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E se ci si innamora dello psicologo?


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oddio, s'addio come ci giudica male il prete giudice che è dentro di noi.

male. malissimo! :Straight Face:

quindi, visto che ce già sto prete tra le balle, non cerchiamone altri!

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sacrificio, bah, ma ne vale la pena, visto che fra poco muoio?

Mi sbronzo, vah, prima della seduta, è meglio.

Sacrifici, domande, dubbi, paure... - la vita..., la morte...

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Spero che si sia letto bene il mio intervento, ossia "che il paziente possa confessarsi (cioè confessare a se stesso) l'inconfessabile, cioè ciò che non riesce a dire a se stesso. Il lavoro in terapia è su se stessi e non per/a qualcuno. Il paziente non confessa al terapeuta, ma a se stesso e se vede il professionista come una sorta di prete é perché é ancora lontano da potersi dire/fare emergere qualcosa di doloroso su se stesso e scarica/riversa questa impensabilità su una figura terza, ossia il terapeuta.

Quando il paziente comprenderà che il lavoro è su di sè e per sè disinvestirà la figura del terapeuta dall'alone "magico" dell'insegnante, del prete, dell'amico ed avrà raggiunto un emancipazione emotiva e di pensiero che gli permetterà di avere un sereno rapporto paritario con quest'ultimo (ed il percorso potrà concludersi).

E poi, a ben guardare l'etimologia della parola confessare ci si accorge che l'interpretazione cattolica è una forzatura: questo può dire molto sulle motivazioni che stanno alla base di determinate associazioni...

Perché la parola confessare fa associare l'idea (positiva o negativa che si voglia intendere) del prete invece che del rendere manifesto (come l'etimologia suggerisce)?

Sarebbe un buon argomento da affrontare in seduta ;-) Potrebbe svelare molto di se stessi.

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Quando il paziente comprenderà che il lavoro è su di sè e per sè disinvestirà la figura del terapeuta dall'alone "magico" dell'insegnante, del prete, dell'amico ed avrà raggiunto un emancipazione emotiva e di pensiero che gli permetterà di avere un sereno rapporto paritario con quest'ultimo (ed il percorso potrà concludersi).

punto.

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Cara, mi dispiace che stai giù, ma dai, tira ti sù che non sei sola :3_4:

Si, certo che il transfert è un sentimento così forte che si può dire folle e anche vero che non ci si può innamorare così di nessun'altro al mondo perchè, secondo me, questo amore non è vero, non è reale, intendo dire che noi l'abbiamo immaginato, idealizato e coltivato fino a sentirlo vero.

Oppure non ci capisco niente :sorry:

Il fatto sta che questo benedetto/maledetto transfert ci fa soffrire troppo :icon_twisted: e secondo me loro psi lo fanno apposta così noi ci sottomettiamo e ne diventiamo dipendenti in senso positivo :sad:

La cosa peggiore è che se qualcuno si rivolge allo psi perchè ha qualche problema, ma dopo qualche mese di terapia se si accorge che i problemi non erano pochi e poi se si aggiunge anche il transfert la vita diventa la prova di sopravvivenza.

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forse viviamo nella sofferenza .......perchè nn siamo capaci di vivere in un'altro modo !

ora che potrei vivere .....mi sto invece distruggendo Straight%20Face.gif ma nn sono capace di vivere diversamente ....cray.gif

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Secondo me non è vero che finito il transfert si sta meglio... si sta sempre peggio perchè poi ci si accorge che non si è riusciti ad amare e non si è stati amati, e ci si indurisce, non ci si innammora più anche se si fa un tuffo di realtà e volente o nolente si vive ''meglio'' nello spazio tempo...si diventa più concreti si ma il cuore, la capacità di provare sentimenti si inaridisce...e non c'è verso per rimetterla in sesto. Sono tristissima

a me invece il transfert ha fatto proprio l'effetto opposto. la mia capacità di provare sentimenti si è amplificata. e soprattutto la mia capacità di entrare in relazione con l'altro... non sono più ripiegata su me stessa come ero prima.

senza questa esperienza non sarei diventata in grado di amare davvero.

oh, poi questo mica diventa "garanzia di successo amoroso", purtroppo le cose sono molto più complicate di così...però almeno non sono più io l'ostacolo!

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Perché la parola confessare fa associare l'idea (positiva o negativa che si voglia intendere) del prete invece che del rendere manifesto (come l'etimologia suggerisce)?

Sarebbe un buon argomento da affrontare in seduta ;-) Potrebbe svelare molto di se stessi.

magari perchè uno le associazioni le fa in base al background da cui proviene... e non dizionario etimologico alla mano? :pardon:

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io personalmente ho abolito tutto ciò che c'è di cattolico dalla mia mente...confessare l'ho intesa subito in senso etimologico...

(anche se onestamente il mio stato emotivo -affettivo attuale avrebbe bisogno di un miracolo)

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a me invece il transfert ha fatto proprio l'effetto opposto. la mia capacità di provare sentimenti si è amplificata. e soprattutto la mia capacità di entrare in relazione con l'altro... non sono più ripiegata su me stessa come ero prima.

senza questa esperienza non sarei diventata in grado di amare davvero.

oh, poi questo mica diventa "garanzia di successo amoroso", purtroppo le cose sono molto più complicate di così...però almeno non sono più io l'ostacolo!

beata te, a me l'analisi mi ha fatto diventare molto pratica, concreta, prima ero una romanticona, ma mi ha fatto impoverire sentimentalmente...

però mi sono arricchita nel senso dell'acquisizione di regole, mi ha fatto crescere...

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io personalmente ho abolito tutto ciò che c'è di cattolico dalla mia mente...confessare l'ho intesa subito in senso etimologico...

(anche se onestamente il mio stato emotivo -affettivo attuale avrebbe bisogno di un miracolo)

io invece, ma proprio perchè collego strettamente il termine confessione all'educazione cattolica, se penso a confessione penso al peccato. al rivelare qualcosa di peccaminoso.

invece nel mio percorso psicoterapico, alcune delle cose mai dette prima, che ho "rivelato" li, non erano collegate al concetto di peccato, non erano cose per cui mi sentivo in colpa, ecc... quindi non mi viene da usare il termine "confessione" o "inconfessabile".

ma mi sembrano cose talmente ovvie da dire, che ognuno interpreta le parole in base al proprio vissuto...

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beata te, a me l'analisi mi ha fatto diventare molto pratica, concreta, prima ero una romanticona, ma mi ha fatto impoverire sentimentalmente...

ma forse può essere che tu prima idealiizzassi fortemente i rapporti? e quello che ora vedi come impoverimento è solo l'impatto con la dimensione reale dei rapporti, molto lontana dall'ideale romantico, ma non per questo povera. anzi, io trovo molto più povero il sentimento autoreferenziale distorto dalle nostre proiezioni... quando alziamo gli occhi dal nostro ombelico possiamo scoprire un mondo! sarà che ho scoperto che a me affascinano "le persone", scoprire la persona di fronte a me, che viene da un mondo diversissimo dal mio, con un modo di vivere, di percepire totalmente diverso dal mio. e io, ogni tanto, quando incontro qualcuno di stimolante, "mi innamoro" di questo, mi stupisco di come la realtà possa essere vista con occhi diversi, e mi si prospetta la prospettiva di poter io stessa cambiare punto di vista.

prima ero ripiegata su me stessa e a causa di questo non riuscivo a conoscere veramente gli altri, tutta la relazione era troppo condizionata dalle mie proiezioni, o dai miei problemi relazionali.

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forse viviamo nella sofferenza .......perchè nn siamo capaci di vivere in un'altro modo !

ora che potrei vivere .....mi sto invece distruggendo Straight%20Face.gif ma nn sono capace di vivere diversamente ....cray.gif

a me dispiace tanto quando sento te o qualcun'altro parlare così... perchè se c'è una cosa che la terapia mi ha dato è proprio la consapevolezza che si può cambiare! io mi sento cambiata in tanti aspetti, e sento questi cambiamenti come acquisiti, sono cambiata "dentro". certo poi tutto il lavoro di miglioramento della mia vita è tutto mio, non me lo può fare lo psi per me... ma è già una differenza enorme il fatto di sentirmi come mi sento ora, più "solida", in grado di reggere anche quando succede qualcosa che mi mette alla prova. io prima ero una bandierina al vento...

quindi non disperare, devi crederci e impegnarti, e i risultati arriveranno pure per te.

non vi ci abituate, che in questi giorni sono insolitamente loquace, sarà la primavera! :Silly::icon_nav1:

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beata te, a me l'analisi mi ha fatto diventare molto pratica, concreta, prima ero una romanticona, ma mi ha fatto impoverire sentimentalmente...

però mi sono arricchita nel senso dell'acquisizione di regole, mi ha fatto crescere...

il fatto è che dopo il transfert ho avuto due storie pessime, quindi ho sperimentato lucidamente di quanto possa essere amara la vita e quanto ho costruito

poco sentimentalmente negli anni passati, nel senso della costruzione di un rapporto on una persona giusta per me, cioè non uomini sposati, notti di sesso con sconosciuti,

professori, commercialisti, papini e uomini più grandi vari e via dicendo....

ti manca l'avvocato ??? :Batting Eyelashes:

A+LawyersInLove.JPG

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Spero che si sia letto bene il mio intervento, ossia "che il paziente possa confessarsi (cioè confessare a se stesso) l'inconfessabile, cioè ciò che non riesce a dire a se stesso. Il lavoro in terapia è su se stessi e non per/a qualcuno. Il paziente non confessa al terapeuta, ma a se stesso e se vede il professionista come una sorta di prete é perché é ancora lontano da potersi dire/fare emergere qualcosa di doloroso su se stesso e scarica/riversa questa impensabilità su una figura terza, ossia il terapeuta.

Quando il paziente comprenderà che il lavoro è su di sè e per sè disinvestirà la figura del terapeuta dall'alone "magico" dell'insegnante, del prete, dell'amico ed avrà raggiunto un emancipazione emotiva e di pensiero che gli permetterà di avere un sereno rapporto paritario con quest'ultimo (ed il percorso potrà concludersi).

E poi, a ben guardare l'etimologia della parola confessare ci si accorge che l'interpretazione cattolica è una forzatura: questo può dire molto sulle motivazioni che stanno alla base di determinate associazioni...

Perché la parola confessare fa associare l'idea (positiva o negativa che si voglia intendere) del prete invece che del rendere manifesto (come l'etimologia suggerisce)?

Sarebbe un buon argomento da affrontare in seduta ;-) Potrebbe svelare molto di se stessi.

Già, aikon, il problema per me è che la vita mi pone sempre difficoltà impreviste, e a me servirà sempre il terapeuta.

Io cambio, creo sempre nuovi problemi, e nuovi problemi mi si presentano, io agisco in continuazione e le situazioni sono sempre nuove, per cui mi sento di aver bisogno di un consigliere così bravo, così profondo, per tutta la vita.

Chi rinuncerebbe alla sicurezza di una persona che ti ascolta, e ti capisce, e ti presta la sua testa che ragiona così bene, così facilmente?

:))

Come rinunciare alla filosofia del proprio analista, anche se poi la vita la vivi da te?:)

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magari perchè uno le associazioni le fa in base al background da cui proviene... e non dizionario etimologico alla mano? :pardon:

In analisi tramite le libere associazioni si porta alla luce qualcosa di molto più profondo del background culturale.

E anche se volessimo considerarlo, potremmo chiederci cosa ne impedisce la decostruzione.

Non si tratta di avere a che fare con il dizionario e chi fa analisi lo sa bene.

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Già, aikon, il problema per me è che la vita mi pone sempre difficoltà impreviste, e a me servirà sempre il terapeuta.

Io cambio, creo sempre nuovi problemi, e nuovi problemi mi si presentano, io agisco in continuazione e le situazioni sono sempre nuove, per cui mi sento di aver bisogno di un consigliere così bravo, così profondo, per tutta la vita.

Chi rinuncerebbe alla sicurezza di una persona che ti ascolta, e ti capisce, e ti presta la sua testa che ragiona così bene, così facilmente?

:))

Come rinunciare alla filosofia del proprio analista, anche se poi la vita la vivi da te?:)

L'importante è che tu ne senta la portata. Non necessariamente un percorso deve avere l'obbiettivo del termine; Freud in realtà parlava di analisi terminabile ed interminabile.

Si possono scoprire nuovi scenari e rendersi conto che i motivi per cui si va in terapia sono cambiati. Talvolta in analisi ci si spoglia della direzione della cura e si assumono tratti molto più esistenzialisti, é più una ricerca di se stessi che una cura per un disturbo.

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Quando il paziente comprenderà che il lavoro è su di sè e per sè disinvestirà la figura del terapeuta dall'alone "magico" dell'insegnante, del prete, dell'amico ed avrà raggiunto un emancipazione emotiva e di pensiero che gli permetterà di avere un sereno rapporto paritario con quest'ultimo (ed il percorso potrà concludersi).

punto.

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piccolo pensiero notturno dopo un momento di intimità con un ragazzo che sto frequentando...

ma chi dice che il transfert-innamoramento sia n brutto momento? Io senza transfert erotico mi sento depressissima, spenta.Nessun uomo li fuori può minimamente competere con l'amore folle e doloroso per il terapeuta...personalmente solo con quell'amore sentivo..

Secondo me non è vero che finito il transfert si sta meglio... si sta sempre peggio perchè poi ci si accorge che non si è riusciti ad amare e non si è stati amati, e ci si indurisce, non ci si innammora più anche se si fa un tuffo di realtà e volente o nolente si vive ''meglio'' nello spazio tempo...si diventa più concreti si ma il cuore, la capacità di provare sentimenti si inaridisce...e non c'è verso per rimetterla in sesto. Sono tristissima

Dal transfert non se ne esce: può mutare d'intensità e di tipologia (se vogliamo dargli un'etichetta), ma uscirne proprio non credo.

Un analista é una figura significativa, un punto di riferimento, un porto di salvezza da cui salpare per andare in esplorazione solitaria, ma anche in cui ritornare nei momenti di bisogno di sicurezza.

Lo vedo come un errore pensare di poterlo sostituire con altre figure, come se con lui/lei ci si fosse allenati per poi giocare la partita con altri e ripetere gli schemi acquisiti.

Quella é una figura irripetibile, come altre nella vita.

Forse la tua delusione riguarda il fatto che ancora non hai sperimentato con un uomo un rapporto così profondo come quello che hai in analisi, ma con il tuo analista hai dovuto investire molte energie, molto tempo, dolore, paura. Forse il fatto che certe relazioni ti lasciano l'amaro in bocca é segno del fatto che non ti attraggono più come prima, che vorresti ritrovare quell'intimità che hai provato con l'analista che va oltre la seduzione ed i bisogni di conferme che in realtà allontanano dalle persone.

Datti tempo e pensa che quel senso di tristezza che puoi provare in certe occasioni può essere collegato ad una specie di lutto per una parte di te che nel profondo non senti più appartenerti.

Ho letto che è il tuo compleanno...auguri!

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bisogna rileggere alberoni,l'innamoramento è una cosa, l'amore un altra.

L'innamoramento è quella luce intensa, che poi per tutti si spegne, che dà luce alle proprie giornate, ti fa lavorare in funzione dell'innamorato, ammanta di energia ogni cosa che fai, l'amore invece è anche tristezza, è il quotidiano costruito e vissuto assieme, le difficoltà passate superate insieme, un bagaglio di anni.

L'amore dell'adolescente è uno, l'amore dell'adulto è più difficile, ma completo.

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ciao a tutti..sono Kitchen. Ho praticamente letto tutto questo blog in varie settimane, forse mesi(visto che ho trovato che per un po' era stato sospeso). Ovviamente mi interessava l'argomento "terapia" in generale, ma in particolare confrontarmi con alcune di voi, cosa che ho fatto finora "in silenzio" . Anch'io sono reduce da un anno di psicoterapia, ed ora, giusto pochi giorni fa, ho smesso..voglio riflettere un attimo meglio da sola. E comunque ho deciso io, non il terapeuta. In particolare ho seguito i pensieri e le evoluzioni di alcune di voi, in primis Juditta,cosi' riflessiva e razionale, che saluto, e ora Euridice canta il jazz, cosi' istintiva e sentimentale.... Ma anche altre, che purtroppo non scrivono più...Intanto butto sul tavolo il mio primo dubbio: quanto è giusto seguire il proprio "sentire" nel mettere fine ad una terapia che secondo il terapeuta dovrebbe continuare? un saluto a tutti! K.

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