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Pensiero polarizzato (tutto bianco o solo nero)


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Riflettendo sul fatto che le parole modellano e influenzano pure la percezione, discusso in un altro topic, mi sono posto alcune domande. "se ti educo ad usare altre parole, cambio anche la tua percezione del problema"

L'esempio di scuola fatto è quello che là dove l'ufficio reclami è stato rinominato in "ufficio soddisfazione della clientela" (rimanendo proprio uguale uguale a prima, eh?) sono diminuiti sia i reclami che la loro intensità. Clienti presi allegramente per il sedere dicendoglielo pure. Qualcuno la chiama valenza condizionante delle parole e serve pure con il nostro dialogo interno

Se in un bimbo è comprensibile usare un linguaggio dove tutto è TERRIBILE o MIRACOLOSO, o MIIIITICO (deve ancora sperimentare le differenze), lo è meno per un adulto, a meno che le spiegazioni siano anche altre. Da cosa può dipendere quando l'uso *non è intenzionale*, come quando si sottolinea con efficacia, ma connaturato ormai al modo di esprimersi di qualcuno? Azzardo delle ipotesi:

1. - lui vive davvero tutte le esperienze come estreme, pure per un caffè bollente (povertà percettiva, percepisce poche differenze senza scale di intensità)

2. - esposizione linguistica di tipo esibizionista (insicurezza?)

3. - banalizzazione e conseguente semplificazione verbale (che non si sappia come sfuggire a "la tragedia" del lavoro quotidiano; e deve aver fiducia nel "miracolo"?)

4. - desiderio d'attenzione (insicurezza?)

5. - prosecuzione meccanica in età edulta dell'infantile desiderio dell'attenzione altrui, diventata abitudine/metodo... duro a cambiare

6. - voglia di primeggiare, anche usando il linguaggio, (che ne è solo l'effetto)

7. - semplice poca competenza linguistica (troppo banale? Perchè a questo punto non usare solo termini intermedi?)

Il pensiero polarizzato si porta dietro per forza un linguaggio polarizzato, o le cose possono essere disgiunte?

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Sono SEMPLICI DISTORSIONI COGNITIVE?

Se le estremizzazioni servono per ridurre l'incertezza (si ha la certezza che l'ipotesi vera sia una delle due, l'impatto sarebbe meno traumatico, perché era prevista). L'imprevisto costringerebbe a riflettere sul proprio punto di vista ed eventualmente a rinunciarvi per esplorare soluzioni nuove. Troppa fatica... uff

Anche il catastrofismo è spesso legato dall'ansia legato, alla paura di essere dominati, svalutati, rifiutati dall'altro.

Non si sa fronteggiare la situazione, - "farò una figura da sciocco", "non saprò cosa dire", - e pure questo porta a polarizzazioni linguistiche.

Fra le strategie di trasformazione dei pensieri negativi infatti uno schema spesso suggerito è proprio quello di mutare le certezze in *possibilità* che accada qualcosa (pure più realistico), poi *riconoscerne la valenza negativa*, poi *provarli realisticamente analizzandoli criticamente*, e infine *cambiarne pertanto la interpretazione* rifacendolo spesso meccanicamente.

Ok, ma io mi ponevo il problema di chi non so se distorce cognitivamente... :Four Leaf Clover:

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