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Maschio o femmina? Magari entrambi. Il sopralluogo


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In questi giorni mi sono dedicato alla ricerca degli ultimi accessori mancanti. Sono entrato in uno di quei negozi della catena “Tiger”, ho trovato la limetta per e unghie. Inoltre ho comprato una specie di beauty-case per metterci dentro tutto e uno specchio, nel caso, molto probabile, che debba truccarmi (quel poco) in macchina, da qualche parte.

In ufficio, ho approfittato di un pomeriggio da solo per curarmi le unghie. Mentre compivo quel gesto così femminile riflettevo se andare avanti in questa follia. Spero che la mia famiglia non si accorga che le unghie sono curate, se succede proverò a cavarmela con un “Macché curate! Sono da tagliare…”. Comunque sono venute discretamente bene e le guardo spesso, immaginandole con lo smalto. Quando mi accorgo che sono troppo in vista, cerco di ritirare le mani, di chiudere la dita, di non mostrare troppo le unghie, insomma. Certo che è dura…

Ma la ricerca che mi dà più pensiero è quella di una camicetta da mettere sulla gonna. Ieri sera, girando in bici al ritorno da una commissione, mi sono fermato in uno di quei mercatini dell’usato e sono entrato. Un reparto in un angolo, con la scritta “taglie forti” aveva un centinaio di capi, che ho iniziato a selezionare. Alla fine mi sono imbattuto in una camicetta con disegni gialli e marroni, della taglia giusta, ma un po’ troppo scollata. Ma mi sembrava adatta, quindi l’ho presa, per 8 euro potevo anche provare. Appena arrivato a casa mi sono infilato in garage e l’ho provata. Misura perfetta, scollatura un po’ abbondante. Se non trovo altro, penso che dovrò togliere qualche pelo dal petto, sperando che le mie donne non si accorgano dello “scippo”.

Stamattina entro in un negozio di cinesi e chiedo se hanno una camicetta di taglia grande, ma pensando a quella che ho preso ieri, mi interesso dei golfini da metterci sopra. Ne provo uno che è perfetto, ma a casa ho già quello che ho preso la settimana scorsa, e quindi sospendo l’acquisto.

Ormai guardo le donne, in giro per strada, studiando sia i loro accessori che l’abbigliamento. Oggi viaggiavo su un autobus e osservavo le donne che avevo intorno, studiavo le collane che portano al collo e i braccialetti ai polsi. Mi sto facendo una cultura al femminile. Ho notato, per esempio, che da un po’ di tempo la moda per le unghie è avere l’unghia dell’anulare diversa dalle altre, completamente diversa. Mi piace, la cosa, forse lo faccio anche io. Comunque osservando le donne, sul bus, mi accorgo ad un certo punto che sto passando ad osservarle nei loro, diciamo per intenderci, dettagli anatomici. Guardo oltre i vetri del bus e sbircio nelle auto, le piacevoli gambe delle guidatrici che indossano la gonna, che sale quando sei alla guida.

Tutto questo fa nascere in me un paio di riflessioni.

La prima è che, sì, il mio orientamento sessuale è decisamente rivolto alle donne. La seconda considerazione è che certi capi ed accessori di abbigliamento stanno molto meglio addosso ad una donna.

Questo dovrebbe farmi desistere dai miei propositi, ma sono cose che in tutti questi anni ho pensato migliaia di volte, e stavolta sono proprio deciso.

Nella pausa pranzo, infatti, mi infilo in un grande magazzino e spulcio il reparto bigiotteria. Finalmente trovo una collana che mi sembra vada bene. Niente di eccezionale, vistosa quanto basta, ma sobria. La accoppio con un braccialetto elastico fatto con scaglie di finto corallo. Un po’ stretto, ma può andare. La sorpresa arriva alle casse, i prezzi dicevano che avrei dovuto spendere sui 13 euro in tutto, ma la cassiera mi regala un “3 e 90!”, e alla mia sorpresa mi dice che ci sono i saldi del 70%. Molto bene.

Rientrando a casa, la sera, mi infilo nel garage per depositare collana e bracciale che avevo mimetizzato nelle tasche (porto sempre pantaloni con tasconi laterali, anche quando indosso giacca e cravatta), e approfitto per provarmi il golfino che avevo riposto. Troppo piccolo, maledizione! Devo tornare dai cinesi di stamattina e recuperare quello che andava a meraviglia, prima che lo vendano. Già penso che andrò nella pausa pranzo: faccio finta di andare in piscina e vado!

Stasera, guardando un film, mia figlia si stava curando le unghie. Ma che, l’ha fatto apposta? Si accorge che l’ho guardata, “Do fastidio?” mi chiede preoccupata. No, tesoro, non dai fastidio. Intanto, nel film ci sono un sacco di donne con il rossetto marrone, quello che ho scelto io.

Però, uff, sono stufo di raccontare balle.

Oscillo costantemente tra il “ma che c… stai facendo” e il “non vedo l’ora”.

Non vedo l’ora.

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Ultima uscita, alla ricerca degli ultimi accessori per l’evento. Ormai ho proprio tutto ciò che mi serve. Non è molto, ho soltanto ciò che è necessario per passare più o meno inosservato. Come ho già detto, quello che amo io è soltanto l’abbigliamento, ma è meglio un travestito (quasi) completo, che un uomo, magari anche con la barba come mi è capitato in passato, con una gonna e i tacchi, e basta. È più… “normale”, non fa più notizia, colpisce di più un uomo in gonna e tacchi e nient’altro, purtroppo. Però, oggi…

Ma andiamo con ordine. Approfitto di una pizza con un amico, ancora una volta; è la scusa più comoda, per il momento.

Ho pensato di provare lo smalto, oggi mi è venuta una strana voglia, mi salta in testa di andare nella zona con le unghie smaltate, solo quello, nient’altro. Così, per colpire, per sorprendere. In realtà voglio testare la pulitura con il solvente, voglio verificare che no rimangano tracce di smalto, dopo.

Vado in garage, Prendo il beauty dal baule e mi siedo davanti. Metto lo smalto ancora in garage, prima di avviare la macchina, e soltanto sull’anulare. Mentre asciuga, metto in moto, chiudo il garage e mi avvio. Un po’ deluso dal colore, però, mi sembrava marrone, invece questo è a metà tra il viola e il rosa. Non so come ho fatto. Probabilmente l’emozione in alcuni casi tradisce.

Mentre viaggio tiro fuori un dischetto di cotone e il solvente, e con qualche difficoltà dovuta al traffico, lo passo sull’unghia. Bene, rimane pulita completamente. Era quello che mi interessava, eliminare ogni traccia. Guardando bene, però, vedo che sono rimaste minuscole tracce di brillantini (lo smalto è perlato). Non so. Credo che per stasera rinuncerò alla prova e andrò a fare shopping completamente “al maschile”. Meglio non rischiare.

Vado di nuovo nella zona del centro commerciale, questa volta entro nel mega negozio dei cinesi (è davvero grande) che sta dall’altra parte della strada.

Poca gente all’interno. Giro tra gli appendiabiti carichi di belle camicette e gonne e vestiti, ma tutti con taglie maledettamente piccole. Ma andando avanti vedo camicette che mi sembrano un po’ più grandi. Controllo le taglie, ce n’è una nera, con un disegno di paillettes davanti, taglia 53. Controllo bene, perché le taglie non sono uguali dappertutto e poi questo 53 è sospetto. La misura mi sembra giusta, la tengo presente.

Giro ancora un po’ e capito di fronte ai golfini leggeri, che in questi giorni mi hanno fatto disperare. Ne vedo uno, nero anch’esso, con dei bei tasconi e lungo quanto basta: senza pensarci su troppo me lo provo. Bello. Morbido, comodo, cade bene, non stretto o “giusto” come gli altri che ho provato nei giorni scorsi. Prendo, e senza pensarci troppo.

Euforia, vado a prendermi la maglia taglia 53, poi vado verso uno scaffale, vicino a quello delle borse, pieno di portafogli, da uomo e da donna. Ne prendo uno, da donna, in finta pelle marrone, con un fiocco su un lato, sobrio ed elegante.

Poi mi avvicino alle casse. C’è un ragazzo, ma vengo distratto da un cesto in cui ci sono degli smalti. Ne cerco uno sul marrone, ne trovo uno, non sono troppo convinto ma lo prendo.

Alla cassa il ragazzo attacca bottone.

“Sono per sua moglie?” dice sorridendo.

E qui scatta il mio diabolico meccanismo inconscio, di cui ho già parlato. Se a chiedermelo fosse stata una donna le avrei risposto subito di no, che erano per me. E avrei continuato nella ma ricerca di “femminilità”.

In questo caso, ho avuto un’esitazione. E ho detto di sì. Il chiacchierone non si è limitato. “E’ foltunata, sua moglie. Come si chiama sua moglie?”. Che te ne frega, avrei voluto rispondere. “Giovanna” ho buttato lì a caso. “E lei come si chiama?” Mollami, imbecille, pensavo io. “Mi chiamo Sandro”, anche lì a caso, cioè non tanto a caso, è il nome che uso sempre in questi casi. Anche perché è facile trasformarlo in “Sandra”. “Bene, Sandlo, auguli a sua moglie e allivedelci”. “Ok, ciao”.

Uff.

Risalgo in auto, attraverso la strada e vado a parcheggiare nel seminterrato del supermercato, come al solito. Sono le otto meno venti, un po’ tardi. Entro e vado al banco della gastronomia, ci sono i due uomini dell’altra volta, peccato, niente ragazze, per il meccanismo di cui sopra speravo di farmi conoscere, prima di frequentare il posto en femme. Prendo del formaggio e prima di andare alle casse passo, quasi istintivamente (quasi), nel reparto cosmetici, scorro gli smalti e vi trovo un “soft brown”. Decido che posso permettermi di provare anche questo e lo prendo. Alla cassa una ragazza gentile, ma non è la solita, non ha neanche la divisa, sto pensando che il mio sforzo per instaurare una conoscenza è destinato a fallire, il supermercato è un posto troppo impersonale e non potevo sperare di meglio. Ma forse, inconsciamente, è proprio per quel motivo che ho scelto di compiere il mio gesto in un posto come questo, è più facile passare inosservati. Credo di avere le idee un po’ confuse.

Mi rimangono pur sempre i negozi nella piazzetta del paese che avevo scelto in origine. Quel giorno girerò un po’ qua e un po’ là.

Anche per oggi va bene così. Ora sono davvero a posto.

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Un bel di' ( molto tempo fa) vidi in una mall un ragazzo vestito da donna che camminava furtivamente e con passo molto accelerato.

Capii dal modo di camminare che nn era donna . Ebbi piu' simpatia che disprezzo nei suoi confronti.

Nn credo fosse esibizionismo ma una crisi che il cervello comandava di fare.

Nn credo che vivono serenamente la loro situazione .....Anzi.

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Sono appena tornato dal mare, dove ho lasciato la mia famiglia.
Smalto alle unghie, camicetta, gonna lunga nera, sandali col tacco basso, golfino nero maniche lunghe e parrucca.
Mancano soltanto gli orecchini, il fondotinta e il rossetto, ah no anche lo smalto sulle unghie dei piedi, poi sono a posto, ho provato tutto quello che indosserò domani o dopodomani per andare a fare la spesa.
Ho un po' di tremarella.

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E' per oggi, ho deciso.

Il mio oroscopo di oggi: “Idealizza con il pensiero i sogni che vorresti vedere realizzati e poi sperimenta le tue fantasie. E se l'impazienza si unisce al coraggio, non saranno le improvvisazioni che ti faranno paura. Grandi energie astrali a tua disposizione.” Direi che, unito al miglioramento delle previsioni meteo, è del tutto incoraggiante, a dispetto del mio umore sotto i tacchi.

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"...Tutta questa paura, e poi...?"

La sensazione che viaggia sotto pelle, strisciante, è quella di una sottile delusione. La tentazione di banalizzare ciò che aveva avuto una così grande ed emotiva preparazione, è forte, perché alla fine del mio giro en femme, tutto è andato bene, tutto liscio, nessun incidente, nessun episodio antipatico, tutto scorre quasi nell’indifferenza, ed io avevo invece una grande paura di essere al centro dell’attenzione, e alla fine ti viene da dire “tutto qui?”.

E invece no, più ci penso e più mi convinco di aver fatto qualcosa di eccezionale, e che tutto sia andato bene proprio per questa grande preparazione, per la cura di ogni dettaglio, per non aver lasciato niente al caso, per non aver lasciato che qualche particolare stonasse nell’insieme, dando al resto del mondo l’impressione di un povero squilibrato. Invece per un paio d’ore ho fatto una vita normale, sono andata a fare shopping come qualsiasi donna.

Ma andiamo con ordine.

Esco dal lavoro con un’ora di anticipo. Contrariamente ai propositi, decido che il posto più tranquillo in cui iniziare il make up è il mio garage. Tranquillo per modo di dire, perché è comunque un luogo in cui la gente va e viene, ed oggi è parecchio trafficato. Mi infilo i sandali, per prima cosa. Nei giorni scorsi non infilavo tutto il laccetto nella parte posteriore della fibbietta, stasera ho cura di farlo. Niente deve essere fuori posto, stasera. Scarpe come primo passo, quindi. Poi metto lo smalto alle mani. Ho pensato che facendolo asciugare mentre guido guadagno tempo, avendo cura di non strusciare le dita da nessuna parte. Poi, il brivido da comica: le chiavi della macchina! Sono nella tasca dei pantaloni, c…o!! Attendo qualche secondo, poi decido di provare. Per fortuna lo smalto era già quasi asciutto, velocissimo, per cui ho potuto raggiungere le chiavi, mettere in moto e partire. Scendendo per chiudere il garage, mi rendo conto che questo è il momento più critico. Se passa qualcuno che conosco sono nei guai, i piedi femminili sono evidenti.

Via, tutto tranquillo. Mentre guido verso “la zona”, come ormai chiamo il luogo prescelto, rifletto che se mi succedesse di tamponare qualcuno mi troverei in una situazione imbarazzante. D’altronde, un sacco di volte, negli anni scorsi, mi sono trovato a guidare in gonna e tacchi, e non è mai successo niente, deve succedere proprio oggi?

Arrivo in zona, è molto presto, prima passo davanti al negozio di intimo, scorgo dietro la vetrina la padrona, intenta a leggere sul bancone. Quindi faccio il giro e torno fuori dal paese. Mi infilo nella strada che ho adocchiato da tempo e scopro che non è così deserta e tranquilla come credevo. Da una parte un piccolo albergo, dall’altra un’azienda, dietro ai vetri mi sembra di vedere una fila di impiegati che mi osservano attentamente mentre mi trasformo in una donna (beh, soltanto l’aspetto, ma per intenderci, no?). Tutte balle, mi dico, mentre mi fermo e procedo.

Via pantaloni e polo, ecco gonna e camicetta. Un goccio di fondotinta, copre l’ombra della barba: per quanto abbia avuto una cura mai impiegata, nel farmela, all’ora di pranzo, un’ombra resta sempre. Poi la cipria, copriamo tutto. Cerco la collana, poi è la volta del braccialetto. Ecco, non avevo idea di cosa potesse combinare un solo, banale ed apparentemente innocuo braccialetto. Non riesco a chiuderlo. Non riesco ad afferrare il gancetto dell’apertura, non riesco a farlo star fermo, non riesco ad agganciare l’anello opposto, non riesco, maledizione, scappa dappertutto e non riesco a capire come fanno le donne ad impiegare un milionesimo di secondo ad allacciarli! Sto sudando ed ho il terrore di sciogliere il fondotinta. Impreco neanche tanto sottovoce, alla fine l’impresa riesce, uff!

Infilo il golfino (oggi, per quanto siamo in luglio, ci sta bene, il temporale ha rinfrescato l’aria e il look è perfetto), poi sistemo la parrucca (quella sì, che tiene caldo!), quindi gli orecchini, accertandomi che sbuchino da sotto il caschetto di capelli, infine il tocco finale del rossetto, lo sistemo con cura sulle labbra, poi stringo le labbra per distribuirlo in modo uniforme.

Fatto.

Sistemo il sacchetto che conteneva il tutto (ed ora contiene i pantaloni e la maglietta, insieme alla trousse con i trucchi) dietro il sedile, quindi preparo la borsetta ed il portafogli. Nel portafogli, da donna ovviamente, trovano posto la carta d’identità (non si sa mai, potrebbero chiedermi i documenti, mentre sono a spasso), un biglietto da 50 euro, qualche spicciolo. Poi lo metto nella borsetta, insieme ad un pacchetto di fazzoletti di carta, al rossetto (in caso di ritocchi), le chiavi dell’auto e un pacchetto di caramelle. Ah, anche le mutandine, le mie solite, quelle belle, nere con un bel pizzo, finiscono in borsetta. Giro senza, ma meglio averle dietro, non so perché, ma è meglio.

Mi sposto nuovamente verso il negozio di intimo. Chiudo l’auto ed inizio la mia avventura. Cammino con andatura lenta ma sicura verso il negozio (ho parcheggiato ad una cinquantina di metri, non tanto ma sufficienti per sentirsi spersi in caso di imbarazzi). La sensazione è ovviamente particolare. È bellissimo, m’incammino nell’aria fresca della sera, cerco di percepire le sensazioni di ogni più piccola cellula del mio corpo, cerco di guardarmi “da fuori”, e mi vedo come una donna che sta facendo shopping, normalmente. Ecco, se devo essere sincero, tutta la paura che ho provato nei giorni scorsi, pensando ad oggi, è sparita, sento una forte energia, la stessa che provo ogni volta che indosso abbigliamento femminile. Subito, appena mossi i primi passi, incontro un tizio sui sessanta con il cane. Oddio, ci siamo, penso, invece niente. Indifferenza. Che mi abbia davvero scambiata per una donna? Boh. Raggiungo il negozio, che ha la porta aperta. La signora sta chiacchierando con un’amica seduta di fronte a lei.

“Buonasera” entro. “buonasera” rispondono entrambe, e l’amica esce di corsa. Non che sia scappata, credo che, essendo il paese piccolino, l’occasione di un cliente sia evento eccezionale, e che l’amica volesse soltanto sgombrare per lasciare campo libero.

“Mi dica” fa lei. “Mi riconosce, vero?” le chiedo, non ho più la barba e il look inganna, indubbiamente. Lei ha un attimo di esitazione, poi il suo volto si illumina “Ah! Ma certo! Buonasera, ma complimenti…! Sta benissimo!”. “Beh, insomma…” rispondo, guardandomi allo specchio. È la prima volta che mi guardo in uno specchio a figura intera, quelli che ho in casa non sono così grandi, e devo dire che forse la signora non ha torto. “No, no, complimenti davvero, ha gli abbinamenti giusti, un buon gusto, e il risultato generale è perfetto, va benissimo, ancora complimenti” ripete entusiasta. Con un po’ di imbarazzo, le chiedo un paio di mutandine adatte alla mia condizione ibrida. Mi mostra qualche modello decisamente impegnativo, davvero femminili e belli, ma che non possono farcela a sostenere il tutto. Poi finalmente entra nell’ordine di idee e tira fuori un modello di Chantelle. Belle. Davvero. Un discreto pizzo sul fianco, ma mi sembrano piccole, al cavallo. “Dovrei provarle” azzardo con un pizzico di incertezza. “Ma certo, si accomodi nel camerino”, io entro, le provo: perfette. Sono tentato di prenderle “il prezzo?” “Dunque, sono 38 euro, ma le faccio il 20% di sconto, fa 30 euro”. Francamente troppi, penso io. Oddio, sono belle e mi stanno benissimo, la tentazione è forte e forse, inconsciamente, 30 euro li avevo preventivati, ma non me la sento. “Va bene, le dico, ma non so bene, non sono convinta, sono un po’ piccole, ancora…” dico una balla per prendere tempo. Mentre lei sta cercando altri modelli, guardo l’ora e le dico che devo scappare, devo ancora andare a fare un po’ di spesa, e che ripasso poi per le mutandine. “Ecco, azzardo, volevo un consiglio sincero da lei” “dica pure” fa lei. “Se vado al supermercato lei dice che non ho problemi?” “Ma assolutamente, vada pure tranquillo, che va benissimo così, sta benissimo!” ripete con calore. Grazie. Esco. Però, quelle mutandine… forse le prendo, ma più in là, dopo l’estate. In questo periodo ho speso già troppo per la mia amica interiore.

Mi incammino verso l’auto, felice. È andato tutto bene e mentre prendo in mano il telefono per controllare se qualcuno mi ha cercato, questo si mette a suonare, è mia moglie. Sono vicino all’auto, entro e rispondo.

Ma ora la chiudo qua, se no diventa troppo lunga, la racconto a pezzi, è meglio.

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"Ha la tessera, signora?"

Chiudo la telefonata con mia moglie e vado nel negozio del trucco; non propriamente una profumeria, ma uno di quei negozi di paese, con borse e camicette, specializzatosi in estetica. La telefonata di mia moglie mi ha impedito di fare una cosa che mi sarebbe piaciuta, fare a piedi il tragitto da un negozio all’altro, non è tanto, ma sono circa duecento metri e mi avrebbe dato il tempo di riflettere, da un lato, e dall’altro di passeggiare tra la gente studiandone le reazioni. Poco male. Anzi, visto che il tragitto ormai è stato interrotto, approfitto per spostare l’auto un po’ più avanti.

Mi avvicino ed entro nel negozio insieme ad un uomo, che finge indifferenza, rivelatosi poi “di casa”, probabilmente il marito della signora. C’è un’altra cliente, sta scegliendo dell’ombretto, o comunque qualcosa per gli occhi, e devo fare anticamera. Intanto giro per il negozio, scorrendo magliette e golfini, e utilizzo il classico trucco femminile, sbircio l’uomo attraverso lo specchio, fingendo di guardarmi. Mi osserva. Sono in preda all’ansia e sto pensando ad una scusa per fuggire, ma rimango. Finalmente la cliente, tra l’altro simpatica, se ne va e tocca a me. Compro dello smalto, sempre marrone, e le chiedo se mi ha riconosciuto. “Certo.” risponde senza esitazione. Questa è di una pasta diversa da quella dell’altro negozio. È sincera e senza complimenti, se qualcosa non va te lo fa capire. Chiedo anche a lei come vede il risultato generale della mia figura, e ottengo un cordiale e misurato assenso, con un accenno particolare alla parrucca, mi dice che le piace molto, è un caschetto castano scuro, con qualche riflesso rossastro e la frangetta. Insisto, chiedendo anche a lei se posso permettermi di andare a fare la spesa. “Ma certo, che domande. Non si preoccupi, sta bene”.

Saluto ed esco, passando di fianco ad un panificio, la cui commessa sta spazzando il marciapiede e non mi degna di uno sguardo, starà pensando ai fatti suoi e mi avrà davvero scambiata per una donna, senza avermi osservato con attenzione.

Bene. Da questo primo assaggio ho tratto una maggiore consapevolezza e una certa tranquillità d’animo. Vado finalmente verso il centro commerciale, parcheggio sotto e do un’occhiata al trucco, ritoccando le labbra col rossetto. Sono le 19,30. Esco dall’auto e mi dirigo verso la porta che dà nei locali del centro commerciale e al supermercato, così come ho immaginato di fare molte volte, durante le ultime settimane. Solo che stavolta è vero, stavolta ci sono proprio, nei panni di una donna. È il momento che aspettavo. Salgo le scale.

Entro senza esitazioni, mi fermo nel reparto ortofrutta, metto il prescritto guanto (con un po’ di difficoltà dovuta all’agitazione, comunque presente), prendo un paio di mele e un finocchio (nessuna malizia, per favore), mentre nel reparto si aggirano una mamma con un bimbo di circa sei/sette anni, il quale non ha nessun sospetto che io non sia una donna, altrimenti sarebbero fioccate di sicuro le domande, e un paio di uomini che “nun je ne può frega’ de meno”. Metto la merce nel cestino con le rotelline, vado ai frighi, latte, due mozzarelle, poi prendo del pane dal reparto accanto al bancone della gastronomia, che sta chiudendo, e mi accorgo che la ragazza del banco mi osserva con curiosità. Mi avvicino e le chiedo se può servirmi, ottenendo un educato e cortese “mi spiace”, stanno proprio ritirando tutto.

Mi aggiro ancora tra gli scaffali cercando l’espositore delle spezie, ho bisogno dell’origano per la caprese, e intanto penso che non può finire così presto. Tutto qui?, sto ancora pensando, con un pizzico di delusione per tutta quest’ansia che ora mi sembra fosse immotivata. Non trovo le spezie, rompo di nuovo le scatole alla ragazza del banco, che me le indica, ringrazio e saluto. Nessuna concessione alla mia curiosità di sapere che effetto faccio agli altri. Vado alle casse, di nuovo dietro alla mamma col bimbo di prima, anche ora senza problemi (in realtà i bambini sono la prova più impegnativa, in quanto non hanno filtri e non si vergognano di fare domande). La cassiera, una ragazza sui vent’anni o poco più, mi rivolge la domanda di rito per tutti: “Ha la tessera, signora?”.

Ho sentito bene? Forse la mia immaginazione mi ha fatto uno scherzo, non è vero, eppure sì, mi ha chiamato “signora”, vorrei urlare di soddisfazione, forse l’ha fatto per gentilezza, ha pensato che in questa situazione io avrei gradito essere considerata al femminile. D’accordo, dopo settimane passate a dire che non ho alcuna intenzione di sentirmi donna, né di diventarlo, ma soltanto di poter indossare abiti femminili in pubblico, dovrei glissare sul termine. Invece mi colpisce. Non so, va bene tutto, ma quel “signora” mi ripaga del lavoro di preparazione di settimane. Quel “signora” è indice di un minimo di accettazione da parte del mondo esterno, mi fa capire che tutto sommato la vita potrebbe essere meno complicata di quanto io immagini.

Così, sull’onda dell’entusiasmo, decido di rovinare tutto. “Mi scusi”, chiedo con un filo di voce, “prima mi ha chiamato “signora”?”. Lei quasi non mi fa finire la frase, “Sì, mi sono sbagliata, mi scusi”, è in evidente imbarazzo, poverina. “No, no, anzi, volevo dirle che mi ha fatto molto piacere, è stata gentilissima. Sa, mi sento molto agitata”. Lei sorride imbarazzata e da quel momento non dirà più una parola, se non il rituale e professionale “Grazie, arrivederci”.

Prendo il resto, infilo la merce nel sacchetto e mi allontano. Arrivederci. Salgo in auto e filo via, per stasera è andata. Ma prima volevo togliermi una soddisfazione. Entro nel negozio dei cinesi, nel quale l’altra settimana ho acquistato il portafogli e il “santo” golfino che mi ha salvato la serata, senza questo golfino nero morbido, comodo, avvolgente e assolutamente femminile, non sarei riuscito ad ottenere questi abbinamenti di colore nero/marrone. Il ragazzo alla cassa mi aveva fatto i complimenti per le cose che avevo comprato per mia moglie, volevo vedere la sua espressione adesso. Impassibile. O non mi riconosce (possibile), oppure non mi guarda neanche. I cinesi (gli uomini cinesi) sono in genere fortemente contrari agli uomini che indossano abiti femminili, perché hanno (in genere, ma posso facilmente essere smentito) un’opinione della donna diversa da noi. O meglio, hanno in mente per l’uomo un ruolo più autoritario rispetto a noi, ai nostri uomini, che ormai sono abituati alle donne volitive e di comando. Mi sono impegolato in un complicato discorso socio-culturale, e forse è soltanto una questione di cultura, nel senso di istruzione. I cinesi che vengono in Italia sono in linea di massima semplicemente poco colti. Le ragazze sono invece molto aperte e ti servono con entusiasmo, mi era capitato qualche anno fa, in un negozio che ho frequentato spesso per acquistare gonne e vestiti (là avevo comperato la mia amatissima gonna di jeans), e mi capita in questi giorni, in quel negozio in cui appena mi vede la ragazza, cinese, mi riconosce, si illumina e mi saluta sempre con calore.

Fatto sta che questo ragazzo si dimostra freddo e distaccato, quindi rinuncio a qualsiasi cordialità e me ne vado.

Cerco un posto appartato per cambiarmi e struccarmi. Ora è davvero finita, questa giornata speciale. È il momento di trarre delle conclusioni, ed io non ne ho. Ho ricevuto, in queste settimane, consigli, commenti, critiche, ma alla fine di questa giornata io mi sento soltanto un po’ stordito. Per la grande fatica di dover prevedere ogni piccolo imprevisto e per la grande attenzione che ha richiesto l’andare in giro con una figura non mia, non abituale perlomeno. E anche per la soddisfazione, per niente scontata, nel vedere che si può fare, che posso mettere una gonna e andare in mezzo alla gente, a patto di prendere le dovute precauzioni: un uomo con barba e gonna si fa sicuramente notare di più, ho dovuto sforzarmi, visto che non amo farlo, di portare un minimo di trucco e accessori, parrucca compresa, femminili.

Chissà perché si nota di più un maschio con la barba che mette la gonna (vedi quanto ha fatto discutere il recente caso di Conchita Wurst all’Eurofestival, che invidia!), piuttosto che la “normalità” di un uomo che cerca di vivere una realtà completamente femminile, rivolta alla futura completa transizione.

Ma io oggi non ho voglia di considerazioni complicate o sociologiche, oggi voglio soltanto godermi una grande giornata.

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Stamattina sono andato nel supermercato dell'altra sera, volevo tornare sul "luogo del delitto"

Ho comprato del pane e altre inezie.

Alla cassa c'era la stessa ragazza, mi ha guardato e ha messo su un sorrisino.

Arrivato il mio turno, pagando, le ho detto "mi spiace averla messa in imbarazzo, l'altra sera".

Lei ha tentato la fuga, fingendo di accigliare gli occhi "l'altra sera...?"

"Sì, credo che mi riconosca, no? Ero...

"Aah, sii... Ma si figuri, no, nessun imbarazzo. No, no, stia tranquillo, proprio nessun imbarazzo". Voleva dimostrare di essere una che ne ha viste parecchie, e di travestiti pure.

Potrebbe anche essere così, non la conosco abbastanza. Volevo aggiungere altro, volevo chiederle qualcosa del tipo se stavo bene o male, un minimo giudizio, insomma, un commento sulla cosa. Fortunatamente, ho taciuto.

Comunque saluto sorridendo e lei risponde sorridendo amichevolmente.

Adesso la mia amica interiore va in letargo per circa tre mesi, e si risveglierà, come di consueto, tra fine ottobre e novembre.

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  • 2 weeks later...

In un forum di psicologia di solito si dà ampio spazio all'espressione, alla comunicazione, al racconto di sè, perchè sai ci sono persone che hanno molta difficoltà anche a parlare di sè a qualcuno. Oppure non hanno proprio nessuno a cui parlare di sè. Alcune persone hanno proprio seri problemi a tirar fuori ciò che stanno vivendo o la vita che sentono dentro. Qui è un modo per tirar fuori da sè quello che si ha dentro. Non sempre spuntano le parole aiuto in un discorso, e non sempre lo si chiede apertamente. Però magari anche quando una persona riesce a fare questo passo, cioè a dire a dei perfetti sconosciuti la propria verità, la propria storia, dovrebbe esser apprezzato e non criticato. Che poi uno voglia mettersi in mostra o no a te che fastidio dà? Non credo ci sia una regole qui o in altri forum per limitare la libertà di espressione, basta non seguire una discussione e basta. Io credo che ognuno ha diritto a scrivere quello che sente e non è una cosa facile farlo. Un pò di comprensione ogni tanto non guasterebbe.

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Le persone sensibili pensano di saper aiutare invece sanno solo comprendere e questo non è aiutare..poi addirittura c'è gente che solo per il semplice fatto di aver espresso i propri problemi vorrebbe essere premiato..ringraziate che vi rispondiamo e non vi ignoriamo invece..è ringraziare che ci siano persone che nonostante non sono pagate cercano di dare una mano, leggendo le vostre storie anche se avvolte non ci riescono..

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ringraziate che vi rispondiamo e non vi ignoriamo invece..

cioè vorresti essere ringraziato per aver detto, ad un uomo che confessa il desiderio di vestirsi da donna, di farlo a casa propria? fortuna che non stava affogando :icon_mrgreen:

e' vero che il solo comprendere non aiuta ma non puoi aiutare se non comprendi...

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Cercavo qui un aiuto, scrivendo questo diario, e ho trovato soltanto la solita, diffusa, generale e spaventosa indifferenza.

Neanche questo è vero, non cè stata indifferenza, hai trovato persone che hanno detto quello che pensano della questione, bene o male che sia...

Riguardo al cercare aiuto, tu sei molto intelligente, per questo credo sapevi fin dall'inizio che non avresti potuto ottenerne qui'. Parlando con persone normali puoi ottenere solo pareri, ma se vuoi smettere o vuoi continuare a farlo in pace con te stesso devi intraprendere un percorso ben diverso.

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cioè vorresti essere ringraziato per aver detto, ad un uomo che confessa il desiderio di vestirsi da donna, di farlo a casa propria? fortuna che non stava affogando :icon_mrgreen:

e' vero che il solo comprendere non aiuta ma non puoi aiutare se non comprendi...

no io lo faccio con piacere, era solo una risposta a Diamantati che sostiene che visto che uno ha avuto il coraggio di esprimere i suoi problemi non dovrebbe ricevere pareri contrastanti sennò risulta insensibile.

Hai ragione la mia frase sulla comprensione è un po vaga spiego meglio cosa intendo avvolte le persone sensibili essendo tali si trovano più a suo agio a dare pacche nelle spalle e sostegno morale è questo per me non è aiutare, vuol dire solo schivare il problema e in questo siamo tutti bravi..non era una risposta a Gabriel che per me resta una persona che non vuole essere aiutata..dicendo in più che non crea problemi a nessuno domandatelo alla sua compagna visto che lui stesso dice che ne soffre di questa situazione..

Provate a porgli questa domanda

Gabriel perché vorresti essere aiutato????così saprete la verità.

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le persone sensibili essendo tali si trovano più a suo agio a dare pacche nelle spalle e sostegno morale è questo per me non è aiutare,

nel quotidiano anche io sono una persona pratica, se c'è un problema cerco di risolverlo e fin tanto che si tratta di problemi tipo aiutare qualcuno a cambiare una gomma o trovare una via in città la soluzione pratica è senza dubbio la migliore...ma i "problemi" psicologici non so come si potrebbe affrontarli in maniera pratica...

comunque, anche se la penso in maniera diversa dalla tua, volevo dirti che il tuo voler aiutare è una bella cosa, fa di te una bella persona...

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nel quotidiano anche io sono una persona pratica, se c'è un problema cerco di risolverlo e fin tanto che si tratta di problemi tipo aiutare qualcuno a cambiare una gomma o trovare una via in città la soluzione pratica è senza dubbio la migliore...ma i "problemi" psicologici non so come si potrebbe affrontarli in maniera pratica...

comunque, anche se la penso in maniera diversa dalla tua, volevo dirti che il tuo voler aiutare è una bella cosa, fa di te una bella persona...

Nel suo caso non so neanche io come aiutarlo psicologicamente, ho provato a dargli un mio parere è ho pensato che assecondando di certo non lo avrei aiutato a risolvere il suo problema anzi sarebbe stato peggio, ma se non lo condividi ti senti dire che sei banale stupido e bigotto e questo non è giusto,(anzi ora che ricordo mi aveva dato anche del deficiente) volevo solo fargli capire che se uno non condivide non è per le cose che lui pensa e che non sono tutti stupidi e banali un motivo ci sarà se alcuni lo criticano e non è per quei i motivi da lui esposti che lo criticano che sono bigotti ignoranti ecc. Cmq io a differenza sua accetto pareri contrari e non li banalizzo ma sono pronto a discuterne, cosa che lui non fa...quando lui vuole ed è pronto ad aprirsi a pareri contrastanti allora sarà anche pronto a risolvere il suo problema..se riuscirà a risolverlo si accorgerà che starà meglio sia lui che la sua famiglia..grazie che almeno tu hai capito che anche se avvolte sono un po duro lo faccio con l'unico scopo di cercare di aiutare..

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Non ti è mai venuto in mente che un tono duro possa avere l'effetto contrario? ossia che una persona che sente un malessere e cerca aiuto e comprensione ha bisogno di morbidezza, dolcezza, sentirsi accolto e compreso. Un tono duro ferisce a volte sai? Inoltre se una persona sta male, o vive male una condizione o situazione a cui non è abituato, è molto probabile che se ne risenta per le critiche che gli vengono fatte, è una reazione normale. Ci sono modi più morbidi per aiutare le persone non facendole sentire in difetto :)

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ti senti dire che sei banale stupido e bigotto e questo non è giusto,(anzi ora che ricordo mi aveva dato anche del deficiente)

Cmq io a differenza sua accetto pareri contrari e non li banalizzo ma sono pronto a discuterne, cosa che lui non fa...quando lui vuole ed è pronto ad aprirsi a pareri contrastanti allora sarà anche pronto a risolvere il suo problema..

Il vocabolo che ho usato è "imbecille".

Ho soltanto voluto evidenziare che fino a "la società ha delle regole e bisogna rispettarle" ci arrivo anche io, anzi sono abbastanza fondamentalista per tutte le regole sociali "non scritte".

Ho detto che se è per dire banalità del genere, meglio tacere. "Chiacchiere da bar", le ho definite.

Sono disponibilissimo a ricevere critiche, più che disponibile.

Il mio bisogno di aiuto, infatti, deriva dal fatto che sono costantemente in conflitto interiore, un giorno mi dico che non c'è niente di male, il giorno dopo mi dico "ma che c... stai facendo?".

Sto cercando, faticosamente, da quarant'anni, un modo per vivere questa passione in maniera serena, senza più conflitti.

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  • 2 years later...

No vabe. Ho letto alcuni dei commenti precedenti e sono rimasta allibita. Vogliamo parlare di regole sociali? Ecco, la società permette ad un uomo con la disforia di genere di vestirsi da donna se lo vuole, di fare la transazione, di cambiare il nome sui documenti. È legale,dal momento che per fortuna non siamo in cecenia. Lo puo fare. In tanti lo fanno. Ed é libero e padrone di andare in giro come vuole,senza doversi rintanare in casa perche il tizio x o il tizio y non hanno piacere nel guardarlo. Lui sta esrcitando un suo diritto sacrosanto,se non ti sta bene sei tu che ti giri dall altra parte.

Per altro l approccio alla disforia di genere, in psicologia, prevede (una volta accertato che vi sia effettivamente disforia) un percorso che parte dall autoaccettazione e termina (se ovviamente il paziente lo vuole) con la terapia ormonale volta a far si che il corpo della persona interessata possa essere conforme al genere cui la stessa sente di appartenere. Di sicuro nessun esperto consiglierebbe mai a un disforico di reprimersi o di nascondersi nell ombra. Una persona repressa, oltre ad essere infelice, è una persona che rischia di andare incontro a un ampia gamma problematiche e di disturbi.

Detto cio: non ho capito se sei disforico o non binario. Non ho capito cioe se ti senti donna o se non ti inquadri rigidamente in un genere specifico.

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  • 4 weeks later...

Non mi sorprende.. oggi viviamo in una società onnicomprensiva e delirante senza giusto o sbagliato che ragiona solo in base ai sentimenti..quando sarete tutti felici nella costruzione di questa bellissima società multitutto senza criteri di ragion per cui..dove niente nuoce a nessuno e nessuno nuoce a niente, basta che non uccida o rubi scrivetemelo...voglio vedere tutte queste persone deliranti col sorriso stampato in faccia e la felicità che gli si legge negli occhi..da quando tutto è concesso e non c'è più giusto o sbagliato moralmente più che gente felice vedo solo gente triste scontenta e come detto prima delirante nell'inseguire un sogno societario dove non esistono barriere morali..io in tutto ciò che c'è scritto sopra vedo soltanto una cosa poi sarò anche pazzo...una moglie scontenta un marito scontento è un figlio confuso.. questo succede quando non ci sono regole..regole che voi dite che ci siano, ma vi posso assicurare che grazie a voi  non ci sono perché siamo la società dei pagliacci intelligenti che con la comprensione abbiamo capito tutto e niente..

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Se in una stanza ci sono 10 persone con la propria testa ed i propri difetti ti posso assicurare che tu hai solo tre possibilità

1 scontentare tutti(tutti scontenti)

2 accontentare tutti, ma non si può, perché la mia contentezza risiede nel limitare la tua e viceversa visto che abbiamo opinioni e teste diverse(tutti scontenti o meglio nessuno contento)

3 accontentare alcuni ad altri no(alcuni contenti alcuni scontenti)

Oggi la società si fonda sui primi due punti..

Il mio punto di vista e che in questa famiglia citata sopra qualcuno dovrebbe scontentarsi per rendere felici altri.. altrimenti la soluzione risiede nei primi due punti..(tutti scontenti)(tutti scontenti o meglio nessuno contento)

Quando ho scritto è un problema di mentalità societaria che ragiona solo con i sentimenti e la comprensione intendo, che si basa nel, meglio nessuno contento anziché alcuni si ed altri no, basta che siamo tutti uguali..per me è sbagliato..meglio anche uno solo felice nella stanza anziché nessuno ma è un mio punto di vista.. questo scritto in maniera molto blanda è quello che sta succedendo nella nostra società onnicomprensiva del tutto uguale..magari tu mi dirai a me questo non da fastidio magari ti darà fastidio che ti stanno obbligando ad integrarti con i profughi ecc..cmq nell'accostamento tutti ti posso assicurare che non si accontenta nessuno e quindi nessuno è felice..

 

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 Chi decide cosa può essere definito giusto e cosa puo essere definito sbagliato? 

Chi decide chi deve essere "accontentato" e chi invece puo essere "scontentato"?

Puo realmente riuscire a vivere bene un nucleo familiare in cui uno dei membri é represso? 

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Chi decide se una persona nasce sana o malata??

Chi decide che dobbiamo morire??

Chi decide che un uomo non può rimanere incinta mentre una donna si e che sia giusto cosi??

Chi decide che più o meno nascono sempre lo stesso numero di uomini e di donne, come se il nostro scopo fosse accoppiarci e procreare?

Chi ha deciso nella storia che il più forte doveva sopravvivere e il più debole morire, chi ha deciso che il più forte doveva essere contento e il più debole no?

Chi ha deciso che un capretto deve essere mangiato vivo da un leone e quindi il capretto doveva soffrire ed essere scontento mentre Il leone felice perché nessuno può sbranare lui..

Ora ti dirò non so chi è che ha deciso fino adesso ma colui che ha deciso e ci ha portato fino ai nostri tempi non decideva con i sentimenti non decideva in base a Marco o a Francesco o hai suoi perizomi maschili reggi xxxxxxx per essere contento, stabiliva chi doveva essere più fortunato e chi meno fortunato chi contento e chi no.. perché tutto veniva compensato nella massa e nel tempo non era individualista come a noi..è una società che si sta preoccupando troppo dei casi e poco della massa che poi alla fine la massa in un mondo relativo come il nostro stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato diverso e non diverso..ora quando una persona viene e dice che una famiglia dovrebbe essere formata da padre madre e figlio in quanto solo in questo sistema si potrebbe avere ciò non deve essere considerato pazzo o bigotto ma invece deve essere considerato come giusto perché c'è qualcosa molto più intelligente di noi che ha stabilito che è giusto così..il fatto che poi noi possiamo fare dei magheggi non giustifica che sia giusto..lo scrivo solo perché non mi ricordo in quale altra conversazione uno mi parlava di volare con gli aereoplani..non so neanche cosa stesse dicendo..

Forse lo dovresti stabilire tu col tuo cuoricino..cosa è giusto o cosa è sbagliato..

O forse dovremmo essere immortali e lo dovremmo stabilire noi chi deve morire e chi no..così forse sapremmo chi realmente è in grado di prendere decisioni..il sentimentale salva tutti, ci combinerebbe di 200 miliardi,il tiranno asentimentale di 10 persone, il pazzo che accontenta e scontenta qualcuno forse creerebbe equilibrio..quel pazzo che ha capito che seguendo i primi due punti scritti sopra delle 10 persone nella stanza è la scelta più sbagliata..

 

 

 

 

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  • 3 weeks later...
Il 5/7/2014 at 21:55, Gabriel Voltan dice:

Ma non c'è un moderatore, su questo forum?

Siamo in un forum di psicologi o al bar sport?

ha ragione lui..inutile che fai la vittima

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