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Il linguaggio del corpo

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La stretta di mano - sesta lezione

la stretta di mano lezione seiQuando conosciamo qualcuno, ci facciamo un’idea su che tipo sia, in genere, questa prima impressione si mostra molto tenace alle disconferme.

Possiamo quindi dire che una nostra immagine inizia ad aleggiare nella mente del nostro interlocutore ancor prima che parliamo, perché, anche se inconsapevolmente, una prima impressione positiva o negativa ci ha già presentati.

Si mette in moto un circolo vizioso che poi diventa difficile da spezzare.

Se per ipotesi, mettiamo sui piatti di una bilancia due pesi: il primo rappresentato dal “cosa” dico (contenuto del linguaggio) e il secondo dal “come” lo dico (toni della voce e comunicazione non verbale), il secondo piatto peserà tredici volte più del primo (93% contro il 7% delle parole).

Valutazioni simili sono state effettuate negli anni ’60 in America da Albert Mehrabian, che osservò come in una normale comunicazione la corretta ricezione del messaggio sia data solamente per il 7% dalle parole, mentre il 38% è rappresentato dai toni della voce e il 55% dal linguaggio non verbale.

Pensiamo per un attimo a qualcuno che abbiamo conosciuto nel passato e anche se non sapevamo nulla di lui, abbiamo detto: “non lo conosco, però mi è simpatico, è come se lo conoscessi da sempre”. Viene dunque da pensare: “la prima impressione può influenzare una comunicazione?” Certo che si!

La prima impressione

Il file audio qui sotto, ti servirà per approfondire quanto appena detto:

Poniamo il caso che il nostro corpo, la nostra espressione, la nostra postura, abbiano trasmesso una prima impressione positiva nel nostro interlocutore e che la fase successiva sia la stretta di mano: vedremo qui di seguito tutti i messaggi che una “semplice” stretta di mano può comunicare al nostro interlocutore.

Prima della stretta di mano, però, facciamo attenzione al palmo della mano.

Quando diamo la mano, sappiamo che la stretta deve essere paritaria, cioè tutti e due dobbiamo essere sullo stesso piano per non risultare nè dominanti nè sottomessi. Ogni volta che il palmo è rivolto verso il basso, vuol dire che chi sta portando la stretta di mano in quel modo, vuole dominare la conversazione.

Per quanto riguarda la stretta di mano non è possibile descriverla semplicemente con un articolo, serve un esempio dal vivo, ma visto che non sei con noi in aula, il video postato qui sotto ti potrà aiutare:

Il palmo lo possiamo trovare rivolto in tre direzioni

immaginiamo di aver incontrato per la prima volta una persona e di averla salutata con una stretta di mano; il gesto trasmette inconsciamente almeno uno dei seguenti atteggiamenti:

  1. Predominio
  2. Sottomissione
  3. Uguaglianza

Chi porge la mano cercando inconsciamente di prevaricare l’altro, cercherà di mettere la sua mano in modo tale da rivolgere il suo palmo in basso: è un gesto che sta a significare la volontà di voler gestire l’incontro.

Al contrario, avremo una stretta di mano definita “di sottomissione” qualora il palmo della mano sia rivolto verso l’alto.

Anche se la trasmissione di questi significati avviene in modo inconscio, può avere una forte influenza sull’esito dell’incontro.

Per approfondimenti e per altri segnali più specifici di gradimento e rifiuto, consiglio i libri:

  1. Comunicare bene, la comunicazione come formamentis – edizioni psiconline.

Oppure

  1. Perchè mi tradisci – edizioni psiconline

 

 

 

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