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Ciao, 

Intanto mi presento: sono una studentessa universitaria di 22 anni, sono ad un passo dalla laurea triennale in architettura (mi manca un esame). Sono una ragazza gravemente disabile, non c'è una cura per la mia patologia, ho delle aspettative di vita ridotte e con il passare del tempo perdo la mia autonomia. Vorrei aggiungere anche che non ho mai avuto problemi con nessuna materia scolastica, dalla matematica al disegno. 

Il mio problema è proprio il mio indirizzo di studi. Già da appena diplomata avevo delle insicurezze, ero riuscita a passare tutti i test di ammissione per tutti gli indirizzi scelti e ho preferito architettura. Se da una parte sono contenta della mia scelta (l'ho sempre desiderato) dall'altra la mia testa continua a volare altrove e continuo a sentirmi incompleta. All'inizio ad architettura ho avuto delle difficoltà nell'adeguarmi allo stile di vita nuovo ma poi ho ottenuto ottimi risultati. La crisi definitiva è arrivata quest'anno quando ho avuto i primi risultati negativi da alcune analisi ed è scattato un conto alla rovescia nella mia testa- ho imparato a conviverci, il problema è che ho messo in discussione tutta la mia vita. Ho cominciato a chiedermi del perchè delle cose, sul loro senso. Molte cose, come ad esempio architettura, hanno perso il loro senso, mi sembra di studiare cose inutili. Ho perso la mia motivazione e ho cominciato a zoppiaccare con i voti e gli impegni universitari. A parte l'università ho cambiato un po' la mia vita coinvolgendomi in attività/associazioni "utili" alla mia causa e alla persone nella mia situazione. 

La mia testa e la mia curiosità sono state sempre attratte da un altro ambito: informatica/robotica. Ho sempre amato la tecnologia (forse più dell'arte) e mi è sempre piaciuto aggiustare cose, dagli elettrodomestici ai problemi tecnologici di pc o telefoni (mi è sempre piaciuto anche disegnare e dipingere).Ho anche cominciato dei corsi extra-universitari nell'ambito, mi piacevano, ma poi ho dovuto smettere per cause di forza maggiore. Quando leggo o sento informazioni riguardanti la tecnologia per disabili (esoscheletri, protesi ecc) mi assale una tristezza assurda perchè vorrei contribuire anche io. Ecco, qui arriviamo al punto cruciale: poter "contribuire" a qualcosa di importante ed utile per la mia causa, oltre ad un vero interesse per la materia. 

Ho pensato a delle soluzioni. La prima è quella della doppia laurea. Ho paura però di arrivare ai 30-40 anni ed essere un ibrido che non ha approfondito nulla. La seconda, quella di cui ho paura di più, è lasciare architettura. Perderei l'investimento di tempo ed energie fatto (avendo il tempo su questo pianeta ridotto capite com'è importante questo fattore) senza avere la certezza di essere poi soddisfatta. 

Non so se il mio problema è l'assoluta insoddisfazione di tutto (università e poi lavoro). Non so se si possa sentire la certezza "dentro" di una certa scelta, di non avere dubbi. Non so se mi sto accontentando da codarda di un indirizzo comodo. Cosa mi dice il mio istinto? Pende per robotica, ma non saprei neanche definirlo con certezza. Qualche consiglio? Grazie per aver letto tutto. 

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