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E se ci si innamora dello psicologo?


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Ospite pruillio

si , ha cambiato solo una lettera del suo nik

a questo punto puoi dire che sono truillio modestamente....no non sono sulle difensive,sono cosi',un po' provocatore :icon_twisted:

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a questo punto puoi dire che sono truillio modestamente....no non sono sulle difensive,sono cosi',un po' provocatore :icon_twisted:

ah bene mi ricordo della tua precedente vita^^

insomma fai l'agente provocatore ? :icon_nav1:

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Ospite pruillio

ah bene mi ricordo della tua precedente vita^^

insomma fai l'agente provocatore ? :icon_nav1:

agente 00tette con licenza di rompere...eheh

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Scusate se m'intrometto e mi permetto di rientrare minimamente in topic. :;):

In tempi recenti e contemporaneamente al sopraggiungere di vari problemi, di salute non miei, di lavoro, e chi più ne ha più ne metta (forse la nuvola di Fantozzi esiste davvero e da qualche tempo staziona dalle mie parti), mi è accaduto di rimanere molto delusa ed offesa da una persona a cui tenevo molto.

Più questa persona si mostrava confusa e tendeva a rimandare, secondo me a fuggire, più sentivo l'impellenza di pretendere risposte, di rivendicare verità. Sebbene io capissi con la ragione che era inutile e probabilmente dannoso insistere, non potevo contenere la mia emotività pure leggittima. Col risultato d'inseguire, tallonare e minacciare questa persona. Non riuscivo a perdonarmi di non essermi resa conto della sua estrema fragilità, non riuscivo a perdonargli la sua occulta aggressività (occulta perché non riesce a vederla).

Ho passato giorni tremendi, in preda a pensieri ossessivi che mi perseguitavano, facendo immani sforzi per fare ciò che dovevo quotidianamente, continuamente disturbata e distratta da tali pensieri e rabbia e dolore continui. Cercavo una soluzione disperatamente. Il caso ha voluto poi che saltassi una seduta proprio nel momento peggiore e allora ho rivisto i sorci verdi, ho temuto di aver fatto un balzo all'indietro di anni, un'angoscia che non provavo da tempo, paura della mia propria follia, di doverla subire ancora una volta. Ho pianto urlando che avevo paura, paura per il mio stato mentale in quel momento e paura per il mio futuro.

Eppure provavo qualcosa di nuovo, di diverso rispetto al passato. Non che non abbia mai pianto a fiumi, tuttavia ho sentito un senso di liberazione, avvertivo la capacità di reggere questo dolore perché riuscivo a farlo fluire guardandolo in faccia, in qualche modo abbandonandomi ad esso. Come a dire che più pienamente e intensamente esprimi un sentimento negativo tanto più te ne liberi, si smorza.

Mi sembrava di aver vinto una piccola battaglia.

Fondamentali però sono state due sedute consecutive dove ho raccontato tutto questo che era accaduto perché il mio analista mi ha aiutato a mettere a fuoco qualcosa che già sapevo, ma non abbastanza.

Così come questa persona precedentemente attivava in me la parte "buona", cioè colei che si ama, che si accetta, ora stava attivando la parte di me che profondamente si rifiuta e non si stima. Questo per il meccanismo dell'investimento affettivo che normalmente si fa con il prossimo, ma nel mio caso amplificato da problemi di dipendenza affettiva che ancora mi affliggono. Mettere bene a fuoco questa distinzione, cioè quanto c'era di suo e quanto di mio in questo brutto gioco, è stato fondamentale per uscire dall'ossessione.

Ecco quindi che ritorna la questione importantissima del sapersi guardare dentro, ma sapersi guardare significa vivere l'emozione pienamente. Altrimenti è un'altra cosa, si rimane scissi, vedete infatti che anche qui ogni tanto arriva qualcuno che con una discreta consapevolezza dei propri problemi riesce a vederli razionalmente ma il passo decisivo per cercare di risolverli è ben altro. Ammettere i propri problemi in alcuni casi può rappresentare comunque una fuga da se stessi.

Non è la prima volta che Ric mi diceva che io avevo paura di essere dimenticata, trascurata. Non che non fossi d'accordo, tuttavia credo che non riuscivo a sentirlo pienamente, invece questa volta l'ho sentito più intensamente.

Per me capirlo meglio in modo pienamente emotivo significa impegnarmi a non dimenticarmi di me stessa,a non trascurarmi. Altrimenti tutto il percorso non serve a niente.

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Scusate se m'intrometto e mi permetto di rientrare minimamente in topic. :;):

In tempi recenti e contemporaneamente al sopraggiungere di vari problemi, di salute non miei, di lavoro, e chi più ne ha più ne metta (forse la nuvola di Fantozzi esiste davvero e da qualche tempo staziona dalle mie parti), mi è accaduto di rimanere molto delusa ed offesa da una persona a cui tenevo molto.

Più questa persona si mostrava confusa e tendeva a rimandare, secondo me a fuggire, più sentivo l'impellenza di pretendere risposte, di rivendicare verità. Sebbene io capissi con la ragione che era inutile e probabilmente dannoso insistere, non potevo contenere la mia emotività pure leggittima. Col risultato d'inseguire, tallonare e minacciare questa persona. Non riuscivo a perdonarmi di non essermi resa conto della sua estrema fragilità, non riuscivo a perdonargli la sua occulta aggressività (occulta perché non riesce a vederla).

Ho passato giorni tremendi, in preda a pensieri ossessivi che mi perseguitavano, facendo immani sforzi per fare ciò che dovevo quotidianamente, continuamente disturbata e distratta da tali pensieri e rabbia e dolore continui. Cercavo una soluzione disperatamente. Il caso ha voluto poi che saltassi una seduta proprio nel momento peggiore e allora ho rivisto i sorci verdi, ho temuto di aver fatto un balzo all'indietro di anni, un'angoscia che non provavo da tempo, paura della mia propria follia, di doverla subire ancora una volta. Ho pianto urlando che avevo paura, paura per il mio stato mentale in quel momento e paura per il mio futuro.

Eppure provavo qualcosa di nuovo, di diverso rispetto al passato. Non che non abbia mai pianto a fiumi, tuttavia ho sentito un senso di liberazione, avvertivo la capacità di reggere questo dolore perché riuscivo a farlo fluire guardandolo in faccia, in qualche modo abbandonandomi ad esso. Come a dire che più pienamente e intensamente esprimi un sentimento negativo tanto più te ne liberi, si smorza.

Mi sembrava di aver vinto una piccola battaglia.

Fondamentali però sono state due sedute consecutive dove ho raccontato tutto questo che era accaduto perché il mio analista mi ha aiutato a mettere a fuoco qualcosa che già sapevo, ma non abbastanza.

Così come questa persona precedentemente attivava in me la parte "buona", cioè colei che si ama, che si accetta, ora stava attivando la parte di me che profondamente si rifiuta e non si stima. Questo per il meccanismo dell'investimento affettivo che normalmente si fa con il prossimo, ma nel mio caso amplificato da problemi di dipendenza affettiva che ancora mi affliggono. Mettere bene a fuoco questa distinzione, cioè quanto c'era di suo e quanto di mio in questo brutto gioco, è stato fondamentale per uscire dall'ossessione.

Ecco quindi che ritorna la questione importantissima del sapersi guardare dentro, ma sapersi guardare significa vivere l'emozione pienamente. Altrimenti è un'altra cosa, si rimane scissi, vedete infatti che anche qui ogni tanto arriva qualcuno che con una discreta consapevolezza dei propri problemi riesce a vederli razionalmente ma il passo decisivo per cercare di risolverli è ben altro. Ammettere i propri problemi in alcuni casi può rappresentare comunque una fuga da se stessi.

Non è la prima volta che Ric mi diceva che io avevo paura di essere dimenticata, trascurata. Non che non fossi d'accordo, tuttavia credo che non riuscivo a sentirlo pienamente, invece questa volta l'ho sentito più intensamente.

Per me capirlo meglio in modo pienamente emotivo significa impegnarmi a non dimenticarmi di me stessa,a non trascurarmi. Altrimenti tutto il percorso non serve a niente.

Hai detto delle cose importantissime. Grazie per la condivisione! Anche io ho un problema di dipendenza affettiva che però si manifesta con la non accettazione di emozioni e sentimenti, con un braccio di ferro continuo tra la mia parte razionale e quella emotiva, con un distacco difensivo proprio dalle persone che più amo, con l'incapacità di accogliere la sofferenza, con la fuga nella svalutazione dei rapporti ai quali tengo di più quando mi sembrano in pericolo. Le tue riflessioni sono molto acute. Sei su un'ottima strada!

Un abbraccio

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tesoro mi dispiace per la dep carogna....è possibile che lui ti abbia messo alla prova con questo abbraccio e che abbia voluto vedere cosa sarebbe accaduto in te ? :icon_question:

cmq un abbraccione virtuale, a me sei mancata :Four Leaf Clover:

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tesoro mi dispiace per la dep carogna....è possibile che lui ti abbia messo alla prova con questo abbraccio e che abbia voluto vedere cosa sarebbe accaduto in te ? :icon_question:

cmq un abbraccione virtuale, a me sei mancata :Four Leaf Clover:

Secondo me è impossibile, troppo macchinoso.

Gli è scappato perché Euri è bella e cara! Batting%20Eyelashes.gif

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zazi...''Eppure provavo qualcosa di nuovo, di diverso rispetto al passato. Non che non abbia mai pianto a fiumi, tuttavia ho sentito un senso di liberazione, avvertivo la capacità di reggere questo dolore perché riuscivo a farlo fluire guardandolo in faccia, in qualche modo abbandonandomi ad esso. Come a dire che più pienamente e intensamente esprimi un sentimento negativo tanto più te ne liberi, si smorza.

Mi sembrava di aver vinto una piccola battaglia.

Fondamentali però sono state due sedute consecutive dove ho raccontato tutto questo che era accaduto perché il mio analista mi ha aiutato a mettere a fuoco qualcosa che già sapevo, ma non abbastanza.''

punto.

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Hai detto delle cose importantissime. Grazie per la condivisione! Anche io ho un problema di dipendenza affettiva che però si manifesta con la non accettazione di emozioni e sentimenti, con un braccio di ferro continuo tra la mia parte razionale e quella emotiva, con un distacco difensivo proprio dalle persone che più amo, con l'incapacità di accogliere la sofferenza, con la fuga nella svalutazione dei rapporti ai quali tengo di più quando mi sembrano in pericolo. Le tue riflessioni sono molto acute. Sei su un'ottima strada!

Un abbraccio

punto.

Contenta di essere stata utile e precisa. :):

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no no...è stato un acting. e' scappato perchè ho questo problemino della seduzione verso figure paterne..

da parte di chi? tuo?

..ops, quando ho quotato non avevi scritto tutto!

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Più questa persona si mostrava confusa e tendeva a rimandare, secondo me a fuggire, più sentivo l'impellenza di pretendere risposte, di rivendicare verità.

anche alla persona che ho vicino che ha cominciato una terapia non costante , ma che comunque non è abituato a fare delle ricerche sul proprio io ( che secondo me è il primo punto per partire con la terapia .. altrimenti è un ora di chiacchere ) ...

Sebbene io capissi con la ragione che era inutile e probabilmente dannoso insistere, non potevo contenere la mia emotività pure leggittima.

Questo anche un punto che sto attraversando anche io e anche le letture che sto affrontando ( un testo di psicologia) me lo fanno sentire più forte questo sentimento .... ma su questo punto l'autore fa notare che il nostro bambino emozionale è sopraffatto da tutti i condizionamenti della famiglia di origine e quando capiamo alcuni meccanismi di condizionamento e che non siamo in realtà noi ad agire ma il nostro bambino emozionale , appunto quando prendiamo coscienza e accettiamo ciò , è il primo passo per la guarigione e dobbiamo lasciare andare le emozioni, perchè molti di noi tra le altre cose hanno avuto genitori che non esternavano emozioni.

Su questo passo il mio caro Renato mi faceva notare che è giusto, ma che nel mio caso conosco solo una modalità ... parlarne , ma a volte per dare una svolta bisogna cambiare modalità. Quidni tornando a ciò che dicevi anche io come te noto ora più che mai come funziono io ma anche come funzionano gli altri ma come dice Renato è bene che ne parli lì e che taccia fuori su certe intuizioni .

Così come questa persona precedentemente attivava in me la parte "buona", cioè colei che si ama, che si accetta, ora stava attivando la parte di me che profondamente si rifiuta e non si stima. è sempre legato al ns bambino emozionale , i ruoli si complementano ....ma bisogna liberarsi di questi ruoli , il fatto di aver già capito è un passetto in avanti.....

Questo per il meccanismo dell'investimento affettivo che normalmente si fa con il prossimo, ma nel mio caso amplificato da problemi di dipendenza affettiva che ancora mi affliggono.

Ora capisco perchè Renato mi dice che sono dipendente da questa persona .... io non lo sento .. ma proverò a capire .... come dice che qualunque cosa mi dice lui ( Renato lo psi ) io faccio... di questa cosa dobbiamo parlare .... cè transfert .... mai come ora però meno prepotente ....vi dirò

. Non che non fossi d'accordo, tuttavia credo che non riuscivo a sentirlo pienamente, invece questa volta l'ho sentito più intensamente.

Per me capirlo meglio in modo pienamente emotivo significa impegnarmi a non dimenticarmi di me stessa,a non trascurarmi. Altrimenti tutto il percorso non serve a niente.

idem

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ho un problema, spero che ci sia qualcuno in linea per rispondermi.

dunque, ho deciso di inziare la terapia con questa nuova psicologa, e sono andata alle seduta...

oggi ce l ho alle 18 la seduta, il problema è che oggi ci sarebbe la seduta familiare, cioè dovrebbero venire anche i miei genitori...

ma io voglio parlarci da sola, voglio che quello spazio sia solo per me....

allora ho detto a mia madre che oggi ci vado solo io, che ho già avvertito la psicologa e lei ha detto che va bene e che la seduta familiare è spostata al 22....

mia madre ha detto che la psicologa si arrabbia quando ci sono questi cambi di programma....

il problema è che io voglio andarci da sola , ma non l ho neanche avvertita la psi.

che faccio??? secondo voi ho fatto male???? grazie, roby.

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non c'è un bene o un male, secondo me, anche questo sarebbe occasione per capire che cosa succede.

La psicologa secondo me non si dovrebbe "arrabbiare", però questa dinamica familiare è assai curiosa.

Comunque, correttamente, informala, magari ti dà delle dritte lei..boh?

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non c'è un bene o un male, secondo me, anche questo sarebbe occasione per capire che cosa succede.

La psicologa secondo me non si dovrebbe "arrabbiare", però questa dinamica familiare è assai curiosa.

Comunque, correttamente, informala, magari ti dà delle dritte lei..boh?

light, sono sincera, hai ragione sarebbe più corretto informarla ma ho paura che lei mi dica di no e che dica che oggi ci deve essere la seduta familiare, è molto rigida come psicologa (questo me l ha detto mamma)

ma io voglio andarci da sola, e se si arrabbia sticavoli....

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