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ARLEY

E se ci si innamora dello psicologo?

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Eh si, l'acqua, l'ambiente marino evoca il ventre materno, la placenta, lo stato fetale. Emotività allo stato puro. Essere con, nascere, abbandonare le vecchie sicurezze "della pancia" per provarne di nuove "a pelle".

Ti auguro di rompere l'isolamento dall'acqua lasciando il sottomarino e risalendo in apnea immerso completamente nelle tue emozioni.

(ma non c'è un'emote con l'abbraccio?).

si vero...un altra immagine ricorrente che avevo è sempre stata quella di trovarmi in mezzo a un diluvio torrenziale solo e indifeso, poi notavo nel fango qualcosa che luccicava e la afferravo, era una specie di utensile di acciaio che sberluccicava via via che lo ripulivo dal fango, il contrasto tra la terra e la lucida perfezione metallica di quell'oggetto era impressionante e provavo sempre una sensazione di forza, tanto da levarlo verso il cielo...

( che sò grave ??? :Just Kidding: )

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Quando in analisi parlo di me, dei miei prolemi reali e la smetto di fare come una '' bambola'' mi sento in colpa...

mi sento coe denaturata verso me stessa...

chi mi sa dire perchè?

Tu puoi dirti il perché. Però ti rispondo come mi rispose una volta un mio caro amico al quale confidavo di provare dei sensi di colpa per aver sistemato per la prima volta la mia attività professionale come veramente la volevo ed aspiravo a farlo da tanto tempo. Mi disse:"non la senti tua perché é tua".

La "bambola" è abituata a rispondere agli altri prima che a se stessa e se inverte la tendenza pensa che li sta tradendo...

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Aikon, sai che sto attraversando una fase del genere?

come sapete argomentare bene oggi, io non riesco che andare per frammenti...

da un lato la donna, dall'altro la figlia che si rimbocca le maniche...

che bella la vita...

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Quando in analisi parlo di me, dei miei prolemi reali e la smetto di fare come una '' bambola'' mi sento in colpa...

mi sento coe denaturata verso me stessa...

chi mi sa dire perchè?

Mi succede qualcosa di simile. Provo a raccontarti, chissa' che non ti sia d'aiuto.

Sono nata in una famiglia piena di problemi. Quando sono nata io ecco che come d'incanto

i problemi si sono riversati tutti su di me, in qualche modo sono divenuta (o mi sono sentita?)

la causa, il capro espiatorio. Non so come sia successo ma ho finito per identificarmi in questo

ruolo. Quella che crea i problemi. Ovvero Il Problema in persona. La ragazzina caratteriale,

ingestibile, la rovinafamiglie. Ovvio che ora in terapia disidentificarmi da questa immagine mi fa' sentire

enormemente in colpa... devo ammettere che chi e' intorno a me ha un sacco di problemi, forse piu'

di me. Non sono piu' degli eroi che mi sopportano. Sono persone malate che scaricano su di me ansie

e psicopatie varie. Non e' carino. Sono piena zeppa di sensi di colpa. Ci affogo dentro. E io poi

chi sono? Come Problema ero almeno una persona speciale, invece sto scoprendo di essere una persona

di una banalita' estrema. La mia vita non e' piu' un film, sta doventando una cosa qualunque.

Bhe' mi fermo qui, guarda se ci trovi qualche spunto di riflessione. Tieni conto che sono depressa

ogni oltre limite consentito, quindi non farti intristire da me. Saluti, vi leggo ogni tanto, quando posso.

Ciao Afri

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bello sto film, com'è il titolo italiano?

è tratto da un romanzo biografico di Gunther Lothar Bucheim che è questo signore qui

caf_Buchheim_DW_Pol_165603g.jpg

girato da W Petersen , in italiano si chiama U boot 96 ma il titolo originale è Das Boot...

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si vero...un altra immagine ricorrente che avevo è sempre stata quella di trovarmi in mezzo a un diluvio torrenziale solo e indifeso, poi notavo nel fango qualcosa che luccicava e la afferravo, era una specie di utensile di acciaio che sberluccicava via via che lo ripulivo dal fango, il contrasto tra la terra e la lucida perfezione metallica di quell'oggetto era impressionante e provavo sempre una sensazione di forza, tanto da levarlo verso il cielo...

( che sò grave ??? :Just Kidding: )

Quest'immagine la trovo molto interessante, soprattutto se ricondotta a quella del sottomarino. Posso dirti ciò che mi evoca? Non è un è un'interpretazione eh, ti dico solo quello che mi ha fatto venire in mente.

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Aikon, sai che sto attraversando una fase del genere?

come sapete argomentare bene oggi, io non riesco che andare per frammenti...

da un lato la donna, dall'altro la bamola, dall'altro la cantante, dall'altro la figlia che si rimbocca le maniche...dall'altro ancora emmnuelle

che bella la vita...

Si hai ragione, oggi leggo molte cose veramente interessanti.

Guarda, siamo in risonanza...anche per me è un periodo un po' frammentato. La mia frammentazione è conseguente ad una reazione difensiva ad un trauma, ma adesso - passato di gran lunga l'evento - la mia difesa è d'impiccio, mi immobilizza. Per andare avanti ho bisogno di decostruire ed è lì che arrivano le magagne....convertire le proprie difese fa malissimo! Tanto più che non posso più pensare di tornare ad essere quella che ero precedentemente l'evento. Ed il nuovo fa paura.

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beh si anche tu, anzi mi sa che con te abbiamo molti punti di conversazione e interessi in comune , ti ho pensato tempo fa quando stavo leggendo alcune sentenze rotali che mi ha passato un mio collega, anzi poi ti chiederò lumi sul tema dell'anoressia mentale :Four Leaf Clover:

sai se poi mi sposassi con una anoressica, mi preparo le debite scappatoie canoniche^^ no scherzo in realtà in quella sentenza si metteva a nudo impietosamente il profilo di certe anoressiche che sembrava il ritratto giudiziario di una mia ex...

Interessante l'argomento...soprattutto per come una sentenza possa recepire un argomento così delicato.

Nello scarto del riduzionismo di un fenomeno umano, specie in ambiti di potere, mi piace notare le variazioni delle riflessioni su tali argomenti e l'emersione delle fobie sociali che certi provvedimenti si impegnano a sedare.

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Quest'immagine la trovo molto interessante, soprattutto se ricondotta a quella del sottomarino. Posso dirti ciò che mi evoca? Non è un è un'interpretazione eh, ti dico solo quello che mi ha fatto venire in mente.

si certo dimmi pure senza riserve.

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io la depressione, l'ansia, me la sono sempre immaginata come trovarsi sul fondo del mare, in un sommergibile, a 270 metri...una lotta per riemergere e sopravvivere...la mia vecchia psico notava che l'ambiente era umido e buio come il ventre materno e che la mia immagine tratta da un film stava a significare nascita....ogni volta che sono sprofondato mi sono rimboccato le maniche e ho cercato di rimettere in sesto il battello e "tornare a casa"...

riusiciremo a risalire ? e i motori funzioneranno?

ecco bisogna sempre gridare come in questo film "Not Yet Kameraden, Not Yet!!"

anche se non sai cosa ti aspetta in futuro devi riprendere il mare.... :sorry: mi commuovo da solo^^

scusate per le immaginifiche sciocchezze , spero che a qualcuno ispirino forza a determinazione come è sempre stato per me...

beh,forse sbaglio ma questo spiega perchè il tuo piu' grande desiderio è salire qui :

....scappare dagli abissi per raggiungere il cielo.....

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oooh ma lo sai che volare sulla zia Ju è uno dei miei sogni! Ci sono salito sopra ma in un museo aeronautico....

comunque io sono un tipo ribelle di colonnello :Just Kidding:

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si vero...un altra immagine ricorrente che avevo è sempre stata quella di trovarmi in mezzo a un diluvio torrenziale solo e indifeso, poi notavo nel fango qualcosa che luccicava e la afferravo, era una specie di utensile di acciaio che sberluccicava via via che lo ripulivo dal fango, il contrasto tra la terra e la lucida perfezione metallica di quell'oggetto era impressionante e provavo sempre una sensazione di forza, tanto da levarlo verso il cielo...

Ciao Stauffenberg, mi collego adesso dopo un pomeriggio frenetico ed un dopocena impegnativo.

Dicevo che mi piacciono molto queste scene che evochi, sarà che l'acqua è un elemento che adoro, omogeneo ma fluido che permette di essere dominato, confinato, ma anche di sentirsi avvolti e persi in una dimensione indefinita.

Se quella che hai descritta fosse l'immagine di un dipinto o di un film direi che l'artista sembra aver intenzione di coinvolgere lo spettatore direttamente nell'opera come la pioggia che cade direttamente sul protagonista che, benché provi timore e solitudine, non cerca un riparo. Sembra quasi che voglia sperimentare ciò che gli fa paura, il senso d'isolamento e di perdita. Sperimentazione ben ripagata perché trova un oggetto che è in contrasto con la scena carica di ansia perché brilla. L'utensile - un oggetto che serve a qualcosa - viene raccolto dalla terra, ripulito dal fango e portato in alto come a testimoniare l'aspirazione all'elevazione di una parte di sé dimenticata ed oscurata ma comunque presente come preziosa risorsa.

L'acqua è emozione pura, non mediata. E' anche senso, nel tatto del libero indefinito, nel gusto del dissetante neutro, nella vista del trasparente, ma soprattutto è udito nel suono della pioggia.

C'è chi ha ravveduto nei sogni di pioggia un simbolismo della fecondazione da parte del seme maschile della terra madre ed un'armonia degli opposti.

Per questo sognare acqua talvolta lascia la sensazione di una creatività che si manifesta, proprio come nell'immagine che hai descritto dove si unisce - nel brillare forse esaltato da un timido raggio di sole, all'energia debole, ma presente.

Buona notte Stauff!

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ah interessante sta cosa....io ho pensato che mancasse il sole e che quell'oggetto fosse qualcosa di inattaccabile e indistruttibile , come un sostituto del sole....forse un arma ma qualcosa che mi rimandava alla razionalità e forza maschile in mezzo al caos del femminile....infatti spesso ho pensato che la donna sia essenzialmente caos e l'uomo ordine creatore...va be poi ho capito che sono cacchiate del mio fondo di misoginia....

niente di personale eh ^^

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Sono nata in una famiglia piena di problemi. Quando sono nata io ecco che come d'incanto

i problemi si sono riversati tutti su di me, in qualche modo sono divenuta (o mi sono sentita?)

la causa, il capro espiatorio. Non so come sia successo ma ho finito per identificarmi in questo

ruolo. Quella che crea i problemi. Ovvero Il Problema in persona. La ragazzina caratteriale,

ingestibile, la rovinafamiglie. Ovvio che ora in terapia disidentificarmi da questa immagine mi fa' sentire

enormemente in colpa... devo ammettere che chi e' intorno a me ha un sacco di problemi, forse piu'

di me. Non sono piu' degli eroi che mi sopportano. Sono persone malate che scaricano su di me ansie

e psicopatie varie. Non e' carino. Sono piena zeppa di sensi di colpa. Ci affogo dentro. E io poi

chi sono? Come Problema ero almeno una persona speciale, invece sto scoprendo di essere una persona

di una banalita' estrema. La mia vita non e' piu' un film, sta doventando una cosa qualunque.

Rivivo molto di mio in questo tuo vissuto. Essere capro espiatorio è sempre stata una ragione di diritto alla vita, per non sentire il senso di colpa di essere nata, ma tolta quella non riesco a trovare altre ragioni per vivere...

Conosco solo il subire. Non so rapportarmi in altro modo. ma di certo non voglio più subire. Per questo vivo isolata, in un mondo a parte...

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Rivivo molto di mio in questo tuo vissuto. Essere capro espiatorio è sempre stata una ragione di diritto alla vita, per non sentire il senso di colpa di essere nata, ma tolta quella non riesco a trovare altre ragioni per vivere...

Conosco solo il subire. Non so rapportarmi in altro modo. ma di certo non voglio più subire. Per questo vivo isolata, in un mondo a parte...

Ciao, di solito non bazzico questo topic ma non ho resistito a rispondere dopo aver letto le cose che avete scritto tu e Afri... per ragioni contingenti, gli argomenti che avete esposto sono diventati il fulcro centrale delle mie speculazioni indirizzate a placare dissidi interiori e far luce sui miei vari disordini mentali... è una questione datata che per quanto cerchi di insabbiare, ritorna prepotentemente a galla a chiedere conto...

Credo che l' argomento meriterebbe un topic tutto suo, per portare le esperienze di chi sa quanto le relazioni familiari possano essere devastanti e ha avuto modo di provare l' effetto che fa... Ma parlarne necessiterebbe di un po' di coraggio... che non ho. Valgano queste poche righe, a titolo di solidarietà... :blush:

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Ciao, di solito non bazzico questo topic ma non ho resistito a rispondere dopo aver letto le cose che avete scritto tu e Afri... per ragioni contingenti, gli argomenti che avete esposto sono diventati il fulcro centrale delle mie speculazioni indirizzate a placare dissidi interiori e far luce sui miei vari disordini mentali... è una questione datata che per quanto cerchi di insabbiare, ritorna prepotentemente a galla a chiedere conto...

Credo che l' argomento meriterebbe un topic tutto suo, per portare le esperienze di chi sa quanto le relazioni familiari possano essere devastanti e ha avuto modo di provare l' effetto che fa... Ma parlarne necessiterebbe di un po' di coraggio... che non ho. Valgano queste poche righe, a titolo di solidarietà... :blush:

Potresti aprirlo lo stesso... Altri troveranno il coraggio di continuare...

Diventerebbe interessante...

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le esperienze famigliari sono molto complicate !

i miei sembravano starmi vicina e invece il giorno dopo mi urlano contro!

comunque, sono nervosa, c'è questa sofferenza dentro me......la dottoressa l ho sentita qualche giorno fa

cioè l ho aspettata sotto lo studio..... quando è scesa si è fermata e mi ha detto " vai"

io le ho risposto" sei stata troppo severa con me"

lei " si perchè ne hai combinate di cotte e di crude"

e io " si ma avevo 18 anni"

poi ci siamo strette la mano....io le ho chiesto se allora era tutto apposto ...lei ha annuito

IL GIorno dopo la chiamo dicendole che stavo poco bene e lei mi fa

" roberta, non tirare troppo la corda, non voglio più chiamate, più visite,

con ieri abbiamo chiuso ok???????" io non le ho risposto e lei ha attaccato.

stamattina stavo sempre passando vicino al suo studio e becco la collega che mi dice

" quest anno finisce male, roberta , non devi stare qui"

io ci sono rimasta malissimo.

poi chiamo la dottoressa - questa è stata la conversazione

io : dottoressa, sento il bisogno di parlarle"

lei : roberta scordatelo...dimenticati quello che abbiamo fatto...scordatelo"

io: ho bisogno di una seduta con te

lei a questo punto fa una risatina un pò sottovoce.........( se la ride pure capito????)

e poi mi dice " tu hai i tuoi psicologi, non sono il tuo punto di riferimento"

e poi , come sempre ha anche detto " dopo avverto tua madre"

sto a pezzi. piango , mi dispero.....credo che il fatto che abbia consultato l avvocato dell ordine con la lettera ai miei di un anno fa...sia stato determinante

perchè vedo che non può neanche darmi una seduta, sto a pezzi, ho bisogno di un ultima seduta.

non riesco a concludere, è stata una terapia con emozioni troppo forti. e io non riesco ad uscirne

mi perseguita adesso il fatto che lei abbia consultato l avvocato dell ordine

mi sento impotente in questa situazione

è un anno che io chiedo appuntamento e lei non me lo dà come non mi concede neanche 10 minuti al telefono, è un circolo vizioso

a volte penso che solo sparandomi un colpo in testa forse capirebbe quanto era importante per me la terapia.

non posso pensare che non mi perdona. non ce la faccio, ho bisogno di un sollievo da parte sua.

ad agosto e luglio non l ho disturbata e quindi speravo che adesso potevamo parlare e invece no.

ho paura, non so come gestire la situazione. mi sento umiliata

mi sento che questo rapporto così importante non lo dovevo rovinare

era troppo importante, e poi ho sbagliato perchè sono stata influenzata dalle persone e da situazioni complicate nella mia famiglia che mi hanno portata a fare errori con lei.

prima poi ho di nuovo sgarrato scrivendole che in questi giorni i miei sintomi sono aggravati, la depressione è peggiorata.

ma lei, come suo solito, nessuna risposta.

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madonna....ma la tua è una fissa!

ti ha detto in tutte le salse che nn ti vuole vedere , lasciala perdere......se nn vuoi finire in qualche manicomio criminale per stalking

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patrina. quanto sei severa anche tu.

così non mi aiuti.

io non sapevo neanche cosa fosse lo stalking, credevo che mi poteva perdonare e non chiudere la terapia in quel modo !

patrina, anche se l avessi disturbata troppo , lei avrebbe dovuto DIRMELO BENE E FARMELO CAPIRE, e dovevamo trovare una soluzione.

non hai capito che ha chiuso la terapia in un modo atroce?

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è UNA PERSONA FALSA, NON HA RISPETTATO NEANCHE IL SEGRETO PROFESSIONALE.

dietro il mio disturbarla c era solo tantissimo dolore !

vabbè ormai è finita così......fatene una ragione e vai avanti

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è UNA PERSONA FALSA, NON HA RISPETTATO NEANCHE IL SEGRETO PROFESSIONALE.

dietro il mio disturbarla c era solo tantissimo dolore !

Scusa se mi intrometto ma credo che se ti concedesse un appuntamento ti farebbe soltanto del male, ti danneggerebbe.

Solo il tempo e il rifiuto da parte sua potranno permetterti di liberarti da questa patologica dipendenza.

Un abbraccio

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