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dipendenza dal terapeuta?


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Traduco da un testo su Freud che tratta della cura di una delle sue pazienti --DORA.

Freud descrivendo il caso nei suoi particolari si auto-critica: "non ho fatto abbastanza attenzione al processo di transfert nei suoi particolari e moventi". Ma nel caso di Dora non provo' ad analizzare l'auto-transfert, cioe' le sue proprie reazioni, e questa e' una delle critiche che si fanno a Freud.

il "caso Dora" e' stato riportato da Freud e dai posteri e discusso ed interpretato nei suoi particolari nel corso degli anni.

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Traduco da un testo su Freud che tratta della cura di una delle sue pazienti --DORA.

Freud descrivendo il caso nei suoi particolari si auto-critica: "non ho fatto abbastanza attenzione al processo di transfert nei suoi particolari e moventi". Ma nel caso di Dora non provo' ad analizzare l'auto-transfert, cioe' le sue proprie reazioni, e questa e' una delle critiche che si fanno a Freud.

il "caso Dora" e' stato riportato da Freud e dai posteri e discusso ed interpretato nei suoi particolari nel corso degli anni.

Credo che il transfert e il contro transfert per Freud agli inizi fosse considerato piuttosto un ostacolo al buon fine di una terapia, e che solo in un secondo momento ne sostenne l'importanza; i freudiani nel corso dell'ultimo secolo si riconoscono sì nel loro grande padre , ma anche in tutte le successive rivisitazioni che per l'appunto considerano il transfert un punto fondamentale e imprenscindibile del percorso terapeutico. A parte questo comunque dici che Freud non aveva fatto abbastanza attenzione....ma continuo a non capire a quali dinamiche ti riferisci....pensi al fatto che il transfert possa essere scambiato per un vero innamoramento, che forse il terapeuta non è in grado di contenerlo e avere sempre le idee chiare? Spesso succede che si verifichi il primo caso, il paziente quasi sempre pensa di essersi innamorato..poi piano piano capisce che sta mettendo in atto le sue prime relazioni d'amore un po' amplificate per poterle analizzare e potersene liberare, riguardo poi al terapeuta...certo può succedere che sbagli..... di fondo c'è che non ho ancora capito bene a cosa ti riferisci, quindi scusa se ho parlato a sproposito!

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ma non so cosa c'entri questa citazione con la dipendenza in generale, freud di errori ne fece un bel pò, tant'è che oggi esistono molte scuole di pensiero che comunque utilizzano il transfert comunque....

Il punto è che se il terapeuta è bravo a gestire il transfert e il controtransfert allora le cose stanno messe bene, se invece è un incompetente povero il paziente che gli capita a tiro .....ma questo vale in generale per tutti imedici, se sono competenti si riesce a curarsi altrimenti si rischia di peggiorare le cose....

ha aperto i ltopic perchè lo trovi attuale e interessante ma a parte la citazione di un libro tu cosa ne pensi?

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Io penso che un terapeuta ha lui pure le sue sensazioni delle quali non sempre e' conscio, cosa ammessa anche da Freud. L'innamoramento e' una delle possibilita', un'altra potrebbe essere la soddisfazione che si prova in seguito alla dipendenza dei pazienti.

Nella psicoanalisi tradizionale il terapeuta e' obbligato a seguire un'auto-analisi per renderlo cosciente e critico di se stesso.

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Io penso che un terapeuta ha lui pure le sue sensazioni delle quali non sempre e' conscio, cosa ammessa anche da Freud. L'innamoramento e' una delle possibilita', un'altra potrebbe essere la soddisfazione che si prova in seguito alla dipendenza dei pazienti.

Nella psicoanalisi tradizionale il terapeuta e' obbligato a seguire un'auto-analisi per renderlo cosciente e critico di se stesso.

Tutte le possibilità che hai citato sono possibili e probabilmente anche frequenti...rimane il fatto, come dici anche tu, che una autoanalisi ben condotta (ma anche la deontologia)mette il terapeuta al riparo da errori grossolani del tipo continuo l'analisi perchè mi sento tanto gratificato, oppure perchè mi sono invaghito della paziente. Sono, tra l'altro, un'insegnante: mi affeziono ai miei alunni e non potrebbe essere altrimenti visto che condivido con loro fatica, sforzi, impegno per ottenere dei risultati, mi fa piacere sapere che a loro volta mi sono affezionati o che sono contenti delle mie spiegazioni o che apprezzano il mio impegno, ma io sono sempre consapevole che il mio compito sarà veramente svolto quando li avrò resi indipendenti, quando sapranno studiare da soli, io sono sempre consapevole che più che fargli capire una lezione, devo insegnargli a fare a meno di me. Questo e di più succede anche in una relazione terapeutica, solo, ripeto, se le persone sono leali, intelligenti, preparate e oneste, in caso contrario è ovviamente possibile qualsiasi disastro!

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Sono, tra l'altro, un'insegnante: mi affeziono ai miei alunni e non potrebbe essere altrimenti visto che condivido con loro fatica, sforzi, impegno per ottenere dei risultati, mi fa piacere sapere che a loro volta mi sono affezionati o che sono contenti delle mie spiegazioni o che apprezzano il mio impegno, ma io sono sempre consapevole che il mio compito sarà veramente svolto quando li avrò resi indipendenti, quando sapranno studiare da soli, io sono sempre consapevole che più che fargli capire una lezione, devo insegnargli a fare a meno di me.

Non credo che il confronto sia appropriato. La relazione terapeutica e' piu' intima---emozionale, e le mete dell'insegnamento molto piu' precise, i risultati piu' individuabili.

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Io penso che un terapeuta ha lui pure le sue sensazioni delle quali non sempre e' conscio, cosa ammessa anche da Freud. L'innamoramento e' una delle possibilita', un'altra potrebbe essere la soddisfazione che si prova in seguito alla dipendenza dei pazienti.

Nella psicoanalisi tradizionale il terapeuta e' obbligato a seguire un'auto-analisi per renderlo cosciente e critico di se stesso.

infatti il terapeuta in quanto tale segue tutto un percorso personale oltre che di preparazione professionale ma anche di psioanalisi, proprio per poter essere quanto più distaccato e autocritico, e se il terapeuta è un buon terapeuta ( e ancora una volta sta tutto qua!!!) ha come unico fine quello di vedere il proprio paziente andar via finalmente indipendente e non di accumularne all'infinito!!!!

Poi insomma non è che tutti i pazienti siano dei deficienti, vabene ad aver bisogno dello psicologo ma anche noi pazienti ci possiamo rendere conto di quanto un terapeuta sia bravo o egocentico ecc. ecc. di solito la dipendenza o transfert avvengono in un secondo momento quando si è creata uan certa fiducia, confidenza e stima reciproca!!!!

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Non credo che il confronto sia appropriato. La relazione terapeutica e' piu' intima---emozionale, e le mete dell'insegnamento molto piu' precise, i risultati piu' individuabili.

e infatti il parallelismo non l'ho fatto pensando alle due cose in tutti i loro aspetti, ma solo riguardo al fatto che in queste due relazioni, come peraltro in tante altre, uno degli scopi fondamentali e uno tra i più imprenscindibili doveri morali è quello di accompagnare verso l'indipendenza, un paziente quanto un alunno in difficoltà.

Continuo comunque a non capire bene quali sono le dinamiche alle quali ti riferisci, una volta escluso il transfert che DEVE indursi e una serie di altre dinamiche che si evitano senza troppe difficoltà se il terapeuta è preparato e onesto.

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anch'io non ho bene capito a quali dinamiche si riferisce letizia, però vorrei puntualizzare una cosa...

tu hai scritto:

Leggendo alcuni topics in questa sessione non posso fare a meno di pensare al bisogno che hanno molte persone di un rapporto prolungato con terapeuta.

ecco la tua mi sembra un affermazione ingiusta.

intendo dire: tu sui, anzi dovrei dire SUL topic, leggi esperienze di persone in terapia...io stessa ora come ora mi ritengo dipendente....ma questa è una fase del percorso, a volte inevitabile.

dopo la dipendenza ci sarà il distacco, la recuperata autonomia (come possono testimoniare le esperienze che ti ho segnalato)

non ha nessun senso presupporre che la dipendenza che alcuni di noi provano verso il terapeuta sia mal gestita dallo stesso, se non addirittura prolungata oltre al necessario...

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Mi dispiace, non avrei dovuto proporre questo topic che credevo importante.

Ma prima vorrei dirvi che io stessa ho una certa preparazione avendo lavorato come criminologa con giovani carcerati ed esperimentato il tema degli sviluppi possibili nel processo di transfert e contro-transfert in terapia.

In questo campo sono stata da sempre critica soprattutto verso me stessa.

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e poi...dubito che un paziente, nello svolgimento della propria terapia, sia in grado di valutare obiettivamente queste cose...

forse è un argomento che sarebbe più appropriato affrontare con degli psicologi...piuttosto che con dei pazienti.

pensa a me...ci ho messo una vita a lasciarmi andare e a concedermi di dipendere dal mio psi...cosa vuoi che ti possa dire?

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quarda...proprio negli ultimi giorni due persone che scrivevano sul topic "e se ci si innamora dello psicologo..." hanno concluso il loro percorso di psicoterapia. ti linko le loro testimonianze.

penso che valgano più di mille (generiche) parole:

ultima seduta di Arley

ultima seduta di bissa73

comunque io penso che nella vita non si conclude mai nulla, che si ha sempre bisogno dell'aiuto di qualcuno, e che è importante saper chiedere. Io invece ho un'enorme difficoltà in questo...

Penso che la cosa importante è riuscire a staccarsi un po' dal proprio io e dai propri problemi, riuscire a guardare all'esterno per accorgersi di essere capaci anche di darlo, un aiutino, oltre che chiederlo. Qui forse potrebbe stare la fine di un rapporto di analisi. Non nell'aver risolto definitivamente i propri problemi, cosa che non accade mai, né mai ho conosciuto una persona del tutto priva di problemi, ma nell'essere capaci di distaccarsi un poco da questi problemi, per vivere l'attimo presente e collegarsi con l' "esterno".

La dipendenza esiste in certe fasi, è importante accorgersene senza farsi sensi di colpa e riflettere che un giorno sarà superata senza troppo sforzo. Se non ce ne accorgiamo potremmo cadere vittime del plagio di un analista sbagliato.

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Leggendo alcuni topics in questa sessione non posso fare a meno di pensare al bisogno che hanno molte persone di un rapporto prolungato con terapeuta.

E se questo fosse uno stato di dipendenza che potrebbe impedire una normale maturita'?

E chi sono le persone che non sanno rinunciare ad una continua relazione terapeutica?

Una cosa mi sembra certa: chi ci guadagna e' il terapeuta, spesso interessato a protrarre la relazione all'infinito.

Io ero così dipendente che ad un certo punto ho fatto un gran casino, mi sono allontanata da lei nel peggiore dei modi.L'ho ferita personalmente e ho fatto male anche ad altre persone.Io ovviamente ne sono uscita a pezzi e ci ho messo molto tempo per riprendermi.

Però, a distanza di anni, so che non avevo altra scelta.

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comunque io penso che nella vita non si conclude mai nulla, che si ha sempre bisogno dell'aiuto di qualcuno, e che è importante saper chiedere. Io invece ho un'enorme difficoltà in questo...

Penso che la cosa importante è riuscire a staccarsi un po' dal proprio io e dai propri problemi, riuscire a guardare all'esterno per accorgersi di essere capaci anche di darlo, un aiutino, oltre che chiederlo. Qui forse potrebbe stare la fine di un rapporto di analisi. Non nell'aver risolto definitivamente i propri problemi, cosa che non accade mai, né mai ho conosciuto una persona del tutto priva di problemi, ma nell'essere capaci di distaccarsi un poco da questi problemi, per vivere l'attimo presente e collegarsi con l' "esterno".

La dipendenza esiste in certe fasi, è importante accorgersene senza farsi sensi di colpa e riflettere che un giorno sarà superata senza troppo sforzo. Se non ce ne accorgiamo potremmo cadere vittime del plagio di un analista sbagliato.

io quoto turbo al 200%!!!

soprattutto questa cosa del concedersi di chiedere aiuto. è qualcosa su cui sto molto riflettendo in questo periodo. ci ho messo tanto a concedermelo...a parte l'andare in terapia, ma il concedere allo stesso psi di aiutarmi. il permettermi di appoggiarmi a lui.

a volte quando leggo certe cose sul forum (cose che rispecchiano il "sentire comune" tra l'altro...) sembra che sia un'onta avere bisogno d'aiuto...

ma, perché?

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non chiedere auito è come dimostrare a se setessi di potercela fare da soli!!!

E poi si pensa che il riuscire a farcela sia gratificante..........invece poi quando ci arrivi........non è cosi' (vale per me!!)

Io funziono un po' cosi.......per tutto..........e diventa un meccanismo incontrollabile........

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chiccablu, non ti va di spiegarci un po' meglio?

é una storia lunga .....Diciamo solo che ero arrivata a dipendere in modo eccessivo da lei e la cosa mi faceva stare male.A quel punto ho colto un'occasione per intromettermi nella sua vita privata.Ovvio che a quel punto la terapia è conclusa ed il rapporto è finito.é stato un metodo doloroso, ma almeno alla fine ho smesso di dipendere da lei.

il che non significa che il ricordo abbia smesso di farmi male

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Io ero così dipendente che ad un certo punto ho fatto un gran casino, mi sono allontanata da lei nel peggiore dei modi.L'ho ferita personalmente e ho fatto male anche ad altre persone.Io ovviamente ne sono uscita a pezzi e ci ho messo molto tempo per riprendermi.

Però, a distanza di anni, so che non avevo altra scelta.

é una storia lunga .....Diciamo solo che ero arrivata a dipendere in modo eccessivo da lei e la cosa mi faceva stare male.A quel punto ho colto un'occasione per intromettermi nella sua vita privata.Ovvio che a quel punto la terapia è conclusa ed il rapporto è finito.é stato un metodo doloroso, ma almeno alla fine ho smesso di dipendere da lei.

il che non significa che il ricordo abbia smesso di farmi male

ciao chiccablu!

senza sapere di preciso cosa è successo è facile che io scriva della caxxate, ma volevo chiederti se magari , con il senno di poi, non credi che avresti potuta utilizzare questa tua dipendenza all'interno della terapia analizzandola e cercando di capirne i motivi. la tua psi poteva darti una mano in questo

interrompendo così la terapia potrebbe essere rimasto qualcosa in sospeso....

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ciao chiccablu!

senza sapere di preciso cosa è successo è facile che io scriva della caxxate, ma volevo chiederti se magari , con il senno di poi, non credi che avresti potuta utilizzare questa tua dipendenza all'interno della terapia analizzandola e cercando di capirne i motivi. la tua psi poteva darti una mano in questo

interrompendo così la terapia potrebbe essere rimasto qualcosa in sospeso....

Sono d'accordo con Froggy...la dipendenza o meglio un eccesso di dipendenza nei confronti del terapeuta è significativo di molte cose, di come per esempio ci relazioniamo con gli altri.....capisco che sentirsi così dipendenti possa dar fastidio, ma non è proprio per questo che andiamo in terapia? Per capire i motivi che ci rendono così dipendenti?

Ovviamente anch'io parlo per quel poco che so, in generale e della tua storia....

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chiccablu...se non ho capito male ora sei in terapia con un'altra psi, giusto?

questa volta come va? ti senti ancora dipendente?

(se ti va di parlarne naturalmente...)

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Leggendo alcuni topics in questa sessione non posso fare a meno di pensare al bisogno che hanno molte persone di un rapporto prolungato con terapeuta.

E se questo fosse uno stato di dipendenza che potrebbe impedire una normale maturita'?

E chi sono le persone che non sanno rinunciare ad una continua relazione terapeutica?

Una cosa mi sembra certa: chi ci guadagna e' il terapeuta, spesso interessato a protrarre la relazione all'infinito.

io sono stata 2 anni e mzzo in terapia, poi sono uscita io perchè il mio fidanzato diceva che era inutile.. va bhè, discorso lungo, e lei non voleva quasi a tutti i costi mandarmi via, io ho pensato che lei volesse farmi rimanere lì specialmente per lucro, ho fatto delle riflessioni, ad esempio se io un giorno saltavo la seduta e l'avvertivo il giorno stesso me la faceva pagare lo stesso..

bho, mi sono fatta qualche calcolo e ho pensato alla stessa cosa tua Letizia e mi ha portato ad una *paura* nel non sentirla come colei che mi aiutava, ma come colei che lavora, e a me quasta cosa non piace...

quando lavoro io faccio vedere ai genitori dei bambini che il mio lavoro lo faccio con piacere che anche oltre il mio orario di lavoro io con i bmbini mi ci metto a giocare sia per un piacere mio sia per non sentirmi quella che lavora e oltre quel tot orario stabilito io non gioco, non parlo e non guardo bambini..

sicuramente qui è diverso il discorso, non dico di armi rimanere minuti in più o farmi la telefonata di piacere, ma non lo sò, cioè, io delle volte sno andata a terapia perchè mamma la pagava lo stesso quella seduta..

questa cosa non va bene, ho capito che lei deve mettere dei paletti altrimenti la gente farebbe come vuole e lei ci andrebbe a perdere, però boh, questo metodo non mi è piaciuto..

probabilmente non mi sono spiegata bene :Hug:

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io sono stata 2 anni e mzzo in terapia, poi sono uscita io perchè il mio fidanzato diceva che era inutile.. va bhè, discorso lungo, e lei non voleva quasi a tutti i costi mandarmi via, io ho pensato che lei volesse farmi rimanere lì specialmente per lucro, ho fatto delle riflessioni, ad esempio se io un giorno saltavo la seduta e l'avvertivo il giorno stesso me la faceva pagare lo stesso..

bho, mi sono fatta qualche calcolo e ho pensato alla stessa cosa tua Letizia e mi ha portato ad una *paura* nel non sentirla come colei che mi aiutava, ma come colei che lavora, e a me quasta cosa non piace...

quando lavoro io faccio vedere ai genitori dei bambini che il mio lavoro lo faccio con piacere che anche oltre il mio orario di lavoro io con i bmbini mi ci metto a giocare sia per un piacere mio sia per non sentirmi quella che lavora e oltre quel tot orario stabilito io non gioco, non parlo e non guardo bambini..

sicuramente qui è diverso il discorso, non dico di armi rimanere minuti in più o farmi la telefonata di piacere, ma non lo sò, cioè, io delle volte sno andata a terapia perchè mamma la pagava lo stesso quella seduta..

questa cosa non va bene, ho capito che lei deve mettere dei paletti altrimenti la gente farebbe come vuole e lei ci andrebbe a perdere, però boh, questo metodo non mi è piaciuto..

probabilmente non mi sono spiegata bene :shok:

ciao chiara (come stai? è da un pò che non ci si vede!!! -_- ),

Bè io credo che il metodo di far pagare la seduta anche quando non si va in alcuni casi sia giusto, per via delle resistenze che in qualche modo tu ammetti di aver avuto con questa psi, però in effetti se poi viene a mancare la fiducia e la stima e i dubbi si insinuano in modo irrecuperabile mi sembra abbastanza ovvio come va a finire, è vero che noi pazienti abbiamo le resistenze, però non tutti gli psi sono così bravi da farcele vedere....

Però io credo che questi discorsi siano molto personali a seconda del tipi di terapeuta e anche haimè del tipo di paziente.....il discorso d letizia era molto più generico, ecco io non credo che in queste cose generalizzare abbia molto senso, però grazie della tua testimonianza è bello rivederti ogni tanto.... :Hug:

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