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E se ci si innamora dello psicologo?


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perchè credo che un terapeuta debba saper gestire queste situazioni. mica ci sono solo i pazienti nevrotici, ci sono anche gli psicotici... se ogni transfert difficile dovesse finire in questura...

in effetti neanche io sono del tutto sicura che il terapeuta debba "per forza" gestire un transfert ingombrante e che nello specifico la psi di roberta si sia comportata da incompetente

ad esempio donna bettina (parlando del mio transfert <_< ) mi disse che una volta fu costretta a scaricare un paziente eprchè il transfert era diventato eccessivo (questo passava tutta la seduta a dirle che era innamorato di lei) e bloccante epr la terapia

non so....

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io in questo momento sto riuscendo a comportarmi diversamente, con la volontà.

la cosa poco consolante è che questo, e la consapevolezza di stare facendo la cosa giusta, non riducono di un millimetro il dolore. :Straight Face:

ma guarda in generale sugli atteggiamenti anche io so lavorare di volontà, la cosa che mi è difficile è controllare questi disturbi che poi al momento hanno cambiato un pò "metodo" proprio perchè poi raggiunta una certa consapevolezza devono diventare più contorti, meno identificabili...

Stranamente al momento i miei problemi girano tutti intorno a questo disturbo, l'ultimo scoglio da superare ma quello più duro...

si frogga, anche io ne ho cambiati ( sono al 3o) però ogni volta è stato un ripartire da zero per me. Cmq credo che seguirò il tuo consiglio anche se almeno per i seminari volgio partecipare alle riunioni del gruppo vacanze junghiane :Batting Eyelashes:

beh le riunioni le puoi sempre fare con lui, intanto ti cerchi uno psi a Fi, cosa te lo impedisce veramente? E' vero che in un certo senso si ricomincia da capo masi recupera facilmente ormai di certe cose sei consapevole. Inoltre nel frattempo che ti crogioli avresti già cominciato... :Batting Eyelashes:

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in effetti neanche io sono del tutto sicura che il terapeuta debba "per forza" gestire un transfert ingombrante e che nello specifico la psi di roberta si sia comportata da incompetente

ad esempio donna bettina (parlando del mio transfert <_< ) mi disse che una volta fu costretta a scaricare un paziente eprchè il transfert era diventato eccessivo (questo passava tutta la seduta a dirle che era innamorato di lei) e bloccante epr la terapia

non so....

io non intendo che si doveva tenere la paziente per forza, ma non ha saputo gestire l'uscita dalla terapia, e se è vero quello che dice roberta, l'ha smollata senza invece pensare di affidarla a un collega. questa non è competenza!

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però ho letto che invece lei l'aveva già un altro terapeuta indicatogli ma si è rifiutata di proseguire...certo non aiuta il fatto del cancellare continuamente ciò che scrive :Straight Face:

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scusate. non avete paura che i vostri psicologi leggano le cose che scrivete?

oppure che qualche paziente che legge capisce di avere il vostro stesso terapeuta??Straight%20Face.gif:icon_question:

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però ha ragione stauff

OVVERO MI HAI UN Pò ILLUMINATA.....le radici di queste manifestazioni

avevo già avuto alcune di queste manifestazioni prima della psi ma in modo MOOOOOOOLTO MENO invasivo.........

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gli psi hanno ben altro da fare che venire qui a cercare di scoprire se qualcuno che scrive può essere un loro paziente. e poi non sono così interessati a noi... il mio psi sa che scrivo qui e con che nick, e non è mai venuto a leggere...

gli altri pazienti... bah, basta non scrivere nome e cognome e non dare indicazioni sull'ubicazione dello studio, per il resto è (quasi) impossibile risalire all'identità a partire da ciò che viene scritto qui.

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però ha ragione stauff

OVVERO MI HAI UN Pò ILLUMINATA.....le radici di queste manifestazioni

avevo già avuto alcune di queste manifestazioni prima della psi ma in modo MOOOOOOOLTO MENO invasivo.........

intanto confermo parola per parola quello che ti ha detto Judy sugli psico...

certo però se non racconti in modo quantomeno organico di te non si capisce come tu sia andata a parare in questa storiaccia...non è per farsi i fatti tuoi, solo per fare quel pochissimo che possiamo per te, aiutarti a trovare la strada per uscire da questo stato.

tutti qui chi più chi meno si sono raccontati, proprio per avere opinioni da persone che ci sono passate e ci passano...però se ti impunti a girare su te stessa, a me passa la voglia di dirti alcunchè....

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ciao, vi leggo da un pò saltuariamente, scrivo qui perchè vedo che è il post più frequentato, anche se non sono affatto innamorata del mio analista. Il transfert c'è ma sicuramente non di questo tipo. E' un pò di mesi, anzi forse un anno che la tiro per interrompere la terapia. Non è che non vada bene, anzi, mi piace ciò di cui parliamo, mi piace discutere con lui ( analista con lettino)però mi rendo conto che alcuni meccanismi sono duri a morire, che le cose che realmente e concretamente volevo cambiare andando da lui, poi concretamente non cambiano. Sicuramente posso dire di conoscere meglio me stessa e di riuscire a comprendere di più certi meccanismi, ma evitarli non è facile.Forse proprio non voglio cambiare. A tutto ciò si unisce il fatto che l'analista non è proprio dietro l'angolo e che questa cosa mi comporta orari indescrivibili e fatica fisica nell'affrontare il viaggio. Sono già due anni passati a due sedute a settimana, la scorsa settimana ero esplosa ed avevo deciso di non andarci più poi parlando con lui ci ho ripensato,questa cosa decisione di smettere per lui è legata a certe mie resistenze rispetto al legarmi a qualcuno, all'avere bisogno e anche al desiderio di farcela da sola, di non avere bisogno di nessuno... Insomma io capisco globalmente che continuare mi farebbe bene, ma continuo a rimuginare e a pensare se smettere o meno,senza riuscire a prendere una decisione da sola...oscillando continuamente tra rabbia e gratitudine nei confronti del povero analista, che ammiro molto perchè secondo me è competente e mi ha lasciata libera di scegliere cosa fare.

Appunto, cosa fare? non lo so, ormai si avvicina la pausa estiva ma poi si porrà di nuovo il dilemma se riprendere a settembre. che stress.

Vi chiedo se vi va di raccontarmi se avete passato una fase simile, come vi siete sentite...insomma spero di non essere la sola a vivere questo stato di confusione,ciao!! :Batting Eyelashes:

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ciao, benvenuta !

dunque secondo me il problema sta in questa tua frase " il transfert c'è ma non ne sei innamorata"

diciamo che non ne sei tanto presa, non sei totalmente dipendente dal tuo analista .

per decidere di smettere vuol dire che non sei legata a lui ma intendo che non è forte il rapporto terapeutico, oppure pensi di aver raggiunti già dei risultati??

oppure vuoi decidere di smettere perchè senti di essere arrivata forse ad una piccola svolta dentro di te e hai paura???

la tua potrebbe essere anche una forma di RESISTENZA all analisi.

credo che il rapporto terapeutico non sia molto forte.

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più che le ragioni che spingono me ad avere queste perplessità vorrei capire se qualcun'altro c'è passato e davvero come dovrebbe finire l'analisi,si può mica continuare per tutta la vita no? Prima o poi si deve volare da soli...

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Io sono in analisi 3 volte a settimana dall'inizio del 2009, ho incontrato parecchi ''fossati'' e ho imparato che l'ostacolo o la stagnazione sono ottime fonti di conoscenza dei meccanismi

(perchè puoi vedere bene come reagisci di fronte alle difficoltà) un'altra cosa che ho potuto notare è che non è vero che quando ''senti'' qualcosa di tuo, durante la seduta, la cosa finisce nella stanza d'analisi ma, quel sentire e poi verbalizzare, è come se andasse a liberare un ingranaggio che si riperpreta nella vita quotidiana, è come i cerchi che si formano nell'acqua, su di me ho proprio sentito (ci ho messo due anni però, all'inizio anche io la vivevo con lo stato d'animo di ''ok ne parlo, ma resta tutto come prima'' ) che il cambiamento te lo porti fuori, volente o nolente...

...Quoto Roberta che non ti ha detto affatto cose sbagliate..

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beh io cmq intendevo boilers non per il peso, insomma volevo dire che sono racchiottole....cozze va , meglio^^

trovo strano che il tuo psico ti dica queste cose :icon_question:

non sono caratterstiche che seriamente parlando contano in una terapeuta, in fondo....

io ovviamente sono abilitato come paziente a valutare a tutto tondo , è uno dei pochi vantaggi di fare il malatino :Straight Face:

anche se a dirla tutta per me contano più le figure paterne, saggi, capi, guerrieri, non ho mai trovato una donna che lo fosse...forse per questo mi trovo a mio agio con un terapeuta uomo...

mi sono sempre domandato se una donna capisca e percepisca fino in fondo l'aggressività tipica maschile, per esempio. O meglio se la sappia inquadrare nel modo "autentico", per così dire...

**Stauff...Me lo dice - e ha ragione- perchè la qualcosa ha a che fare con buona parte del mio quadro e con certe mie difese**..

Riflettevo da quando ho letto questo post, secondo me una capacità di accoglimento dell'Altro

da parte del terapeuta sta nell'essere più neutro possibile, intendo come persona, (pur rimanendo se stesso)

in modo da permettere al paziente di poter idealizzare, cercare, desiderare, odiare, muoversi dinamicamente verso di lui.

E' difficile da spiegare, come se Stauff rimanesse Stauff ma perdesse la sua Staufficità, non so se mi sono spiegata...

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oddio hai cambiato....

questa è la risposta per quanto hai scritto prima...:

Capisco roberta ma a volte non è possibile, a volte accadono delle cose, degli imprevisti per cui ti accorgi

che quella ersona non può essere umana con te, o meglio non lo può essere come tu desideri.

Bisogna accettarlo, accettare la tua condizione di individuo

indipendendente da quel qualcuno che vivi come tanto importante:

è terribile, dolorosissimo, però vedrai che ti ritornerà utile,

e magari negli anni a venire ti guarderai indietro soddisfatta per quanto hai seminato proprio grazie alla sofferenza!

(io invece devo editare i post per quanto sono sgrammaticati!)

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Un po' perchè qualcosa nei tuoi post mi ha ispirato il termine ''dolore'' poi perchè, personalmente, e come gran parte della popolazione mondiale, mi sono trovata spesso a vivere situazioni (familiari e non, analitiche e non) dolorose e di abbandono...

ho notato che l'analisi spesso ti aiuta a sentire il dolore, il pathos, a viverlo senza eluderlo, permettendoti di ''soffrirlo''...parole del mio analista,a lui piace tanto il fatto che nel processo immancabilmente si incontra ''il dolore''

e questa è una cosa buona, una cosa che ti permette di vivere la vita nelle sue mille sfumature, perchè insieme alle emozioni brutte ci sono anche quelle belle e tutte formano una tavolozza fatta di toni scuri e chiari...

devo dire però, forse per particolare fragilità mia, lui, da un certo punto in poi ha iniziato a umanizzarsi

e scaldare il rapporto, mi sono sentita proprio voluta bene e questa cosa mi ha permesso di accettare la mia separazione da lui, questo suo accogliemi mi ha fatto sentire il fatto che non eravamo fusi in un unico nucleo ma due persone ben distinte che stavano conoscendo il loro rapporto e si possono osservare, è come se mi avesse dato responsabilità verso me stessa

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ah ho capito.

una domanda.....ma un analista come fa a svolgere l analisi con tutti i pazienti????

cioè a me sembra una cosa così pesante, un percorso in cui l analista deve stare molto attento........come fa a reggere la tensione con tutti i pazienti?

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ausgezeichnet, Eury,

quoto con sentimento quello che scrivi...mi hai rimandato al mio 2 psico...era esattamente quello che diceva lui sul sentire il dolore...gran parte delle sedute era volta a sperimentare il dolore...piangevo come una fontana dopo che lui aveva saputo accendere il circuito delle emozioni negative.

Dopo che la rabbia, il dolore, venivano fuori.

Uscivo dalle sedute che mi sentivo come un bimbo uscito dal bagnetto :Four Leaf Clover:

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