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Guest filotea

«Ogni persona – rispose il Rebbe – ha un corpo e un’anima come un uccello ha le sue ali. Immagini se un uccello non sapesse che sono le ali a rendergli possibile il volo: le sentirebbe solo un fardello; ma quando ne capisce l’utilità con forza le sbatte e si innalza verso il cielo. Noi tutti abbiamo le ali – la nostra anima – grazie alle quali ci possiamo sollevare all’altezza che ci è necessaria: quel che ci resta da fare è imparare a usarle».

(''Il Significato Profondo della Vita'')

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"E' solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa"

"Le cose che possiedi, finiscono col possederti"

«La pubblicità ci mette nell'invidiabile posizione di desiderare auto e vestiti, ma soprattutto possiamo ammazzarci in lavori che odiamo per poterci comprare idiozie che non ci servono affatto»

"Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo ne posto. Non abbiamo la grnde guerra ne la grande depressione.La nostra grande guerra è spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. "

Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà, queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, l'arredatrice, poche calorie, Marta Stewart.. Fanculo Marta Stewart.. Marta sta lucidando le maniglie sul Titanic..va tutto a fondo bello..perciò xxxxxxxxxxx tu e il tuo divanetto a strisce verdi di Omar Shab della String"

Fight Club

La gente non vuole rimettere in sesto la propria vita. Nessuno vuole che i suoi problemi vengano risolti. I suoi drammi. Le sue distrazioni. Le sue storie risolte. I suoi casini ripuliti. Perché, che cosa mai le rimarrebbe? Solamente il grande spaventoso inconoscibile. Survivor

Uccidere una persona a cui vuoi bene non è la peggiore cosa che le si può fare. Il più delle volte preferiamo che sia il mondo a farlo. E intanto leggiamo il giornale.

Ninna Nanna

Chuck Palahniuk

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Avete sentito parlare del fenomeno dell’arto fantasma, tipo quelli che hanno una mano o un braccio amputato e hanno la sensazione di dolore o prurito all’arto che in realtà non hanno più?

Embè, il mondo è già finito da un pezzo e noi, oltre a non esserci accorti di nulla, non siamo mica vivi, siamo solo il prurito all’arto fantasma.

"Broccoli"

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"Se bene, come loro, non sapessi allegare autori, molto maggiore e più degna cosa allegherò

allegando la sperienza, maestra ai loro maestri. Costoro vanno gonfiati e pomposi, vestiti e

ornati, non delle loro, ma delle altrui fatiche; e le mie a me medesimo non concedano."

("Leonardo. Il primo scienziato.", Micheal White)

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Publio Sestio fu sul punto di voltarsi ma si trattenne: "Perché? Cesare ha beneficiato sia Marco Junio Bruto

sia Cassio Longino. A tutti e due ha salvato la vita. Perché dovrebbero volere la sua morte?".

Nebula non ribattè subito, quasi gli riuscisse difficile capire il senso di quelle parole. Un soffio d'aria appena

percettibile fece ondeggiare la nebbia che emanava dai fossi e dai solchi dei terreni arati.

"Sei proprio un soldato, Publio Sestio. Un politico non si porrebbe questa domanda. Proprio perché ha salvato

loro la vita potrebbero volerlo uccidere".

("Idi di Marzo", Valerio Massimo Manfredi)

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Il commissario dello Sport del Reich Hans von Tschammer und Osten sosteneva valori ormai

smascherati come ideali abusati: « Nella sfida per raggiungere la vetta sono impegnate le più

alte virtù maschili: adeguamento allo spirito militare della missione collettiva, cameratismo,

voglia di combattere e pura dedizione allo scopo ».

L'esperienza mi insegna il contrario: con obbedienza e voglia di combattere, sugli ottomila sarei

al massimo arrivato a morire, ma non alla vetta; essere compagni di cordata non ha nulla a

che vedere con lo spirito militare. Fa parte della natura degli esseri umani provare empatia per

i partner, cercare di salvarsi la vita a vicenda.

(Reinhold Messner, "Nanga Parbat. La montagna del destino")

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«Giunto a Telfs, prendo subito il mio secondo paio di sci; vero è che si tratta soltanto dei miei vecchi, leggeri assi di frassino, tuttavia, senza

por tempo in mezzo, torno sul percorso di gara. Mi faccio grazia della parte superiore, che conosco ormai a sufficienza. Si tratta di riprovare

la "picchiata finale", cioè l'ultimo ripido pendìo prima del traguardo. E' un passaggio duretto anzi che no, irto com'è di ostacoli.

Ed ecco che mi ci impegno: da un lato una baita, dall'altro un gruppo di alberi. Sfioro tutto per un'inezia. D'improvviso, poco prima del traguardo,

gli sci mi si allargano; con un perfetto "tuffo" finisco di testa su un lastrone di ghiaccio.

Il mio cranio sopporta molto, ma stavolta la faccenda non gli va affatto a genio: ronza talmente che perdo la vista e l'udito. Me ne sto lì, del tutto

allocchito. Della corsa di domani non se ne parla più; sento che questa è la fine della mia carriera di discesista. Prendo la cosa con filosofia.

Pentito, ritorno fra le solitudini dell'alta montagna. Lungi dalla marea degli uomini, libero finalmente dalla manìa pistaiola, apro di nuovo la mia

traccia, godendomi la bellezza dei monti. Non invidio più "gli altri".»

(Hermann Buhl, "E' buio sul ghiacciaio")

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"Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

"Andò disposto a sfogarsi con le parole, cercando qualcuno che gli sbrogliasse i nodi che gli opprimevano il petto, ma riuscì soltanto a sciogliersi in un pianto fluido e caldo e riparatore, nel grembo di Pilar Ternera. Lei lo lasciò finire, grattandogli la testa con i polpastrelli delle dita, e senza che lui le avesse rivelato che stava piangendo d'amore, lei riconobbe immediatamente il pianto più antico della storia del mondo."

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Banana Yoshimoto

Sonno Profondo

Chissà perché la notte, come la gomma, è di un'infinita elasticità e morbidezza, mentre il mattino è così spietatamente affilato. La sua luce sembra puntata contro di me. Dura, trasparente, inesorabile. La odio.

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Felicità è un dito in bocca ed una coperta

Felicità è un mucchio di foglie

Felicità è una persona simpatica alla porta

Felicità è giocare con la sabbia e sentirsi amici

Felicità è dormire nel proprio letto

Felicità è stare con gli amici

Felicità è un marciapiede liscio liscio

Felicità è aver tolto la scheggia dal dito

Felicità è un albero da arrampicarsi

Felicità è arrivare alla maniglia

Felicità è un lumino nel buio

Felicità è tanti zuccherini gialli rosa bianchi e rossi senza quelli verdi

Felicità è il singhiozzo… dopo che è passato

Felicità è giocare sempre a nascondino

Felicità è un golfino tutto pelo

Felicità è piegare in due il pane con burro e zucchero

Felicità è sapersi allacciare le scarpe da sé

Felicità è camminare sull’erba a piedi nudi

Felicità è diciotto colori tutti diversi

Felicità è un bocconcino preso al volo

Felicità è trovare finalmente quel pezzo rosa con l’angolo di cielo e la cima del veliero

Felicità è una cosa per uno e una cosa per un altro

[da "La felicità è un cucciolo caldo"Charles M. Schulz]

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Guest filotea

Cara Amara.

I nazisti lo hanno preso e trascinato verso un autocarro.Lui gridava che era capace di lavorare,che aveva solo momentaneamente le mani sanguinanti,che entro due giorni sarebbe tornato a sistemare mattoni,ma non gli hanno dato rettta e l' hanno issato a forza sul camion.

Io lo guardavo dalla finestra.Non ho provato quella pietà che avrei creduto di provare.Non ho provato niente.Forse questo è l'inizio di un grande cambiamento.Mi sto trasformando in una persona di pietra.Ho gli occhi di pietra,il cervello di pietra,ho la lingua di pietra e perfino il cuore di pietra.Anche l'amore per te si sta trasformando in qualcosa di gelido e minerale.

Tratto da

''Il treno dell'ultima notte'' di Dacia Maraini

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In ogni caso, durante lo stesso mese una parola di rassicurazione venne da una persona

ancora più autorevole. Andrew W. Mellon affermò: "Non c'è motivo di preoccuparsi. L'alta

marea di prosperità continuerà".

Mellon non sapeva, come non sapevano le altre persone in vista che allora, e in seguito,

fecero dichiarazioni analoghe. Le dichiarazioni di questo tipo non erano previsioni: non era

da supporre che gli uomini che le facevano avessero il privilegio di vedere nel futuro meglio

degli altri. Mellon partecipava a un rito che, nella nostra società, è considerato estremamente

efficace per influire sul ciclo economico. Affermando solennemente che la prosperità continuerà,

si può contribuire, così si crede, ad assicurare che la prosperità effettivamente continui.

Specialmente tra gli uomini d'affari è grande la fede nell'efficacia di tale formula magica.

("Il grande crollo", J.K. Galbraith, 1955)

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Per quanto chiuso, il circuito economico di una Villa era abbastanza vasto per mettere al riparo i contadini dalla fame,

anche in caso di carestia. Salvo catastrofi eccezionali, essi trovavano sempre di che sfamarsi nel granaio del Signore,

che inoltre li proteggeva dalle prepotenze altrui e gli assicurava un minimo di giustizia. Sicché il latifondo medievale,

pur con tutti i suoi difetti, praticamente salvò dall'estinzione la classe dei contadini. Costoro se ne resero conto. E lo

dimostra la docilità con cui accettarono la loro condizione. Il Medio Evo ignorò la "fame di terra", non conobbe le terribili

rivolte agrarie di Roma, e non ebbe nessuno Spartaco. I pochi che si rifiutavano di entrare in una Villa venivano considerati

degli stravaganti fannulloni, pericolosi più per i pollai che per l'ordine sociale cui si sottraevano. Di solito, il Signore poteva

contare sulla docilità dei suoi "rustici" o "villani", come venivano chiamati, e spesso sulla loro devozione.

("Storia d'Italia 476-1250", Indro Montanelli)

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da Lukacs, Il romanticismo della disillusione, in Teoria del romanzo

" Per il romanzo ottocentesco ha assunto maggiore importanza [...] l'incongruenza derivante dal fatto che l'anima ha dimensioni più ampie dei destini che la vita può largirle. [..] non si tratta più di un astratto a priori rispetto alla vita, il quale pretenda di inverarsi attraverso le azioni ed i cui conflitti con il mondo esterno forniscono la materia del romanzo;si tratta ora di una realtà puramente interiore, in sè più o meno compiuta, colma di contenuto, che entra in concorrenza con la realtà esterna e possiede una vita propria ricca e palpitante la quale con spontanea sicurezza di sè considera se stessa quale unica vera realtà [...] ed il cui fallito tentativo di realizzare tale identificazione costituisce l'oggetto stesso dell'opera.

La discrepanza tra l'interiorità e il mondo si fa [...] più irriducibile. Il costituirsi dell'interiorità a cosmo fa sì che essa riposi in se stessa e la renda autonoma: mentre l'idealismo astratto, per poter essere, aveva dovuto trasfondersi nell'azione, entrare in conflitto con il mondo esterno, qui invece non sembra esclusa la possibilità di sottrarsi a quel conflitto , dal momento che una vita capace di generare da sè tutti i contenuti della vita può essere perfetta e compiuta anche se non entra mai in contatto con la realtà esterna.

Mentre, dunque, un'incontenibile e incontrastata attività rivolta verso l'esterno caratterizzava la struttura psichica dell'idealismo astratto, v'è qui piuttosto la tendenza alla passività; la tendenza a scansare anzichè affrontare i conflitti e le lotte col mondo esterno; la tendenza a risolvere unicamente nello spazio dell'anima tutto ciò che ha attinenza con l'anima.

Certo, in questa possibilità risiede la problematicità decisiva di questa forma di romanzo, [..] la dissoluzione della forma in una confusa e informe successione di stati d'animo, l'analisi psicologica in sostituizione di una trama concretamente strutturata.Questa problematicità viene ulteriormente inasprita dal fatto che il mondo esterno che entra in contatto con questa interiorità, con-formandosi al rapporto che si instaura con esso e con l'interiorità, viene ad essere [..] atomizzato e diventa amorfo, in ogni caso privo di senso.E' un mondo, questo, tutto dominato dalla convenzione, è la compiuta oggettivazione del concetto di seconda natura: un concentrato di leggi senza senso, a partire dalle quali non è dato scorgere alcuna relazione con l'anima. Ciò significa, però, che tutte le oggettivazioni organiche della vita sociale perdono necessariamente ogni significato per l'anima.[...] ne consegue che la professione perde ogni importanza per l'intero destino dei singoli uomini, e matrimonio,famiglia,classe sociale,la perdono per quello dei loro rapporti reciproci.

Il costituirsi dell'interiorità a mondo autonomo non è soltanto un fatto psichico , ma include anche un giudizio di valore sulla realtà stessa: tale autonomia della soggettività costituisce la sua più disperata difesa, la rinuncia ad ogni lotta [...] per il suo inveramento nel mondo che è fuori di essa.

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[...] esistevano molti modi per far denaro nel 1928. Non c'era stata mai un'occasione migliore per arricchirsi,

e la gente lo sapeva. Il 1928, in realtà, fu l'ultimo anno in cui gli americani furono euforici, senza inibizioni, e

completamente felici. Non è vero che il 1928 fosse troppo buono per poter durare; semplicemente non durò.

Nel numero di gennaio di World's Work", Will Payne, dopo aver riflettuto sulle meraviglie dell'anno appena

concluso, passava a spiegare la differenza esistente tra un giocatore e un investitore. Un giocatore, egli

sottolineava, guadagna soltanto perché qualcun altro perde. Nell'investimento invece è tutto guadagno. Un

investitore, egli spiegava, compra General Motors a 100 dollari, le vende a 150 a un altro, che a sua volta le

rivende a un terzo a 200. Ciascuno dei tre guadagna denaro. Come Walter Bagehot osservò una volta, "tutte

le persone toccano il massimo della credulità quando sono al massimo della felicità".

("Il grande crollo", J.K. Galbraith, 1955)

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Non disse nulla, ma continuò a guardare con ostinata tristezza la sponda ravvolta nel suo ammanto di pace, e fantasticò che là tutti dormissero, o fossero liberi qual fumo, liberi, d'andare e venire come spiriti. "Là non soffre nessuno" pensò.

Virginia Woolf - Al faro

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Uno dei più gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l'infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza

dei Magistrati, e quella severità di un Giudice inesorabile, che per essere un'utile virtù, dev'essere accompagnata

da una dolce legislazione. La certezza di un castigo, benchè moderato, farà sempre una maggiore impressione, che

non il timore di un altro più terribile, unito colla speranza dell'impunità; perchè i mali, anche minimi, quando son certi,

spaventano sempre gli animi umani, e la speranza, dono celeste, che sovente ci tien luogo di tutto, ne allontana

sempre l'idea dei maggiori, massimamente quando l'impunità, che l'avarizia, la debolezza, spesso accordano, ne

aumenti la forza. L'atrocità stessa della pena fa, che si ardisca tanto di più per ischivarla, quanto è grande il male a

cui si va incontro; fa che si commettano più delitti, per fuggir la pena di un solo. I paesi, e i tempi dei più atroci supplicj

furon sempre quelli delle più sanguinose ed inumane azioni, poichè il medesimo spirito di ferocia, che guidava la mano

del Legislatore, reggeva quella del Parricida, e del Sicario: Sul trono dettava Leggi di ferro ad anime atroci di schiavi,

che ubbidivano: Nella privata oscurità stimolava ad immolare i Tiranni per crearne dei nuovi.

("Dei delitti e delle pene", Cesare Beccaria, 1764)

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«È chiaro che l'assoluzione apparente non le pare vantaggiosa», disse il pittore, «forse le va meglio il rinvio. Devo spiegarle

in che cosa consiste il rinvio?» K. annuì. Il pittore si era appoggiato comodamente indietro sulla seggiola, la camicia da notte

era aperta, lui ci aveva infilato sotto una mano e si lisciava il petto e i fianchi. «Il rinvio», disse il pittore guardando un momento

dinanzi a sé, come se cercasse una spiegazione perfettamente appropriata, «il rinvio consiste nel mantenere permanentemente

il processo nella fase più bassa. Per ottenere questo, è necessario che l'imputato e chi lo appoggia, ma in specie chi lo appoggia,

si mantengano in contatto personale ininterrotto con il tribunale. Lo ripeto, per questo non è necessario il dispendio di energie che

richiede un'assoluzione apparente, ma è necessaria un'attenzione molto maggiore. Non si può mai perdere d'occhio il processo,

ci si deve recare a intervalli regolari e inoltre in occasioni particolari dal giudice competente e si deve cercare di tenerselo buono

con ogni mezzo; se non si conosce il giudice personalmente, bisogna arrivare a influire su di lui tramite giudici conosciuti, senza

per questo sospendere gli incontri diretti. Se non si trascura niente a questo riguardo, si può prevedere con sufficiente certezza

che il processo non supererà la prima fase. Non che il processo sia terminato, ma l'accusato è al sicuro da una condanna quasi

come se fosse libero. Rispetto all'assoluzione apparente, il rinvio ha il vantaggio che l'avvenire dell'accusato è meno vago, è

preservato dal terrore dell'arresto improvviso e non ha da temere, magari proprio in momenti in cui le altre circostanze gli sono

meno favorevoli, di doversi assumere le fatiche e le agitazioni connesse con l'ottenimento dell'assoluzione apparente. Tuttavia,

anche il rinvio ha per l'imputato alcuni svantaggi, che non sono da sottovalutare. Non penso al fatto che qui l'imputato non è mai

libero, perché, in senso stretto, non lo è nemmeno con l'assoluzione apparente. Lo svantaggio è un altro. Il processo non può

stagnare senza che ci siano dei motivi, anche solo apparenti. Nel processo si deve quindi avere almeno l'impressione che succeda

qualcosa. Perciò, di tanto in tanto, si devono prendere svariati provvedimenti, l'imputato deve essere interrogato, si devono fare

indagini, perquisizioni e così via. Bisogna, cioè, che il processo venga fatto continuamente circolare nell'ambito ristretto in cui è

stato artificiosamente racchiuso.

("Il Processo", Franz Kafka)

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Sottolineatura radiofonica. -_-

E voltandosi subito al timoniere che finora aveva tenuto la nave contro il vento per diminuire l'abbrivo, gridò con la sua vecchia

voce leonina: «Barra sopravvento! Raddrizzala per il giro del mondo!»

Il giro del mondo! Parole che ispirano tanti sentimenti di orgoglio; ma dove ci porta tutta questa circumnavigazione? Soltanto,

attraverso pericoli innumerevoli, al punto esatto da dove eravamo partiti, dove quelli che abbiamo lasciati indietro al sicuro

sono stati per tutto il tempo davanti a noi.

Se questo mondo fosse un piano infinito, e navigando verso est potessimo raggiungere sempre posti più distanti e scoprire

cose più dolci e strane di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora ci sarebbe senso nel viaggio. Ma quando inseguiamo

quei misteri lontani che sogniamo, o diamo tormentosamente la caccia a quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota davanti

a tutti i cuori umani, quando così ci buttiamo alla caccia intorno a questo globo, quelle cose ci portano dentro sterili labirinti, o ci

lasciano a mezza strada, sul fondo. ("Moby Dick", Herman Melville)

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PIDOCCHIETTO E PULCETTINA

Un pidocchietto e una pulcettina vivevano insieme e facevan la birra in un guscio d'uovo (. Il pidocchietto ci cascò dentro e si bruciò.Allora la pulcettina si mise a pianger forte.

Disse la porticina: -Pulcettina, perchè piangi?-

-perchè pidocchietto s'è bruciato-.

Allora la porticina si mise a stridere.

Disse lo scopettino nell'angolo: -Porticina, perchè stridi?-

-Non devo stridere?

pidocchietto s'è bruciato,

piange le pulcettina-

Allora lo scopettino si mise a scopare terribilmente. Passò un carrettino e disse: -Scopettino perchè spazzi?-

-Non devo spazzare?

pidocchietto s'è bruciato,

piange le pulcettina,

stride la porticina-

Disse il carrettino: -e io mi metto a correre-. E si mise a correre terribilmente.

Disse il concimino : -Carrettino perchè corri?-

-Non devo correre?

pidocchietto s'è bruciato,

piange le pulcettina,

stride la porticina,

spazza lo scopettino-

Disse il concimino: -e io brucerò terribilmente-. E si mise a bruciare.

C'era la vicino una pianticina, che disse: -Concimino, perchè bruci?-

-Non devo bruciare?

pidocchietto s'è bruciato,

piange le pulcettina,

stride la porticina,

spazza lo scopettino,

corre il carrettino-

Disse la pianticina: -e io mi scrollerò-. E cominciò a scrollarsi, da far cader tutte le foglie.

La vide una fanciullina, che passava col suo brocchino, e disse : -Piantina, perchè ti scrolli?-

-Non devo scrollarmi?

pidocchietto s'è bruciato,

piange le pulcettina,

stride la porticina,

spazza lo scopettino,

corre il carrettino,

brucia il concimino-

Disse la fanciullina : -e io romperò il mio brocchino-. E ruppe il brocchino.

Allora la fontanina, da cui sgorgava acqua: -Fanciullina, perchè rompi il tuo brocchino?-

-Non devo rompere il mio brocchino?

pidocchietto s'è bruciato,

piange le pulcettina,

stride la porticina,

spazza lo scopettino,

corre il carrettino,

brucia il concimino,

si scrolla la pianticina-

-Bè- disse la fontanina -e io mi metterò a scorrere-. E si mise a scorrere terribilmente.

E nell'acqua sono tutti annegati: la fanciullina, la pianticina, il concimino, il carrettino, lo scopettino, la porticina, la pulcettina, il pidocchietto, tutti quanti.

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L'ho sempre saputo che se un giorno avessi cominciato a camminare non avrei smesso più. Il destino! Forse lo sapevo già il mio destino, per

quello me ne stavo fermo sulla seggiola con la pesca in mano, per paura di andargli incontro. Poi m'è saltato addosso, il destino: con un cane.

Ho dodici anni. Lo trovo cucciolo, mezzo morto di paura ma scodinzola, il muso secco. Sotto il cappotto

me lo metto, accanto al cuore. E con quel cuore nuovo m'infilo in casa.

“E che sei, pazzo?! Questo caca, raspa, c'ha le malattie!”

“E dai ma', e dai ma'...” dice Nanda. “Lasciaglielo tenere, gli fa compagnia, lo porta lui a pisciare.”

“Si, ce lo porto io! E dai ma', e dai ma'!”.

Mamma è incazzata, ma intanto il cane rimane a casa. Non faccio in tempo a tornare da scuola che già sto sotto con lui a fare il giro del palazzo.

Il guinzaglio tirato. Mi sento un re. Salta, cane! Gioca, cane! Obbedisci, cane! E lui obbedisce, e io sono contento perché a me non ha mai dato

retta nessuno.

C'ho un amico: Marchioni Ilario. Non è goffo come me, non è secco, non c'ha i pantaloni troppo corti con la striscia chiara dell'orlo tirato giù. E' più

alto, con gli occhialetti, i pantaloni Levi's di velluto a coste, lunghi quanto le sue gambe. Non c'ha fretta nella voce, parla bene, e tira sempre fuori

gli ideali. Ogni minuto che mi regali è un premio, Marchioni Ilario. Io mi strozzo di parole per raccontarti in fretta i miei pensieri, perché ho sempre

paura che scappi da qualche altra parte più interessante di me.

“Bello il cane, bello davvero” fa Marchioni Ilario. “Come si chiama?”.

“Bo? Zorro!”

“Zorro? Perché?”

“Bo? Perché è nero”

“Bello.”

Mi sento un re: lui non ce l'ha il cane, e il mio gli piace.

Te lo presto, Marchioni Ilario, quando vuoi. Lui ci viene, basta tirargli il legno, così, vedi? Basta che lo carezzi sotto il collo, così, vedi? E se alzi un

braccio lui si rovescia a pancia all'aria, così, vedi? Pure al mare te lo faccio portare una domenica, tu che ci vai, al mare.

Sulla razza Marchioni Ilario dice che non è un bastardo: “E' un volpino, incrociato a un pastore belga”.

Io dico: “Non m'importa quello che è, ma se è di razza sono contento. Peccato Marchioni Ilario, c'è mia madre che non lo vuole, le ha già mangiato

un cuscino e uno sportello della credenza buona”.

“Dille che è ancora un cucciolo, si sta facendo i denti, ma tra poco la smette, dille che spacchi il salvadanaio e dai tutti i soldi a lei che ci si ripaga il

falegname, dille questo e quest'altro...”

Grazie Marchioni Ilario, alto, con i pantaloni Levi's di velluto a coste lunghi come le tue gambe. Grazie Marchioni Ilario! Grazie!

“Mamma, hai capito? E' cucciolo, si fa i denti sul salvadanaio, tra poco sono grande, spacco la credenza e do tutti i soldi al falegname...”

No, io non mi spiego calmo come Marchioni Ilario, mi spiego con la febbre, inverto le parole, faccio casino.

“Il nervoso mi fa venire, questo cane, il nervoso!”

“E dai ma', e dai ma'...”

C'è Nanda che si sposa quell'estate. Il fidanzato ha scelto delle bomboniere stupende, di sughero. Il cane se n'è già pappate otto. Nanda m'ha vestito

con il cravattino di pelle, sembro John Wayne, ho lucidato il guinzaglio.

“Vieni Zorro! Andiamo al matrimonio, Zorro! Mamma, dov'è il cane?”

“Il riso? L'avete preso il riso?”

“Mamma, dov'è il cane?”

“Chiudetemi la lampo del vestito.”

“Mamma, dov'è il cane?”

“E' arrivata la macchina, è arrivata la macchina della sposa!”

“IL CANE? DOV'E' IL CANE?!”

“L'ho dato a quell'amico tuo, quello alto con gli occhialetti, me l'ha chiesto per bene, educato quel ragazzo, dice che lui ha dove tenerlo meglio. Prendi

il riso.”

Posso scannarti, Marchioni Ilario, scendere in strada e scannarti. Invece lascio passare la cerimonia con il magone dentro e il pranzo che non finisce

più. Nandina mi carezza la testa: “Non ci pensare, Pizzangrillo, mangia i confetti”. Da queste parti non ci vieni più, Marchioni Ilario, resti all'isolato tuo, a

camminare intorno al tuo palazzo, con i tuoi pantaloni Levi's lunghi come le tue gambe, e con il mio cane al guinzaglio. E sai tirargli il legno, t'ho insegnato

io a farlo, si carezzargli il collo, t'ho insegnato io a farlo. Marchioni Ilario, figlio di puttana, un giorno, prima o poi t'incontrerò. Ma intanto so che quando

t'incontrerò non avrò più bisogno di te. Giuda serve una sola volta nella vita, poi vaffanculo. Vaffanculo a tutti i Marchioni Ilario del mondo.

(“Zorro. Un eremita sul marciapiede”, Margaret Mazzantini)

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Partì una battuta colossale sui monti, cinquanta uomini impegnati, due si spararono addosso, un altro si scavezzò una gamba, furono abbattute venti lepri, un cinghiale e un cane di nome Tom ma niente Pantorso.

Fefelli stava già per chiamare l’ esercito, non si parlava d’ altro e la psicosi faceva vedere il mostro dappertutto, davanti ai fari delle macchine, fuori dall’ uscio di casa, che correva sull’ autostrada e persino che usciva dalla toilette del benzinaio. Ogni ombra era ormai un Pantorso in agguato. Una sera volevo chiedere a mio padre cosa ne pensava di quella strana storia, entrai in officina, e lui era lì con Carburo, Baruch e i messinesi e vidi…

Cosa vidi?

La mattina dopo, lo spazzino coprì che numerose orme sporche di sangue, partivano dalla strada, attraversavano la piazza e si dirigevano verso il municipio. Qua furono trovati i piedi del mostro, ovvero quattro stampi di legno abilmente confezionati, una montagna di sterco con la scritta “Attenzione, merda fresca di Pantorso”, e il seguente cartello: “ invece di avere paura delle bestie che non esistono, cercate di aver paura delle bestie vere che avete in casa. P.s. la pecora era già morta di polmonite”.

Papà, gli dissi sollevato, ecco da chi ho preso i cromosomi storti.

Stefano Benni, Saltatempo.

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Your parents, they give you your life, but then they try to give you their life.

palahniuk, invisible monsters

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- Ci volete spiegare, signor sindaco, come siete giunti a questa conclusione? - domandò Yate Fulman.

- E' molto semplice. Basta servirsi di uno strumento oggi molto trascurato: il buon senso. Vedete, esiste una

branca del sapere umano, conosciuta sotto il nome di logica simbolica, che può venire usata per eliminare

tutte le parole inutili che rendono oscuro il linguaggio umano.

- Spiegatevi meglio – disse Fulman.

- Ve ne darò un esempio. Tra le altre cose ho applicato la logica simbolica a questo documento. Personalmente

non ne avevo bisogno poiché ne sapevo già il significato, ma ho pensato che mi sarei potuto spiegare meglio,

visto che sto parlando a cinque scienziati, servendomi di formule anziché di parole. - Hardin levò da una cartella

alcuni fogli e li sparse sul tavolo. - A proposito – disse – queste note non sono state scritte da me. Come potete

vedere, i fogli sono firmati da Muller Holk dell'Istituto di Logica.

Pirenne si sporse in avanti per osservare meglio. Hardin continuò: - Il messaggio di Anacreon era molto semplice

da analizzare, visto che chi l'ha scritto è un uomo d'azione e non un diplomatico. Tutte le sue affermazioni

giungono ad una conclusione molto semplice che in simboli può essere spiegata così come vedete e che, tradotta

in parole povere, dice pressapoco: “Se non ci date con le buone le cose che vogliamo entro una settimana,

verremo a prenderle con le cattive”.

(“Fondazione”, Isaac Asimov, 1951)

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