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mio

spesso sento dire: penso molto a dio, ma è possibile

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molto vero quello che hai riportato, mio.

Non posso rispondere su Dio, perchè non ne sappiamo nulla.

sono contento se ne vedi la verità...

ciao pazza!

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oggi esplodo .....mi sento come un prato primaverile che esplode di colori e vita....

riassumendo : benissimo...

Questo topic vuole esprimere l'impossibilità per chiunque di pensare ad un Dio che sia vero, in quando si sostiene che tutto cio che sappiamo di Dio è cio che ci è stato detto che mischiato con il nostro "conosciuto" forma delle idee su Dio è sono quelle che adoriamo, ma non si parte da una supposizione, per me almeno, questo discorso è talmente ovvio che mi rifiuto di metterlo in discussione.

Poi si ci sofferema sul pensiero e dunque sul suo funzionamento, fino a concludere che il pensare ad una cosa (attenzione non si parla ne di ragionamento, ne di intuizione , ne di creazione) l'immaginare è obbligatoriamente una proiezione del passato verso il futuro, noi immaginiamo cio che conosciamo modificato, non potrebbe essere altrimenti...

Successivamente bisognerebbe prendere atto del fatto che l'unico momento di tangibilità con ogni forma di vita e di esistenza di fatto, è nell'adesso, tutto il resto è solo immaginare cio che può accadere nell'adesso, dunque se Dio c'è, se esso esiste è ora ovunque, qui non posso pensarlo perchè sarebbe una falsa immagine da me creata, questo lo vedo, dunque che fare, se è e qui come me adesso, posso solo fermarmi di distrarmi tra ricordi e illusioni e percepire cio che è, solo quando facciamo pulizia di cio che conosciamo possiamo immergerci in cio che ignoriamo e Dio lo ignoriamo....

nell'attimo presente ci sono io mi osservo se mi giudico sono di nuovo caduto nel meandri della distrazione della mia mente, se sono qui e ora mi vedo per cio che sono in verità, e proprio questa scoperta di noi stessi come veramente siamo, senza alcun senso di condanna o giustificazione, che porta a una fondamentale trasformazione in ciò che siamo. Questo è l’inizio della saggezza.

io ritengo però fondamentale prima di tutto rispondere a questo? Veronika 2 mi interessa la tua risposta? Perchè cerchiamo di comprendere la verità , o Dio, o il nirvana o lo scopo della vita?

Perchè vedi Veronika, in questa domanda c'è la risposta a tutto!

un saluto

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cia veronika ti posto un brano di j.k.

eccolo dimmi se bne vedi la verità

Ci si può convertire da una fede all'altra, si può passare da un dogma all'altro, ma non ci si può convertire alla comprensione della realtà.

Credere non è realtà.

Possiamo cambiare le nostre idee, cambiare opinione, ma la verità, Dio, non sono una convinzione: sono un'esperienza che non si basa su nessuna fede o dogma, nemmeno su nessuna precedente esperienza. Se abbiamo avuto un'esperienza nata dalla fede, la nostra esperienza è il riflesso condizionato di quella fede. Se avete un'esperienza inaspettatamente, spontaneamente, e costruite altre esperienze sulla prima, allora l'esperienza non è che la continuazione del ricordo che risponde al contatto col presente. Il ricordo è sempre morto, viene in essere soltanto in contatto col presente vivo.

La conversione è un cambiamento da una fede, o dogma, a un'altra, da una cerimonia a un'altra più edificante, e non apre la porta alla realtà. Anzi, una cerimonia edificante è un ostacolo alla realtà. Eppure è proprio questo ciò che le religioni organizzate e i gruppi religiosi tentano di fare: convertirvi a un dogma più o meno ragionevole, a superstizioni o speranze più o meno ragionevoli. Vi offrono una gabbia migliore. Essa può, o non può essere comoda, ciò dipende dal vostro temperamento, ma è sempre una prigione.

Religiosamente e politicamente, a livelli di cultura differenti, questa conversione è continuamente in corso. Le organizzazioni, coi loro capi, si sforzano di mantenere l'uomo nei quadri ideologici che esse offrono, sia religiosi sia economici. In questo processo si trova il reciproco sfruttamento. La verità è ai di fuori di ogni schema, paura o speranza. Se volete scoprire la suprema felicità della verità, dovete rompere con ogni cerimonia e tutti gli schemi ideologici.

La mente trova forza e sicurezza in schemi religiosi e politici, ed è proprio questo che dà base e resistenza alle organizzazioni. Ci sono sempre i duri a morire e le nuove reclute. Costoro mantengono le organizzazioni, coi loro investimenti e proprietà, in funzione, e la potenza e il prestigio delle organizzazioni attraggono coloro che adorano il successo e la saggezza mondana. Quando la mente si accorge che gli antichi schemi non sono più soddisfacenti e vitalizzati, si converte ad altri dogmi e altre fedi di maggior conforto e dispensatori di nuove energie. Onde la mente non è che il prodotto dell'ambiente, e si ricrea e si sostiene con sensazioni e identificazioni; ed è per questo che la mente aderisce a norme di condotta, a scuole di pensiero e così via. Finché la mente non sarà che il prodotto del passato, non potrà mai scoprire la verità né permettere alla verità di venire in essere. Restando aggrappata alle organizzazioni, rinuncia alla ricerca della verità.

Ovviamente, i riti offrono ai partecipanti un'atmosfera in cui essi si trovano a loro agio. Tanto i riti collettivi quanto quelli individuali danno una certa serenità alla mente; offrono un contrasto vitale col tedio e la monotonia della vita quotidiana. C'è una certa quantità di bellezza e di ordine nelle cerimonie, ma fondamentalmente, non sono che degli eccitanti; e come tutti gli eccitanti in breve ottundono la mente e il cuore. I riti divengono abitudine; divengono una necessità, e non se ne può più fare a meno. Questa necessità è considerata una rinascita spirituale, un raduno delle forze necessarie per affrontare la vita, una meditazione quotidiana o settimanale, e così via; ma se si osservi più attentamente questo processo, si vedrà che i riti sono una vana ripetizione, la quale offre un'evasione mirabile e decente dalla conoscenza di sé. Senza conoscenza di sé, l'azione conta ben poco.

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cia veronika ti posto un brano di j.k.

eccolo dimmi se bne vedi la verità

Ci si può convertire da una fede all'altra, si può passare da un dogma all'altro, ma non ci si può convertire alla comprensione della realtà.

Credere non è realtà.

Possiamo cambiare le nostre idee, cambiare opinione, ma la verità, Dio, non sono una convinzione: sono un'esperienza che non si basa su nessuna fede o dogma, nemmeno su nessuna precedente esperienza. Se abbiamo avuto un'esperienza nata dalla fede, la nostra esperienza è il riflesso condizionato di quella fede. Se avete un'esperienza inaspettatamente, spontaneamente, e costruite altre esperienze sulla prima, allora l'esperienza non è che la continuazione del ricordo che risponde al contatto col presente. Il ricordo è sempre morto, viene in essere soltanto in contatto col presente vivo.

La conversione è un cambiamento da una fede, o dogma, a un'altra, da una cerimonia a un'altra più edificante, e non apre la porta alla realtà. Anzi, una cerimonia edificante è un ostacolo alla realtà. Eppure è proprio questo ciò che le religioni organizzate e i gruppi religiosi tentano di fare: convertirvi a un dogma più o meno ragionevole, a superstizioni o speranze più o meno ragionevoli. Vi offrono una gabbia migliore. Essa può, o non può essere comoda, ciò dipende dal vostro temperamento, ma è sempre una prigione.

Religiosamente e politicamente, a livelli di cultura differenti, questa conversione è continuamente in corso. Le organizzazioni, coi loro capi, si sforzano di mantenere l'uomo nei quadri ideologici che esse offrono, sia religiosi sia economici. In questo processo si trova il reciproco sfruttamento. La verità è ai di fuori di ogni schema, paura o speranza. Se volete scoprire la suprema felicità della verità, dovete rompere con ogni cerimonia e tutti gli schemi ideologici.

La mente trova forza e sicurezza in schemi religiosi e politici, ed è proprio questo che dà base e resistenza alle organizzazioni. Ci sono sempre i duri a morire e le nuove reclute. Costoro mantengono le organizzazioni, coi loro investimenti e proprietà, in funzione, e la potenza e il prestigio delle organizzazioni attraggono coloro che adorano il successo e la saggezza mondana. Quando la mente si accorge che gli antichi schemi non sono più soddisfacenti e vitalizzati, si converte ad altri dogmi e altre fedi di maggior conforto e dispensatori di nuove energie. Onde la mente non è che il prodotto dell'ambiente, e si ricrea e si sostiene con sensazioni e identificazioni; ed è per questo che la mente aderisce a norme di condotta, a scuole di pensiero e così via. Finché la mente non sarà che il prodotto del passato, non potrà mai scoprire la verità né permettere alla verità di venire in essere. Restando aggrappata alle organizzazioni, rinuncia alla ricerca della verità.

Ovviamente, i riti offrono ai partecipanti un'atmosfera in cui essi si trovano a loro agio. Tanto i riti collettivi quanto quelli individuali danno una certa serenità alla mente; offrono un contrasto vitale col tedio e la monotonia della vita quotidiana. C'è una certa quantità di bellezza e di ordine nelle cerimonie, ma fondamentalmente, non sono che degli eccitanti; e come tutti gli eccitanti in breve ottundono la mente e il cuore. I riti divengono abitudine; divengono una necessità, e non se ne può più fare a meno. Questa necessità è considerata una rinascita spirituale, un raduno delle forze necessarie per affrontare la vita, una meditazione quotidiana o settimanale, e così via; ma se si osservi più attentamente questo processo, si vedrà che i riti sono una vana ripetizione, la quale offre un'evasione mirabile e decente dalla conoscenza di sé. Senza conoscenza di sé, l'azione conta ben poco.

qua veronika2!

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ciao mio, scusami se rispondo solo ora..

messaggio #28..in parte condivido, nel senso che a Dio ci avviciniamo cercando di parlarne, immaginarlo, ma da Dio ci allontaniamo proprio mentre lo immaginiamo, ne parliamo, perchè egli è Immanente, onnipotente, indefinibile, è come dicono alcune religoni il Tutto e l'uomo questo lo deve capire, non che sia sbagliato parlarne e cercare di avvicinarsi a Dio, anzi, è normale perchè l'uomo è un'essere finito che ha in sè l'infinito e giustamente va verso la fonte ma deve , come dicono i cristiani ortodossi, capire quando Quel mistero va solo respirato, vissuto, non immaginato, pensato, è importante un approccio apofatico di Dio.

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Allora, qui si parla di riti, mmhh, mi sa che non concordo..intanto dic che la verità e Dio sono un'esperienza che non si basa su nessuna fede o dogma, allora, primo fede e dogma in questa frase non vanno messe assieme, perchè se posso concordare che Dio non è un dogma, beh, Dio e fede vanno a braccetto perchè la fede non è altro che il canale di comunicazione, il terreno dove l'uomo incontra Dio è come dire che uno che è fidanzato può cambiare fidanzata ma questo non si basa sull'amore (che può essere ma allora non si parlerebbe di fidanzato cioè di uno che è innamorato, così come in questo caso non si parlerebbe più di un credente cioè di uno che ha fede, fiducia in ). poi, per quanto riguarda i riti,essi non sono un ostacolo o un paliativo il rito nella sua definizione rimanda al modo e all'ordine, alla ripetizione e ha un'unica funzione cioè quella di far fare esperienza è come se dicessi che un bacio fra due innamorati mette si a proprio agio ma alla fine, come dicevi "è una vana ripetizione", un bacio fra due che si amano non è mai uguale a quello primo o a quello che verrà eppure apparenetemente è ripetizione. così nel rito, apparentemente è ripetizione in realtà non lo è, è aria pura, spazio aperto, una passeggiata in riva al mare, ecc, ogni volta è diverso ma ogni volta fai esperienza. Le nostre esperienze pregresse non deviano la fede, ci costruiscono come persone e anche la fede è crescita, non possiamo trattare Dio come un distributore di macchinette: ti ho pregato e tu devi. ho inserito la monetina e il prodotto deve uscire.

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Allora, qui si parla di riti, mmhh, mi sa che non concordo..intanto dic che la verità e Dio sono un'esperienza che non si basa su nessuna fede o dogma, allora, primo fede e dogma in questa frase non vanno messe assieme, perchè se posso concordare che Dio non è un dogma, beh, Dio e fede vanno a braccetto perchè la fede non è altro che il canale di comunicazione, il terreno dove l'uomo incontra Dio è come dire che uno che è fidanzato può cambiare fidanzata ma questo non si basa sull'amore (che può essere ma allora non si parlerebbe di fidanzato cioè di uno che è innamorato, così come in questo caso non si parlerebbe più di un credente cioè di uno che ha fede, fiducia in ). poi, per quanto riguarda i riti,essi non sono un ostacolo o un paliativo il rito nella sua definizione rimanda al modo e all'ordine, alla ripetizione e ha un'unica funzione cioè quella di far fare esperienza è come se dicessi che un bacio fra due innamorati mette si a proprio agio ma alla fine, come dicevi "è una vana ripetizione", un bacio fra due che si amano non è mai uguale a quello primo o a quello che verrà eppure apparenetemente è ripetizione. così nel rito, apparentemente è ripetizione in realtà non lo è, è aria pura, spazio aperto, una passeggiata in riva al mare, ecc, ogni volta è diverso ma ogni volta fai esperienza. Le nostre esperienze pregresse non deviano la fede, ci costruiscono come persone e anche la fede è crescita, non possiamo trattare Dio come un distributore di macchinette: ti ho pregato e tu devi. ho inserito la monetina e il prodotto deve uscire.

appunto.....appunto...

scusami ma dopo l'ultimo topic che ho aperto sono scioccato!...a tra poco comunque dunque concordiamo...sono felice..

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che è successo ?

..sì, concordiamo più o meno..:)

niente ho visto foto di bimbi morti e abbandonati per strada, e gente che forse ci lucra e specula sopra per motivi socio-politici.....

abbaerrante,,,, :huh:<_<

tornando a noi, si ti sento in super sintonia..... :mellow:

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grazie..a dir la verità io sono più chiara:-P modestia a parte, mi fa sempre piacere ragionare e confrontarmi. e poi fai dei bei ragionamenti, un pò contorti forse ma carini. buona giornata

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