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Cronache di una prof. nell'epoca di Brunetta


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(dal blog di lia circolo.net)

Sono una prof. Sono una statale. Mi sono ammalata. Sono un’insegnante statale a casa in malattia.

Un esperimento sociale, più che una donna.

Alle 7 di ieri mattina ho telefonato a scuola rantolante: “Bbuonggiorno, sdo male, non vengo” e sono ri-svenuta sul cuscino in preda a sonni doloranti. Poco dopo ha suonato il citofono e sono volata giù dal letto, sbandando qua e là e stupendomi per la celerità del medico fiscale. Infatti era il muratore del piano di sotto, non il medico fiscale.

Alle 9 ho cominciato a stilare una mappa particolareggiata del mio domicilio, che è difficilissimo da raggiungere perché abito in un numero civico ma ho il citofono davanti al portone di un civico diverso, ed è che il centro storico di Genova venne progettato nel Medio Evo per depistare i medici fiscali. Ho quindi mandato alla mia scuola un’email con le istruzioni dettagliate per raggiungermi, da girare all’Asl e al suddetto medico fiscale. Mi sono trattenuta dallo specificare “quinto piano senza ascensore” perché avrei potuto dare adito a malintesi.

Alle 13 avevo l’ora d’aria, fino alle 14, perché è il momento in cui il medico non deve venire per legge. Mi sono messa una sciarpetta e sono corsa a comprarmi da mangiare. Sono tornata con due sacchetti della spesa sentendomi come una che ha fatto qualcosa di male. In un sacchetto c’erano dei biscotti Ringo, comprati per gratificarmi.

Alle 16 era l’orario di visita del mio medico curante. Ho chiamato: “Sdo male. Però non posso venire perché sennò il medico fiscale non mi trova.” Il medico curante mi ha detto cosa prendere e abbiamo previsto insieme che in paio di giorni mi sarei rimessa in sesto.

Alle 16,30 mi ha chiamato la scuola per sapere quando mi sarei rimessa in sesto, appunto. Efficiente, ho saputo rispondere.

Alle 8 di questa mattina è suonato di nuovo il citofono. Era ancora il muratore e, fino a questo momento, del medico fiscale nessuna traccia. Intanto, girando sui newsgroup dedicati alla scuola, ho appreso che ogni visita fiscale a domicilio costa all’Asl attorno ai 100 euro. Ho pensato con simpatia al mal di portafoglio che deve attanagliare la povera Asl - per giunta genovese - da quando c’è stato il decreto Brunetta. Perché prima, come è noto, la scuola era obbligata a richiedere tale visita a partire dal terzo giorno di malattia. Poteva farlo anche dal primo, certo, ma lo faceva solo se il preside subdorava assenteismo, appunto. Di sicuro non lo faceva per i prof che stanno a casa un giorno all’anno. Adesso è obbligata a chiederla da subito, invece, e chissà come sono contenti all’Asl, appunto.

In mattinata ho mandato un’altra email avvisando che alle 17 di oggi sarei stata costretta a uscire per farmi fare il certificato medico dal mio medico curante. Come è noto, la legge mi obbliga a presentare certificato medico ma non obbliga il medico a starsene in studio ad aspettare me fino a quando termina la fascia oraria nuova, stabilita da Brunetta, entro cui ti potrebbe arrivare l’Asl. Fino alle 20, quindi. Il mio medico se ne va a casa alle 17, 30, e ci ha pure ragione.

Io, quindi, adesso devo uscire. Nel frattempo, il medico fiscale potrebbe arrivare.

Io direi, ad occhio, che le email che ho spedito dovrebbero bastare a tutelarmi, in caso di problemi. Ma, per essere più sicura, stavo pensando che potrei attaccare un foglio sul citofono scrivendo: “Salve, dottore, sono la prof che è in malattia. Sono andata dall’altro medico. Ora sono le 5, massimo alle 6 sono di ritorno e il certificato dimostrerà che non mentivo”.

Poi mi sono chiesta come potevo dimostrare che il foglietto lo avevo attaccato proprio alle 5 e non chessò, alle 3, commettendo una grave truffa ai danni dello Stato. E quindi ho pensato di farmi una foto col cellulare, tipo sequestrato delle BR, con un orologio in mano mentre attacco il foglietto.

Oppure, più semplicemente, una perizia della magistratura potrebbe accertare che, mentre scrivo questo post, sono le 16,39 ed io sono quindi ancora a casa. Ora che mi vesto passano 10 minuti, 5 per scrivere e attaccare il foglietto e ci siamo: saranno le 17.

Poi, appena torno a casa, mi ricollego al pc, in modo che una seconda perizia possa attestare che sono stata fuori il tempo necessario per raggiungere il mio certificato medico e tornare.

Mi piace, contribuire alla semplificazione della Pubblica Amministrazione. Trovo che sia tutto molto più scorrevole, adesso.

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