle altre volte non trovai mobili e soprammobili in disordine. Trovai mia madre che voleva buttarsi dal balcone del 4° piano

a causa di un assurdo litigio con suo marito (.. non riuscirei mai a tentare il suicidio perché il mio compagno chiama una collega, seppur amante, per farle gli auguri di natale).

Ricordo un'altra volta... mia madre litigava ancora con suo marito per chissà quale motivo. Erano in cucina, e lei prese un coltello e ne poggiò la punta in mezzo al petto, ma non lo conficcò.

Ricordo quando mia madre mi scopri in compagnia di un ragazzino con le braghe calate; ricordo che andò su tutte le furie. Probabilmente mi picchiò.

Ricordo quando mi sorprese a fumare ed ebbe più o meno la stessa reazione.

Ricordo quando morì mio padre e telefonai, nemmeno quattordicenne, a tutti gli amici e le persone che mai avrebbero saputo della sua morte se non li avessi avvertiti io.

Mio padre mi manca. Era ragionevole.Mia madre è pazza. E ha fatto impazzire anche me. Ho 'passato' troppo tempo con lei.

Ricordo che a 15 anni, dopo uno stupidissimo litigio con lei, che voleva a tutti i costi mantenere il controllo su di me e sui miei fratelli, mi alzai dal letto sul quale piangevo, aprii il finestrone della mia camera da letto e mi avvicinai al balcone per buttarmi giù.

In un attimo riuscii a rivivere diversi istanti della mia vita, compresa quella mattina durante la quale la vidi a cavalcioni del balcone.

E non lo feci. Tornai sul letto a piangere. Non più per il litigio probabilmente, ma per aver capito che mi stavo comportando come lei.

Quando rientravo a notte fonda, già maggiorenne, ubriaca fradicia, mi picchiava. E io la lasciavo fare.

Sapevo che dovevo lasciarla sfogare senza alzare un dito. Devo ringraziare mia sorella per avermi sottratto più volte alle sue mani, o le sedie, o le scarpe.

Da adolescente mi piaceva, qualche volta, esagerare. Esagerare anche con l'alcol. Era raro, negli anni '90, che una ragazzina fosse tenuta sottobraccio alle 5 di pomeriggio perché troppo ubriaca. Ma avevo amicizie 'dritte' e fino alla maggiore età, quando ho cambiato stile di vita, amici etc etc, non mi è più capitato di esagerare con alcol o sostanze stupefacenti.

Ricordo, però, che durante lo stesso periodo , per alcuni giorni, abusai di psicofarmaci. Mia madre li prendeva da un paio di anni, da quando era rimasta vedova. Io le rubai il flacone di diazepan e lo consumai nel giro di una settimana.

Passai tutto il tempo a letto. Senza mangiare, senza parlare. Senza vivere.

Per tutto il periodo dell'adolescenza e post-tale ho frequentato un ragazzo.

Quando finì tra di noi mi diedi alle pazze gioie. Cambiai giro di amicizie e iniziai a bere e fumare canne.

E a fare sesso con chi capitava, anche se non era soddisfacente, e lo sapevo.

Ho fatto troppe cose per farmi del male.Poi ho conosciuto una persona e la mia vita ha avuto una svolta. O forse credevo che avrebbe potuta averla.

Credevo di essere ormai matura, di poter crescere quel bambino che avevo dentro. Credevo davvero di aver trovato la persona giusta, e di poter risolvere la mia vita.

Non ho mai smesso definitivamente di bere, drogarmi e cercare 'più' sesso (anche nell'ambito della coppia).

Di recente tutto sta degenerando. Ho un figlio che ha quasi 10 anni.

Non c'è niente che mi dia la forza di alzarmi la mattina. Oltretutto il mio compagno sa il fatto suo.

Se io non mi alzo lui cucina, lava e stende. Si occupa del cane, della prole, va a lavorare. Qualche volta, a modo suo, ,si preoccupa anche per me.

Ma giustamente non sono una priorità. La priorità dovrebbero essere i figli.

E io non riesco ad essere genitore.

Mi manca il mio compagno perché non è più sessualmente interessato a me. Probabilmente (o sicuramente) il mio modo di comportarmi non lo aiuta.

Non riesco a gestire la mia vita. Ho più di 30 anni. Soffro.

Soffro perché so di non poter dare nulla a nessuno. Né al mio compagno né a mio figlio.

Non riesco ad essere affettuosa. Sono intollerante.

Non ho istinti suicidi. Tutt'altro. Ho una gran voglia di vivere, ma non ci riesco.

Ho paura di arrivare a fare xxxxxxx per sentirmi viva. Soprattutto ho paura di fare del male a chi mi sta vicino per stare meglio.

Non sono adatta a fare questa vita, non sono capace, non sento di avere le basi. Ma è troppo tardi.

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...devo. Dovrei. Vorrei ma non ce la faccio. Vorrei ma lo trovo inutile.

...devo andare da uno psicologo.

Per dirgli cosa?

Ognuno di noi reagisce alle varie circostanze della vita in un modo tutto suo.

Andando dallo psicologo potresti riuscire, meglio, a capire come hai reagito tu, quello di positivo che hai fatto e quello di negativo (per te stessa ovvio, nessun'altro può permettersi di giudicare), in maniera da fare sempre più cose positive e sempre meno cose negative.

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...devo. Dovrei. Vorrei ma non ce la faccio. Vorrei ma lo trovo inutile.

...devo andare da uno psicologo.

Per dirgli cosa?

Che ricordo di aver esplorato il mio corpo a 5 e 6 anni e aver cercato piacere?

Che ricordo di averlo fatto in modi strani, con le pinze per il bucato che...stringevano le mie parti intime?

Ricordo di essermi affacciata al balcone, a meno di 10 anni, con una gonnella e senza slip, per provocare il vicino di casa.

Ricordo che alla stessa età un ragazzo (che in seguito mi darà consigli e mi ascolterà tantissimo, a distanza di 10 anni)

amava mettermi le mani tra le gambe e durante in un paio di circostanze mi ha pagato per fargli un massaggio alla schiena.

Ricordo una mattina. Andai in camera dei miei perché li sentivo litigare, ma in realtà riuscivo a sentire solo la voce di mia madre,

e diversamente dalle altre volte non trovai mobili e soprammobili in disordine. Trovai mia madre che voleva buttarsi dal balcone del 4° piano

a causa di un assurdo litigio con suo marito (.. non riuscirei mai a tentare il suicidio perché il mio compagno chiama una collega, seppur amante, per farle gli auguri di natale).

Ricordo un'altra volta... mia madre litigava ancora con suo marito per chissà quale motivo. Erano in cucina, e lei prese un coltello e ne poggiò la punta in mezzo al petto, ma non lo conficcò.

Ricordo quando mia madre mi scopri in compagnia di un ragazzino con le braghe calate; ricordo che andò su tutte le furie. Probabilmente mi picchiò.

Ricordo quando mi sorprese a fumare ed ebbe più o meno la stessa reazione.

Ricordo quando morì mio padre e telefonai, nemmeno quattordicenne, a tutti gli amici e le persone che mai avrebbero saputo della sua morte se non li avessi avvertiti io.

Mio padre mi manca. Era ragionevole.Mia madre è pazza. E ha fatto impazzire anche me. Ho 'passato' troppo tempo con lei.

Ricordo che a 15 anni, dopo uno stupidissimo litigio con lei, che voleva a tutti i costi mantenere il controllo su di me e sui miei fratelli, mi alzai dal letto sul quale piangevo, aprii il finestrone della mia camera da letto e mi avvicinai al balcone per buttarmi giù.

In un attimo riuscii a rivivere diversi istanti della mia vita, compresa quella mattina durante la quale la vidi a cavalcioni del balcone.

E non lo feci. Tornai sul letto a piangere. Non più per il litigio probabilmente, ma per aver capito che mi stavo comportando come lei.

Quando rientravo a notte fonda, già maggiorenne, ubriaca fradicia, mi picchiava. E io la lasciavo fare.

Sapevo che dovevo lasciarla sfogare senza alzare un dito. Devo ringraziare mia sorella per avermi sottratto più volte alle sue mani, o le sedie, o le scarpe.

Da adolescente mi piaceva, qualche volta, esagerare. Esagerare anche con l'alcol. Era raro, negli anni '90, che una ragazzina fosse tenuta sottobraccio alle 5 di pomeriggio perché troppo ubriaca. Ma avevo amicizie 'dritte' e fino alla maggiore età, quando ho cambiato stile di vita, amici etc etc, non mi è più capitato di esagerare con alcol o sostanze stupefacenti.

Ricordo, però, che durante lo stesso periodo , per alcuni giorni, abusai di psicofarmaci. Mia madre li prendeva da un paio di anni, da quando era rimasta vedova. Io le rubai il flacone di diazepan e lo consumai nel giro di una settimana.

Passai tutto il tempo a letto. Senza mangiare, senza parlare. Senza vivere.

Per tutto il periodo dell'adolescenza e post-tale ho frequentato un ragazzo.

Quando finì tra di noi mi diedi alle pazze gioie. Cambiai giro di amicizie e iniziai a bere e fumare canne.

E a fare sesso con chi capitava, anche se non era soddisfacente, e lo sapevo.

Ho fatto troppe cose per farmi del male.Poi ho conosciuto una persona e la mia vita ha avuto una svolta. O forse credevo che avrebbe potuta averla.

Credevo di essere ormai matura, di poter crescere quel bambino che avevo dentro. Credevo davvero di aver trovato la persona giusta, e di poter risolvere la mia vita.

Non ho mai smesso definitivamente di bere, drogarmi e cercare 'più' sesso (anche nell'ambito della coppia).

Di recente tutto sta degenerando. Ho un figlio che ha quasi 10 anni.

Non c'è niente che mi dia la forza di alzarmi la mattina. Oltretutto il mio compagno sa il fatto suo.

Se io non mi alzo lui cucina, lava e stende. Si occupa del cane, della prole, va a lavorare. Qualche volta, a modo suo, ,si preoccupa anche per me.

Ma giustamente non sono una priorità. La priorità dovrebbero essere i figli.

E io non riesco ad essere genitore.

Mi manca il mio compagno perché non è più sessualmente interessato a me. Probabilmente (o sicuramente) il mio modo di comportarmi non lo aiuta.

Non riesco a gestire la mia vita. Ho più di 30 anni. Soffro.

Soffro perché so di non poter dare nulla a nessuno. Né al mio compagno né a mio figlio.

Non riesco ad essere affettuosa. Sono intollerante.

Non ho istinti suicidi. Tutt'altro. Ho una gran voglia di vivere, ma non ci riesco.

Ho paura di arrivare a fare xxxxxxx per sentirmi viva. Soprattutto ho paura di fare del male a chi mi sta vicino per stare meglio.

Non sono adatta a fare questa vita, non sono capace, non sento di avere le basi. Ma è troppo tardi.

Lo diresti a te più che allo psicologo. Avresti uno spazio ed un tempo per te, per guardarti in faccia, per non fuggire. Lo psicologo sarebbe solo il tuo specchio, che ti metterebbe di fronte a te stessa. Se lo reputi inutile, molto probabilmente reputi inutile anche quella voglia di vivere di cui parli alla fine e che forse è la ragione del tuo immobilismo.

Pensaci su.

I momenti brutti ci sono per tutti, il passato ci rende anche come non vorremmo, ma una volta compreso il disagio in modo tangibile la responsabilità di noi stessi è solo nostra. Chiedere un aiuto ad uno psicologo puó essere il primo passo per assumersi le responsabilità della propria vita e di quella di mariti/mogli e figli che inevitabilmente saranno a loro volta segnati dal nostro immobilismo.

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...devo andare da uno psicologo.

Per dirgli cosa?

Soffro perché so di non poter dare nulla a nessuno. Né al mio compagno né a mio figlio.

Non riesco ad essere affettuosa. Sono intollerante.

Non ho istinti suicidi. Tutt'altro. Ho una gran voglia di vivere, ma non ci riesco.

Ho paura di arrivare a fare xxxxxxx per sentirmi viva. Soprattutto ho paura di fare del male a chi mi sta vicino per stare meglio.

Non sono adatta a fare questa vita, non sono capace, non sento di avere le basi. Ma è troppo tardi.

Buongiorno.

La nostra anima è come un prisma e come tale possiede molte facce, sfacciettature.

Non siamo mai <<solo così>> ,esistono anche altre sfacciettature di noi stessi che vanno solo scoperte e osservate perché fanno parte del nostro essere, della nostra autenticità.

Proviamo a fare un gioco: capovolgiamo il senso delle frasi che ha scritto sopra e vediamo se a interpretarle fosse l'altra parte di sè stessa, quella buona gentile e responsabile (che è parte di lei):

Gioisco perché sò di sapere amare e donare il mio amore incondizionato a tutti ,soprattutto al mio compagno e a mio figlio.

Sono molto affettuosa ,al limite del patologico, se il mio compagno non mi fermasse adotterei tutti i bambini del terzo mondo!

Compatisco (ma ognuno della propria vita può fare quello che vuole) chi per sentirsi vivo ha bisogno di fare xxxxxxx: ma ogni tanto qualche cazzatella, lo confesso, la faccio pure io!

Ho una gran voglia di vivere e di sentirmi viva e di trasmettere questa mia vivacità agli altri, soprattutto alle persone che amo.

Non è mai troppo tardi per cambiare e migliorare la mia immagine.

:)

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  • 1 month later...

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Che ricordo di aver esplorato il mio corpo a 5 e 6 anni e aver cercato piacere?

Che ricordo di averlo fatto in modi strani, con le pinze per il bucato che...stringevano le mie parti intime?

Ricordo di essermi affacciata al balcone, a meno di 10 anni, con una gonnella e senza slip, per provocare il vicino di casa.

Ricordo che alla stessa età un ragazzo (che in seguito mi darà consigli e mi ascolterà tantissimo, a distanza di 10 anni)

amava mettermi le mani tra le gambe e durante in un paio di circostanze mi ha pagato per fargli un massaggio alla schiena.

Ricordo una mattina. Andai in camera dei miei perché li sentivo litigare, ma in realtà riuscivo a sentire solo la voce di mia madre,

e diversamente dalle altre volte non trovai mobili e soprammobili in disordine. Trovai mia madre che voleva buttarsi dal balcone del 4° piano

a causa di un assurdo litigio con suo marito (.. non riuscirei mai a tentare il suicidio perché il mio compagno chiama una collega, seppur amante, per farle gli auguri di natale).

Ricordo un'altra volta... mia madre litigava ancora con suo marito per chissà quale motivo. Erano in cucina, e lei prese un coltello e ne poggiò la punta in mezzo al petto, ma non lo conficcò.

Ricordo quando mia madre mi scopri in compagnia di un ragazzino con le braghe calate; ricordo che andò su tutte le furie. Probabilmente mi picchiò.

Ricordo quando mi sorprese a fumare ed ebbe più o meno la stessa reazione.

Ricordo quando morì mio padre e telefonai, nemmeno quattordicenne, a tutti gli amici e le persone che mai avrebbero saputo della sua morte se non li avessi avvertiti io.

Mio padre mi manca. Era ragionevole.Mia madre è pazza. E ha fatto impazzire anche me. Ho 'passato' troppo tempo con lei.

Ricordo che a 15 anni, dopo uno stupidissimo litigio con lei, che voleva a tutti i costi mantenere il controllo su di me e sui miei fratelli, mi alzai dal letto sul quale piangevo, aprii il finestrone della mia camera da letto e mi avvicinai al balcone per buttarmi giù.

In un attimo riuscii a rivivere diversi istanti della mia vita, compresa quella mattina durante la quale la vidi a cavalcioni del balcone.

E non lo feci. Tornai sul letto a piangere. Non più per il litigio probabilmente, ma per aver capito che mi stavo comportando come lei.

Quando rientravo a notte fonda, già maggiorenne, ubriaca fradicia, mi picchiava. E io la lasciavo fare.

Sapevo che dovevo lasciarla sfogare senza alzare un dito. Devo ringraziare mia sorella per avermi sottratto più volte alle sue mani, o le sedie, o le scarpe.

Da adolescente mi piaceva, qualche volta, esagerare. Esagerare anche con l'alcol. Era raro, negli anni '90, che una ragazzina fosse tenuta sottobraccio alle 5 di pomeriggio perché troppo ubriaca. Ma avevo amicizie 'dritte' e fino alla maggiore età, quando ho cambiato stile di vita, amici etc etc, non mi è più capitato di esagerare con alcol o sostanze stupefacenti.

Ricordo, però, che durante lo stesso periodo , per alcuni giorni, abusai di psicofarmaci. Mia madre li prendeva da un paio di anni, da quando era rimasta vedova. Io le rubai il flacone di diazepan e lo consumai nel giro di una settimana.

Passai tutto il tempo a letto. Senza mangiare, senza parlare. Senza vivere.

Per tutto il periodo dell'adolescenza e post-tale ho frequentato un ragazzo.

Quando finì tra di noi mi diedi alle pazze gioie. Cambiai giro di amicizie e iniziai a bere e fumare canne.

E a fare sesso con chi capitava, anche se non era soddisfacente, e lo sapevo.

Ho fatto troppe cose per farmi del male.Poi ho conosciuto una persona e la mia vita ha avuto una svolta. O forse credevo che avrebbe potuta averla.

Credevo di essere ormai matura, di poter crescere quel bambino che avevo dentro. Credevo davvero di aver trovato la persona giusta, e di poter risolvere la mia vita.

Non ho mai smesso definitivamente di bere, drogarmi e cercare 'più' sesso (anche nell'ambito della coppia).

Di recente tutto sta degenerando. Ho un figlio che ha quasi 10 anni.

Non c'è niente che mi dia la forza di alzarmi la mattina. Oltretutto il mio compagno sa il fatto suo.

Se io non mi alzo lui cucina, lava e stende. Si occupa del cane, della prole, va a lavorare. Qualche volta, a modo suo, ,si preoccupa anche per me.

Ma giustamente non sono una priorità. La priorità dovrebbero essere i figli.

E io non riesco ad essere genitore.

Mi manca il mio compagno perché non è più sessualmente interessato a me. Probabilmente (o sicuramente) il mio modo di comportarmi non lo aiuta.

Non riesco a gestire la mia vita. Ho più di 30 anni. Soffro.

Soffro perché so di non poter dare nulla a nessuno. Né al mio compagno né a mio figlio.

Non riesco ad essere affettuosa. Sono intollerante.

Non ho istinti suicidi. Tutt'altro. Ho una gran voglia di vivere, ma non ci riesco.

Ho paura di arrivare a fare xxxxxxx per sentirmi viva. Soprattutto ho paura di fare del male a chi mi sta vicino per stare meglio.

Non sono adatta a fare questa vita, non sono capace, non sento di avere le basi. Ma è troppo tardi.

Ciao,

nessuno ti obbliga a fare terapia.

Personalmente ti suggerisco uno psichiatra che ti faccia psicoterapia, e credo proprio che potrebbe aiutarti.

Io di mio non amo addossare le colpe della nostra vita infelice ai genitori, in qualunque situazione. Perchè credo fermamente, che anche da pessimi genitori possano crescere ottimi figli, e accade. O nella stessa famiglia due figli diversi, di cui 1 bravo e l'altro disgraziato, quindi per me la famiglia può si, causare dei danni, anche irreparabili, ma la vita ci dà sempre qualche chance e sta a noi prenderla o crogiolarci nei nostri meandri bui.

A parte questa mia idea, prova a iniziare una terapia, vedila come un'occasione.

Auguri.

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  • 4 months later...
 
  • 1 month later...

ciao Nickname,

a mio avviso non è mai "troppo tardi" per riprendere in mano la tua vita. Hai un figlio, probabilmente avresti dovuto fare un percorso prima, ma non l'hai fatto e ora è passato..lascialo passare..Hai un figlio, non puoi arrenderti. Il fatto che tu ora non ti senta una brava mamma non vuol dire che tu non possa rimediare, tuo figlio ti perdonerà sempre, ti aspetterà sempre. Semplicemente perchè sei la sua mamma, quindi non pensare che sia troppo tardi, puoi sempre cambiare rotta.

Ti consiglio anche io di iniziare una terapia, fallo per il tuo compagno per tuo figlio. Fallo per te.

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Troppi ricordi , e' tempo di cestinarli......ascolta chi commenta e prendi atto.

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