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cosa significa?

Perchè desideriamo?

Dai Mirtilla, se trovi K. banale, facci un berve sunto del meccanismo psicologico che porta inevitabilmete a desiderare....

vedi un'abito perchè lo desideri, meccanicamente cosa accade? Lo stesso per un uomo.....perchè mi desideri per esempio? <_<<_<

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cosa significa?

Perchè desideriamo?

Dai Mirtilla, se trovi K. banale, facci un berve sunto del meccanismo psicologico che porta inevitabilmete a desiderare....

vedi un'abito perchè lo desideri, meccanicamente cosa accade? Lo stesso per un uomo.....perchè mi desideri per esempio? <_<^_^

un abito senza apostrofo beeeyp7.gif

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se proprio vuoi, posso parlarti per quanto riguarda il mio desiderare..

ad esempio non ho mai desiderato un abito o un uomo in particolare...

quando mi sono mossa per ottenerli è stato perchè ne ero innamorata.. sia dell'abito che dell'uomo.

e non come hai detto tu.. 'vedo una donna per strada, ma per evitare di tradire mia moglie blablabla...e blablablabla..il mio IO...blabla..'

tu desideri un po' superficialmente secondo me beeeyp7.gif

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Perchè porta all'appagamento ed alla soddisfazione (è la via più semplice), che sono il "motore" della vita secondo me.

Se il desiderio diventa una cosa meno impulsiva allora è un "obiettivo" e vale lo stesso discorso... sai che noia a non desiderare niente, e non avere nessun obiettivo? Ho conitnuamente bisogno di nuovi stimoli e nuovi appagamenti...

PS: Se non si fosse capito, questo vale per tutto tranne che per le donne! Il desiderio sessuale è ben altra cosa e varia caso per caso (per me)!

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se proprio vuoi, posso parlarti per quanto riguarda il mio desiderare..

ad esempio non ho mai desiderato un abito o un uomo in particolare...

quando mi sono mossa per ottenerli è stato perchè ne ero innamorata.. sia dell'abito che dell'uomo.

e non come hai detto tu.. 'vedo una donna per strada, ma per evitare di tradire mia moglie blablabla...e blablablabla..il mio IO...blabla..'

tu desideri un po' superficialmente secondo me beeeyp7.gif

ok, io non parlo di me intanto , ma ti chiedo....da dove nasce il desiderio, l'innamoramento, come dici tu......proprio mentalmente e fisicamente cosa e come accade?

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Perchè porta all'appagamento ed alla soddisfazione (è la via più semplice), che sono il "motore" della vita secondo me.

Se il desiderio diventa una cosa meno impulsiva allora è un "obiettivo" e vale lo stesso discorso... sai che noia a non desiderare niente, e non avere nessun obiettivo? Ho conitnuamente bisogno di nuovi stimoli e nuovi appagamenti...

PS: Se non si fosse capito, questo vale per tutto tranne che per le donne! Il desiderio sessuale è ben altra cosa e varia caso per caso (per me)!

aspetta, tu mi parli dell'appagamento del desiderio, ok, ci siamo, ma come e perchè nasce il desiderio....cos'è il desiderio meccanicamente nella testoluccia?

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Beh, il perchè non lo so, e a dire il vero non me lo sono mai chiesto, e non la ritengo una cosa molto importante scoprirlo... sono felice di questo aspetto della mia vita!

Ho provato a dare una mezza risposta prima comunque:

Perchè porta all'appagamento ed alla soddisfazione (è la via più semplice), che sono il "motore" della vita secondo me.

forse a livello inconscio è proprio sapere che tramite il desiderio si arriva all'appagamento che ci spinge a desiderare tanto? Boh? <_<

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secondo me invece l'appagamento si conta, ma dovremmo anche pensare che spesso si desidera cio che non si può avere....

io credo anche sia molto importante capire perchè si desidera, perchè c'è bisogno di farlo....io ritengo che il desiderio sia la causa della sofferenza,

riporto un piccolo topic già scritto

ma non parla di come nasce.....ma di come siano alla fine tutti uguali anche quello che mi attribuisce quello di voler trovare la verità

potrai anche cambiare l'oggetto del desiderio, dell'avere una casa alla conoscenza , dal basso verso l'alto, ma resta sempre l'attività del desiderio, sei d'accordo? Forse non si vorra un riconoscimento mondano , ma l'urgenza di ottenere il cielo e pur sempre un la ricerca di un ottenimento. Il desiderio ricerca sempre soddisfazionie , realizzazioni , risultati, ed è questo movimento del desiderio che deve essere compreso, e non allontanato o sottomesso: senza comprendere le vie del desiderio, un semplice controllo del pensiero a ben poco significato

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ok, io non parlo di me intanto , ma ti chiedo....da dove nasce il desiderio, l'innamoramento, come dici tu......proprio mentalmente e fisicamente cosa e come accade?

mh.. credo che dietro al desiderio si nasconda l'invidia

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sì, è l'invidia, infatti lo stesso uomo che desidero, se fosse donna l'invidierei...

e la stessa donna che ora potrei invidiare, se fosse uomo lo desidererei..

ma desiderio è anche possessività.. il desiderio di possedere l'abito.. o il desiderio di possedere le qualità che mi hanno fatta innamorare di quell'uomo.. non potendo possederne le qualità cerco di possedere direttamente l'uomo..

qualità che in una donna mi provocano invidia -_-

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ti dirò il mio punto di vista...io penso che la gioia non si ottiene sopprimendo, controllando o soddisfacendo i desideri perchè possiamo dare libero sfogo ai vostri desideri' ma alla fine resta l'amarezza non si possono sopprimere ne tenerli sotto controllo, il conflitto è sempre in agguato.

non possiamo sforzarci di essere felici, la felicità non scaturisce da uno sforzo, né si può ottenere attraverso il controllo e la soppressione dei desideri. Ciò nonostante, tutta la nostra vita consiste in una serie di rinunce forzate, di controlli, di cedimenti che poi si rimpiangono. E inoltre siamo costantemente sopraffatti e in lotta con le nostre passioni, con la nostra avidità e stupidità. Si può forse negare che ci affanniamo, lottiamo, ci sforziamo nella speranza di trovare la felicità, di trovare qualcosa che ci dia un senso di pace e di amore?

Ma possono l'amore e la comprensione nascere dal conflitto? Credo sia molto importante chiarire cosa intendo, conflitto e sforzo.

Lo sforzo non costituisce forse una lotta per cambiare ciò che è in ciò che non è (così me la potete menare), oppure in ciò che dovrebbe essere o dovrebbe diventare? In altri termini, lottiamo costantemente per evitare di affrontare ciò che è, o cerchiamo di allontanarcene, oppure ci sforziamo di trasformarlo o modificarlo. Un individuo veramente contento è colui che comprende ciò che è e attribuisce ad esso il giusto significato. Quella è la vera letizia; non dipende dal possesso di un numero maggiore o minore di oggetti, ma dalla comprensione totale del significato di ciò che è; e ciò si può verificare soltanto quando si riconosce ciò che è, quando se ne è consapevoli, non quando si cerca di modificarlo o cambiarlo.

Lo sforzo consiste quindi in una lotta per trasformare ciò che è in quel che desideriamo che sia. Mi riferisco qui a una lotta di natura psicologica, non allo sforzo per risolvere un problema concreto, come ad esempio nel campo dell'ingegneria, in cui scoperte e trasformazioni sono puramente tecniche.

Sto parlando soltanto di quella lotta che è psicologica e che finisce sempre per prevalere sulle questioni tecniche. Si può edificare con la massima cura una splendida società, utilizzando le infinite conoscenze che la scienza ci ha fornito. Ma fin tanto che il conflitto e la lotta psicologici non vengono compresi, e le implicazioni e le dinamiche psicologiche non vengono superate, la struttura della società è destinata a crollare, come è accaduto più volte nel corso della storia.

Lo sforzo è una distrazione da ciò che è. Nel momento in cui accetto ciò che è, la lotta cessa. Qualunque forma di lotta o di conflitto è sintomo di distrazione; e la distrazione, che si identifica con lo sforzo, sussiste inevitabilmente fin tanto che psicologicamente coltivo il desiderio di trasformare ciò che è in qualcosa di diverso.

Innanzitutto dobbiamo essere liberi di percepire il fatto che la gioia e la felicità non si realizzano mediante uno sforzo. La creazione nasce dallo sforzo o piuttosto dalla cessazione dello sforzo? Quand'è che si scrive, si dipinge o si canta? Quand'è che si crea? Non c'è dubbio: quando non ci si sforza di farlo, quando si è completamente aperti, quando a tutti i livelli si è in comunicazione totale, completamente integrati. Solo allora c'è gioia e si può dunque cantare o comporre una poesia o dipingere o dare forma a qualcosa. Il momento della creazione non nasce dalla lotta.

Forse, se afferriamo la questione della creatività, saremo in grado di comprendere cosa intendiamo per sforzo. La creatività è il risultato di uno sforzo? Siamo consapevoli nei momenti in cui siamo creativi? Oppure la creatività è una sensazione di totale dimenticanza di sé, quella che si prova quando non c'è tumulto, quando si è del tutto inconsapevoli del movimento del pensiero, quando c'è solo completezza, pienezza, ricchezza dell'essere? E' tale stato il frutto di un travaglio, una lotta, un conflitto, uno sforzo? Non so se avete mai notato che, quando si fa qualcosa con facilità, rapidamente, non c'è sforzo, ogni traccia di lotta è assente; ma poiché le nostre vite sono per lo più una sequenza di battaglie, conflitti e lotte, non riusciamo a immaginare una vita, uno stato dell'essere, in cui ogni contrasto sia pienamente acquietato.

Per comprendere questo stato dell'essere privo di contrasti, questo stato di esistenza creativa, è certo che bisogna esaminare l'intero problema dello sforzo. Per sforzo intendiamo la lotta per autorealizzarsi, per diventare qualcosa, non è così? Sono questo e voglio diventare quello; non sono quello, e voglio diventarlo. Nel diventare "quello" è implicito il contrasto, la battaglia, il conflitto, la lotta. In questa lotta la nostra preoccupazione principale è, inevitabilmente, l'autorealizzazione attraverso il conseguimento di un fine; noi la cerchiamo in un oggetto, in una persona, in un'idea, e ciò richiede una costante battaglia, lo sforzo di diventare, di realizzare. Dunque, lo sforzo ci appare inevitabile; ma mi chiedo se lo sia davvero: è proprio inevitabile lottare per diventare qualcosa? Da cosa ha origine tale lotta? Dovunque ci sia desiderio di autorealizzazione, in qualunque misura e a qualunque livello, c'è, per forza di cose, lotta.

L'autorealizzazione è il motivo, la spinta dietro lo sforzo; che si tratti del grande dirigente, della casalinga o del povero, in tutti c'è la stessa battaglia per diventare, realizzare, andare avanti.

Ma da dove scaturisce questo desiderio di autorealizzazione? Ovviamente il desiderio di realizzarsi, di diventare qualcosa, sorge quando si ha la consapevolezza di non essere nulla. Poiché non sono nulla, poiché sono inadeguato, vuoto, intimamente povero, lotto per diventare qualcosa; esternamente o internamente lotto per realizzarmi in una persona, in una cosa, in un'idea. L'intero processo della nostra esistenza consiste nel riempire quel vuoto. Essendo consapevoli del nostro essere vuoti e intimamente poveri, lottiamo o per accumulare oggetti esterni o per coltivare ricchezze interiori. C'è sforzo soltanto quando si cerca di sfuggire a quel vuoto interiore attraverso l'azione, la contemplazione, l'acquisizione, il successo, il potere, e così via. E' questa la nostra esistenza quotidiana. Sono consapevole della mia inadeguatezza, della mia povertà interiore, e lotto per sfuggirla o per colmarla. Ma la fuga, l'eviramento, il tentativo di occultare il vuoto, comportano lotta, conflitto, sforzo.

Ma cosa succede se non si fa alcuno sforzo per fuggire? Si vive con quella solitudine, quel vuoto; e nell'accettare il vuoto si scopre che ciò fa emergere uno stato creativo che non ha nulla a che fare con la lotta, con lo sforzo. Lo sforzo sussiste solo fin tanto che cerchiamo di evitare la solitudine, il vuoto interiore, ma quando ci soffermiamo a osservare tale solitudine, quando accettiamo ciò che è senza evitarlo, scopriamo che a quel punto si realizza uno stato dell'essere in cui ogni contrasto è pienamente acquietato, uno stato che è creatività, e non il risultato di una lotta.

Quando si ha comprensione di ciò che è - il vuoto, l'inadeguatezza interiore - , quando si vive con quella inadeguatezza e la si comprende appieno, ecco realizzarsi la realtà creativa, l'intelligenza creativa che sola porta felicità.

Perciò l'azione, così come la conosciamo, è in realtà reazione, un divenire incessante che è negazione, evitamento di ciò che è.

Ma quando si ha consapevolezza del vuoto senza alternative, senza condannare o giustificare, allora nella comprensione di ciò che è ecco realizzarsi l'azione, e tale azione è l'essere creativo.

Comprenderete questo se avrete consapevolezza di voi stessi in azione.

Osservatevi mentre agite, non solo esternamente seguite il movimento dei vostri pensieri e sentimenti Quando avrete raggiunto la consapevolezza di tale movimento, vi accorgerete che il processo di pensiero, che comprende anche sentimento e azione, si basa su un'idea di divenire. Questa sorge soltanto quando c'è un senso di insicurezza, che a sua volta emerge quando si è consapevoli del vuoto interiore. Se siete consapevoli dei processi del pensiero e del sentimento, vi accorgerete che c'è una costante battaglia in corso, uno sforzo per cambiare, per trasformare, per alterare ciò che è. E' questo lo sforzo per diventare qualcosa, e diventare qualcosa è un tentativo diretto di evitare ciò che è. Attraverso l'autoconoscenza, attraverso la costante consapevolezza, scoprirete che la lotta, la battaglia, il conflitto del diventare, conducono al dolore, alla sofferenza e all'ignoranza. Solo se siete consapevoli della vostra inadeguatezza interiore e convivete con essa senza infingimenti, accettandola pienamente, scoprirete una straordinaria tranquillità, una tranquillità che non è costruita, artificiale, ma che accompagna la comprensione di ciò che è. Solo in quello stato di tranquillità c'è l'essere creativo

by Miomurti k.

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e secondo te, perchè io avrei sperimentato il vissuto della mia nascita mentre ero impegnata in qualcosa che non mi coinvolgeva mentalmente, e avevo la mente 'vuota'?

secondo te, perchè per rilassarmi e stare bene tiro fuori dal cassetto un centrino che non finirò mai, ma che mi aiuta a 'svuotare la mente' oppure 'suono uno strumento'?

io sono d'accordo con te :)

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e secondo te, perchè io avrei sperimentato il vissuto della mia nascita mentre ero impegnata in qualcosa che non mi coinvolgeva mentalmente, e avevo la mente 'vuota'?

secondo te, perchè per rilassarmi e stare bene tiro fuori dal cassetto un centrino che non finirò mai, ma che mi aiuta a 'svuotare la mente' oppure 'suono uno strumento'?

io sono d'accordo con te :)

la prima domanda è molto più complessa e non credo che una risposta possa essere ne esplicativa ne d'aiuto...

per la seconda direi che è uno strumento di fuga...dirigi tutta l'attenzione in un punto, ma il resto è li , che ti aspetta....comprendendolo invece lo superi...

grazie per l'accordo....

un bacio...

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sbagliato!

in entrambi i casi il corpo sa da solo come muoversi e la mente è libera.. non concentrata, al contrario..

secondo me è questa la vera creatività.. eliminare la mente e lasciare che siano le emozioni a dirigerci..

è come ..volare..

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sbagliato!

in entrambi i casi il corpo sa da solo come muoversi e la mente è libera.. non concentrata, al contrario..

secondo me è questa la vera creatività.. eliminare la mente e lasciare che siano le emozioni a dirigerci..

è come ..volare..

ma la mente è libera quando non ha bisogno di un mezzo, altrimenti è addormentata non libera, è drogata.

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aspetto qui entra in gioco il concetto di libertà...è libero un qualcosa se ci deve essere una specifica condizione....?

io direi che un qualcosa è libero quando lo è sempre, altrimenti non è una libertà totale, ma condizionata? no?

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aspetto qui entra in gioco il concetto di libertà...è libero un qualcosa se ci deve essere una specifica condizione....?

io direi che un qualcosa è libero quando lo è sempre, altrimenti non è una libertà totale, ma condizionata? no?

mannò dai.. non essere così categorico..

una cosa può essere libera anche in relazione a quando è occupata, come la mente, appunto...

ma anche il cesso :):

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la mente è libera quando è vuota.....non quando non pensa a cio che contiene...il che significherebbe che è piena!

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vedi un cesso è libero quando è vuoto, non quando è occupato ma chi è dentro non ti guarda...sbaglio??

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Ospite filotea

Mirtilla non smettere mai di desiderare,

la cosa più bella che abbiamo è l'immaginazione e questa ci porta a desiderare,

e se questo desiderio si mette in pratica sappi che tutto quello che hai fatto anche se è sbagliato non è mai sbagliato,perchè dagli sbagli si cresce,si matura...

Ritieniti una donna fortunata.

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