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Frozo91

Mi sento annullato, sono stanco della vita

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Ciao a tutti,

Scrivo questo perchè ho bisogno di sfogarmi, ho bisogno anche di ascoltare pareri ed esperienze analoge per poter capire come e se è possibile superare uno stato tale, di totale insoddisfazione e sofferenza.
Insoddisfazione, frustrazione, penso siano le parole che più descrivono il momento che sto vivendo. Un senso generale di inutilità e quel profondo terrore che le cose non cambieranno mai.  
Sono un ragazzo di 25 anni, nella mia vita ho fatto diverse esperienze, ma non credo di aver goduto appieno in nessuna di esse. Ho sempre avuto un senso di smarrimento e di vuoto, come se mancasse qualcosa di enorme nella mia vita. Non ho mai avuto un vero scopo nè un obiettivo e molte delle scelte che ho preso le ho prese per poter evadere, fuggire dal posto in cui vivo. A volte anche con la speranza di vivere situazioni che mi avrebbero portato a cambiare, a diventare una persona migliore di quello che sono ora. 
In breve, mi sento insoddisfatto su tutti i livelli della mia vita, specialmente in questo momento. Non ho una forte base di studi alle spalle, nessuna abilità o formazione, nè passione che mi possa dare stimoli o tornare utile, la mia famiglia è un disastro: per quanto sia consapevole della bontà dei miei genitori nutro un forte risentimento nei loro confronti, quasi infondato, che ha portato con il tempo ad un distacco che è però non dichiarato, ho un rapporto di odio con mio fratello con il quale non parlo più ormai da anni; economicamente anche peggio, vivo ancora alle spalle della mia famiglia e mi vergogno per ogni centesimo che ricevo da loro; ho una paura, quasi da sempre, ad approcciarmi con l'altro sesso: a volte ho come un blocco che mi impedisce di agire nel modo in cui vorrei, e mi fa venire voglia di scappare piuttosto che provare a fare qualcosa. Non ho avuto relazioni nella mia vita, l'unica è stata un rapporto a distanza con una ragazza conosciuta durante un periodo di lavoro all'estero che è durata un anno, e finita da pochi mesi. Finita perchè lei aveva smesso di amarmi mentre io l'ho amata, e la amo ancora, più di qualsiasi altra cosa nella mia vita, probabilmente anche attribuendole una sorta di speranza nel riportarmi "a galla" e costruire una vita migliore insieme a lei. Nonostante ci sentiamo ancoa, anche se in un modo freddo e distaccato, la cosa mi fa soffrire ancora tantissimo e ne sono quasi ossessionato, non riesco a togliermela dalla testa e soffro ancora molto a volte, mentre lei ha praticamente dimenticato tutto e mi vede come un amico, o anche meno. Nelle relazini con gli altri mi sono reso conto di dare un peso assurdo a quello che possono pensare di me, un peso che mi schiaccia, che mi toglie la mia identità, un insano bisogno di consenso che mi sta lentamente annullando. Non riesco ad essere me stesso e mi sento irrilevante agli occhi degli altri. 
Spesso, mi ritrovo a pensare al suicidio. A volte ci ho anche provato. Mi blocca la sofferenza che arrecherei ad i miei genitori. Sopratutto mia madre che, essendo molto vulnerabile, potrebbe addirittura non farcela fisicamente a sopportare una cosa del genere. È infatti questa l'unica cosa che mi impedisce di farla finita al momento, e continuare questo trascinarsi nella vita come una nullità, un corpo sbiadito e sofferente senza più una ragione per vivere. Ho i mie momenti di felicità a volte, è vero, in cui si accende una fievole speranza, ma che presto svanisce per lasciare di nuovo spazio a questo travolgente dolore che mi sta lentamente divorando l'anima.
 

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Ciao Frozo mi sembra di avere qualcosa in comune ma non so quanto possa esserlo, mi sembra che parli di momenti di felicità e momenti in cui vorresti farla finita, questa situazione l'ho vissuta e credo che prendere consapevolezza con cosa si ha a che fare è l'unica cosa che può aiutare in questi casi. Non ho nessuna soluzione e nessun consiglio da darti, posso però dirti che informarti che quando le mie oscillazioni dell'umore erano ampie mi ero spinto al suicidio rimanendo in coma e quando avevo i momentio di gioia a volte ricordavo i momenti brutti  e li ignoravo, oppure quando pensavo al suicidio non mi ricordavo mai che si alternavano momenti che non ero ne triste ne sentivo le mie incapacità. Mi sono documentato e ho cercato anche di ragionarci sopra e fare qualche piccola ricerca che sto tuttora facendo per conto mio, sono in cura dal 91 con anche dei ricoveri che hanno solo tamponato l'emergenza, ma nonostante ciò dal  nulla mi sono rifatto anche se molti problemi di carattere cognitivo sono rimasti ma ho mille idee per cercare di affrontarli e forse ho qualche innovazione che sto cercando di sperimentare ma devo farlo in stato non di stress e con cose che diano piacere.

Una cosa che ritengo importante e che quando si arriva a pensare al suicidio è importante sapere che le stesse cose che ti danno piacere in uno stato stabile non è possibile percepire piacere dalle stese cose se si solo in minima parte tanto da fare sembrare la situazione orribile e devastante.

 Comunque a seconda di questi stati cambia il modo di vivere e percepire l'ambiente a parità di situazione, è come cercare di sollevare un peso quando si è allenati oppure cercare di sollevarlo con una tendinite o un muscolo strappato. A volte il mio essere è anche questo anche se sospetto che non sia molto diverso dal tuo.

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Ciao Willy, grazie per la risposta. In parte hai descritto quello che è anche il mio stato d'animo e le mie sensazioni. E sopratutto questa oscillazione di umore che è un fattore con il quale ho praticamente convissuto da sempre. È vero quando sono positivo è come se tutti i problemi sparissero, come se tutte le mie angosce passassero in secondo piano, mi sento carico, energico, motivato; mi piace stare con gli altri, mi diverto a volte penso addirittura a quanto sia stupido a preoccuparmi per cose così inesistenti. Il futuro non sembra neanche così spaventoso. Ma poi, inevitabilmente, arriva sempre quel giorno in cui mi sveglio e tutto è grigio: mi sento scarico, inutile, angosciato e nei momenti peggiori arrivo a pensare al suicidio, vedo il suicidio come la fine di una sofferenza, come la soluzione ultima ad i miei problemi. In quei momenti non riesco a vedere una via d'uscita, una scappatoia, niente. Ogni cosa che vedo negli altri e cause di sofferenza perchè mi fa sentire inferiore ed inutile.

Col tempo ho compreso che in realtà non mi conosco. Non so chi sono, non ho una identità, non ho un hobby o interesse che mi caratterizza. Non ho preso una mia strada ma è come se vivessi facendomi trascinare dagli eventi e prendendo decisioni causate dell'influenza dell'ambiente che mi circonda. Ho paura ad esprimere me stesso, lasciarmi andare e vivere liberamente. Una maledetta paura che ogni volta inevitabilmente mi sovrasta.

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