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Il mobbing non è un reato

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In questi giorni una sentenza della Corte di Cassazione ha scatenato un po' di

dibattito sull'argomento, sottolineando una cosa che va sottolineata e cioè che

il reato di "mobbing" non esiste :

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion...25226girata.asp

Ieri è uscito un articolo interessante sul Sole 24 Ore:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagw...ntArticle=FF5AM

Riassunto: "Ocio... :Yawn: che il mobbing non è reato, ma mobbizzare senza commettere reati l'è dura". :acute:

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Ospite sea

Sì', certo , il mobbing non è un reato...

Come può del resto considerarsi reato trasferire con dolo, calcolo, malvagità, una violenza psicologica da lungo tempo perpetrata ai danni di una persona, finanche alla sfera dei suoi affetti familiari?

Non era nel pieno diritto, forse, l'emerita dirigente, guarda caso nubile e senza figli, che si concedeva con legittimo gusto di far osservare in amichevole colloquio che " si era troppo legati alla propria famiglia e che questo non aveva certo giovato alla posizione lavorativa."

Mi viene in mente una delle domande dei "colloqui di selezione"

Probabilmente, adeguate " prestazioni" , dico io, avrebbero senz'altro posto rimedio alla situazione.

E tale frase, quali meravigliosi effetti avrebbe prodotto in famiglia, fulminata dalla percezione di essere diventata improvvisamente una congrega di fardelli e palle al piede?

E che bellezza, che piacere aprire la posta di casa e trovarci lettere minatorie, con relativi trimestrali cambi di sede, variabili, da Aosta a Capo Rizzuto, conditi di fugaci riferimenti ai bisogni dell'azienda e all'inettitudine del destinatario,chissà, forse spedite a casa " per disguido".

E bene per il lavoratore , che avrebbe potuto così assaporare la gioia di sentirsi un incapace e per di più "accompagnato."

Accompagnato da chi doveva assistere, cercando di controbilanciare alla meglio, alla sistematica, premeditata distruzione psicologica di un essere umano.

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E' un po' come la mafia... cioè... non è proprio la stessa cosa ma ha molti tratti in comune,

infatti in america la mafia la chiamano anche "The Mob"...

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la cassazione aveva detto che nn c'e' stupro se s'indossa i jeans.................ma vedi tu!!!

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la cassazione aveva detto che nn c'e' stupro se s'indossa i jeans.................ma vedi tu!!!

Beh... sul mobbing ha ragione, nel senso che cos'è un reato non lo può stabilire la Cassazione ma il Parlamento,

e nel codice penale (dove vengono definiti i reati) il reato di mobbing non esiste. La Cassazione interpreta e applica

le norme e fa bene quando spiega queste cose nelle sentenze, perché serve ad indicare vuoti o incongruenze che

sta agli organi legislativi mettere a posto (se facessero il loro lavoro invece che far show-biz... :Praying: ).

E' un po' come la mafia: anche la mafia non era un reato prima del 1982, quando fu inserito nel codice penale il reato

di "associazione di tipo mafioso" (ho appena controllato qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_mafiosa ).

Però questo non voleva dire che la mafia era da considerare innocente, perché non anche se non era definita esplicitamente

come "reato", lo erano già molte delle cose che nella mafia si fanno (associazione a delinquere, traffico di stupefacenti,

omicidio, ecc...).

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Ospite sea

Gli uffici del personale utilizzano metodi di ricatto e coercizione per molti versi simili a quelli della mafia.

Il più eclatante è "colpisci uno capace," che è stimato dai colleghi, così dimostrerai che nessuno è al sicuro e diffonderai in tutti la paura di essere colpito ingiustamente, così tutti lavoreranno più di quello che chiede il contratto di lavoro, proprio perchè la coscienza di aver fatto il proprio dovere non basta.

Naturalmente vale solo quando la vittima predestinata non ha "santi in paradiso".

Esiste personale specializzato per fare violenza psicologica: sono bravi a non integrare mai gli estremi del reato di violenza, ma cercano di provocare nella vittima una reazione che può variare dalla depressione alla reazione violenta. Chiaramente se quest'ultima perde l'autocontrollo, e ha una qualsiasi reazione rispetto all'ingiustizia che subisce, automaticamente perde il posto di lavoro.

Il compito del mobbizzatore è perfettamente riuscito.

Se invece, la persona è molto forte e resiste alle tentazioni, subirà una distruzione psicologica che lo porterà alla perdita completa dell'autostima.

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http://it.youtube.com/watch?v=BdUsCAj6wwE

La violenza psicologica è stata sostituita con quella fisica per renderla più visibile. Interessante è ciò che dice il tipo:

"non provare mai più a correggermi di fronte alle persone". E' un indizio utile per capire su cosa poggia il cosiddetto

"potere" all'interno di molte organizzazioni, e sul perché un soggetto stimato da molti rappresenta un pericolo.

Magra consolazione... le aziende rette su queste basi, prima o poi producono un rumore secco che fa più o meno "crac!". :crazy:

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Interessante articolo, con un piccolo consiglio operativo nella conclusione.

http://www.7magazine.it/new.asp?id=1307

"(...) In ogni caso, tra le azioni più urgenti da intraprendere c'è quella di far parlare il mobbizzato della sua storia e delle sue

emozioni, possibilmente anche per iscritto, raccontando e divulgando la sua storia al maggior numero di persone possibile.

Questo è il modo migliore, ritengo, per contrastare sia l'azione di mobbing, sia il suo obiettivo più pericoloso: la

soppressione della comunicazione.

Infine, se mi permetti, vorrei dare un consiglio a chi sta vivendo in questo momento una simile situazione: anche nel dubbio

scrivete tutto quello che vi sta succedendo e magari lasciate una copia del vostro diario o memoriale in un cassetto della

vostra scrivania. Se vi trovate sotto mobbing, magari qualcuno “casualmente” aprirà quel cassetto e vedrà che state

registrando tutto: nulla spaventa di più i mobber del pericolo di essere scoperti e additati a tutti."

Piccola avvertenza: è probabile che questo genere di operazioni, anziché far cessare le azioni perscutorie, ne

provochino un aumento d'intensità. Anche se ciò dovesse accadere, non è detto che si tratti di un passo falso.

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ma a suo tempo io non ottenni giustizia......il mio datore di lavoro, negava il problema.

Difficilmente avrei "denunciato" i miei persecutori, lo stesso mio capo negava il problema, e in un sistema gerarchico molto fisso e rigido, non avrebbero certo ascoltato le mie ragioni.

quando sei vittima di mobbing, sei solo, i più fortunati si possono avvalere di "sportelli di sostegno" e se previsti, di counseling, o gruppi "balint", o di un forum.

Dove lavoravo prima, inabissavano reati, alterando cartelle cliniche...l'operatore che subisce mobbing è piccola cosa.

Ho fiducia nella comunicazione, ma non mi aspetto giustizia.

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Ho fiducia nella comunicazione, ma non mi aspetto giustizia.

Fai bene, la comunicazione non dà certo giustizia. E' la sua assenza che è determinante nel perpetrare ingiustizia.

Nell'intervista che avevo segnalato in precedenza c'è una frase degna di attenzione, questa:

"Questo è il modo migliore, ritengo, per contrastare sia l'azione di mobbing, sia il suo obiettivo più pericoloso:

la soppressione della comunicazione."

http://www.7magazine.it/new.asp?id=1307

In fin dei conti... anche nelle guerre propriamente dette, la soppressione della comunicazione è uno dei primi

obiettivi strategici per chi attacca, mentre la ripresa/riattivazione della comunicazione è uno degli obiettivi più

importanti per la Resistenza.

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c'è omertà intorno al mio serrato ufficio. Nulla esce....ogni giorno si perpetua l'offesa, la mia reazione è vivace e pronta, tanto da scatenare la furia della mia capo....specialmente al fine settimana, quando è dichiaratamente cotta.

I suoi superiori sono al corrente della situazione e mi hanno detto di pazientare, fino alla fine dei mandati. Dopodichè io sarò il suo successore. Bella notizia!!! Non voglio far "carriera", per essere sbranatra da squali grossi e carnivori !!! Davvero, io vorrei stare al mio posto, tranquilla e senza lo stress di chi dirige e di chi ha mille responsabilità.

Non è colpa mia se ho titoli e master, non l'ho fatto per far carriera, ma per migliorare le mia performance professionale, cognitive, gestuali e di relazione.

E meno male che ho fatto una tesi sulla comunicazione. Non so nemmeno condurre la mia equipe di tre persone, figuratevi un corso di laurea di 90 !!!

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Non voglio far "carriera", per essere sbranatra da squali grossi e carnivori !!! Davvero, io vorrei stare al mio posto, tranquilla e senza lo stress di chi dirige e di chi ha mille responsabilità.

Questo atteggiamento come viene visto? Che conseguenze genera?

E meno male che ho fatto una tesi sulla comunicazione. Non so nemmeno condurre la mia equipe di tre persone, figuratevi un corso di laurea di 90 !!!

questo conferma come i comportamenti concreti, in realtà si imparano in una vita, e la teoria su queste cose serve a innaffiare le statue...

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c'è omertà intorno al mio serrato ufficio. Nulla esce....ogni giorno si perpetua l'offesa, la mia reazione è vivace e pronta, tanto da scatenare la furia della mia capo....specialmente al fine settimana, quando è dichiaratamente cotta.

I suoi superiori sono al corrente della situazione e mi hanno detto di pazientare, fino alla fine dei mandati. Dopodichè io sarò il suo successore. Bella notizia!!! Non voglio far "carriera", per essere sbranatra da squali grossi e carnivori !!! Davvero, io vorrei stare al mio posto, tranquilla e senza lo stress di chi dirige e di chi ha mille responsabilità.

Non è colpa mia se ho titoli e master, non l'ho fatto per far carriera, ma per migliorare le mia performance professionale, cognitive, gestuali e di relazione.

E meno male che ho fatto una tesi sulla comunicazione. Non so nemmeno condurre la mia equipe di tre persone, figuratevi un corso di laurea di 90 !!!

Beh, Delia, si sapeva, no? Fuori un'altra (la seconda o la terza? non mi ricordo più), ora tocca a te...

Se vuoi un posto rilassante, ho l'impressione che devi mirare a quello dei tuoi superiori. Loro saltano mai?

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Questo atteggiamento come viene visto? Che conseguenze genera?

questo conferma come i comportamenti concreti, in realtà si imparano in una vita, e la teoria su queste cose serve a innaffiare le statue...

A volte cerco veramente di isolarmi, ma questo viene visto come una non collaborazione. Se invece collaboro e mi dispongo all'ascolto, anche una semplice proposta, viene bocciata. Una semplice domanda ha effetto boomerang, e provoca una serie di messaggi più o meno verbali, che fungono da silenziatore. Ok allora taccio e ascolto, dato che la mia capo mi nega la parola da 1 anno, cioè da quando lavoro con lei. Se voglio qualcosa di veramente importante, devo fare in modo che la proposta nasca da lei.

Per quanto riguarda i comportamenti concreti, non lo so Oscar, ci sono degli aspetti della comunicazione, o della gestione delle risorse umane, come le tecniche di conduzione di una riunione....che è indispensabile apprendere teoricamente.

Anche l'esperienza e la predisposizione alla relazione, sono importanti, ma comunicare bene, efficacemente è una scienza che si apprende in un cammino lunghissimo dove non si ha mai finito di imparare. Basta un piccolo errore e la comunicazione muore, e in ambito terapeutico, l'alleanza che si cerca di costruire con il paziente viene a cadere il processo verso la guarigione può arrestarsi.

Quale filosofia muove le nostre scelte professionali. Su quli vissuti è bene lavorare per noi stessi e per migliorare la comunicazione.

Prima di leggere gli altri, occorre leggere sè stessi, governarsi e gestirsi.

Nel mio ufficio si respira aria di ambizione, frustrazione e fallimento. Substrato ideale per zone paludose e piene di insidia.

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Beh, Delia, si sapeva, no? Fuori un'altra (la seconda o la terza? non mi ricordo più), ora tocca a te...

Se vuoi un posto rilassante, ho l'impressione che devi mirare a quello dei tuoi superiori. Loro saltano mai?

la seconda. Siamo in tre, solo che io ho più titoli. E questo mi fa diventare una minaccia per tutte. Che vuoi che ti dica, se ci credi, a volte mentre gli animi si accendono, i miei pensieri vagano.....ma quella è un'altra storia.

I pescioni grossi sono prof. associati, e laureati in medicina. Noi abbiamo si lauree, ma nel nostro profilo professionale. Per cui la mia capo è una coordinatrice del mio profilo, il masssimo a cui possiamo accedere a livello universitario.

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A volte cerco veramente di isolarmi, ma questo viene visto come una non collaborazione.

quindi vieni percepita come una "non del suo clan"... non vivi il fuori lavoro e le pause, al loro/suoi stesso modo. Ci saranno casomai pure dei valori di fondo nel vedere la vita diversi

Se invece collaboro e mi dispongo all'ascolto, anche una semplice proposta, viene bocciata. Una semplice domanda ha effetto boomerang, e provoca una serie di messaggi più o meno verbali, che fungono da silenziatore.

Molto indicativo... :D: Se si è già arrivati a questo ho l'impressione che si può far poco... L'immagine che hanno/ha di te è già ben cristallizzata. Ne avrà parlato con qualcuno, vuole confermare pubblicamente le conclusioni

Sul piano della relazione autentica non vedo proprio nulla... Poi ci sono fattori competitivi che non aiutano. Forse "sa" che tu, sostituendola dopo, potresti affuscarne la reputazione, e non certo solo per i titoli.

Ok allora taccio e ascolto, dato che la mia capo mi nega la parola da 1 anno, cioè da quando lavoro con lei. Se voglio qualcosa di veramente importante, devo fare in modo che la proposta nasca da lei.

Ti nega la parola... è insicura! ahahah!

Per quanto riguarda i comportamenti concreti, non lo so Oscar, ci sono degli aspetti della comunicazione, o della gestione delle risorse umane, come le tecniche di conduzione di una riunione....che è indispensabile apprendere teoricamente.

Non mi riferivo a quelli. Mi riferisco ai microatteggiamenti di relazione in generale. Quelli di cui in genere non si ha una gran consapevolezza. Difficilissimi da capire e cambiare. Pure se ti rivedi in tv con lei. Ma non so, forse temo che lei abbia dei conflitti irrisolti che scarica sul caprio espiatorio che ha identificato. Tu.

Prima di leggere gli altri, occorre leggere sè stessi, governarsi e gestirsi.

appunto...

Nel mio ufficio si respira aria di ambizione, frustrazione e fallimento. Substrato ideale per zone paludose e piene di insidia.

Beh.. allora forse è un capo manipolatore? Demotivante? Poco democratico? Vuole soldatini o persone?

Che stile di leadership ha?

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quindi vieni percepita come una "non del suo clan"... non vivi il fuori lavoro e le pause, al loro/suoi stesso modo. Ci saranno casomai pure dei valori di fondo nel vedere la vita diversi

Molto indicativo... :D: Se si è già arrivati a questo ho l'impressione che si può far poco... L'immagine che hanno/ha di te è già ben cristallizzata. Ne avrà parlato con qualcuno, vuole confermare pubblicamente le conclusioni

Sul piano della relazione autentica non vedo proprio nulla... Poi ci sono fattori competitivi che non aiutano. Forse "sa" che tu, sostituendola dopo, potresti affuscarne la reputazione, e non certo solo per i titoli.

Ti nega la parola... è insicura! ahahah!

Non mi riferivo a quelli. Mi riferisco ai microatteggiamenti di relazione in generale. Quelli di cui in genere non si ha una gran consapevolezza. Difficilissimi da capire e cambiare. Pure se ti rivedi in tv con lei. Ma non so, forse temo che lei abbia dei conflitti irrisolti che scarica sul caprio espiatorio che ha identificato. Tu.

appunto...

Beh.. allora forse è un capo manipolatore? Demotivante? Poco democratico? Vuole soldatini o persone?

Che stile di leadership ha?

Hai colto molti aspetti "cruciali" due in particolare rindondano per la chiarificazione: il prima è la povertà di valori che emergono.

la mia capo è sola e ammette di essere circondata dal vuoto. Questa settimana è stata tremenda per lei.

Il grande capo l'ha chiamata a rapporto, pare che due persone, al di sopra di lei, ne abbiamo chiesto la "sostituzione". Il tutto al rientro da un congresso nazionale, di una associazione fondata anche da lei, da cui è stata tagliata fuori attraverso un' azione scorretta: attendeva 20 persone ad un ristorante per la cena congressuale, la serata però era stata spostata a sua insaputa, in altra sede e all'ultimo momento. !!!!

Dal punto di visto umano, le sono stata vicina e ascoltata per ore, con l'atteggiamento sincero di appoggio e comprensione. Ma quando si riprende a lavorare, la sua modalità prevaricante emerge in maniera totale e destabilizzante. :unsure:

Il secondo punto che hai evidenziato, è la chiave di tutto il caos: la mia capo non ha le caratteristiche e le conoscenze per fare leaderschip, non se lo pone proprio il problema della gestione in quei termini. E' Una brava manager, vive di rendita, si occupa dei guai, fa le cose giuste, vive in affanno, esprime rigidità attraverso l'espressione più antipatica per un leader: l'utilizzo del potere. "il capo sono io"....è una delle sue citazioni ricorrenti!

Il leader, colui che vede lontano e che lavora per il miglioramento futuro in cui le risorse sono un patrimonio umano da valorizzare e non da gestire, non esiste. Mi rifaccio alle pubblicazioni dI Quaglino. Oggi preparo una presentazione per i miei studenti, in cui parlerò di motivazione oltre che di comunicazione terapeutica.

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Oggi sul Corriere si parla di mafia (bianca). :redface:

L’indagine.: Negli ultimi sei anni oltre ventimila segnalazioni

Mobbing, ora in clinica c’è la lista d’attesa

Alla Luigi Devoto di Milano ormai bisogna aspettare almeno sei mesi per avere una diagnosi

http://www.corriere.it/cronache/07_novembr...o_clinica.shtml

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Pare che a Milano ci sia la peste... :huh:

Lavoro: salute, a Milano prima indagine su stress e mobbing

30 Novembre 2007, 13:07

SESTO SAN GIOVANNI (Milano) - A Milano si svolgerà la prima indagine al mondo sul mobbing

e lo stress lavorativo. Lo annunciano Cgil, Cisl e Uil che hanno riunito in assemblea i rappresentanti

dei lavoratori delegati alla sicurezza degli ambienti di lavoro. L'indagine, condotta su un campione

casuale di 10mila lavoratori, viene svolta in collaborazione con professor Costa, direttore della

Clinica del Lavoro Università degli Studi di Milano. I primi risultati dicono che il 31% dei lavoratori

è in una situazione di stress lavorativo potenzialmente alto, mentre il 7% si trova in condizioni di

potenziale mobbing. Questa indagine sarà presentata anche in Canada ed è la prima al mondo sul tema. (Agr)

http://www.instablog.org/ultime/8946.html

Gli altri 7 su 10 per fortuna lavorano altrove. -_-

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ovviamente è sempre stato tutto verbale lui (il mio capo) ha tentato approcci fisici ma sempre sull'ambiguo!

si è sempre guardato bene dal mantenere la cosa tra lo scherzo e "l'allupato" percui nn potevo muovere accuse!!!

e quindi vige la tacita regola che "finchè si scherza, va tutto bene!"

però lascia sempre il fastidio dell'essere considerata "OGGETTO"!

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