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coccynella

IL CASO

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Guest sea
"Ognuno è artificiere del proprio destino". <_<

Sul serio.

Rosso o nero?

Uno dei due disinnesca.

Erano gli artificieri di un tempo, quelli senza robot.

Coraggiosi. Fatalisti. Incoscienti.

Quelli per cui la vita è una tombola. Se hai scelto un numero sei morto.

Quelli per cui comunque vada ne valeva la pena.

A volte il cosiddetto atto di coraggio, il sacrificio, è un calcolo preciso: vantaggi contro svantaggi, bene contro male.

Ogni giorno scegli, prendi delle decisioni. quello che non sai è se quelle decisioni avranno o meno una grossa incidenza sulla tua vita.

Cose piccole, come accettare un invito, reagire malamente a una provocazione, passare o no un semaforo rosso, non dominare la tua ira quel giorno, o al contrario, non reagire con decisione. Può non succedere niente, può succedere di tutto.

Puoi aprire gli occhi o chiuderli, e continuare la tua vita ciecamente, come sempre.

Solo alla fine, succede, potrai vedere il passato in modo distaccato.

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Sul serio.

Rosso o nero?

Uno dei due disinnesca.

Erano gli artificieri di un tempo, quelli senza robot.

Coraggiosi. Fatalisti. Incoscienti.

Quelli per cui la vita è una tombola. Se hai scelto un numero sei morto.

Quelli per cui comunque vada ne valeva la pena.

A volte il cosiddetto atto di coraggio, il sacrificio, è un calcolo preciso: vantaggi contro svantaggi, bene contro male.

rosso o nero......? Uno dei due disinnesca...

certo......perchè hai scelto il rosso? Cosa ti ha protato a sceglierlo....è sempre un caso certo, ma un caso che nasce da una scelta che non è mai casuale..... <_<

ogniuno è artefice del proprio destino? No, è ovvio, mica viviamo da soli su un'isola deserta! Diciamo che siamo artefici del nostro destino insieme a tutti coloro che ci cascano dentro......

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Ma sì, invece.

Sono il risultato di una selezione del tutto naturale, come i Vigili e i capufficio! <_<

E' la "legge di Imhoff": "L'organizzazione di ogni burocrazia e' molto simile a una cloaca: i pezzi piu' grossi emergono sempre."

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Sul serio.

Rosso o nero?

Uno dei due disinnesca.

Erano gli artificieri di un tempo, quelli senza robot.

Coraggiosi. Fatalisti. Incoscienti.

Quelli per cui la vita è una tombola. Se hai scelto un numero sei morto.

Quelli per cui comunque vada ne valeva la pena.

A volte il cosiddetto atto di coraggio, il sacrificio, è un calcolo preciso: vantaggi contro svantaggi, bene contro male.

Ogni giorno scegli, prendi delle decisioni. quello che non sai è se quelle decisioni avranno o meno una grossa incidenza sulla tua vita.

Cose piccole, come accettare un invito, reagire malamente a una provocazione, passare o no un semaforo rosso, non dominare la tua ira quel giorno, o al contrario, non reagire con decisione. Può non succedere niente, può succedere di tutto.

Puoi aprire gli occhi o chiuderli, e continuare la tua vita ciecamente, come sempre.

Solo alla fine, succede, potrai vedere il passato in modo distaccato.

"Ognuno è artefice del proprio destino" m'è sempre sembrata un po' presuntuosa, come filosofia... o comoda,

a seconda di come è usata... però come al solito anche ciò che non piace ha le sue ragioni... con questa piccola

correzione mi sembra più umana, senza però passare all'estremo opposto, la supinità (si dice così? :Nail Biting: ).

Ma in fin dei conti cos'è il caso? O meglio... cos'è una "manifestazione" del caso? E' un evento che per qualche

motivo non è previsto o è previsto come improbabile, ma che si verifica. Questo significa che il "caso" è un concetto

che può anche essere molto soggettivo e arbitrario... se alzo una mela a due metri da terra e la lascio libera, prima

di farlo posso dire che secondo me la direzione che prenderà è del tutto casuale, perché ignoro la teoria della gravità

oppure perché la voglio ignorare, magari per poi aggiungere "ma essendo dotato di poteri paranormali prevedo che

tra le varie direzioni cadrà verso terra e precisamente sulla testa di Isaac che sta dormendo qua sotto..." :ph34r:

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Faccio un po' di cross topic perché m'è venuto in mente che qualche giorno fa avevo letto

una cosa che forse fa al... caso. Come dissi qui, in questi giorni mi sto godendo i diari di

bordo di un attraversatore di oceani... ci sono un sacco di spunti interessanti, come questo

(dalla pagina del 17 ottobre 2005, pag 62 del diario della traversata dell'Atlantico).

••Ho cercato tutto il giorno un nome da dare a questo 17 ottobre. •Doveva essere il giorno del sorpasso. Volevo in un sol colpo superare Ibiza e

Formentera. 42 miglia per chiudermi a 4 mandate la porta dietro queste due isole dei miei ... •E dire che ho cominciato stamattina con le peggiori

intenzioni, ma dopo 6 ore di lavoro sfiancante accendo il GPS per fare il punto e m'accorgo, con sgomento, di aver percorso solo 10 miglia.

La maledetta media di 1,7 miglia orarie! Anche le mucche al pascolo vanno più spedite... •La giornata della frustrazione! •Ma com'è possibile... ?

Il vento buono da NE, l'onda che ci corre dietro farebbero pensare alla giornata giusta per prendere il volo, invece... •Invece non appena mi fermo

la barca, come un granchio, s'impunta e torna indietro. •Poi la ragione di tale casino si fa così chiara, così lampante che a momenti ci rimango secco:

corrente sottomarina contraria. Certo, cos'altro potrebbe essere altrimenti? •Addirittura mi sono affacciato a poppa per vedere se magari avessi

pescato qualche rete, qualunque cosa che in un modo o in un altro mi facesse rallentare. •Niente di niente. Allora quella strana sensazione di non

sentire la barca sotto il culo aveva ragione d'esistere. Normalmente l'avverto scivolare sull'acqua, prendere velocità ad ogni remata, sfruttare l'onda

per prenderne dell'altra e mantenerla fino alla sucessiva... •Oggi sembrava di portarsi dietro una•lavatrice! •Poi arriva Manubrio che per telefono mi

dice la parola magica "Calma! ". •Già... calma. Dalla foga, dalla frenesia del voler far tutto a tutti i costi quasi dimenticavo di trovarmi sempre

in mare dove vigono regole diverse da tutto il resto del mondo. •Qui bisogna accettare ciò che ti viene dato senza fiatare, accettare un•ruolo

secondario, quello del debole sapendo che è inutile mostrare i muscoli, accettare di fare solo quello che ti è concesso fare. •Bisogna imparare l'arte

sopraffina dell'attesa. L'attesa del cambiamento, delle condizioni buone per ripartire a remare e fino ad allora... calma! ••Trovare una soluzione pare

impossibile. •Le ho provate di tutte. Mi sono spostato a Ovest pensando che fosse l'isola vicina a creare turbolenze strane,•ho gettato l'ancora galleggiante

appesantita con un po’ di ferraglia credendo che sotto sotto ci fosse quella buona... Ancora niente. •Dovrei fissarmi ad una stella con una cima, oppure

riprendere a remare che tutto sommato sarebbe la cosa più sensata tra tutte, ma rimettersi a remare non per andare avanti ma per non tornare indietro

non è un'idea troppo allegra.

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Guest sea

Questa è una frase di Ann Davison, una navigatrice solitaria degli anni 50.

Perse il marito in una burrasca nella Manica e poi continuò a navigare da sola.

E' una bel pensiero, forse uno dei più belli che abbia trovato nei libri di mare, e dice così:

( da: LA RICERCA DEL MARE di Charles Borden)

"Molte persone lo capiscono intuitivamente, ma io dovetti percorrere migliaia di miglia di oceano per scoprire che la chiave della vita sta nel coraggio. Perchè il coraggio" diceva Ann " è la volontà di affrontare la vita di ogni giorno con tutte le noie e le banalità che ne conseguono; è capire che non si è molto importanti, accettare la cosa e non lasciarsi distogliere dai propri sforzi."

Chissà, forse cercava una ragione per cui il destino l'aveva colpita, forse voleva essere colpita allo stesso modo, non lo sappiamo.

Questa conclusione però sembra un invito molto semplice ad accettare la casualità degli eventi, con coraggio e responsabilità.

Nella sua navigazione non sembra esserci ricerca di record o di notorietà ma ricerca del senso delle cose, come in molti navigatori solitari, specie quellli che partono in silenzio.

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E' assonante con queste parole (stesso diario, 12 Ottobre 2005):

Dicevo del nuovo cambiamento di rotta... •La cosa davvero dura da sopportare in questa traversata non sono tanto le ore infinite

ai remi, per le quali ho lavorato sodo, quanto invece riconoscere ed accettare il cambiamento con serenità, agire di conseguenza

e riprogrammare, spesso da zero, i propri piani. Nel momento in cui cominci ad abituarti ad un'idea ti ritrovi costretto a fare il suo

contrario. •Ammetto che non sempre è facile e che per la seconda volta dalla partenza sono stato consigliato da terra riguardo

la rotta migliore da tenere, come se mi mancasse la visione d'insieme e la capacità di vederne alternative. •La prima volta, ad inizio

burrasca nel Leone, mi ostinavo a rimanere aggrappato con i denti e le unghie a quella linea immaginaria che era la mia rotta ipotetica

senza considerare l'alternativa, per altro unica soluzione attuabile, di lasciarmi portare a S dal mare. La seconda oggi, ancora pronto

a spaccarmi la schiena pur di superare Fortaleza da S anziché sfruttare vento a mio favore e lasciando portare su. ••Il messaggio del

giorno è di GianlucaHRD: •Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vediamo ogni qualvolta distogliamo lo sguardo dalla nostra meta.

NB: dove c'è scritto "Fortaleza" intendeva dire "Formentera"... Fortaleza era la meta, ed era distante ancora 1 Atlantico + 1/2 Mediterraneo! (lapsus?)

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Guest sea

Dice Bernard de Moitessier ( tratto da La via delle isole di D. Charnay):

Parla della vela, ma riflette uno dei modi in cui è possibile affrontare la vita.

" ...ma vedi, la vela è una religione...ha i suoi riti. Se fa bello, fa bello. Se c'è vento, c'è vento. E se non c'è vento, si aspetta, si sorveglia. Hai fame, mangi. Hai sete, bevi.Ti prende sonno, dormi. E' una scuola di pazienza. Bisogna saper ascoltare la barca. Capisci, è per questo ch'io parlo poco."

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Dice Bernard de Moitessier ( tratto da La via delle isole di D. Charnay):

Parla della vela, ma riflette uno dei modi in cui è possibile affrontare la vita.

" ...ma vedi, la vela è una religione...ha i suoi riti. Se fa bello, fa bello. Se c'è vento, c'è vento. E se non c'è vento, si aspetta, si sorveglia. Hai fame, mangi. Hai sete, bevi.Ti prende sonno, dormi. E' una scuola di pazienza. Bisogna saper ascoltare la barca. Capisci, è per questo ch'io parlo poco."

Sì...è come dice lo zen...

A chi chiedeva cos'era lo Zen, molti maestri rispondevano: "Se hai fame mangia, se hai sete bevi", e questa risposta ha spesso generato non poca confusione; in realtà, l'espressione non significa assolutamente "fai quello che ti pare", bensì "se hai fame, mangia e basta; se hai sete, bevi e basta, senza pensare ad altro": in altre parole, "concentrati esattamente su quello che stai facendo, qui ed ora".

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Il caso può essere anche un ottima scusa...

Secondo me gli eventi casuali esistono, quello che non è scontato è la capacità di leggerli nel momento stesso in cui li vivi. Come ben dicono i maestri Zen, quando senti un bisogno sarebbe opportuno soddisfarlo. Ma cosa accade nel momento in cui il caso vuole che non soddisfiamo i nostri bisogni? abbandonarsi alla fatalità del caso o indirizzare le nostre scelte sentendo cio che comunica lo "stomaco"?

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Guest sea

E' chiaro che, di fronte a un'insoddisfazione o a un evento negativo, ognuno attinge al suo cuore.

Si riposiziona, sceglie di vivere.

L'accettazione del destino non è mai passiva.

Anche se aspetti la morte, farai quello che senti.

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Il caso può essere anche un ottima scusa...

Secondo me gli eventi casuali esistono, quello che non è scontato è la capacità di leggerli nel momento stesso in cui li vivi. Come ben dicono i maestri Zen, quando senti un bisogno sarebbe opportuno soddisfarlo. Ma cosa accade nel momento in cui il caso vuole che non soddisfiamo i nostri bisogni? abbandonarsi alla fatalità del caso o indirizzare le nostre scelte sentendo cio che comunica lo "stomaco"?

Beh, caro Datango, dire "fatalità del caso" è un bel paradosso, come dire "verità della bugia"... :boxing: . Il fatalismo è ben lontano da me, ma credere che Dio giochi a dadi con l'Universo significa essere pessimisti cosmici assai peggio di Leopardi...e lo dice uno che di pessimismo se ne intende... :Shame On You:

La persona veramente realizzata può diventare artefice del suo karma (fato, destino) e non morirà di fame, diventando comunque capace di superare la sofferenza fisica con l'immensa potenza dell'anima. Un po' come i martiri cristiani che si dice morissero col sorriso sulle labbra.

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Ho letto, ma mi sfugge il nesso... :;)::boxing:

Il nesso era: non tutti i sorrisi esprimono "beatitudine"... :Shame On You:

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Guest sea
Il nesso era: non tutti i sorrisi esprimono "beatitudine"... :Shame On You:

Che immagine.

Ragazzi, qui dove si va?

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Guest sea
Che immagine.

Ragazzi, qui dove si va?

No, no, torniamo al "beat", please.

Beatitudine degli hippy, salvezza della filosofia zen.

Battuti, salvi.

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No, no, torniamo al "beat", please.

Beatitudine degli hippy, salvezza della filosofia zen.

Battuti, salvi.

Altro nesso zen... un bel martire che si vuole far battere a scopo salvifico (nostro), e che anzi

ne è pure felice, è proprio ciò che ci vuole per vivere beatamente! :Shame On You:

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