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Il linguaggio del corpo

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Cogliere una bugia dall’espressione del viso

espressioni menzognaLa maggior parte della comunicazione non verbale passa per il volto, il che è allo stesso tempo un bene e un male.
Un bene perché è una zona piccola e quindi si può osservare in modo facile, quasi sempre.
Un male perché, proprio in virtù della sua capacità espressiva, il viso può riprodurre fino a 10.000 segnali diversi.

La combinazione dei muscoli facciali permette infatti di esprimere qualsiasi emozione, anche quelle appena accennate.
E, soprattutto, di mentire.
Il viso è l’unica parte del corpo con cui si mente in modo conscio e consapevole.
Si comincia a farlo fin da quando siamo neonati, e continueremo a farlo per tutta la durata della vita.
Ma, per quanto si  possa esser bravi a dissimulare, nessuno ha il controllo ASSOLUTO dei muscoli mimici.
Per questo, è sempre possibile identificare un bugiardo.

Una volta consolidata un’abitudine diventa difficile da annullare lo stesso possiamo dire delle abitudini relative al controllo delle emozioni, cioè le regole che presiedono alla loro manifestazione.

Lo psicologo Ekman ha condotto delle ricerche interessanti in cui è emerso che i giapponesi per quanto riguarda la mimica del viso, davanti ad un film emozionante, non differiscono molto dagli occidentali, purché da soli.
Quando era invece presente un’altra persona, specialmente se era un’autorità, i giapponesi seguivano precise regole di contegno in misura molto maggiore degli occidentali, che li portavano a mascherare le espressioni negative, a favore di sorrisi cortesi.

Questo modo di comportarsi ha generato l’idea che il provare emozioni e la sua manifestazione fossero diversi a seconda del popolo con cui si aveva a che fare.
Che, cioè, non esistesse un linguaggio non verbale comune a tutti, ma solo da persone con la stessa cultura.

L’evoluzione umana in effetti è molto diversa da quella delle altre creature, in quanto è influenzata, oltre che dall’esterno – evoluzione biologica – anche dagli usi e costumi – evoluzione culturale – e quindi ognuno di noi ha un modo di esprimersi derivante da questa.

Di certo la seconda è molto più rapida: in cento anni abbiamo assistito a una totale trasformazione del mondo intero, mentre da un punto di vista biologico siamo rimasti invariati negli ultimi 10.000 anni.
Ma negare l’effetto potentissimo dell’evoluzione biologica è da sciocchi, come ha dimostrato con efficacia proprio il dottor Ekman.

Nei suoi viaggi ha comprovato come chiunque, fosse cinese, americano, spagnolo, turco, australiano eccetera avesse la stessa reazione agli stessi stimoli.
Si sorride all’equatore come ai poli, e si piange in Argentina come in Marocco.
Nel caso dei giapponesi di prima, la cultura ha imposto  e modificato una reazione automatica, tramite l’abitudine e l’educazione.

Ma non l’ha soppressa del tutto, perché è impossibile in quanto scritta nel nostro DNA (per davvero, non per modo di dire, di moda, attuale.

Possiamo controllare i nostri muscoli del viso, se vogliamo.
Quasi tutti possiamo ricordare casi in cui ci siamo lasciati ingannare dall’espressione di qualcuno, ma sono convinto anche del contrario, cioè che ad ognuno di noi è capitato di imbattersi nell’esperienza opposta: accorgersi che le parole dell’interlocutore erano false, grazie ad una particolare espressione del volto.

La maggior parte dei ricercatori non si è occupata molto fino ad oggi dell’espressione del viso durante le menzogne, anzi, ha quasi sempre concentrato le proprie energie nell’analizzare i gesti o le pause in una comunicazione e i pochi che hanno intrapreso ricerche diverse si sono limitati al sorriso, anch’esso però esaminato in modo del tutto semplicistico (P. Ekman, 1989), infatti da alcune ricerche è emerso che il sorriso è frequente sia quando si dice la verità, che quando si mente; quindi quel che è mancato è stato distinguere il tipo di sorriso, perché non tutti i sorrisi sono uguali.

Tutto questo ci deve far riflettere e allo stesso capire che non esiste un’unica espressione per ogni emozione, ma ne esistono decine, forse centinaia, meglio dire che ad ogni emozione corrisponde una famiglia intera di espressioni, visibilmente diverse tra loro.

Da questo possiamo dedurre che non esiste un’esperienza soggettiva per ogni emozione che proviamo, ma una famiglia di esperienze. Consideriamo ad esempio la rabbia, essa è facilmente riconoscibile a livello del viso, ma varia a seconda del suo tempo di avvio, infatti può essere istantanea o covata, può variare anche in base al tempo di spegnimento (rapido o lento) o anche dall’intensità con cui si manifesta (fastidio o furore).

Possiamo anche spingerci oltre e indagare se esistono per una determinata emozione delle combinazioni con altre emozioni, quindi riprendendo l’esempio della rabbia possiamo ritrovarci con delle combinazioni del tipo: rabbia di disprezzo, rabbia piena di sensi di colpa, rabbia per la vergogna, rabbia per offese verso la propria dignità, ecc.

Le ramificazioni che si potranno ottenere, come si può ben immaginare possono essere molto ampie. Per riuscire a coglierle consigliamo un buon corso sul linguaggio del corpo.

Per approfondimenti: comunicare bene - ediz psiconline

 

 

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