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AlessandroMartinelli

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Lo conoscete? E' Boffo, il direttore di Avvenire. Questo è il suo articolo alla vigilia dell'inizio del Convegno di Verona. Che faccia tosta!T

INIZIO ARTICOLO DAL TITOLO "TORNANO I VOLTI: PER AIUTARE IL PAESE A SVECCHIARSI" ("AVVENIRE" del 15.10.06).

ornano i volti (15 ottobre 2006)

Per aiutare il Paese a svecchiarsi

di Dino Boffo

"Tutti a Verona, e Verona per tutti. L’appuntamento nella città scaligera - da domani a venerdì - l’abbiamo atteso e preparato per lungo tempo. E anche se i grandi giornali fino a ieri non si erano ancora degnati di lanciarvi uno sguardo, questo appuntamento è nostro, ed è ad un tempo di tutti.

È dei cattolici italiani che si domanderanno - senza finzioni, senza retorica - come riuscire ad essere testimoni credibili di Cristo e della sua speranza nella società di oggi. Non in mezzo a un’umanità astratta, dai contorni vaghi e indistinti. Ma "questo" mondo falsamente globalizzato, "questa" società invecchiata e fragile, "questi" cittadini per lo più scontenti e smarriti. Se i 2.700 delegati di tutta Italia sono volti identificabili e distinti, non una truppa ossequiosa priva di personalità, anche l’umanità a cui pensiamo è fatta di tanti volti a loro volta unici e distinti. Come dire, niente analisi distanti e generiche, ma prossimità fatta di simpatia e coinvolgimento. Per questo l’appuntamento è di tutti.

Tutti gli italiani saranno - a Verona - pensati, evocati, amati. E se una cosa di loro preoccupa fin d’ora, è proprio il CINISMO che ha spezzato la speranza, L’APATIA che l’ha spenta, L’IMMOBILISMO che l’ha resa vana. Per questo lavoreremo, appostati sulle intelaiature dalle quali un giorno non lontano spunterà un Paese nuovo: la speranza è l’«ambiente» giusto per dare prospettiva operosa al futuro. Per interrompere la spirale dell’ IGNAVIA e riprendere il coraggio di cambiare, di svecchiarsi. Il Paese ne ha bisogno come dell’aria che respira.

Verona dimostrerà che la base ecclesiale, attraverso i delegati espressi dalle diocesi e dalle aggregazioni, è capace di PENSIERO CREATIVO, di GIUDIZIO CRITICO, di IDEE ORIGINALI. Altro che laicato spento, incapace di parlare. Certo, è un laicato diverso rispetto a vent’anni fa, forgiato in un crogiuolo culturale inedito. Ma gli anni passano, e i figli crescono: anche nella Chiesa. Guai a fissarli con gli occhi di ieri, a costringerli dentro schemi superati. Il problema sarà allora farsene accorgere. I MASS MEDIA così attenti ad annotare e amplificare i minimi sospiri dei vip, a fare gossip anche in ambienti per natura alieni, a saccheggiare i vissuti per regolare i loro conti e nascondere la loro pigrizia, SAPRANNO REGISTRARE STAVOLTA IL POTENTE RESPIRO DI UN POPOLO NUOVO?

Il popolo di Verona pregherà, ascolterà e parlerà con il coraggio delle proprie idee, anche se non sono collimanti CON IL PENSIERO COMUNE. Ha ragione il Papa a raccomandare di sottrarci alla DITTATURA DEL CONFORMISMO, delle evocazioni populiste, del pettegolezzo sublimato in costruzioni mistiche. Di questa libertà il convegno sarà felice palestra. Il cardinale Ruini ha già chiesto un’espressività libera e fraterna. Il popolo di Verona è invitato a pensare come Chiesa. Se è vero che ognuno appartiene a una parrocchia, una diocesi, un’associazione, un movimento… tuttavia, per cinque giorni, dovrà pensare anzitutto non al proprio particulare, ma come Chiesa per l’Italia intera.

Verona sarà - usiamo l’immagine di un protagonista indimenticato del primo convegno ecclesiale, il cardinale Poma - un’occasione d’oro in cui il Signore passa (transitus Domini) nella vita della sua Chiesa, e la invita - come con Lazzaro - ad alzarsi, ad uscire ed estroflettersi, a riprendere forza per corrispondere alla sua missione. Per questo sarà un appuntamento, nonostante tutto, di gioia soffusa, di pensosa allegrezza, di impegnata speranza.

A taluno sembrerà una provocazione, ma osiamo dirlo lo stesso: la Chiesa è una risorsa, forse la più importante risorsa ideale di cui il Paese dispone. Per questo siamo tutti a Verona. Una Verona che è per tutti. Firmato Dino Boffo"

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"...un'accelerata al ruolo dei laici NELLA CHIESA, SOPRATTUTTO IN ALCUNI CAMPI SPECIFICI COMPRESO QUELLO DEI MEDIA. AD ESSI DOVRANNO ESSERE AFFIDATE RESPONSABILITà' RICONOSCIUTE CUI OGGI NON POSSONO E NON VOGLIONO SFUGGIRE"

Dal seguente articolo pubblicato oggi 18.10.06 nel sito ufficiale del Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona www.convegnoverona.it

INIZIO ARTICOLO:

10:24 - VERONA 2006: SETTIMANALI DIOCESANI, "UN'ACCELERATA AL RUOLO DEI LAICI"

"Al di là dei titoloni dei quotidiani e delle presunte o vere prese di posizione in termini politici, uno degli aspetti più significativi del Convegno ecclesiale di Verona (Cen), sin qui svolto, è l'incontro, lo scambio di vita e di esperienze tra i delegati. Incontri da cui scaturiscono legami e amicizie che durano nel tempo". Il vice-direttore del settimanale cattolico "Corriere Cesenate" e vice-presidente vicario della Fisc, la Federazione italiana dei settimanali cattolici, Francesco Zanotti, non ha dubbi, "il Cen è una forte presa di coscienza per le Chiese che operano in Italia. Non è una celebrazione, come in qualche occasione ho sentito dire. Solo prendendo coscienza di noi stessi e dell'originalità dell'esperienza cristiana saremo in grado di dare alla società italiana una risposta valida per tutti". "Abbiamo un messaggio forte e una risposta autentica da fornire alle domande degli uomini e delle donne di oggi. Come ha sottolineato il card. Tettamanzi, è anche giunto il momento per dare un'accelerata al ruolo dei laici nella Chiesa, soprattutto in alcuni campi specifici COMPRESO QUELLO DEI MEDIA. AD ESSI DOVRANNO ESSERE AFFIDATE RESPONSABILITA' RICONOSCIUTE CUI OGGI NON POSSONO E NON VOGLIONO SFUGGIRE"

FINE ARTICOLO.

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Qui di seguito riporto la prolusione di Sua Eminenza Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, da lui letta in occasione dell'inizio del Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, il 16 ottobre scorso. Sono stati da me segnalati i passaggi più importanti, con riguardo alla mia causa, riportandoli in maoiuscolo per facilitarvi la lettura, vista la lunghezza del testo. Alla luce delle sue parole, mi sento molto più cristiano e comunque di gran lunga più religioso che non Dino Boffo, pur essendomi auto-scomunicato, come ben sapete. A me SICURAMENTE il regno dei cieli, senza alcuna marca, ed a Boffo?

Mario Samarughi

Prolusione del card. Dionigi Tettamanzi (16 ottobre 2006)

INIZIO

Il Signore doni alla Chiesa italiana umili e coraggiosi testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo«Cristo è Risorto. Questa è la fede della Chiesa. Questa è la speranza che illumina e sostiene la vita e la testimonianza dei cristiani» (Traccia…, n.1).Carissimi, con questa professione di fede e di speranza il Signore ci dà la grazia di iniziare la celebrazione di questo quarto Convegno della Chiesa italiana, di quella Chiesa che voi partecipanti rappresentate nelle sue 226 diocesi e nelle sue molteplici e diverse vocazioni e realtà: una Chiesa che è presente e viva nel nostro Paese.Sentiamo particolarmente presenti tra noi S.E. Mons. Cataldo Naro, uno dei vice-presidenti del Convegno, che il Signore ha improvvisamente chiamato a godere il frutto maturo e pieno della speranza cristiana, e S.E. Mons. Giuseppe Betori, il Segretario Generale della CEI: egli ci offre il più prezioso dei contributi, quello della sua sofferta lontananza. Mentre esprimiamo gratitudine per il suo qualificato e generoso apporto dato alla preparazione del Convegno, ci rassicurano le confortati notizie sul suo rapido e pieno ristabilimento.IntroduzioneIl nostro Convegno prosegue i precedenti di Roma (1976), Loreto (1985) e Palermo (1995), quali momenti importanti nei quali la Chiesa in Italia ha ricevuto e vissuto il messaggio di rinnovamento venuto dal Concilio. Era proprio questa l’intenzione originaria del primo Convegno: «tradurre il Concilio in italiano».Ritengo che una simile intuizione debba essere ripresa e riproposta con forza come criterio anche per questo nostro Convegno: ovviamente con l’accresciuta ricchezza ecclesiale e nella modificata situazione sociale-culturale-ecclesiale del periodo successivo, e insieme sull’onda di una preparazione al Convegno ampia e capillare, impegnata e appassionata, come testimoniano – tra l’altro – le relazioni regionali e diocesane, i contributi degli organismi nazionali e delle aggregazioni ecclesiali e di ispirazione cristiana, e gli innumerevoli apporti giunti dalle più diverse parti.In apertura del Convegno e nello stesso tempo giungendo alle sue radici, sono sicuro di poter condividere con tutti voi un pensiero, un sentimento, un’istanza estremamente semplici ma di grande significato. Li esprimo con una frase che mi è abituale: parliamo non solo “di” speranza, ma anche e innanzitutto “con” speranza. È la speranza come “stile virtuoso” – come anima, clima interiore, spirito profondo – prima ancora che come contenuto.È proprio questo lo stile del Vaticano II, verso cui il nostro Convegno rilancia il suo ponte di raccordo, accogliendo in modo convinto e rinnovato il testimone che i Padri conciliari hanno consegnato al mondo nel loro “congedo”: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. Perciò essa si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia» (Gaudium et spes, n. 1). A ricordarci questa consegna strategica del Concilio alla Chiesa e al mondo è Paolo VI, che nell’omelia di chiusura lo difendeva dall’accusa di «un tollerante e soverchio relativismo al mondo esteriore, alla storia fuggente, alla moda culturale, ai bisogni contingenti, al pensiero altrui» (EV I 454*), ne esaltava l’atteggiamento «volutamente ottimista» e lo indicava in modo programmatico come stile tipico della Chiesa: «Una corrente di affetto e di ammirazione – diceva il Papa – si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette» (EV I 457*).La speranza come stile virtuoso è parte essenziale e integrante del realismo cristiano. Certo, nessuno di noi può minimamente negare o attenuare l’esistenza dei tantissimi mali, drammi, pericoli crescenti e talvolta inediti dell’attuale momento storico – l’elenco non terminerebbe mai –, ma tutti, grazie alla presenza indefettibile di Cristo Signore e del suo Spirito nella storia d’ogni tempo, possiamo e dobbiamo riconoscere che la speranza non è solo un desiderio o un sogno o una promessa, non riguarda unicamente il domani, ma è una realtà molto concreta e attuale, che non abbandona mai la nostra terra: le persone, le famiglie, le comunità, l’umanità intera, soprattutto la Chiesa del Signore.È dunque nella coscienza umile dei nostri ritardi, fatiche, lentezze e inadempienze e nel segno di un’immensa gratitudine al Signore e di una fiducia incrollabile nel suo amore che siamo chiamati a vivere questo Convegno nell’orizzonte della speranza. Chi ha occhi e cuore evangelici vede e gode del numero incalcolabile di semi e germi e frutti e opere concrete di speranza che sono in atto nei più diversi ambiti delle nostre Chiese e nella nostra società. Ci sono tantissime persone e gruppi che continuano a scrivere “il Vangelo della speranza” nelle realtà e nelle vicende più disagiate e sofferte della vita quotidiana. Possiamo allora applicare qui quanto leggiamo nell’esortazione Christifideles laici: «Agli occhi illuminati dalla fede si spalanca uno scenario meraviglioso: quello di tantissimi laici, uomini e donne, che proprio nella vita e nelle attività d’ogni giorno, spesso inosservati o addirittura incompresi, sconosciuti ai grandi della terra ma guardati con amore dal Padre, sono gli operai instancabili che lavorano nella vigna del Signore, sono gli artefici umili e grandi – certo per la potenza della grazia di Dio – della crescita del regno di Dio nella storia» (n. 17).Ora questa mia Prolusione vuole solo “introdurre” al Convegno. Ma come? Lo penso, questo Convegno, come un momento di grande grazia e di forte responsabilità, nel quale siamo posti di fronte ad una rinnovata effusione dello Spirito santo che tutti ci coinvolge e ci sollecita all’ascolto: sì, all’ascolto reciproco – piccola e grande cosa, questa! -, ma ancor più all’ascolto della voce di Dio e del suo Spirito, dei “sogni” che Gesù Cristo oggi ha nei riguardi delle nostre Chiese e della nostra società: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Apocalisse 2,7).In concreto, l’appello è a rivisitare alcuni cammini ecclesiali che stiamo facendo, a lasciarci incrociare dalle sfide di cui oggi sono segnati e a scioglierle con la forza della nostra testimonianza, con il nostro essere “testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”.Con voi desidero ora soffermarmi, nella prospettiva indicata, su di un triplice cammino della nostra Chiesa in Italia.Gesù Cristo crocifisso e risorto: speranza che non deludeIl primo cammino avvenuto è quello di una maturazione sempre più chiara e forte della coscienza della Chiesa circa la sua missione evangelizzatrice. È questa, e non altra, la missione della Chiesa: le viene riconsegnata ogni giorno da Cristo e dal suo Spirito come missione tipica, irrinunciabile, sempre aperta, necessaria e insostituibile perché voluta in ordine alla fede e alla salvezza di tutti gli uomini.E aggiungiamo: si tratta di una missione che sta vivendo una stagione di singolare urgenza e indilazionabilità. Infatti, in intimo rapporto con la coscienza evangelizzatrice registriamo una più diffusa ed esplicita consapevolezza della “distanza” (nel senso di estraneità o/e di antitesi) che nel nostro contesto socio-culturale e insieme ecclesiale esiste tra la fede cristiana e la mentalità moderna e contemporanea. È, da un lato, il contesto del secolarismo, dell’indifferentismo religioso, della cultura estranea o contraria al Vangelo quando non addirittura alla stessa razionalità umana; e, dall’altro lato, è il contesto di un’interruzione o di un rallentamento dei canali ecclesiali classici di trasmissione della fede, come la famiglia, la scuola, la stessa comunità cristiana.Se è così, non è allora esagerato dire che l’evangelizzazione e la fede si ripropongono oggi con singolare acutezza come il “caso serio” della Chiesa.Di qui l’urgenza di tenere viva la preoccupazione per la “distanza” che esiste tra la fede cristiana e la mentalità moderna e contemporanea. Senza dimenticare, peraltro, che una simile distanza – sia pure in forme e gradi diversi – ha sempre segnato la vita della comunità cristiana, e ancor più ha segnato e continua a segnare il cuore di ogni credente, che nella prospettiva di san Giovanni è pur sempre un incrocio di fede e di incredulità, di sequela del Vangelo e di arroccamento su se stessi e sul proprio egoismo. Ma la grande sfida pastorale rimane in tutta la sua gravità: come eliminare o attenuare questa “distanza”?Risponderei dicendo che prioritario e decisivo oggi è di tenere massimamente desta non tanto la preoccupazione per la “distanza”, quanto la preoccupazione per la “differenza”, per la “specificità” della fede cristiana. Meglio e inserendoci nell’orizzonte del Convegno, diciamo: siamo chiamati a “custodire”, ossia conservare, vivere e rilanciare l’originalità, di più la novità – unica e universale – della speranza cristiana, il DNA cristiano della speranza presente e operante nella storia.L’appello del Convegno è di tornare e ritornare senza sosta, con lucidità e coraggio, a interrogarci – per agire di conseguenza – su: chi è la speranza cristiana? quali sono i suoi tratti qualificanti? come essa incrocia l’uomo concreto d’oggi nei suoi problemi e nelle sue attese?1. La speranza è Gesù Cristo! Non pronuncio una formula, ma proclamo una convinzione di fede: la mia, la nostra, quella della Chiesa. È la stessa fede dell’apostolo Paolo, che così scrive nella lettera ai Romani: «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (5,5).Fondamento incrollabile e sorgente viva – e insieme dinamismo inarrestabile e formidabile risorsa – della speranza cristiana è l’amore di Dio effuso in noi dallo Spirito, quell’amore senza misura o calcolo, sovrabbondante, eccedente, folle, “sprecato” (cfr. Marco 14,3-9), vissuto «sino alla fine» (Giovanni 13,1) che è stato donato totalmente da Gesù Cristo sulla croce e che viene riofferto con le sue ferite sempre aperte e il suo costato squarciato nel memoriale del suo sacrificio, cioè nell’Eucaristia.Ave crux spes unica! È la morte gloriosa di Cristo il luogo sorgivo e l’alimento costante della speranza della Chiesa e dell’umanità. Qui, nell’incontro vivo con Gesù crocifisso e risorto, viene dato alla Chiesa quel grande appuntamento che la costituisce nella storia – in ogni sua epoca – quale sacramentum spei, segno e luogo di speranza per tutti gli uomini, le persone e i popoli. Ed è qui l’incontro di tutti noi che, come membri della Chiesa, riceviamo la grazia e la responsabilità di essere, nel cuore e nella vita, annunciatori e testimoni dell’unica speranza – quella assolutamente nuova e rinnovatrice che viene dalla morte e risurrezione di Gesù – che sa dare risposta vera e piena alle attese delle persone e della società.2. “La speranza che non delude” presenta, tra gli altri, alcuni tratti qualificanti, che pongono oggi al cammino spirituale-pastorale-culturale della nostra Chiesa nuove sfide. Sono sfide gravide sì di difficoltà, ma insieme di opportunità feconde, di appelli di grazia proprio a partire dalla forza incontenibile, pervasiva e trasformatrice della speranza cristiana.Ricordo, in particolare, che la novità della speranza cristiana si ritrova e si sprigiona in particolare nell’evento della risurrezione di Cristo, nella vita eterna che ci attende, nella comunione beatificante con Dio come destino offerto all’umanità.Non è questo il momento per l’analisi di questi contenuti caratteristici della speranza cristiana. È piuttosto il momento di sottolineare l’urgenza e la drammaticità di un loro ricupero e rilancio, prendendo coscienza tutti che la scommessa più forte, in un certo senso cruciale, all’inizio del terzo millennio – nel contesto di una società cosiddetta liquida e ripiegata e quasi esaurita sull’immediato – consiste nel mettere in luce – con la parola e con la vita – la fondamentale e ineliminabile dimensione escatologica della fede cristiana. E dunque la sua valenza o proiezione di futuro, ma di un futuro che si sta costruendo nel presente, proprio dentro le tante e più diverse “attese umane”.In realtà, in questione non è semplicemente la fine, la conclusione della vita, ma il fine, il senso, il logos della vita dell’uomo. E questo, proprio perché tale, rimandandoci al traguardo ci coinvolge nel cammino in atto: la speranza cristiana entra, abita, plasma e trasforma l’esistenza quotidiana. Per il cristianesimo – che è memoria, celebrazione ed esperienza viva dell’evento del Figlio eterno di Dio fatto uomo per noi nella “pienezza del tempo” – è una vera e propria eresia pensare che l’aldilà sia ininfluente o alienante l’uomo che vive sulla terra e nel tempo. Desidero citare un testo del Concilio, che scrivendo dell’atteggiamento di fronte all’ateismo afferma: la Chiesa «insegna che la speranza escatologica non diminuisce l’importanza degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno della attuazione di essi. Al contrario, invece, se manca il fondamento divino e la speranza della vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave, come si costata spesso al giorno d’oggi, e gli enigmi della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella disperazione» (Gaudium et spes, 21).Di qui il grave e inquietante pericolo, religioso ed umano ad un tempo, di un’eclissi o smemoratezza del tratto escatologico della fede cristiana, che viene proclamato nelle ultime parole del Credo: «Credo la risurrezione della carne e la vita eterna». Sì, sono le ultime parole, ma in qualche modo sono quelle riassuntive e decisive dell’intero Credo, proprio perché offrono la chiave di lettura e di soluzione dei problemi antropologici più complessi e decisivi per l’esistenza, a cominciare dal senso del morire e quindi dell’intera esistenza umana come tale.E così siamo introdotti a cogliere lo spessore umano, la consistenza antropologica della speranza cristiana.3. La speranza in Cristo genera un rinnovato pensiero antropologico. Sbocciata nel cuore di Cristo - Dio fatto uomo, morto risorto e veniente – e riversata dal suo Spirito nel cuore del credente e di ogni uomo, la speranza raggiunge e coinvolge l’uomo nella sua totalità e radicalità, quale meraviglioso microcosmo: di struttura, dinamismi, finalità; di anima psiche e corpo; di individuo e comunità; di unicità irripetibile e tessuto vivo di relazioni; di tempo e di eternità, di spazio e di infinito.Si fa qui inevitabile, e insieme quanto mai interessante, l’intreccio tra la speranza cristiana e la questione antropologica, che si è riproposta in modo particolarmente acuto nella nostra cultura. Non sto parlando soltanto della cultura cosiddetta “alta” – appannaggio dei filosofi e teologi, degli scienziati e tecnocrati, degli uomini dell’economia-finanza-politica-comunicazione sociale, ecc. –, MA NON MENO DELLA CULTURA CHE CONTAGIA E MODULA OGNI PERSONA E OGNI GRUPPO SOCIALE NELLA LORO ESISTENZA QUOTIDIANA. Ora la speranza cristiana, grazie alla novità dei suoi contenuti e in concreto all’esperienza di Dio e dell’uomo che essa genera e alimenta, possiede un formidabile potere di trasformazione sulla visione, di più sull’esperienza odierna dell’uomo: vale a dire su l’immagine e la concezione della persona, l’inizio e il termine della vita, la cura delle relazioni quotidiane, la qualità del rapporto sociale, l’educazione e la trasmissione dei valori, la sollecitudine verso il bisogno, i modi della cittadinanza e della legalità, le figure della convivenza tra le religioni e le culture e i popoli tutti.Si apre oggi con più forza a tutta la nostra Chiesa in Italia il compito di elaborare – con un’interpretazione che sappia intrecciare fede e ragione, teoria e prassi, spiritualità e pastoralità, identità e dialogo – UNA RINNOVATA FIGURA ANTROPOLOGICA sotto il segno della speranza. Esiste infatti, in sintonia con l’intellectus fidei, un intellectus spei, un’intelligenza della speranza – una vera speranza è realtà che è nella storia e la costruisce, e dunque NON PUO’ NON VEDERE, non leggere, non interpretare, non decidere, non toccare il vissuto concreto dell’uomo – da cui deriva un sapere della speranza che si ripercuote sulla questione antropologica.NON POTREBBE INCOMINCIARE DA QUI UNA SPECIE DI “SECONDA FASE” DEL PROGETTO CULTURALE IN ATTO NELLA NOSTRA CHIESA? UNA FASE CHE RIMETTA AL CENTRO LA PERSONA UMANA e il suo bisogno vitale e insopprimibile, appunto la speranza, come rilevava in modo incisivo sant’Ambrogio dicendo che «non può essere vero uomo se non colui che spera in Dio» (De Isaac vel anima, 1,1)? Forse è possibile un’analogia: come la Dottrina Sociale della Chiesa e la conseguente prassi hanno la persona umana come principio fondativo e architettonico dei loro più svariati contenuti, così l’azione spirituale-pastorale-culturale della Chiesa potrebbe strutturarsi in riferimento alla centralità della persona umana, nella sua dignità di immagine viva di Dio in Cristo e nella concretezza delle sue situazioni e relazioni quotidiane.La Chiesa: una comunione nella varietà per l’unità e l’universalitàUn secondo cammino avvenuto e in atto nelle nostre Chiese è quello di una maturazione della coscienza e della prassi della comunione ecclesiale. È il frutto e il segno dell’ecclesiologia di comunione donataci dal Concilio e vissuta nel periodo successivo, eco viva e sviluppo concreto dell’antica parola di san Cipriano: la Chiesa è come «un popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (De Oratione Dominica 23).Questa maturazione si trova oggi a dover affrontare nuove sfide, perché la testimonianza dei cristiani si situa all’interno di un mondo e di una società gravati da molteplici tensioni, contrapposizioni, divisioni, conflitti, solitudini immense e angosce profonde, ecc.; ma anche all’interno delle stesse comunità e realtà ecclesiali che non poche volte faticano o rinunciano a “camminare insieme”, non conoscono la “sinodalità”: non certo come parola, ma come esperienza di vita e di partecipazione ecclesiale. Senza dire, in positivo, che oggi si danno opportunità inedite e urgenze più forti per vivere una comunione ecclesiale più ampia, più intensa, più responsabile e, proprio per questo, più missionaria.E la risposta alle sfide passa, ancora una volta, attraverso il ricupero e il rilancio della fede professata-celebrata-vissuta, di una fede che genera e corrobora la speranza cristiana. E questa ha un suo proprio contributo da offrire per il realizzarsi della comunione ecclesiale. Mentre illumina alcuni aspetti propri del nostro “camminare insieme” come Chiesa, la speranza cristiana ci garantisce le risorse specifiche necessarie.E ora con la preoccupazione pastorale concreta, propria di un Vescovo, desidero offrire alcuni spunti sulla comunione ecclesiale in quanto comunione nella varietà per l’unità e l’universalità.1. La comunione ecclesiale è un dono di Dio, è un bene della Chiesa e per la Chiesa (e insieme della e per la società), è una promessa di Cristo e del suo Spirito, è un ideale alto ed esigente, un comandamento, una responsabilità per tutti, ecc. Certo, sto ricordando a me e a voi una prospettiva di fede. Ma questa, con la forza della grazia e la libera risposta del credente, costruisce la storia quotidiana di una Chiesa, delinea il volto visibile e preciso di una comunità cristiana che a tutti può presentarsi nella realtà concreta di una comunione di persone, una comunione singolare, perché segnata insieme dalla varietà e dall’unità, dall’unità e dall’universalità.Eccoci allora a riprendere in modo più convinto e determinato il compito spirituale-pastorale-culturale della nostra Chiesa, chiamata a rielaborare e rivivere il tessuto dei profondi legami che intercorrono tra la varietà e l’unità della e nella Chiesa, tra la sua unità e universalità, tutto come riflesso luminoso del mistero dell’infinita ricchezza di Cristo e del suo Spirito. Varietà e unità, unità e universalità non si contrappongono, ma si incontrano nel segno della complementarietà, della circolarità, anzi della compenetrazione profonda. Più radicalmente la varietà è generata dall’unità, dell’unità è espressione e vita, nell’unità sfocia come a suo fine.Così come si ripropone con maggiore forza il compito di rielaborare e realizzare l’indissolubile legame che esiste tra l’unità e l’universalità della Chiesa. Come il bonum è diffusivum sui, così il bene della comunione ecclesiale quanto più si fa profondo e intenso tanto più si apre e si dilata, insieme si concentra e si espande senza limiti: dai singoli cristiani a tutti i cristiani, dalle singole Chiese locali alla Chiesa universale. Ritroviamo qui il meraviglioso fatto della communio sanctorum, e nello stesso tempo ci vengono incontro le nuove possibilità aperte dai fenomeni della globalizzazione. E così il credente è membro della Chiesa cattolica e cittadino del mondo.Certo, sono prospettive note. Ma come lasciarci concretamente contagiare e trasformare quando rischiamo di rimanere chiusi e prigionieri di un camminare insieme troppo angusto, stolto e sterile? La comunione “nuova” e “originale” della Chiesa è di essere “cattolica”, chiamata dunque a coinvolgere tutti, a raggiungere l’umanità intera. Per sua natura è il segno dell’amore universale di Dio, è il frutto del dono di Cristo che muore sulla croce per tutti, è missionaria e lo è da Gerusalemme «fino agli estremi confini della terra» (Atti 1,8).Da qui nasce la missio ad gentes, da qui deriva la modalità ecclesiale che deve distinguere tutte le forme di presenza nelle Chiese di altri popoli o di altri mondi, da qui emerge il paradigma d’ogni impegno pastorale missionario: dentro e attraverso la comunione tra Chiese sorelle. E da qui vengono anche la grazia e la responsabilità di una nuova visione e realizzazione della mondialità e della grande questione della giustizia e della pace!Come si vede, sto declinando il riferimento alla comunione ecclesiale in termini di universalità, ma tale riferimento si fa subito anche estremamente “domestico”, perché ci tocca nella concreta comunione che di fatto esiste – o non esiste – nelle e tra le nostre Chiese, nelle e tra le nostre diverse realtà ecclesiali. Da parte mia ritengo quanto mai appropriata e stimolante la rilettura ecclesiologica del comandamento biblico dell’«ama il prossimo tuo come te stesso», che con rigorosa logica si declina così: «ama la parrocchia altrui come la tua, la diocesi altrui come la tua, la Chiesa di altri Paesi come la tua, l’aggregazione altrui come la tua, ecc.». Sto forse esagerando e rifugiandomi in una specie di sogno, o non piuttosto confessando la bellezza e l’audacia della nostra fede? Non ci sono dubbi: nel mysterium Ecclesiae ciò è possibile, ciò è doveroso: non solo nell’intenzione e nella preghiera, ma anche nella concretezza dell’azione.Per concludere questo primo spunto, rilevo come proprio a questo livello quotidiano possiamo cogliere l’intimo e inscindibile legame tra comunione e missione, tra missione e comunione. Sono assolutamente inseparabili: simul stant vel cadunt. Secondo la categorica parola di Gesù, anzi secondo la sua appassionata preghiera: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Giovanni 17,21). La Christifideles laici così chiosa il testo evangelico: «In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa stessa missione» (n. 31).2. Il secondo spunto vuole rileggere la Chiesa quale “comunione nella varietà per l’unità e l’universalità” in più diretto riferimento alle persone che della Chiesa sono “le pietre vive”: alle persone nella concretezza del loro stato e condizione di vita, di vocazioni, di doni e compiti, di ministeri, ecc. È l’unico popolo di Dio nella sua eccezionale varietà. Sono tutti i Christifideles. Sono i presbiteri e diaconi, le persone consacrate, i laici.Ma nella Chiesa – che come memoria vivente di Gesù, il Verbo incarnato, è composta di uomini e donne concreti – la comunione donata e richiesta dal Signore può e deve essere vissuta e testimoniata non soltanto nella modulazione specificamente ecclesiale (in rapporto alle categorie ora ricordate), MA ANCHE IN UNA SUA MODULAZIONE ANTROPOLOGICA E SOCIALE. Ma proprio nella Chiesa, in una maniera nuova e rinnovatrice, può e deve realizzarsi la comunione più variegata e talvolta più difficile: è, per esemplificare, la comunione tra uomini e donne, giovani e adulti, ricchi e poveri, studenti e maestri, sani e malati, potenti e deboli, vicini e lontani, cittadini del paese e cittadini del mondo, giudei e greci, schiavi e liberi (per usare le parole dell’apostolo: cfr. Galati 3,28), fortunati e disperati, ecc.E per ritornare alla modulazione propriamente ecclesiale della comunione, al di là dei tanti passi positivi compiuti nella nostra Chiesa, siamo consapevoli che l’essere oggi “testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo” domanda una comunione missionaria tra le diverse categorie di fedeli più compattata e dinamica, più libera e insieme strutturata, più convinta e convincente, più visibile e credibile. Non si dà testimonianza cristiana al di fuori o contro la comunione ecclesiale!Una comunione, questa – lo dobbiamo marcare con forza –, che nel suo spirito interiore e nel suo realizzarsi storico fiorisce e fruttifica sempre e solo come triade indivisa e indivisibile di COMUNIONE-COLLABORAZIONE-CORRESPONSABILITA’. La comunione ecclesiale conduce alla collaborazione: dall’anima e dal cuore alle mani, AI GESTI CONCRETI DELLA VITA, ALLE INIZIATIVE INTRAPRESE, IN UNA PAROLA AL DONO RECIPROCO E AL SERVIZIO VICENDEVOLE. (cfr. Romani 12,9ss). E, a loro volta, comunione e collaborazione non possono non portare a forme di vera e propria corresponsabilità, perché L’INCONTRO E IL DIALOGO sono tra soggetti coscienti e liberi, tra le menti che valutano la realtà e le volontà che liberamente affrontano e forgiano la realtà stessa, e dunque nell’ambito del discernimento e della decisione evangelici-pastorali. Certo, una corresponsabilità nella quale sono diverse le competenze e diversi i ruoli dei vari membri della Chiesa, ma sempre un’autentica corresponsabilità.È in questo contesto e secondo questo spirito che è più che legittimo, anzi doveroso il richiamo alla specificità dei vari stati di vita, vocazioni e missioni nella Chiesa. Infatti, solo nel confronto e nell’incontro e nel riferimento all’unità e universalità la specificità può essere custodita, promossa ed esaltata: diviene cioè ricchezza per tutta la Chiesa. Secondo la parola dell’apostolo: «A CIASCUNO E’ DATA UNA MANIFESTAZIONE PARTICOLARE DELLO SPIRITO PER L’UTILITA’ COMUNE> » (1 Corinzi 12,7). E secondo la parola di papa Benedetto XVI: «Al di là dell’affermazione del diritto alla propria esistenza, deve sempre prevalere, con indiscutibile priorità, l’edificazione del Corpo di Cristo in mezzo agli uomini» (Al II Congresso dei Movimenti ecclesiali, 22 maggio 2006).IL NOSTRO CONVEGNO E’ CHIAMATO QUI A DIRE UNA PAROLA, MOLTO ATTESA E DOVEROSA, SUI CHRISTIFIDELS LAICI, SUI LAICI E SUL LAICATO. Occorrerebbe, forse, un’intera Prolusione ad hoc. Ma pur rapidamente esprimo qualche convinzione e qualche urgenza per la Chiesa in Italia e per il nostro Paese.Inizio con una parola che è di quasi vent’anni fa: è venuta l’ora nella quale «la splendida ‘teoria’ sul laicato espressa dal Concilio possa diventare un’autentica “PRASSI» (Christifidels laici, 2). E L’ORA E’ APERTA, CONSERVA TUTTA LA SUA URGENZA, MA VA ACCELERATAE nel senso di coglierne l’intera ricchezza di grazia e di responsabilità per la missione evangelizzatrice della Chiesa e per il servizio al bene comune della società, in una parola per la testimonianza cristiana e umana nell’attuale situazione del mondo.Sento poi di dover esprimere stima e gratitudine per la testimonianza evangelica e civile che tantissimi laici e il laicato nelle sue varie forme, grazie alla loro propria e peculiare co-appartenenza alla Chiesa e al mondo, hanno dato e continuano a dare a Gesù Risorto e all’avvento del suo Regno nella storia, e dunque NELLE PIU’ DIVERSE PROBLEMATICHE, realtà e strutture terrene e temporali.Il disegno di Cristo circa la sua Chiesa domanda a tutti noi di rinnovare il nostro riconoscimento cordiale e gioioso del posto e del compito comuni e specifici dei fedeli laici: il riconoscimento cioè del diritto – in chiave ecclesiale e quindi nel suo senso più originale e forte e nel suo spirito evangelico di glorioso servizio – e insieme il riconoscimento della responsabilità. L’affermazione è teorica, ma proprio per questo ognuno di noi può coglierne le implicazioni di vita e di azione nella Chiesa e nella società.È anche necessario un rinnovato impegno delle nostre Chiese e realtà ecclesiali per sviluppare una più ampia e profonda opera formativa dei laici – singoli e aggregati – che assicuri loro quell’animazione spirituale, quella passione pastorale e quello slancio culturale che li rende pronti e decisi (e aggiungerei: competenti, dialoganti, coerenti, operativi e coraggiosi) nella loro tipica testimonianza evangelica e umana al servizio del bene comune, in specie NEL CAMPO FAMILIARE, SOCIALE, ECONOMICO-FINANZIARIO, CULTURALE, MEDIATICO E POLITICO, e tutto ciò nell’ambito del Paese, dell’Europa e del mondo. Il Convegno ci offre una meta e un programma di grande respiro e insieme di singolare concretezza quotidiana – e dunque di riferimento ALLE SACROSANTE RICHIESTE DELLA GENTE, dei poveri in particolare –, là dove ci apre alla riflessione e all’impegno sulla vita affettiva, sul lavoro e la festa, sulla fragilità umana, sulla trasmissione dei valori, sulla cittadinanza.In questa prospettiva si fa logico e straordinariamente bello, confortante, stimolante ricordare a tutti i laici che nella Chiesa identica è la missione evangelizzatrice e ancor più la vocazione alla santità, alla “misura alta” della vita cristiana ordinaria (cfr. Novo millennio ineunte, 31). Ciò vale per tutti, anche per i politici cristiani. Mi rimangono indimenticabili le parole di Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Octogesima adveniens, 46).3. Un ultimo spunto riguarda la comunione ecclesiale nel suo rapporto con la speranza cristiana. Questa tocca sì l’individuo e le sue personali attese, ma coinvolge anche le comunità nelle loro aspettative. La Chiesa stessa, sappiamo, si configura come “popolo pellegrinante” verso la comunione piena e definitiva con Dio (cfr. Lumen gentium, 9). E i contenuti tipici della fede cristiana sopra ricordati – quelli, in particolare, della risurrezione di Gesù il crocifisso, la vita eterna e la beatitudine –, offrendo una intelligenza nuova e un vissuto nuovo ai membri della comunità cristiana, non possono non ripercuotersi sulla comunione ecclesiale, nel suo dinamismo operativo e nelle sue caratteristiche: è una comunione ecclesiale segnata dalla speranza, dono dello Spirito di Cristo.In particolare, è lo Spirito santo – come vinculum amoris tra il Padre e il Figlio, tra la divinità e la carne umana di Cristo, tra il Signore Gesù crocifisso e risorto e la sua Chiesa – il principio sorgivo della comunione ecclesiale – varia, unita e universale – e insieme la legge nuova e la risorsa permanente per la sua quotidiana realizzazione storica. Emergono così la gratuità e la serietà della comunione ecclesiale: proprio perché segnata dalla speranza che viene dallo Spirito, ESSA E’ UN DONO E UN COMPITO. È allora la forza dello Spirito che sostiene – AL DI LA’ DI RITARDI, LENTEZZE, ERRORI, MANCANZE, – il cammino della comunità cristiana verso una comunione autentica e costantemente tesa alla sua perfezione.Potremmo dire che, connotata dalla tensione escatologica, LA COMUNIONE ECCLESIALE PUO’ RITROVARE L’UMILTA’ E LA CONVERSIONE DI FRONTE ALLE SUE DIVERSE FORME DI LACERAZIONE, PUO’ FARSI PIU’ RICCA DI VIGILANZA E DI DESIDERIO DI SLANCIO OPERATIVO, può aprirsi all’audacia profetica di una singolare libertà e di una grande snellezza nei suoi cammini e passi nelle varie vicende storiche. Cito dalla Lettera apostolica Orientale Lumen: «Se la Tradizione ci pone in continuità con il passato, l’attesa escatologica ci apre al futuro di Dio. Ogni Chiesa deve lottare contro la tentazione di assolutizzare ciò che compie e quindi di autocelebrarsi o di abbandonarsi alla tristezza. Ma il tempo è di Dio, e tutto ciò che si realizza non si identifica mai con la pienezza del Regno, che è sempre dono gratuito» (n. 8).La testimonianza: di tutti i cristiani e di ogni giornoGiungiamo finalmente al cuore del Convegno: alla testimonianza di Gesù Risorto, che è dono e compito di tutti i cristiani ed è questione di ogni giorno.La tirannia del tempo mi offre, lasciando a chi lo desidera la lettura del testo scritto, la libertà di limitarmi al semplice indice o poco più. Del resto, è l’intero Convegno, con la ricchezza della sua preparazione ed ora della celebrazione che si apre, un corale approfondimento dei contenuti, delle forme e degli spazi della testimonianza cristiana.1. La testimonianza cristiana è generata e sostenuta dalla fede in Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto e il Veniente. È la fede cristiana nella sua unitotalità, nella sua triplice e inscindibile dimensione di fede professata-celebrata-vissuta. È, dunque, la fede che sta in ascolto della Parola di Dio, che celebra ed esperimenta l’incontro vivo e personale con Gesù Cristo nella sua Chiesa con il Sacramento e la preghiera, che si fa “carne della propria carne” nel vissuto di ogni giorno.Così la testimonianza cristiana, per essere vera e autentica, ha assoluto bisogno della Parola e del Sacramento, dei quali proprio il vissuto del credente deve dirsi frutto, verifica, “compimento”. In questo senso si deve riprendere la prospettiva indicata nella “Traccia” (cfr. Allegato) e più volte ricordata nella Prolusione: la testimonianza è questione globale e unitaria di spiritualità, di pastorale e di cultura, perché per interiore esigenza e di fatto essa scaturisce dalle radici vive e vivificanti di una intensa spiritualità, si esprime nell’agire pastorale-missionario della Chiesa e dei credenti e TROVA NELLA CULTURA LO STRUMENTO E INSIEME LA FORZA PER “APRIRSI” E “DIALOGARE” CON I LINGUAGGI E LE ESPERIENZE DELLA VITA DI OGNI UOMO. Ci troviamo dunque di fronte a tre realtà, più tre dimensioni, che vanno profondamente saldate insieme.In particolare, la cultura viene intesa «come capacità della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un ORIZZONTE DI SENSO, di essere con la stessa esistenza un PUNTO DI RIFERIMENTO CREDIBILE per chi cerca una risposta alle esigenze complesse e multiformi che segnano la vita».In questo senso il vissuto, come testimonianza, si configura come sintesi finale di un processo di DISCERNIMENTO EVANGELICO CHE SI SNODA ATTRAVERSO LE FASI DEL LEGGERE E INTERPRETARE I SEGNI DI SENSO O DI SPERANZA, DEL DECIDERSI CON SCELTE LIBERE E RESPONSABILI PER OFFRIRE SENSO E SEMINARE SPERANZA, DELL’IMPEGNARSI IN ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI CONCRETI, E DUNQUE IN OPERE DI SPERANZA, giungendo sino a una specie di coraggiosa “organizzazione della speranza” anche sotto il profilo comunitario e strutturale.IN QUESTA LINEA LA TESTIMONIANZA, CHE PASSA ATTRAVERSO IL DISCERNIMENTO, PRESUPPONE UN UMILE E FORTE ESAME DI COSCIENZA E DIVIENE IL FRUTTO DI UNA VERA E PROPRIA CONVERSIONE: a Cristo e all’uomo!2. LA TESTIMONIANZA PUNTA COME A SUO SPECIFICO SUL VISSUTO, SUL VISSUTO ESISTENZIALE, QUELLO “CONCRETO” NEL SENSO DI UNA FITTA SERIE DI ELEMENTI CHE “CRESCONO INSIEME” ALLA E NELLA PERSONA, ALLA E NELLA COMUNITA’, QUINDI NEL SENSO FONDAMENTALE DELLA RELAZIONE INTERPERSONALE E SOCIALE DENTRO LE VICENDE E SITUAZIONI STORICHE E I PIU’ DIVERSI AMBITI DELLA VITA. ANCHE QUELLI MESIS A TEMA DAL CONVEGNO. SONO AMBITI, QUESTI, TRASVERSALI, CHE INTRECCIANDOSI TRA LORO SI SITUANO – IN MODO UNICO E IRRIPETIBILE – NELLA SINGOLA PERSONA E NEL SUO TESSUTO RELAZIONALE. Ora, vissuti nella testimonianza evangelica dei cristiani, questi ambiti delineano un volto concreto e “popolare” di Chiesa missionaria, un volto di Chiesa fortemente radicato nel territorio e presente nei passaggi fondamentali dell’esistenza: quello cioè di una COMUNITA’ COL VOLTO DI FAMIGLIA, costruita attorno all’Eucaristia e alla domenica, forte delle sue membra più deboli, in cui le diverse generazioni si frequentano, DOVE TUTTI HANNO CITTADINANZA E CONTRIBUISCONO A EDIFICARE LA CIVILTA’ DELLA VERITA’ E DELL’AMORE. Come si vede, il vissuto fa riferimento all’UOMO REALE, che nella sua prima enciclica Giovanni Paolo II qualifica come «ogni uomo, IN TUTTA LA SUA IRRIPETIBILE REALTA’ DELL’ESSERE E DELL’AGIRE, DELL’INTELLETTO E DELLA VOLONTA’, DELLA COSCIENZA E DEL CUORE. L’uomo, nella sua singolare realtà (perché è “PERSONA”), ha una propria storia della sua vita e, soprattutto, una propria storia della sua anima… L’uomo, nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale e sociale – nell’ambito della propria famiglia, nell’ambito di società e di contesti tanto diversi, nell’ambito della propria nazione, o popolo (e, forse, ancora solo del clan, o tribù), nell’ambito di tutta l’umanità – QUEST’UOMO E’ LA PRIMA STRADA CHE LA CHIESA DEVE PERCORRERE NEL COMPIMENTO DELLA SUA MISSIONE: EGLI E’ LA PRIMA E FONDAMENTALE VIA DELLA CHIESA, VIA TRACCIATA DA CRISTO STESSO, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione» (Redemptor hominis, 14).LA TESTIMONIANZA, DUNQUE, FA TUTT’UNO CON LA VITA QUOTIDIANA DELL’UOMO: IL VISSUTO UMANO E’ LO SPAZIO STORICO E INSIEME LA FORMA NECESSARIA DELLA TESTIMONIANZA..3. Ma qual è la forma specifica della testimonianza, e più precisamente della testimonianza cristiana? Ora, se a decidere LA RISPOSTA GENERALE E’ LA COERENZA – cioè il vissuto in sintonia con i valori ideali e con le esigenze morali delle persone e della comunità –, la risposta propria della testimonianza cristiana è la COERENZA CON LA GRAZIA E LE RESPONSABILITA’ che ci vengono dall’incontro vivo e personale con Gesù Cristo morto e risorto, dall’OBBEDIENZA ALLA SUA PAROLA obbedienza alla sua parola, dalla sequela del SUO STILE DI VITA, DI MISSIONE E DI DESTINO. NON CI SONO ALTERNATIVE! Solo con il nostro vissuto quotidiano possiamo confessare la nostra fede in Cristo e rendergli testimonianza. La prima, necessaria, irrinunciabile, possibile e doverosa testimonianza al Vangelo è LA VITA DI OGNI GIORNO, una vita nella quale “seguiamo Cristo”, ci “rivestiamo” di lui, SIAMO MOSSI DALLA SUA CARITA’ , ascoltiamo la sua parola, obbediamo alla sua legge, entriamo in comunione di vita con lui, diventiamo suoi “amici”, ci lasciamo animare e guidare dal suo Spirito. In una parola, VIVIAMO NELLA GRAZIA DI DIO e camminiamo verso la santità.Potremmo fare sintesi dicendo che testimone è chi vive nella logica delle beatitudini evangeliche. E QUESTO IN OGNI SITUAZIONE, ANCHE LA PIU’ COMPLESSA E DIFFICILE E INEDITA; A QUALSIASI COSTO, ANCHE DELLA RINUNCIA E DEL MASSIMO CORAGGIO, ANCHE DI VENIR INCOMPRESO, IRRISO, EMARGINATO E RIFIUTATO. Anche a prezzo del martirio, nelle sue più diverse forme. Al riguardo ci sono, infatti, parole inequivocabili di Cristo che non possiamo zittire: sono lì sempre scritte nel suo Vangelo, sempre stampate a fuoco nel nostro cuore dal suo Spirito. Il richiamo ci viene risvegliato in continuità dal fenomeno sempre in atto dei grandi e piccoli martiri della fede. Pure il Concilio, facendo eco alla voce di sant’Agostino, ci ammonisce dicendo che «la Chiesa “prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Corinzi 11,26)» (Lumen gentium, 8).Senza dimenticare che la beatitudine della persecuzione è da Cristo segnata da una sua originalissima gioia: non solo futura, ma già ora operante. «BEATI VOI - Beati voi – così proclama il Signore Gesù – QUANDO GòI UOMINI VI ODIERANNO E QUANDO VI METTERANNO AL BANDO E VI INSULTERANNO E RESPINGERANNO IL VOSTRO NOME COME SCELLERATO a causa del Figlio dell’uomo. RALLEGRATEVI IN QUEL GIORNO ED ESULTATE, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli» (Luca 6,22-23).E PERCHE’ NON RILANCIARE UNA RINNOVATA “SPIRITUALITA’ DELLA GIOIA CRISTIANA, L’UNICA CAPACE DI SCUOTERE UN MONDO ANNOIATO E DISTRATTO? Non c’è bisogno, a questo punto, di offrire una qualche riflessione sul rapporto tra la testimonianza e la speranza cristiana. Proprio il testimone – in specie il martire – costituisce l’incarnazione più radicale e il vertice supremo della speranza: per amore di Cristo, egli è pronto a donare nel sangue la propria vita (cfr. Esortazione Ecclesia in Europa, 13).E ora l’ultima parola. Non è da me, ma viene da lontano, dall’Oriente, da un vescovo martire dei primi tempi della Chiesa, da sant’Ignazio di Antiochia. Desidero che la sua voce risuoni in questa Arena e pronunci ancora una volta una parola d’estrema semplicità, ma capace di definire nella forma più intensa e radicale la grazia e la responsabilità che come Chiesa in Italia chiediamo di ricevere da questo Convegno.E che, per dono di Dio, il cuore di ciascuno di noi ne sia toccato e profondamente rinnovato!Ascoltiamo: «QUELLI CHE FANNO PROFESSIONE DI APPARTENERE A CRISTO SI RICONOSCERANNO DALLE LORO OPERE. ORA NON SI TRATTA DI FARE UNA PROFESSIONE DI FEDE A PAROLE, MA DI PERSEVERARE NELLA PRATICA DELLA FEDE SINO ALLA FINE. E’ MEGLIO ESSERE CRISTIANO SENZA DIRLO, CHE PROCLAMARLO SENZA ESSERLO” (Lettera agli Efesini).

FINE DELLA PROLUSIONE

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Gli emoticons presenti nella mia mail precedente sono del tutto casuali, verificatisi per errore. Grazie.

Mario Samarughi

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e che ci meritiamo, perchè nessuno si muove e si indigna. Questa mattina il GR-1 della RAI delle ore 7.00 ha relegato come ultima la notizia che il Papa si recherà quest'oggi a Verona per il Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona al fine di leggere il proprio messaggio che indicherà il piano strategico della Chiesa Cattolica per i prossimi dieci anni. Si tratta di un Capo di Stato di particolare importanza, si tratta di un viaggio e di un messaggio di portata mondiale. Eppure la RAI lo ha messo in sgabuzzino.

Mario Samarughi

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Fax di No. 6 fogli URGENTISSIMO Il 19 ottobre 2006

Per Sua Eminenza Cardinale Camillo Ruini

Per Sua Eccellenza Monsignor Claudio Giuliodori

Per il dottor Dino Boffo

p.c. Per Loro Eminenze Cardinali : Bertone, Sodano, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori : John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci.

p.c. Sua Santità Papa Benedetto XVI

p.c. Sua Eminenza Cardinale Dionigi Tettamanzi

MITTENTE: Mario Samarughi Via Borea 41 19030 – Montemarcello (SP)

Sua Eminenza Cardinale Ruini, Sua Eccellenza Monsignor Giuliodori, Egregio dottor Boffo,

mi riferisco al messaggio di Sua Santità Papa Benedetto XVI in seno al Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, dallo stesso pronunciato il 19 ottobre scorso, e particolarmente ai seguenti passaggi:

“L’Italia di oggi si presenta a noi come un terreno PROFONDAMENTE BISOGNOSO e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, PERCHE’ PARTECIPA DI QUELLA CULTURA CHE PREDOMINA IN OCCIDENTE e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. SI HA COSI’ UN AUTENTICO CAPOVOLGIMENTO DEL PUNTO DI PARTENZA DI QUESTA CULTURA, CHE ERA UNA RIVENDICAZIONE DELLA CENTRALITA’ DELL’UOMO E DELLA SUA LIBERTA’. Nella medesima linea, L’ETICA VIENE RICONDOTTA ENTRO I CONFINI DEL RELATIVISMO E DELL’UTILITARISMO, CON L’ESCLUSIONE DI OGNI PRINCIPIO MORALE che sia valido e vincolante per se stesso.

Ed ancora:

“In concreto, perché l’esperienza della fede e dell’amore cristiano sia accolta e vissuta e si trasmetta da una generazione all’altra, UNA QUESTIONE FONDAMENTALE E DECISIVA E’ QUELLA DELL’EDUCAZIONE DELLA PERSONA. Occorre preoccuparsi della formazione della sua intelligenza, senza trascurare quelle della sua libertà e capacità di amare. E per questo è necessario il ricorso anche all’aiuto della Grazia. Solo in questo modo si potrà contrastare efficacemente quel rischio per le sorti della famiglia umana che è costituito dallo SQUILIBRIO TRA LA CRESCITA TANTO RAPIDA DEL NOSTRO POTERE TECNICO E LA CRESCITA BEN PIU’ FATICOSA DELLE NOSTRE RISORSE MORALI. Un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà. Da questa sollecitudine per la persona umana e la sua formazione vengono i nostri "no" a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi "no" sono piuttosto dei "sì" all’amore autentico, alla realtà dell’uomo come è stato creato da Dio”.

Alla luce di quanto sopra, soprattutto laddove è stato fortemente messo in causa il “potere tecnico” ed è stata data particolare importanza al tema della “educazione”, levando un forte “No” alla “contraffazione della libertà, sono qui a chiedere per l’ennesima volta che la C.E.I.e “Avvenire” facciano finalmente proprio il caso relativo all’invenzione “Tasto Blind” da me realizzata, denunciandolo pubblicamente a chiare lettere e perorando la causa su cui si fonda detta invenzione, ovvero la totale impossibilità di controllo del video del televisore, diversamente da quanto invece da sempre avviene per quanto concerne l’audio).

Tale mia richiesta è in forza, anche, di quanto pronunciato da Sua Eminenza Cardinale Dionigi Tettamanzi nella propria Prolusione con la quale è statoaperto il suddetto Convegno di Verona, e particolarmente dei seguenti passaggi:

“Si fa qui inevitabile, e insieme quanto mai interessante, l’intreccio tra la speranza cristiana e la questione antropologica, che si è riproposta in modo particolarmente acuto nella nostra cultura. Non sto parlando soltanto della cultura cosiddetta “alta” – appannaggio dei filosofi e teologi, degli scienziati e tecnocrati, degli uomini dell’economia-finanza-politica-comunicazione sociale, ecc. –, MA NON MENO DELLA CULTURA CHE CONTAGIA E MODULA OGNI PERSONA E OGNI GRUPPO SOCIALE NELLA LORO ESISTENZA QUOTIDIANA”.

Ed ancora:

Si apre oggi con più forza a tutta la nostra Chiesa in Italia il compito di elaborare – con un’interpretazione che sappia intrecciare fede e ragione, teoria e prassi, spiritualità e pastoralità, identità e dialogo – UNA RINNOVATA FIGURA ANTROPOLOGICA sotto il segno della speranza. Esiste infatti, in sintonia con l’intellectus fidei, un intellectus spei, un’intelligenza della speranza – una vera speranza è realtà che è nella storia e la costruisce, e dunque NON PUO’ NON VEDERE, non leggere, non interpretare, non decidere, non toccare il vissuto concreto dell’uomo – da cui deriva un sapere della speranza che si ripercuote sulla questione antropologica. NON POTREBBE INCOMINCIARE DA QUI UNA SPECIE DI “SECONDA FASE” DEL PROGETTO CULTURALE IN ATTO NELLA NOSTRA CHIESA? UNA FASE CHE RIMETTA AL CENTRO LA PERSONA UMANA e il suo bisogno vitale e insopprimibile, appunto la speranza, come rilevava in modo incisivo sant’Ambrogio..?”.

Ed ancora:

“Ma nella Chiesa – che come memoria vivente di Gesù, il Verbo incarnato, è composta di uomini e donne concreti – la comunione donata e richiesta dal Signore può e deve essere vissuta e testimoniata non soltanto nella modulazione specificamente ecclesiale (in rapporto alle categorie ora ricordate), MA ANCHE IN UNA SUA MODULAZIONE ANTROPOLOGICA E SOCIALE. Ma proprio nella Chiesa, in una maniera nuova e rinnovatrice, può e deve realizzarsi la comunione più variegata e talvolta più difficile: è, per esemplificare, la comunione tra uomini e donne, giovani e adulti, ricchi e poveri, studenti e maestri, sani e malati, potenti e deboli, vicini e lontani, cittadini del paese e cittadini del mondo, giudei e greci, schiavi e liberi (per usare le parole dell’apostolo: cfr. Galati 3,28), fortunati e disperati, ecc…. Una comunione, questa – lo dobbiamo marcare con forza –, che nel suo spirito interiore e nel suo realizzarsi storico fiorisce e fruttifica sempre e solo come triade indivisa e indivisibile di COMUNIONE-COLLABORAZIONE-CORRESPONSABILITA’. La comunione ecclesiale conduce alla collaborazione: dall’anima e dal cuore alle mani, AI GESTI CONCRETI DELLA VITA, ALLE INIZIATIVE INTRAPRESE, IN UNA PAROLA AL DONO RECIPROCO E AL SERVIZIO VICENDEVOLE. (cfr. Romani 12,9ss). E, a loro volta, comunione e collaborazione non possono non portare a forme di vera e propria corresponsabilità, perché L’INCONTRO E IL DIALOGO… «A CIASCUNO E’ DATA UNA MANIFESTAZIONE PARTICOLARE DELLO SPIRITO PER L’UTILITA’ COMUNE> » (1 Corinzi 12,7”.

Ed ancora:

“IL NOSTRO CONVEGNO E’ CHIAMATO QUI A DIRE UNA PAROLA, MOLTO ATTESA E DOVEROSA, SUI CHRISTIFIDELS LAICI, SUI LAICI E SUL LAICATO. Occorrerebbe, forse, un’intera Prolusione ad hoc. Ma pur rapidamente esprimo qualche convinzione e qualche urgenza per la Chiesa in Italia e per il nostro Paese.

Inizio con una parola che è di quasi vent’anni fa: è venuta l’ora nella quale «la splendida ‘teoria’ sul laicato espressa dal Concilio possa diventare un’autentica “PRASSI» (Christifidels laici, 2). E L’ORA E’ APERTA, CONSERVA TUTTA LA SUA URGENZA, MA VA ACCELERATA… NEL CAMPO FAMILIARE, SOCIALE, ECONOMICO-FINANZIARIO, CULTURALE, MEDIATICO E POLITICO, e tutto ciò nell’ambito del Paese, dell’Europa e del mondo. Il Convegno ci offre una meta e un programma di grande respiro e insieme di singolare concretezza quotidiana – e dunque di riferimento ALLE SACROSANTE RICHIESTE DELLA GENTE, dei poveri in particolare –, là dove ci apre alla riflessione e all’impegno sulla vita affettiva, sul lavoro e la festa, sulla fragilità umana, sulla trasmissione dei valori, sulla cittadinanza.

Ed ancora:

, ESSA E’ UN DONO E UN COMPITO. È allora la forza dello Spirito che sostiene – AL DI LA’ DI RITARDI, LENTEZZE, ERRORI, MANCANZE, – il cammino della comunità cristiana verso una comunione autentica e costantemente tesa alla sua perfezione.

Potremmo dire che, connotata dalla tensione escatologica, LA COMUNIONE ECCLESIALE PUO’ RITROVARE L’UMILTA’ E LA CONVERSIONE DI FRONTE ALLE SUE DIVERSE FORME DI LACERAZIONE, PUO’ FARSI PIU’ RICCA DI VIGILANZA E DI DESIDERIO DI SLANCIO OPERATIVO…” © 2006

Ed infine:

“… NELLA CULTURA LO STRUMENTO E INSIEME LA FORZA PER “APRIRSI” E “DIALOGARE” CON I LINGUAGGI E LE ESPERIENZE DELLA VITA DI OGNI UOMO. Ci troviamo dunque di fronte a tre realtà, più tre dimensioni, che vanno profondamente saldate insieme.

In particolare, la cultura viene intesa «come capacità della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un ORIZZONTE DI SENSO, di essere con la stessa esistenza un PUNTO DI RIFERIMENTO CREDIBILE per chi cerca una risposta alle esigenze complesse e multiformi che segnano la vita».

In questo senso il vissuto, come testimonianza, si configura come sintesi finale di un processo di DISCERNIMENTO EVANGELICO CHE SI SNODA ATTRAVERSO LE FASI DEL LEGGERE E INTERPRETARE I SEGNI DI SENSO O DI SPERANZA, DEL DECIDERSI CON SCELTE LIBERE E RESPONSABILI PER OFFRIRE SENSO E SEMINARE SPERANZA, DELL’IMPEGNARSI IN ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI CONCRETI, E DUNQUE IN OPERE DI SPERANZA, giungendo sino a una specie di coraggiosa “organizzazione della speranza” anche sotto il profilo comunitario e strutturale.

IN QUESTA LINEA LA TESTIMONIANZA, CHE PASSA ATTRAVERSO IL DISCERNIMENTO, PRESUPPONE UN UMILE E FORTE ESAME DI COSCIENZA E DIVIENE IL FRUTTO DI UNA VERA E PROPRIA CONVERSIONE: a Cristo e all’uomo!

2. LA TESTIMONIANZA PUNTA COME A SUO SPECIFICO SUL VISSUTO, SUL VISSUTO ESISTENZIALE, QUELLO “CONCRETO” NEL SENSO DI UNA FITTA SERIE DI ELEMENTI CHE “CRESCONO INSIEME” ALLA E NELLA PERSONA, ALLA E NELLA COMUNITA’, QUINDI NEL SENSO FONDAMENTALE DELLA RELAZIONE INTERPERSONALE E SOCIALE DENTRO LE VICENDE E SITUAZIONI STORICHE E I PIU’ DIVERSI AMBITI DELLA VITA. ANCHE QUELLI MESIS A TEMA DAL CONVEGNO. SONO AMBITI, QUESTI, TRASVERSALI, CHE INTRECCIANDOSI TRA LORO SI SITUANO – IN MODO UNICO E IRRIPETIBILE – NELLA SINGOLA PERSONA E NEL SUO TESSUTO RELAZIONALE.

Ora, vissuti nella testimonianza evangelica dei cristiani, questi ambiti delineano un volto concreto e “popolare” di Chiesa missionaria, un volto di Chiesa fortemente radicato nel territorio e presente nei passaggi fondamentali dell’esistenza: quello cioè di una COMUNITA’ COL VOLTO DI FAMIGLIA, costruita attorno all’Eucaristia e alla domenica, forte delle sue membra più deboli, in cui le diverse generazioni si frequentano, DOVE TUTTI HANNO CITTADINANZA E CONTRIBUISCONO A EDIFICARE LA CIVILTA’ DELLA VERITA’ E DELL’AMORE. Come si vede, il vissuto fa riferimento all’UOMO REALE, che nella sua prima enciclica Giovanni Paolo II qualifica come «ogni uomo, IN TUTTA LA SUA IRRIPETIBILE REALTA’ DELL’ESSERE E DELL’AGIRE, DELL’INTELLETTO E DELLA VOLONTA’, DELLA COSCIENZA E DEL CUORE. L’uomo, nella sua singolare realtà (perché è “PERSONA”), ha una propria storia della sua vita e, soprattutto, una propria storia della sua anima… L’uomo, nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale e sociale – nell’ambito della propria famiglia, nell’ambito di società e di contesti tanto diversi, nell’ambito della propria nazione, o popolo (e, forse, ancora solo del clan, o tribù), nell’ambito di tutta l’umanità – QUEST’UOMO E’ LA PRIMA STRADA CHE LA CHIESA DEVE PERCORRERE NEL COMPIMENTO DELLA SUA MISSIONE: EGLI E’ LA PRIMA E FONDAMENTALE VIA DELLA CHIESA, VIA TRACCIATA DA CRISTO STESSO, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione» (Redemptor hominis, 14).

LA TESTIMONIANZA, DUNQUE, FA TUTT’UNO CON LA VITA QUOTIDIANA DELL’UOMO: IL VISSUTO UMANO E’ LO SPAZIO STORICO E INSIEME LA FORMA NECESSARIA DELLA TESTIMONIANZA..

3. Ma qual è la forma specifica della testimonianza, e più precisamente della testimonianza cristiana? Ora, se a decidere LA RISPOSTA GENERALE E’ LA COERENZA – cioè il vissuto in sintonia con i valori ideali e con le esigenze morali delle persone e della comunità –, la risposta propria della testimonianza cristiana è la COERENZA CON LA GRAZIA E LE RESPONSABILITA’ che ci vengono dall’incontro vivo e personale con Gesù Cristo morto e risorto, dall’OBBEDIENZA ALLA SUA PAROLA obbedienza alla sua parola, dalla sequela del SUO STILE DI VITA, DI MISSIONE E DI DESTINO. NON CI SONO ALTERNATIVE! Solo con il nostro vissuto quotidiano possiamo confessare la nostra fede in Cristo e rendergli testimonianza. La prima, necessaria, irrinunciabile, possibile e doverosa testimonianza al Vangelo è LA VITA DI OGNI GIORNO, una vita nella quale “seguiamo Cristo”, ci “rivestiamo” di lui, SIAMO MOSSI DALLA SUA CARITA’ , ascoltiamo la sua parola, obbediamo alla sua legge, entriamo in comunione di vita con lui, diventiamo suoi “amici”, ci lasciamo animare e guidare dal suo Spirito. In una parola, VIVIAMO NELLA GRAZIA DI DIO e camminiamo verso la santità.

Potremmo fare sintesi dicendo che testimone è chi vive nella logica delle beatitudini evangeliche. E QUESTO IN OGNI SITUAZIONE, ANCHE LA PIU’ COMPLESSA E DIFFICILE E INEDITA; A QUALSIASI COSTO, ANCHE DELLA RINUNCIA E DEL MASSIMO CORAGGIO, ANCHE DI VENIR INCOMPRESO, IRRISO, EMARGINATO E RIFIUTATO. Anche a prezzo del martirio, nelle sue più diverse forme. Al riguardo ci sono, infatti, parole inequivocabili di Cristo che non possiamo zittire: sono lì sempre scritte nel suo Vangelo, sempre stampate a fuoco nel nostro cuore dal suo Spirito. Il richiamo ci viene risvegliato in continuità dal fenomeno sempre in atto dei grandi e piccoli martiri della fede. Pure il Concilio, facendo eco alla voce di sant’Agostino, ci ammonisce dicendo che «la Chiesa “prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Corinzi 11,26)» (Lumen gentium, 8).

Senza dimenticare che la beatitudine della persecuzione è da Cristo segnata da una sua originalissima gioia: non solo futura, ma già ora operante. «BEATI VOI - Beati voi – così proclama il Signore Gesù – QUANDO GòI UOMINI VI ODIERANNO E QUANDO VI METTERANNO AL BANDO E VI INSULTERANNO E RESPINGERANNO IL VOSTRO NOME COME SCELLERATO a causa del Figlio dell’uomo. RALLEGRATEVI IN QUEL GIORNO ED ESULTATE, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli» (Luca 6,22-23).

E PERCHE’ NON RILANCIARE UNA RINNOVATA “SPIRITUALITA’ DELLA GIOIA CRISTIANA, L’UNICA CAPACE DI SCUOTERE UN MONDO ANNOIATO E DISTRATTO? Non c’è bisogno, a questo punto, di offrire una qualche riflessione sul rapporto tra la testimonianza e la speranza cristiana. Proprio il testimone – in specie il martire – costituisce l’incarnazione più radicale e il vertice supremo della speranza: per amore di Cristo, egli è pronto a donare nel sangue la propria vita (cfr. Esortazione Ecclesia in Europa, 13).

E ora l’ultima parola. Non è da me, ma viene da lontano, dall’Oriente, da un vescovo martire dei primi tempi della Chiesa, da sant’Ignazio di Antiochia. Desidero che la sua voce risuoni in questa Arena e pronunci ancora una volta una parola d’estrema semplicità, ma capace di definire nella forma più intensa e radicale la grazia e la responsabilità che come Chiesa in Italia chiediamo di ricevere da questo Convegno.

E che, per dono di Dio, il cuore di ciascuno di noi ne sia toccato e profondamente rinnovato!

Ascoltiamo: «QUELLI CHE FANNO PROFESSIONE DI APPARTENERE A CRISTO SI RICONOSCERANNO DALLE LORO OPERE. ORA NON SI TRATTA DI FARE UNA PROFESSIONE DI FEDE A PAROLE, MA DI PERSEVERARE NELLA PRATICA DELLA FEDE SINO ALLA FINE. E’ MEGLIO ESSERE CRISTIANO SENZA DIRLO, CHE PROCLAMARLO SENZA ESSERLO” (Lettera agli Efesini)

Con rispetto.

Mario Samarughi

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Il problema del bullismo ed in generale della violenza dei giovani e giovanissimi - e quindi il problema della TV violenta - , è arrivato ad interessare l’antimafia. Infatti, è notizia di alcuni giorni fa, su “Avvenire” del 24 ottobre scorso (“Fioroni: la legalità s’impara in classe”), che il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha insediato presso il suo ministero il “Comitato Nazionale Scuola e Legalità”, di cui fanno parte Maria Falcone ed il procuratore generale antimafia di Palermo Piero Grasso.

Mario Samarughi

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Fax di no. 1 f oglio URGENTISSIMO Il 30 ottobre 2006

Sua Eminenza Cardinale Dionigi Tettamanzi

p.c. Sua Santità Papa Benedetto XVI

Mittente: Mario Samarughi Via Borea 41 19030 – Montemarcello (SP)

Sua Eminenza Cardinale Tettamanzi,

mi riferisco alla recentissima denuncia del Santo Padre nei confronti della pedofilia e della gravità di tale reato, ancor più se perpetrato dai preti.

A tal riguardo Le rammento la grande importanza, soprattutto a livello simbolico, della invenzione da me realizzata, di cui ad innumerevoli e più che annose mie lettere anche a Lei inviate, al fine di contrastare il voyeurismo, fenomeno dilangante ormai da più lustri ed anticamera diretta agli atti di pedofilia.

Orbene, alcuni giorni orsono, all’indomani della importantissima Prolusione da Lei pronunciata in occasione dell’apertura del Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, Prolusione che finalmente apriva alle istanze della gente, ho deciso di telefonarLe al fine sia di esprimere il mio profondo entusiasmo per le Sue parole, sia per conoscere la Sua posizione riguardo il mio caso, considerato il silenzio da Lei da sempre tenuto nei miei confronti.

Ho pertanto parlato con il Suo Segretario personale: grande è stata la mia sorpresa, nonché la mia amarezza, nel sentirmi dire dallo stesso che “Se non va, non va”, invitandomi pertanto a rinunciare a combattere la mia battaglia.

Il Suo Segretario continuava dicendo: “Cosa vuole, che il Cardinale si metta a fare una qualche telefonata a favore del Suo caso?. Si renderà conto che ciò non può essere! E poi, se il direttore di “Avvenire” non intende risponderLe, cosa vuol farci, non può mica forzarlo!”.

Lo stesso terminava dicendomi: “Ci pensi bene, molto bene, altrimenti davvero sarà preso per matto!” (nel caso in cui continuassi nella mia causa).

Sua Eminenza Cardinale Tettamanzi, invece di rispondere in tal modo, coerenza avrebbe voluto che il suddetto Suo Segretario si fosse limitato a dirmi che avrebbe riferito a Lei della mia telefonata e che poi, di lì a qualche giorno, fossero stati da Lei pubblicamente lanciati dardi di fuoco contro simile comportamento tenuto dal direttore di “Avvenire” e fosse stato da Lei invitato quest’ultimo ad interessarsi più che attivamente al caso in questione.

Ciò assolutamente non è stato, è stato invece l’esatto contrario, una ennesima non responsabile dichiarazione di non competenza, da me considerata del tutto non responsabile anche in quanto,tra l’altro, contro ogni minima cura nei riguardi del problema pedofilia, in generale.

Sono certo che quanto avvenuto e sopra illustrato derivi dal fatto che Lei ancora non ha fatto in tempo a “dare le consegne”, ovvero ad istruire i Suoi collaboratori riguardo il nuovo corso che intende seguire d’ora in avanti.

In caso contrario, non si potrà che dedurre che quanto da Lei pronunciato nella Sua Prolusione si ferma, ahimè, solo alle parole, senza minimamente che poi venga debitamente messo in atto “nella pratica” (alla quale “pratica proprio Lei ha dato assoluta importanza).

Con rispetto.

Mario Samarughi

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URGENTISSIMO ED IMPORTANTISSIMO: mi rivolgo a Vinci e ad Alessandro, ma anche a tutti voi. Probabilmente ne sarete a conoscenza, ma comunque vi informo che domenica scorsa il conduttore di “Buona Domenica” (Canale 5 Mediaset), Claudio Lippi, ha abbandonato la trasmissione in diretta in quanto disgustato e sdegnato del tipo di televisione fatta in detto programma. Una volta andatosene, ha invitato la gente a spegnere il televisore per cinque minuti domenica prossima 12 novembre, in segno di protesta. Ha inoltre invitato a postare dei messaggi a riguardo in seno al Forum del proprio sito www.claudiolippi.com (andate colà, cliccate sul “il sito” e poi cliccate su “Forum”. Il sottoscritto ha postato un proprio messaggio iniziale il 1° novembre (il più lungo di tutti) ove ha informato sul Blind e sul caso allegando la “Illustrazione”, i “Riconoscimenti ufficiali” e la “Bibliografia”. In data poi di oggi 5 novembre, visto che nessuno ha risposto, ha nuovamente postato un prorio ulteriore messaggio, che inizia con “URGENTISSIMO”. Contemporaneament, in data 11 novembre che in data di oggi 5 novembre, ha postato gli stessi messaggi direttamente alla e-mail di Claudio Lippi claudio@claudiolippi.com senza mai una risposta nemmeno da lui. QUANTO CHIEDO E’ QUESTO: VINCI E ALESSANDRO, POTRESTE INVIARE UN VOSTRO MESSAGGIO IN SENO A DETTO FORUM QUALI RAPPRESENTANTI DEL SITO DI PSICONLINE, SPEZZANDO UNA FRECCIA A FAVORE DEL MIO CASO E DEL BLIND? Ed inoltre. Tutti voi partecipanti al Forum di Psiconline, potreste anche voi postare vostri messaggi in seno al Forum di Claudio Lippi, sempre a favore del Blind? Grazie.

Mario Samarughi

Accludo qui di seguito i miei due messaggi postati nel Forum di Lippi:

MESSAGGIO DEL 01.11.06Il 01/11/2006, Mario Samarughi ha scritto:

Perchè non sponsorizzi il tasto "Blind" sul telecomando? Sono l'inventore, ed è da dieci anni che sto combattendo contro la lobby della pubblicità, che lo sta osteggiando ferocissimamente. Mi sono stati concessi sia il brevetto Usa (USPatent no. 5,999,229) che il brevetto europeo No. 0750420(per Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna, invano. Il brevetto giace in un cassetto, del tutto inutilizzato. Segue qui illustrazione nonchè elenco dei riconoscimenti ufficiali (notevolissimi) dal 1995 ad oggi. Sul Blind sono stati scritti oltre cinquanta articoli di giornale, definendolo una invenzione rivoluzionaria. Federico Zeri, il grande Zeri, la definì "una straordinaria invenzione". Pupi Avati è pienamente d'accordo. Da dieci anni i giornali che contano (Repubblica, Corriere, La Stampa ecc.) hanno mesos in atto il più totale blackout sul blind. Posseggo una collezione di lettere "eccellenti" a favore del Blind, da Tony Blair, a Jack Lang, ad Havel, a Otto Schily (ministro degli Interni tedesco), a Berlusconi, a D'Alema, ecc.- Pieno appoggio mi venne dato anche dalla CEI. Ecco l'illustrazione. Confido. Mario Samarughi Via Borea 41 19030 - Montemarcello (SP) tel.+fax: 0187.601358 cell.: 368.3731.575 ILLUSTRAZIONE INVENZIONE TASTO “BLIND” Oggetto: Invenzione tasto “Blind”sul telecomando di cui a Brevetto Europeo No. 0750420 concesso il 05.12.2001 per Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna; nonché di cui a Brevetto U.S.A. No. 5,999,229 concesso il 07.12.1999. Co-inventore assieme all’Ing. Massimo Mengarelli. Il sottoscritto è unico assegnatario dei suddetti brevetti. Scrivo nella mia qualità di inventore del tasto “Blind” sul telecomando, di cui ai brevetti in oggetto, già concessi. Consiste in un ulteriore tasto da essere aggiunto sul telecomando che permetta la eliminazione del video lasciando in funzione l’audio (il teleschermo risulterà come se il televisore fosse spento, senza più alcuna emissione di luce catodica). Permette quindi di “ascoltare” la televisione e solo di ascoltarla, senza alcun disturbo visivo. Detta funzione è allo stato attuale del tutto inesistente al mondo, sia a livello istantaneo che graduale. Anche se si azzera la luminosità, sia la luce catodica che l’immagine continuano ad essere presenti sul teleschermo, anche se più scure. Dal momento in cui accendiamo il televisore, siamo pertanto costretti ad usarlo sempre e comunque nella sua parte video e l’unica maniera per sopprimere il video è rappresentata dal tasto “Off” di spegnimento dell’intero apparecchio televisivo, con il risultato di sacrificare anche l’audio, magari di nostro gradimento. L’inventore americano della Televisione, nel 1917, si dimenticò di mettere l’interruttore per spegnere la luce!! Il “Blind” si identifica quindi come il tasto del tutto analogo ed opposto al ben noto tasto “Mute”. Il sottoscritto lo considera quale logica riparazione ad una grave omissione tecnica. La ragione principale per la quale ho realizzato il “Blind” consiste nel desiderio di colmare tale grossa lacuna riguardante funzione di primaria importanza, alla pari di quella espletata dal tasto “Mute” per l’audio. Il tasto “Blind” può comunque servire: 1°) per difendere sé e gli altri (minori) da immagini non gradite e/o comunque dannose, “rispedendole al mittente” senza con ciò dover rinunciare in toto a seguire il programma televisivo, continuandolo invece a seguire solo in audio; 2°) contro la “TV passiva” nei confronti dei minori: una autorevole ricerca del 2002, effettuata dal Censis assieme alla Ucsi (“Unione Cattolica Stampa Italiana”), appurava che il 60% degli Italiani tiene acceso il televisore tutto il giorno “per compagnia e/o per abitudine”, senza quasi mai vederlo. Ora, spesso si ha che i bambini si mettano a giocare nel salotto di casa, ove regna incontrastato il totem televisore, sempre acceso. I bambini si trovano pertanto e loro malgrado nella condizione di essere bombardati da un’enorme quantità di luce catodica e di orrende immagini - spesso di vera guerra - ripetute ossessivamente all’infinito. Grazie al tasto “Blind” il buon genitore potrebbe evitare loro di essere soggetti, del tutto gratuitamente, a tali torture psicologiche, senza con ciò dover rinunciare alla “compagnia”, dovuta all’audio che rimane; 3°) contro l’obesità infantile: è ormai appurato da parte dei pediatri americani che la ragione principale dell’obesità infantile risiede non solo nella quantità e qualità di cibo ingerito ma anche, nella stessa ugual misura ed importanza, nella quantità di tempo passato di fronte alla TV. L’inventore a questo proposito propone un “Blind”che operi automaticamente e che si attivi ogni 7 minuti per non più di 25 secondi, al fine di “risvegliare” il bambino dallo stato di “incantamento” visivo dovuto alla luce catodica. L’incantamento da luce catodica è stato appurato da studiosi americani, docenti universitari specializzati nei media (vedi articolo di Robert Kubey e Mihaly Csikszentmihalyi pubblicato sulla rivista “Scientific American” del febbraio 2002 con il titolo “Television Addiction is no mere metaphor” e ripreso poi un mese dopo, di sana pianta, dalla rivista italiana “Le Scienze” di marzo 2002 con il titolo “Teledipendenza: non solo una metafora”). 4°) per risparmiare energia elettrica: l’inventore propone un “Blind” che operi automaticamente e che mantenga il televisore nella condizione di “blind” fintanto che non via sia presenza alcuna nello spazio ove si trova l’apparecchio. Considerato che il consumo della luce catodica emessa dal teleschermo è di 20 Watts, ci sarebbe un risparmio in energia elettrica pari a 50 milioni di Euro ogni anno, soltanto per il Paese Italia, figurarsi poi quanto in tutto il mondo (calcolo effettuato per difetto). 5°) contro la teledipendenza: la validità del dispositivo è confermata anche da “Focus” di giugno 2002, versione italiana, no. 116, ove veniva pubblicato un importante articolo scritto da tre docenti universitari italiani specializzati nei media e nel problema “TV-Minori” ( articolo riguardante la suddetta ricerca americana sopra citata). In seno allo stesso veniva pubblicato dai tre suddetti studiosi un “Decalogo per chi non vuole essere drogato dalla televisione”. Al punto 4 di detto decalogo viene testualmente consigliato di “Provare ad usare la TV come una radio, senza guardarla cercando di immaginare tutto”. Gli autori di detto “Decalogo” sono: il Prof. Paolo Inghilleri, docente di Psicologia sociale presso l’Università di Verona, la Prof.ssa Nora Rizza, docente di Teoria della tecnica e del linguaggio radiotelevisivo presso la facoltà di Scienze della comunicazione di massa dell’Università di Bologna, la dott.ssa Antonella Delle Fave, docente di medicina presso l’Università statale di Milano. La validità del “Blind” è altresì confermata dalla seguente mail del Prof. Robert Kubey recentissimamente inviatami “Congratulations. I think this is a good idea and one that I am pleased to know about”. Ringrazio dell’attenzione. Mario Samarughi Elencazione Riconoscimenti ottenuti dal “Blind” negli anni 1°) Sul “Blind” sono state depositate in Parlamento, dal 1996, ben quattro diverse proposte di legge, di cui una approvata dalla Commissione bicamerale per l’Infanzia il 19.07.2000, al punto 27 della “Risoluzione 7-00024 De Luca Rapporto TV-Minori”. Invita il Governo ad “ipotizzare la sperimentazione, negli apparecchi televisivi, di dispositivi che, se aggiunti al normale telecomando, consentano di inibire l’immagine mantenendo inalterato l’audio”. L’emendamento non è decaduto. 2°) Sul “Blind” sono stati pubblicati, dal 1995 ad oggi, più di 50 articoli, in cui viene definito “una invenzione straordinaria”. Articoli sono apparsi anche su giornali stranieri. 3°) Il “Blind” è stato praticamente “istituzionalizzato: infatti, nel maggio 2003 la “Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, Organo istituzionale supremo a riguardo, pubblicava sul proprio sito Internet www.agcom.it un importante documento dal titolo “Progetto Speciale per la Tutela dei Minori” (dalla “TV violenta” ndr), in cui venivano dalla stessa elencati ed illustrati i dispositivi più importanti al mondo per il “filtraggio” dei contenuti televisivi audio e/o video. Orbene, detta lista comprende solamente nove dispositivi di cui sette made in Usa, uno europeo ed il nono ed ultimo che è il tasto “Blind” del sottoscritto. Lo stesso veniva illustrato in modo molto favorevole ed indicato come (testualmente) “Allo stato attuale l’unico dispositivo in grado di difendere dalle immagini trasmesse in diretta”(vedi all’indirizzo specifico .agcom.it/progettominori/dox/controllo_parentale_finale.pdf alle pagg. 11-12 del documento). 4°) Nel gennaio 2003 il “Blind” veniva presentato ufficialmente al Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre ove riscuoteva dalla platea la più ampia approvazione, accompagnata da applauso. 5°) Nell’ottobre 2000 il Consiglio Comunale della città di Andria (Bari) approvava alla unanimità una mozione urgente sul “Blind”, con cui veniva chiesto ai vertici delle istituzioni pubbliche nazionali nonché agli Organi competenti nella fattispecie di attivarsi affinché detto dispositivo fosse al più presto dato in dotazione all’utente televisivo. Ciò in quanto colà, nell’agosto 2000, era stata barbaramente uccisa una bambina di otto anni, Graziella Mansi, violentata e bruciata viva da alcuni ragazzotti del posto, “per noia esistenziale” (da cui quattro ergastoli). Psichiatri e criminologi tra i più autorevoli concordarono nell’imputare la televisione di essere concausa principale di tali efferati delitti giovanili.

MESSAGGIO NO. 2 DEL 04.11.06

URGENTISSIMO, IMPORTANTISSIMO, MIO MESSAGGIO RIVOLTO A CLAUDIO MA ANCHE A TUTTI I PARTECIPANTI DEL PRESENTE FORUM. DA OLTRE DIECI ANNI LA LOBBY DELLA TELEVISIONE MI HA MESSO IL BAVAGLIO. QUESTA SAREBBE L'OCCASIONE IDEALE PER PROMUOVERE LA MIA CAUSA, OVVERO IL TASTO BLIND SUL TELECOMANDO.

DUNQUE: Ieri sera, come saprete, c’ stato un blackout energetico in mezza Europa: cinque milioni di persone sono rimaste al buio per mezz’ora, dalla Germania alla Francia, ed anche all’ Italia. Chi scrive è l’inventore del tasto “Blind” sul telecomando, di cui a mio messaggio in questo Forum il 1° novembre scorso, ove spiegavo dettagliatamente in cosa detta invenzione consistre ed a cosa può servire. Spiegavo che potrebbe servire anche per risparmiare energia elettrica, per il fatto che la gente tiene acceso il televisore tutto il santo giorno senza quasi mai vederlo, solo “per compagnia e/o per abitudine”. E che quindi, se tutti quanti tenessimo il televisore in condizione di “blind” (audio acceso e video spento) per cinque ore al giorno, la “compagnia” continuerebbe ad essere assicurata dall’audio che rimane e contemporaneamente si avrebbe un risparmio, OGNI ANNO E SOLO PER QUANTO CONCERNE IL PAESE ITALIA, dai cento ai centocinquanta milioni di Euro. Ciò in quanto i, Italia ci sono ben trentacinque milioni di televisori. Figuratevi a quanto ammonterebbe il risparmio per tutto il mondo: considerato che nel mondo ci sono ben un miliardo e mezzo di televisori, il risparmio ammonterebbe a QUATTRO MILIARDI DI EURO. Forse meno, ma comunque sempre un risparmio incredibile. Ora, il mio messaggio del 1° novembre presumibilmente non se l’è letto nessuno, visto che non è stato ancora postato, a tutt’oggi, alcun commento a riguardo. Ho scritto personalmente a Claudio Lippi, già il 1° novembre, ed ancora ieri, invano: anche da lui nessun segnale. A cosa dunque serve una tale iniziativa, se ignora totalmente delle proposte di così grande importanza? (è sufficiente andare a leggere i “Riconoscimenti ufficiali ottenuti dal “Blind” dal 1995 ad oggi, in seno al mio messaggio iniziale). Sono certo che si tratti di una distrazione, cui si riparerà quanto prima. In caso contrario dovrò pensare che questa iniziativa è una bufala, in quanto amica delle lobby che ci vogliono tenere schiavi della TV e della luce catodica ed impedirci di usare la macchina televisore come meglio ci aggrada, perché no solo in audio utilizzandola solo per ascoltare, e non per vedere (per poi, sempre a proprio piacimento, ritornare a vedere attraverso una ulteriore semplice pressione del tasto Blind. Mi appello anche ai partecipanti a questo Foru: datemi una mano, nell’interesse di tutti quanti. La prova che i giornali fannoparte della lobby sta nel fatto che nessuno ha scritto una sola parola riguardo il mio messaggio sopra citato, nonostante che i giornalisti siano andati a leggere attentamente dentro a questo Forum, interessati sulla reazione della gente all’alzata di testa di Lippi. Continua pertanto il più vergognoso silenzio sul “Blind” che dura da undici anni, soprattutto da parte del Corriere della Sera, di Repubblica, della Stampa, del Messaggero, del Giornale, cui poi nell’arco del tempo si sono allineati tutti gli altri giornali, ivi compreso quello della Chiesa “Avvenire” (che vergogna!!!) che invece, dal 1995 al 2000 avevano pubblicato articoli anche di grande importanza. Questa è una realtà ben precisa, continuiate a non rispendere se pensate che sia la lobby ad avere ragione, e non io. Personalmente ritengo che la funzione del tasto “Blind” sia un sacrosanto diritto che venga concessa all’utentre televisivo, così come è stata da sempre concessa la funzione analoga e contraria, quella espletata dal tasto “Mute” per l’audio. Non rispondetemi se pensate che siano state morti giuste quelle fatte da alcuni poveri vecchietti, caduti dalle scale perché al buio, durante il blackout del 2003 in Italia. Una maniera molto semplice per aiutarmi sarebbe di scriverew alla senatrice Anna Maria Serafini quale presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, chiedendole che inviti il Governo a sollecitare la “sperimentazione, sugli apparecchi televisivi, di dispositivi che, se aggiunti al normale telecomando, inibiscano l’immagine mantenendo inalterato l’audio”. Si tratta infatti di un emendamento, no. 27, approvato da detta Commissione il 19 luglio 2000, rimasto ahimè in un cassetto, nonostante le mie innumerevoli istanze volte a sollecitare detta “sperimentazione”. La precedente presidente di detta Commissione per l’Infanzia, On.le Maria Burani Procaccini, si è sempre rifiutata di sollecitarla, giustificando tale posizione con il fatto che, altrimenti, la stessa sarebbe stata tacciata di interesse privato in atto pubblico. Una giustificazione del tutto pretestuosa ed infondata, volta a lasciare le cose come stanno ed a osteggiare il “Blind”, chiaramente molto scomodo a Forza italia, visto che chi ha approvato detto emendamento non è il sottoscritto bensì il Parlamento Italiano. Grazie.

Mario Samarughi

Via Borea 41

19030 – Montemarcello (SP)

tel.+fax: 0187.601358

cell.: 368.3731.575 oppure 335.678.1017

E-mail: blind.key@libero.it

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URGENTISSIMO ED IMPORTANTISSIMO: mi rivolgo a Vinci e ad Alessandro, ma anche a tutti voi. Probabilmente ne sarete a conoscenza, ma comunque vi informo che domenica scorsa il conduttore di “Buona Domenica” (Canale 5 Mediaset), Claudio Lippi, ha abbandonato la trasmissione in diretta in quanto disgustato e sdegnato del tipo di televisione fatta in detto programma. Una volta andatosene, ha invitato la gente a spegnere il televisore per cinque minuti domenica prossima 12 novembre, in segno di protesta. Ha inoltre invitato a postare dei messaggi a riguardo in seno al Forum del proprio sito  www.claudiolippi.com (andate colà, cliccate sul “il sito” e poi cliccate su “Forum”. Il sottoscritto ha postato un proprio messaggio iniziale il 1° novembre (il più lungo di tutti) ove ha informato sul Blind e sul caso allegando la “Illustrazione”, i “Riconoscimenti ufficiali” e la “Bibliografia”. In data poi di oggi 5 novembre, visto che nessuno ha risposto, ha nuovamente postato un prorio ulteriore messaggio, che inizia con “URGENTISSIMO”. Contemporaneament, in data 11 novembre che in data di oggi 5 novembre, ha postato gli stessi messaggi direttamente alla e-mail di Claudio Lippi   claudio@claudiolippi.com  senza mai una risposta nemmeno da lui. QUANTO CHIEDO E’ QUESTO: VINCI E ALESSANDRO, POTRESTE INVIARE UN VOSTRO MESSAGGIO IN SENO A DETTO FORUM QUALI RAPPRESENTANTI DEL SITO DI PSICONLINE, SPEZZANDO UNA FRECCIA A FAVORE DEL MIO CASO E DEL BLIND?  Ed inoltre. Tutti voi partecipanti al Forum di Psiconline, potreste anche voi postare vostri messaggi in seno al Forum di Claudio Lippi, sempre a favore del Blind?  Grazie.

                                                               Mario Samarughi  

Accludo qui di seguito i miei due messaggi postati nel Forum di Lippi:

MESSAGGIO DEL 01.11.06Il 01/11/2006, Mario Samarughi ha scritto:  

Perchè non sponsorizzi il tasto "Blind" sul telecomando? Sono l'inventore, ed è da dieci anni che sto combattendo contro la lobby della pubblicità, che lo sta osteggiando ferocissimamente. Mi sono stati concessi sia il brevetto Usa (USPatent no. 5,999,229) che il brevetto europeo No. 0750420(per Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna, invano. Il brevetto giace in un cassetto, del tutto inutilizzato. Segue qui illustrazione nonchè elenco dei riconoscimenti ufficiali (notevolissimi) dal 1995 ad oggi. Sul Blind sono stati scritti oltre cinquanta articoli di giornale, definendolo una invenzione rivoluzionaria. Federico Zeri, il grande Zeri, la definì "una straordinaria invenzione". Pupi Avati è pienamente d'accordo. Da dieci anni i giornali che contano (Repubblica, Corriere, La Stampa ecc.) hanno mesos in atto il più totale blackout sul blind. Posseggo una collezione di lettere "eccellenti" a favore del Blind, da Tony Blair, a Jack Lang, ad Havel, a Otto Schily (ministro degli Interni tedesco), a Berlusconi, a D'Alema, ecc.- Pieno appoggio mi venne dato anche dalla CEI. Ecco l'illustrazione. Confido. Mario Samarughi Via Borea 41 19030 - Montemarcello (SP) tel.+fax: 0187.601358 cell.: 368.3731.575 ILLUSTRAZIONE INVENZIONE TASTO “BLIND” Oggetto: Invenzione tasto “Blind”sul telecomando di cui a Brevetto Europeo No. 0750420 concesso il 05.12.2001 per Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna; nonché di cui a Brevetto U.S.A. No. 5,999,229 concesso il 07.12.1999. Co-inventore assieme all’Ing. Massimo Mengarelli. Il sottoscritto è unico assegnatario dei suddetti brevetti. Scrivo nella mia qualità di inventore del tasto “Blind” sul telecomando, di cui ai brevetti in oggetto, già concessi. Consiste in un ulteriore tasto da essere aggiunto sul telecomando che permetta la eliminazione del video lasciando in funzione l’audio (il teleschermo risulterà come se il televisore fosse spento, senza più alcuna emissione di luce catodica). Permette quindi di “ascoltare” la televisione e solo di ascoltarla, senza alcun disturbo visivo. Detta funzione è allo stato attuale del tutto inesistente al mondo, sia a livello istantaneo che graduale. Anche se si azzera la luminosità, sia la luce catodica che l’immagine continuano ad essere presenti sul teleschermo, anche se più scure. Dal momento in cui accendiamo il televisore, siamo pertanto costretti ad usarlo sempre e comunque nella sua parte video e l’unica maniera per sopprimere il video è rappresentata dal tasto “Off” di spegnimento dell’intero apparecchio televisivo, con il risultato di sacrificare anche l’audio, magari di nostro gradimento. L’inventore americano della Televisione, nel 1917, si dimenticò di mettere l’interruttore per spegnere la luce!! Il “Blind” si identifica quindi come il tasto del tutto analogo ed opposto al ben noto tasto “Mute”. Il sottoscritto lo considera quale logica riparazione ad una grave omissione tecnica. La ragione principale per la quale ho realizzato il “Blind” consiste nel desiderio di colmare tale grossa lacuna riguardante funzione di primaria importanza, alla pari di quella espletata dal tasto “Mute” per l’audio. Il tasto “Blind” può comunque servire: 1°) per difendere sé e gli altri (minori) da immagini non gradite e/o comunque dannose, “rispedendole al mittente” senza con ciò dover rinunciare in toto a seguire il programma televisivo, continuandolo invece a seguire solo in audio; 2°) contro la “TV passiva” nei confronti dei minori: una autorevole ricerca del 2002, effettuata dal Censis assieme alla Ucsi (“Unione Cattolica Stampa Italiana”), appurava che il 60% degli Italiani tiene acceso il televisore tutto il giorno “per compagnia e/o per abitudine”, senza quasi mai vederlo. Ora, spesso si ha che i bambini si mettano a giocare nel salotto di casa, ove regna incontrastato il totem televisore, sempre acceso. I bambini si trovano pertanto e loro malgrado nella condizione di essere bombardati da un’enorme quantità di luce catodica e di orrende immagini - spesso di vera guerra - ripetute ossessivamente all’infinito. Grazie al tasto “Blind” il buon genitore potrebbe evitare loro di essere soggetti, del tutto gratuitamente, a tali torture psicologiche, senza con ciò dover rinunciare alla “compagnia”, dovuta all’audio che rimane; 3°) contro l’obesità infantile: è ormai appurato da parte dei pediatri americani che la ragione principale dell’obesità infantile risiede non solo nella quantità e qualità di cibo ingerito ma anche, nella stessa ugual misura ed importanza, nella quantità di tempo passato di fronte alla TV. L’inventore a questo proposito propone un “Blind”che operi automaticamente e che si attivi ogni 7 minuti per non più di 25 secondi, al fine di “risvegliare” il bambino dallo stato di “incantamento” visivo dovuto alla luce catodica. L’incantamento da luce catodica è stato appurato da studiosi americani, docenti universitari specializzati nei media (vedi articolo di Robert Kubey e Mihaly Csikszentmihalyi pubblicato sulla rivista “Scientific American” del febbraio 2002 con il titolo “Television Addiction is no mere metaphor” e ripreso poi un mese dopo, di sana pianta, dalla rivista italiana “Le Scienze” di marzo 2002 con il titolo “Teledipendenza: non solo una metafora”). 4°) per risparmiare energia elettrica: l’inventore propone un “Blind” che operi automaticamente e che mantenga il televisore nella condizione di “blind” fintanto che non via sia presenza alcuna nello spazio ove si trova l’apparecchio. Considerato che il consumo della luce catodica emessa dal teleschermo è di 20 Watts, ci sarebbe un risparmio in energia elettrica pari a 50 milioni di Euro ogni anno, soltanto per il Paese Italia, figurarsi poi quanto in tutto il mondo (calcolo effettuato per difetto). 5°) contro la teledipendenza: la validità del dispositivo è confermata anche da “Focus” di giugno 2002, versione italiana, no. 116, ove veniva pubblicato un importante articolo scritto da tre docenti universitari italiani specializzati nei media e nel problema “TV-Minori” ( articolo riguardante la suddetta ricerca americana sopra citata). In seno allo stesso veniva pubblicato dai tre suddetti studiosi un “Decalogo per chi non vuole essere drogato dalla televisione”. Al punto 4 di detto decalogo viene testualmente consigliato di “Provare ad usare la TV come una radio, senza guardarla cercando di immaginare tutto”. Gli autori di detto “Decalogo” sono: il Prof. Paolo Inghilleri, docente di Psicologia sociale presso l’Università di Verona, la Prof.ssa Nora Rizza, docente di Teoria della tecnica e del linguaggio radiotelevisivo presso la facoltà di Scienze della comunicazione di massa dell’Università di Bologna, la dott.ssa Antonella Delle Fave, docente di medicina presso l’Università statale di Milano. La validità del “Blind” è altresì confermata dalla seguente mail del Prof. Robert Kubey recentissimamente inviatami “Congratulations. I think this is a good idea and one that I am pleased to know about”. Ringrazio dell’attenzione. Mario Samarughi Elencazione Riconoscimenti ottenuti dal “Blind” negli anni 1°) Sul “Blind” sono state depositate in Parlamento, dal 1996, ben quattro diverse proposte di legge, di cui una approvata dalla Commissione bicamerale per l’Infanzia il 19.07.2000, al punto 27 della “Risoluzione 7-00024 De Luca Rapporto TV-Minori”. Invita il Governo ad “ipotizzare la sperimentazione, negli apparecchi televisivi, di dispositivi che, se aggiunti al normale telecomando, consentano di inibire l’immagine mantenendo inalterato l’audio”. L’emendamento non è decaduto. 2°) Sul “Blind” sono stati pubblicati, dal 1995 ad oggi, più di 50 articoli, in cui viene definito “una invenzione straordinaria”. Articoli sono apparsi anche su giornali stranieri. 3°) Il “Blind” è stato praticamente “istituzionalizzato: infatti, nel maggio 2003 la “Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, Organo istituzionale supremo a riguardo, pubblicava sul proprio sito Internet www.agcom.it un importante documento dal titolo “Progetto Speciale per la Tutela dei Minori” (dalla “TV violenta” ndr), in cui venivano dalla stessa elencati ed illustrati i dispositivi più importanti al mondo per il “filtraggio” dei contenuti televisivi audio e/o video. Orbene, detta lista comprende solamente nove dispositivi di cui sette made in Usa, uno europeo ed il nono ed ultimo che è il tasto “Blind” del sottoscritto. Lo stesso veniva illustrato in modo molto favorevole ed indicato come (testualmente) “Allo stato attuale l’unico dispositivo in grado di difendere dalle immagini trasmesse in diretta”(vedi all’indirizzo specifico .agcom.it/progettominori/dox/controllo_parentale_finale.pdf alle pagg. 11-12 del documento). 4°) Nel gennaio 2003 il “Blind” veniva presentato ufficialmente al Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre ove riscuoteva dalla platea la più ampia approvazione, accompagnata da applauso. 5°) Nell’ottobre 2000 il Consiglio Comunale della città di Andria (Bari) approvava alla unanimità una mozione urgente sul “Blind”, con cui veniva chiesto ai vertici delle istituzioni pubbliche nazionali nonché agli Organi competenti nella fattispecie di attivarsi affinché detto dispositivo fosse al più presto dato in dotazione all’utente televisivo. Ciò in quanto colà, nell’agosto 2000, era stata barbaramente uccisa una bambina di otto anni, Graziella Mansi, violentata e bruciata viva da alcuni ragazzotti del posto, “per noia esistenziale” (da cui quattro ergastoli). Psichiatri e criminologi tra i più autorevoli concordarono nell’imputare la televisione di essere concausa principale di tali efferati delitti giovanili.  

MESSAGGIO NO. 2 DEL 04.11.06

URGENTISSIMO, IMPORTANTISSIMO, MIO MESSAGGIO RIVOLTO A CLAUDIO MA ANCHE A TUTTI I PARTECIPANTI DEL PRESENTE FORUM. DA OLTRE DIECI ANNI LA LOBBY DELLA TELEVISIONE MI HA MESSO IL BAVAGLIO. QUESTA SAREBBE L'OCCASIONE IDEALE PER PROMUOVERE LA MIA CAUSA, OVVERO IL TASTO BLIND SUL TELECOMANDO.  

DUNQUE: Ieri sera, come saprete, c’ stato un blackout energetico in mezza Europa: cinque milioni di persone sono rimaste al buio per mezz’ora, dalla Germania alla Francia, ed anche all’ Italia. Chi scrive è l’inventore del tasto “Blind” sul telecomando, di cui a mio messaggio in questo Forum il 1° novembre scorso, ove spiegavo dettagliatamente in cosa detta invenzione consistre ed a cosa può servire. Spiegavo che potrebbe servire anche per risparmiare energia elettrica, per il fatto che la gente tiene acceso il televisore tutto il santo giorno senza quasi mai vederlo, solo “per compagnia e/o per abitudine”. E che quindi, se tutti quanti tenessimo il televisore in condizione di “blind” (audio acceso e video spento) per cinque ore al giorno,  la “compagnia” continuerebbe ad essere assicurata dall’audio che rimane e contemporaneamente si avrebbe un risparmio, OGNI ANNO E SOLO PER QUANTO CONCERNE IL PAESE ITALIA, dai cento ai centocinquanta milioni di Euro. Ciò in quanto i, Italia ci sono ben trentacinque milioni di televisori. Figuratevi a quanto ammonterebbe il risparmio per  tutto il mondo: considerato che nel mondo ci sono ben un miliardo e mezzo di televisori, il risparmio ammonterebbe a QUATTRO MILIARDI DI EURO. Forse meno, ma comunque sempre un risparmio incredibile. Ora, il mio messaggio del 1° novembre presumibilmente non se l’è letto nessuno, visto che non è stato ancora postato, a tutt’oggi, alcun commento a riguardo. Ho scritto personalmente a Claudio Lippi, già il 1° novembre, ed ancora ieri, invano: anche da lui nessun segnale. A cosa dunque serve una tale iniziativa, se ignora totalmente delle proposte di così grande importanza? (è sufficiente  andare a leggere i “Riconoscimenti ufficiali ottenuti dal “Blind” dal 1995 ad oggi, in seno al mio messaggio iniziale). Sono certo che si tratti di una distrazione, cui si riparerà quanto prima. In caso contrario dovrò pensare che questa iniziativa è una bufala, in quanto amica delle lobby che ci vogliono tenere schiavi della TV e della luce catodica ed impedirci di usare la macchina televisore come meglio ci aggrada, perché no solo in audio utilizzandola solo per ascoltare, e non per vedere (per poi, sempre a proprio piacimento, ritornare a vedere attraverso una ulteriore semplice pressione del tasto Blind. Mi appello anche ai partecipanti a questo Foru: datemi una mano, nell’interesse di tutti quanti. La prova che i giornali fannoparte della lobby sta nel fatto che nessuno ha scritto una sola parola riguardo il mio messaggio sopra citato, nonostante che i giornalisti siano andati a leggere attentamente dentro a questo Forum, interessati sulla reazione della gente all’alzata di testa di Lippi. Continua pertanto il più vergognoso silenzio sul “Blind” che dura da undici anni, soprattutto da parte del Corriere della Sera, di Repubblica, della Stampa, del Messaggero, del Giornale, cui poi nell’arco del tempo si sono allineati tutti gli altri giornali, ivi compreso quello della Chiesa “Avvenire” (che vergogna!!!) che invece, dal 1995 al 2000 avevano pubblicato articoli anche di grande importanza. Questa è una realtà ben precisa, continuiate a non rispendere se pensate che sia la lobby ad avere ragione, e non io. Personalmente ritengo che la funzione del tasto “Blind” sia un sacrosanto diritto che venga concessa all’utentre televisivo, così come è stata da sempre concessa la funzione analoga e contraria, quella espletata dal tasto “Mute” per l’audio. Non rispondetemi se pensate che siano state morti giuste quelle fatte da alcuni poveri vecchietti, caduti dalle scale perché al buio, durante il blackout  del 2003 in Italia. Una maniera molto semplice per aiutarmi sarebbe di scriverew alla senatrice Anna Maria Serafini quale presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, chiedendole che inviti il Governo a sollecitare la “sperimentazione, sugli apparecchi televisivi, di dispositivi che, se aggiunti al normale telecomando, inibiscano l’immagine mantenendo inalterato l’audio”. Si tratta infatti di un emendamento, no. 27, approvato da detta Commissione il 19 luglio 2000, rimasto ahimè in un cassetto, nonostante le mie innumerevoli istanze volte a sollecitare detta “sperimentazione”. La precedente presidente di detta Commissione per l’Infanzia, On.le Maria Burani Procaccini, si è sempre rifiutata di sollecitarla, giustificando tale posizione con il fatto che, altrimenti, la stessa sarebbe stata tacciata di interesse privato in atto pubblico. Una giustificazione del tutto pretestuosa ed infondata, volta a lasciare le cose come stanno ed a osteggiare il “Blind”, chiaramente molto scomodo a Forza italia, visto che chi ha approvato detto emendamento non è il sottoscritto bensì il Parlamento Italiano. Grazie.

                                                                         Mario Samarughi

Via Borea 41

19030 – Montemarcello (SP)

tel.+fax: 0187.601358

cell.: 368.3731.575 oppure 335.678.1017

E-mail: blind.key@libero.it

Caro Mario,

sono molto felice di questa tua iniziativa.

Per la tua richiesta, ne discuteremo insieme, io, Vinci e la Redazione in questi giorni.

Grazie.

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Caro Mario,

pur apprezzando positivamente questa tua iniziativa io e la Redazione siamo venuti alla conclusione che la politica di Psiconline è di assoluta neutralità, sia da un punto di vista professionale che sociale e quindi purtroppo non possiamo sponsorizzare campagne di nessun tipo.

Ci dispiace molto.

Un saluto.

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C'è una canzone famosa di Aznavour che fa: "Il faut savoir quitter la table lorsque l'amour a étè servi"

Caro Alessandro, sento che si sono deteriorati i rapporti, da quando successe la famosa cancellazione del mio topic originario. Ritengo che sia giunto pertanto, veramente e definitivamente, senza più alcun ripensamento o tentativo di aggiustamento, il momento del congedo, da parte mia. Né d’altronde è accettabile una posizione neutrale, da parte di Psiconline, e di chi vi partecipa, a vario titolo, sia la redazione, sia i partecipanti al Forum. Si tratta infatti di una lacuna che considero molto grossa, che porta il sito ad essere praticamente un sito di fantasmi. Gli unici ad intervenire infatti siete solamente tu e Vinci, almeno per quanto riguarda il mio topic iniziale, ed anche quello attuale. L’unico aiuto offertomi da Psiconline era quello di buttarmi su di una causa legale, per mobbing, di durata illimitata, con notevolissimo dispendio di energia e di soldi. Una causa che, vista la mia età, sarebbe passata in eredità ai miei figli. Troppo poco, converrete. A me sarebbe piaciuto un coinvolgimento materiale: quante volte ho chiesto di appoggiare la mia causa e di scrivere alle istituzioni competenti. Ogni volta, senza alcuna risposta da parte dei partecipanti al Forum. Non è così che si potrà fare una nuova Italia: occorre scendere in piazza, coinvolgersi e rischiare. Stare alla finestra è troppo facile, e non serve a niente. In ogni caso, rinnovo i miei ringraziamenti per lo spazio, generosissimo. Offertomi. Un caro saluto ( vogliate considerare questa mia decisione come irrevocabile).

Mario Samarughi

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