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Psicologia del colore - Dott.ssa Maria Concetta Cirrincione


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Tanto tempo fa, ma non è una fiaba, in una certa fabbrica gli operai si lamentavano con il padrone per il freddo che sentivano nel locale mensa, un locale che aveva le pareti imbiancate con un tono di blu, e chiedevano di aumentare il riscaldamento; il padrone, non essendo di questa idea, fece invece dipingere le pareti con un tono di arancio: il risultato fu che non solo gli operai non avvertivano più il freddo, ma addirittura venne abbassato il riscaldamento. Mi sembra una storia abbastanza convincente per capire quanto il colore può influire sull'umore degli uomini. A grandi linee, noi viviamo in un mondo dove inconsciamente, cioè per abitudine, senza che neppure ce ne rendiamo conto, il colore ha una sua collocazione ben precisa: questo fin dall'antichità, perché da sempre a ogni colore era abbinato un significato: ad esempio il rosso è sinonimo di passione e forza, il giallo è vitalità, il blu tranquillità.

Certamente l'esperienza delle piccole cose di ogni giorno ci dice quanto il colore influisce sul nostro stato d'animo: basta pensare, senza farla troppo lunga, ai colori del semaforo, per cui il verde, colore che sta a metà tra il freddo e il caldo, quindi di equilibrio, è usato come segnale di via libera, mentre il rosso, colore decisamente caldo, stimola maggiormente la nostra attenzione, e ci segnala un pericolo; anche gli errori nei compiti sono segnati in rosso; il blu, come detto, tende a "raffreddare" e calmare la mente, quindi i lampeggianti delle forze dell'ordine illuminano le scene di questo colore.

Anche il linguaggio comune assegna un significato importante al modo in cui vengono percepiti i colori. “Hai una brutta faccia, il tuo colorito non mi piace molto” è l’espressione di un soggetto preoccupato che si rivolge ad una persona cara e chiama in gioco il pallore , che viene percepito dal valutante come un segno di stanchezza, di preoccupazione o di malattia. “Tuo figlio ha proprio un bel colorito”. Ecco, come un modo di dire cromaticamente connotato può consentire l'esternalizzazione di stati d'animo complessi e non sempre consapevolmente padroneggiati dal parlante.

Il primo studioso, che influenzò in maniera decisa l’area della psicologia del colore fu Faber Birren. Nel suo libro “Psicologia del colore e Terapia dei colori” (1961) scrive: “I colori possiedono un notevole impatto sulle reazioni psicologiche e sul benessere psicologico dell’uomo... Non è corretto pensare che solo il ruolo dell’illuminazione fornisca un ambiente visivo piacevole”. La percezione del colore va intesa come un evento rivelatore di una dinamica emozionale profonda, che dipende dalle caratteristiche personologiche del percepiente. In altri termini, la tavolozza cromatica interna dipende non solo dal nostro modo di percepire i colori esterni, ma anche dalla nostra specifica modalità di rivisitare emozionalmente gli stessi. Sono in molti ad insistere sulla soggettività delle risposte emotive agli stimoli cromatici. Ricordiamo, per esempio, Lowenfeld V. e Lambert Brittain W. (1970), i quali ricordano che la reazione al colore sarà sempre un mezzo di espressione estremamente soggettivo. Comunque, a loro modo di vedere, non ha senso valutare la risonanza emotiva di un colore preso a se stante, ma occorre valutarlo nei diversi contesti associativi rispetto ad altri colori. Il problema è quello delle dinamiche cromatiche. Un blu associato ad un porpora può determinare una sensazione di solitudine e tristezza, mentre un porpora in un contesto giallo brillante determinerebbe un senso di solennità. Un verde accostato al giallo può significare paura, mentre può avere carattere distensivo se lo mettiamo vicino ad un blu pallido Secondo le teorizzazioni degli autori, in genere le associazioni colori - emozioni sono piacevoli o spiacevoli. In linea di massima, i colori caldi (giallo, arancione e rosso) sono aggressivi, irrequieti o stimolanti e positivi, mentre quelli freddi (violetti, blu e verdi) sono negativi, scostanti e riservati, tranquilli o sereni. Occorre fare però attenzione alle generalizzazioni indebite, poichè i colori vivaci non implicano necessariamente vivacità emotiva. I colori, cioè, ricevono il loro contenuto emotivo tramite le relazioni in cui essi vengono rappresentati. Le relazioni sono il risultato di esperienze o associazioni soggettive, le quali, come nel caso dell'arte espressionistica possono risultare estremamente individuali. (Sharpe, 1981)

L’ Espressionismo fu il primo movimento che utilizzò il colore in chiave strettamente emozionale e personale: per Wassilij Kandinsky, ad esempio, fondatore del Der Blaue Reiter, l'armonia del colore è un mezzo per arrivare direttamente a contatto dell'anima, ogni colore ha in sè uno specifico valore espressivo e spirituale ed è quindi in grado di rappresentare la realtà spirituale senza bisogno di alcun tramite oggettivo. A suo avviso ogni colore è dotato di un proprio valore espressivo e spirituale e, di conseguenza, suo tramite è possibile rappresentare la realtà spirituale prescindendo da qualsivoglia allusione oggettiva. A suo modo di vedere, la luce colorata può avere particolari effetti sull'organismo. Da tempo, ha avuto modo di scrivere nel 1910 Kandinsky, si cerca di usare la forza del colore per aver ragione delle malattie nervose e delle tensioni quotidiane. Egli in merito rileva che si è così scoperto che il rosso ha un potere vivificante e stimolante anche sul cuore, mentre l'azzurro può portare ad una paralisi temporanea. Simili valutazioni sembrano più “artistiche” e poetiche che scientifiche. Ciò non toglie che il principio di fondo, quello relativo all'influenza dei colori sulle nostre emozioni, possa ritenersi corretto.

Psicologicamente, più del colore è importante il suo cambiamento. Se, per rimanere sulla tinta evocante il pallore, lo sbiancamento è repentino, lo stesso può chiamare in causa emozioni quali l'ansia, la paura o, al limite, lo stupore catastrofico. “Sei sbiancato come un lenzuolo” è un'espressione che intende alludere ad un cambiamento riferibile alle emozioni provate dal soggetto osservato. Mutando colore, l'espressione facilmente coglibile nel dire quotidiano “Sei diventato rosso” suggerisce un'interpretazione del tipo: “Stai mentendo” o “Sei imbarazzato”. “Sei nero, oggi hai proprio l'aria di chi ha cento diavoli per capello”. Il nero, in questo caso, rinvia alla persona che scopriamo rabbuiata, che non riesce a riverberare dal suo viso luce alcuna. La persona felice, per contro, tradisce un volto radioso, luminoso, trasparente. Il nero, almeno da noi, è il colore della notte e della morte dell'intimorente e dell'ignoto. Nera è la vita grama. Nera è anche la sfortuna e la fame. Simili modi di dire chiamano in causa una valutazione psicologica immediata e spontanea, quanto le considerazioni dello psicologo così come queste tacitamente emergono nell'interazione terapeutica (Rossotti, 1981).

Alcuni psicoterapeuti, per mettere a punto le loro diagnosi, a volte si servo di test rimandanti alla percezione del colore. Lo psicologo, psichiatra e filosofo svizzero Max Luscher ha steso un interessante “test dei colori “(1949), che trovò rapida diffusione negli anni ‘60 in tutta Europa e negli Stati Uniti, basato sull’assunto che una particolare attrazione o repulsione nei confronti di un determinato colore siano riconducibili a particolari stati psicofisici ed emozionali che ogni colore ed ogni combinazione cromatica generano nell'osservatore (osservazione che è alla base, fra l'altro, della cromoterapia). Quindi, secondo Luscher, alla visione dei colori e delle combinazioni cromatiche si genera una risposta comportamentale, emotiva, fisica, cosicchè la predilezione...

http://www.psiconline.it/article.php?sid=6634

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aprii anche io una discussione del genere sulla teoria dei colori secondo Jung però..

ovviamente per noi i colori hanno dei significati particolari, ma come direbbe Jung molte cose sono collettive, indi, certi colori hanno lo stesso effetto su tutti..

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