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Eleonora17

Ho di fronte una persona troppo dipendente dagli altri e non so come gestirla

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Ciao a tutti,

Sto chiedendo aiuto per non fare errori e nello stesso momento per sentirmi più libera.

Sono da molti anni con il mio compagno e la sua è una famiglia meravigliosa ma ci sono delle cose che mi rendono molto nervosa in quanto mi fanno sentire oppressa nei momenti in cui li vivo.

Loro sono sbituati a dare e ricevere aiuto in continuazione. E' una cosa bellissima perché ciò crea delle solide relazioni fondate sulla fiducia e sull'amore.

Ma quando è eccessivo diventa soffocante.

Anticipo la mia richiesta con un po' del mio percorso...

Ho vissuto un periodo abbastanza difficile in cui mi sono trovata in un vortice depressivo dal quale sono riuscita ad uscire (anche se forse non ancora del tutto), solo perché sono una testa dura. Ho scelto con forza di seguire ciò che sentivo di fare ed ora sto ottenendo ottimi risultati. Vedo il cambiamento che c'è stato e sono fiera di me. Alcune scelte sono state dificili ma fondamentali per consentirmi di andare avanti.

Da quando mi ero totalmente chiusa in me stessa, piano piano, con i miei tempi ed al momento giusto sono riuscita ad aprirmi di nuovo alla dimensione delle relazioni ma sto riscontrando fortemente una resistenza.

Fin da piccola sono cresciuta sentendomi sempre sola nel cuore e nella mente, genitori separati, mamma un po' accondiscendente ma innamorata di me pazzamente e io la ringrazio per questo perché mi ha dimostrato cosa sia l'amore incondizionato, papà invece non c'era mai e quando c'era mi sentivo sempre sbagliata in ogni cosa che facevo o dicevo, infatti non riuscivo mai a esprimere un mio pensiero senza sentirmi rispondere seccamente e con fastidio. Non ho mai percepito un amore incondizionato da parte sua ma solo la sensazione di non essere alla sua altezza. Il mio rapporto con lui è quello che mi ha sempre causato problemi di autostima (questo è ciò he ho capito fino ad ora analizzando i miei rapporti nei limiti che ora posso raggiungere, ma so perfettamente che le persone sono un arcobaleno di sfumature e di conseguenza di motivazioni, per questo motivo non voglio crocifiggerlo ma nemmeno giustificarlo), e quello che so per certo è solo ciò che ho sempre provato dentro di me e quali sono le consegueze che quelle esperienze emotive hanno avuto e che hanno tuttora.

Questo sentirmi sempre sola mi ha consentito di diventare indipendente emotivamente (anche se ci può portare a dei risvolti negativi), dato che non riuscivo mai a fare affidamento su chi avevo più bisogno. Ho acquisito la capacità di imparare ad arrangiarmi e di trovare sempre una soluzione, in un modo o nell'altro, in un tempo o in un altro. Una delle cose che posso dedurre è che la sofferenza mi ha fatta crescere ma nello stesso momento sento che proprio quegli atteggiamenti bruschi li ho acquisiti anche io ed io non voglio essere come mio papà.

Qui arriviamo al punto.

Dopo il tentativo di uscire dalla depressione ho iniziato a rientrare in contatto con qualcuno e per prima, dopo mia mamma (che mi ha lasciato un po' di spazio per riprenderemi), ho messo in gioco la famiglia del mio compagno. Un disastro.

Ciò che mi ha spinta a chiudermi ancora di più in me stessa quando tentavo di riaprirmi è stato il "soffocamento" nell'avere sempre e continuamente aiuto dalla famiglia del mio compagno, anche quando non lo chiedevo, ed il soffocamento di richieste da parte di mia suocera perché da sola fa ben poco, anche se sarebbe capacissima.

Loro amano stare sempre in compagnia, io amo la solitudine. Siamo di due visioni completamete opposte ma nonostante lo sapessero, non ci davano importanza. Alla fine, mi sono allontanata di nuovo, se le parole non funzionano non mi resta altro che usare i fatti. La mia paura era quella di perdermi di nuovo, di ricadere in quel vortice così fitto con il timore che non ne sarei più uscita. E' stato un istinto di sopravvivenza ed io di solito quando ho paura, scappo. Non potevo permettere di lasciar rientrare nella mia vita qualcuno che non sarebbe stato in grado di capire. Una delle cose che ho imparato è quella di non raccontare nulla di me a qualcuno che non è realmente interessato. Se è interessato e maturo, sa farti sentire a tuo agio, chiede se hai voglia di parlare ed aprirti. Ecco a me non è successo con loro, hanno dato per scontato che io avessi bisogno di ciò di cui loro avevano bisogno. Siccome non avevo nessuna voglia di sprecare tempo a spiegare qualcosa nel momento sbagliato, ho preferito lasciar perdere e dedicarmi completamente a me stessa.

A me piace approfondire le questioni se trovo qualcuno abbastanza maturo con il quale è possibile aprire una sana e piacevole conversazione. Ma se l'egoismo infantile è ancora presente, allora significa che non sono pronti a comprendere qualcosa sul quale non hanno mai ragionato in profondità.

Nel tempo da quando mi sono chiusa fino ad ora, ho sempre dimostrato di essere disponibile se c'era bisogno naturalmente, ma nei limiti. Dimostravo di essere presente per le cose importanti e per tutte le altre se potevo, evitavo, avevo bisogno di pensare a me stessa ed al mio futuro che in quel momento e tuttora sono la cosa più importante. Finché non sento di avere ottenuto un posto nel mondo e nella società, non potrò essere felice e di conseguenza non potrò nemmeno rendere felici gli altri. Non avrei nulla di felice da condividere ed il tempo passato insieme sarebbe tempo che non saprei godermi. 

Ora piano piano sta ricominciando la situazione precedente. Ma voglio troncarla subito sul nascere. Non voglio fare l'errore di dire sempre si e mai di no, come facevo prima, però non voglio più agire scappando come prima, perché ho iniziato a trovare maggiore sicurezza in me stessa e voglio agire in modo maturo.

Mia suocera ha iniziato un nuovo progetto, che implica l'esistenza di una piattaforma online per pubblicare contenuti che piacciono a lei.

Con il computer non è brava e tantomeno con le piattaforme dei siti internet. Io lo facevo molti anni fa ed ora che ho scordato come si fa, devo riprenderci la mano.

Le ho già preparato dei video per farle vedere come si fa ma non li guarda (ha affermato di avere paura di sbagliare) e mi ha chiesto se glielo faccio vedere dal vivo e se poi glielo guardo fare.

Perfetto, sono felicissima di farlo, ma non deve più diventare una abitudine quella di chiedere aiuto. Deve imparare a trovare soluzioni da sola, non può sempre aspettare che ci sia qualcuno che le da la risposta o che le fa trovare il piatto pronto. Facendo così non imparerà mai e dato che lo ha scelto deve imparare a prendersene le responsabilità.

E' abbastanza giovane ed è perfettamente in grado di acquisire nuove conoscenze, deve solo imparare a darsi da fare.

Lei non ha mai studiato e ciò che le manca è comprendere l'importanza di farlo e sconfiggere ogni giorno la fatica che ne comporta.

Essendo che non voglio agire come ha agito mio papà nei miei confronti (anche perché io non sono sua mamma), chiedo un consiglio su come posso agire al meglio per insegnarle o trasmetterle l'importanza di imparare a fare da sola senza chiedere in coninuazione aiuto o almeno senza dover esserio io a farle il lavoro affinché lei se lo trovi pronto. Anche perché il suo progetto perderebbe di valore e di suo non ci sarebbe più nulla.

Io cercherò di spiegarle queste cose in un modo gentile e gliele dirò più volte ma so di essere di fronte ad una personalità alla quale mancano molte parti da costruire. Sinceramente non voglio questa responsabilità. 

C'è qualche esperto in materia di approcci relazionali che ha qualche linea guida che potrei usare come spunto?

E' una persona che non sa gestire le critiche in maniera matura ed adulta, come potrei muovermi? almeno da potermi sentire libera di non dovermi occupare pure delle sue cose, visto che ho già molta carne al fuoco.

Grazie infinite in anticipo

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