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Il linguaggio del corpo

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Ottenere risultati con il metodo M.A.D.E.

immagini della menteIl nostro cervello si nutre di immagini, ma le immagini che affollano la nostra mente parlano una lingua che a volte non comprendiamo.

Faccio un esempio per chiarire meglio il concetto: se ci poniamo come obiettivo il parlare ad una platea numerosa e non ci reputiamo buoni comunicatori, il fatto stesso di reputarci (o meglio, crederci) buoni comunicatori potrebbe fare la differenza.

Perchè? Quali immagini hanno di solito nella loro mente le persone che hanno paura di parlare in pubblico?

È dimostrato che, il più delle volte, tali persone prima di iniziare un discorso, si ripetono mentalmente frasi come «Non mi devo emozionare», «Non devo andare nel pallone», «Stavolta non mi devo bloccare», «Stavolta non voglio fare una brutta figura».
Quali immagini evocano queste parole?

Il cervello sappiamo che si nutre più di immagini che di parole – infatti un’immagine vale più di mille parole -, proprio per questo motivo la mente delle persone che non riescono a parlare in pubblico si riempie di immagini di loro stessi che non sanno parlare, che si bloccano e inibiscono davanti ad un pubblico più o meno vasto.

Le parole che si ripetono mentalmente saranno «Stavolta non mi devo bloccare, stavolta non devo fare brutta figura, ecc».

Certo rivelano buone intenzioni, ci si concentra infatti per fare un buon discorso, ma la mente viene condizionata negativamente, e cosa succede al momento di parlare in pubblico?

Si realizzerà la scena che la mente ha fino a quel momento vissuto: il cervello ha immaginato più di una volta la scena negativa e quella andrà ad eseguire.

Cosa si potrebbe fare per sbloccare questa forma mentis negativa e raggiungere il nostro obiettivo?

La stessa persona che ha paura di parlare in pubblico può dirsi «Stavolta voglio stare tranquillo, fare un bel discorso come se fossi tra amici, mi voglio divertire…».

In questo caso il condizionamento è in positivo, si mette in movimento il “ciclo del successo” che abbiamo esaminato in precedenza e le nostre credenze potenzianti.

Procedendo in tal senso attingeremo in larga misura al nostro potenziale, e agiremo in modo da ottenere un buon risultato.

Certo, questo non implica il fatto che la persona in questione parli in pubblico in modo perfettamente tranquillo, ma aumenterà le probabilità che ciò accada, perché al nostro cervello piace lavorare in economia, cioè gli piace ripetere quello che già conosce per economizzare il suo lavoro.
Se la mente ha già visto più volte un’immagine, tenderà a replicarla.

Pensare a ciò che non vogliamo significa concentrarsi sui problemi: quando facciamo pensieri del genere creiamo delle immagini nella nostra mente che riflettono lo stato attuale.

È molto meglio focalizzarci su ciò che vogliamo cambiare e al modo in cui lo vorremmo cambiare, perché l’agire in questo modo ci fa uscire dalla visione pessimistica del momento.

Quando vogliamo uscire da una situazione negativa è bene non adottare una strategia di pensiero, o meglio una strategia motivazionale che in PNL è denominata “meta-programma Via da…”[ Nel senso che cerchiamo di allontanarci da ciò che non vogliamo.]

Alcuni esempi del meta programma Via da… sono:

  • Voglio dimagrire
  • Devo mettere tutto a posto
  • Voglio smettere di fumare
  • Voglio fuggire da questa situazione
  • Non voglio una moglie così

Il linguaggio usato in queste affermazioni lascia intendere che chi le pronuncia si sta concentrando sulla situazione presente, anche se intende cambiarla

Viceversa, il meta programma che in PNL prende il nome di “Verso” ci fa focalizzare su un altro aspetto: il futuro o, meglio, sulla soluzione.

Alcuni esempi di obiettivi ispirati da questo meta-programma sono:

  • Voglio essere in forma
  • Voglio che la mia casa sia ordinata
  • Voglio che la mia relazione faccia la differenza nella riunione della prossima settimana
  • Voglio fare una doccia e rilassarmi

Se in qualche modo ci troviamo bloccati in forme di pensiero focalizzate sul problema, è importante farci una domanda: «Cosa voglio veramente in questo momento?».

È come se al nostro “interno” ci fosse un’altra persona che pensa e agisce e quello che pensiamo noi poco importa, siamo in qualche modo “manovrati” da questa presenza interiore che chiamiamo inconscio o (usando la terminologia della psicologia analogica) Io Bambino.

Questa istanza psichica non comprende il linguaggio della mente logica, poiché esso è la nostra parte istintuale.

Per avere un buona qualità di vita è bene entrare in contatto con questa nostra parte profonda per fare in modo di vivere in armonia come ognuno di noi merita di vivere, ma una buona comunicazione con la nostra parte inconscia non può esistere senza armonia interiore.

I nostri problemi nascono da un difetto di comunicazione tra la parte razionale, orientata al conseguimento degli obiettivi, al rispetto delle regole, e la nostra parte istintuale: il nostro inconscio o Io bambino.

L’importanza dell’Io Bambino nella Psicologia Analogica è fondamentale: il dr Benemeglio stesso, padre della psicologia analogica, ama ripetere che non ci sarebbero psicologi se l’Io Bambino potesse sempre sfogare la sua rabbia quando vengono frustrate le aspettative.

Purtroppo però esiste un sistema dinamico nella nostra mente che, per diversi motivi (etici e sociali), porta l’Io a comprimere le reazioni verso le frustrazioni della vita e verso gli oggetti che le determinano.

Da una parte, la sfera adulta decide che dobbiamo essere orientati al benessere e al conseguimento dei nostri obiettivi, dall’altra parte più questi obiettivi sono ambiziosi, più la parte inconscia può porre dei freni attraverso paure, insicurezze e inquietudini irrisolte.

L’ammonimento del dr. Benemeglio in questi casi è semplice, ma allo stesso tempo fondamentale: «Se queste due istanze, razionale e inconscia, non collaborano, l’individuo vivrà stati di sofferenza e di frustrazione, nelle varie coloriture patologiche ad esse attribuite» (Benemeglio, 1992).

Il linguaggio della parte emotiva

Nella società di oggi, dove tutti vogliamo tutto e subito, sembra non esista tempo per rielaborare i vissuti emotivi che ci trasciniamo dall’infanzia.

C’è una continua ricerca di metodi tesi a renderci felici in breve tempo, i quali ci inducono quegli stati d’animo che non siamo in grado di creare da soli; da qui l’ascesa del consumismo, dell’alcool, delle droghe.

La soddisfazione di un bisogno nel breve periodo sembra esser diventata molto più importante di un benessere spirituale ed emotivo, che richiede tempo e impegno.

Non cadiamo nel tranello di adeguarci a questo modo di pensare, che non mira a rimuovere le cause profonde di un disagio emotivo, ma semplicemente a contenerne gli effetti, sembra quasi che non si voglia intendere che i disturbi del comportamento altro non sono se non difetti di comunicazione all’interno dell’individuo tra due componenti mentali distinte.

Il metodo M.A.D.E. per il raggiungimento degli obiettivi che ho creato qualche anno fa – vedi anche il libro Costruisci il tuo successo, metodo MADE – tende a favorire questa comunicazione tra la parte logica e analogica, tramite una sezione apposita, deputata appunto a questo tipo di verifica.

E’ soprattutto questo elemento che contraddistingue il metodo MADE, dai vari sistemi di pianificazione del tempo, soprattutto da quelli creati in America qualche anno fa, basati sempre su concetti di PNL, ma senza moduli che comprendessero risultati concreti sul piano della comunicazione inconscia.

Come funziona questo metodo di verifica?

Gli studi sulla comunicazione non verbale e linguaggio del corpo ci hanno confermato che le ondulazioni in avanti del nostro corpo sono da intendere come segnali di “gradimento”, al contrario lo spostamento indietro del nostro corpo è da interpretare come un segnale di rifiuto.

Tutti i segnali non verbali di scarico tensione, gradimento e rifiuto sono espressioni della nostra parte emotiva, indicazioni di desideri profondi ed è la gestualità uno dei più importanti canali di collegamento con l’Io bambino.

Ricordiamoci che tutto ciò che è verbale non sempre è logico e tutto ciò che è gestuale non sempre è analogico, ma dalla loro interazione possiamo cogliere le opportune sfumature.

Ad esempio, se la persona davanti a noi strofina la punta del dito sulle labbra oppure il palmo o il dorso della mano aperta, compiendo un movimento avanti e indietro, sicuramente gradisce l’argomento; il gesto quindi rientra tra quelli che sono chiamati “atti di gradimento”.

Segnali analogici di gradimento possono essere: bacio analogico, pressione della lingua nella zona maxillofacciale, linguino, lisciarsi i capelli, toccarsi il lobo di un orecchio ecc, ma quello che più ci interessa in questa sessione è l’ondulazione in avanti del corpo.

Chi conosce il linguaggio del corpo o ha fatto qualche corso sul tema in questione, sa che i vari grattamenti, i colpi di tosse, un impercettibile movimento del corpo in avanti o indietro, il muovere oggetti in un determinato modo e quant’altro, sono segnali che possono rivelare informazioni preziose.

Partiremo da questa generale spiegazione per illustrare il metodo di verifica che andremo ad attuare.
Esso prende il nome di “codice di meta-comunicazione” o “codice del sì e del no” termine che ho preso in prestito dalla Psicologia Analogica.

Come effettuare una comunicazione intrapsichica

Torniamo per un attimo con la mente a quando eravamo a scuola: a tutti noi sarà capitato di preparasi bene per un esame o un’interrogazione, eravamo sicuri di aver studiato e non vedevamo l’ora, il mattino dopo, di passare quell’esame o quell’interrogazione.

Il giorno dopo però, abbiamo ricevuto l’amara sorpresa di non poter andare a scuola perché improvvisamente e senza una apparente ragione era insorto in noi un malanno.

Nella maggior parte dei casi si tratta di una malattia psicosomatica, cioè in qualche modo il nostro inconscio ha ritenuto opportuno non farci entrare in azione, perché il farlo andava ad urtare contro i nostri valori, oppure contro le nostre sicurezze o capacità.

La nostra parte razionale era ben disposta ad andare a quell’esame, ma la nostra parte inconscia ha in qualche modo sabotato l’evento, perché non lo riteneva ecologico, cioè per qualche sua ragione non lo riteneva buono per noi.

Ovviamente quello della scuola è solo un esempio, se ci pensiamo bene chiunque di noi ha sperimentato questa spiacevole sensazione (denominata in psicologia vantaggio secondario) in qualsiasi area della nostra vita: privata o professionale.

Anche se abbiamo un buon obiettivo da raggiungere, potremmo non raggiungerlo mai!

Se ci troviamo in un determinato stato fisico/mentale non è un caso, il nostro “stato attuale” esiste per soddisfare comunque un bisogno.

Mi spiego meglio: una persona che vuole dimagrire può accorgersi che essere sovrappeso è comunque un modo per ricevere attenzioni, sentirsi protetta, sicura.

Si possono ottenere grandi vantaggi nel mantenere le cose cosi come stanno, perché comunque ne traiamo un tornaconto.

È importante rendersi conto dell’esistenza di questi bisogni perché, se è il caso, possiamo rimetterli in discussione oppure soddisfarli in un modo che sia comunque coerente e compatibile con l’obiettivo che ci siamo prefissati.

Una volta scoperto quale bisogno soddisfa lo stato che viviamo attualmente, bisogna fare in modo che sia l’obiettivo stesso a soddisfare quel bisogno.

Un obiettivo, tra i tanti requisiti che deve soddisfare, c’è anche quello di essere ecologico, cioè che rispetti le nostre esigenze e la nostra qualità di vita.

Diventa necessario a questo punto farci una domanda, che è la domanda base della PNL: «Come fai a saperlo?».

Mi spiego: sentiamo dentro di noi delle sensazioni meravigliose quando pensiamo al nostro obiettivo e crediamo che sia giusto perseguirlo perché migliori la qualità della nostra vita, ma ancora una volta domando: «Da dove nascono le risposte?», «Come fai a sapere che sono le risposte giuste?», «Chi risponde a queste domande, la nostra parte conscia o la nostra parte inconscia?».

Affidarsi solo alle nostre sensazioni non basta, perché comunque non sono loro che rispondono alle nostre domande.

È sempre la parte conscia a rispondere e, se l’inconscio non è d’accordo, presto o tardi saboterà i nostri progetti.

La nostra razionalità ci indica il percorso opportuno per ottenere un determinato risultato, ci permettere una buona pianificazione come quella che abbiamo finora fatto, ma il nostro inconscio è diretto verso la stessa mèta?

Come facciamo a sapere se durante il percorso non attui qualche “sgambetto”?

Quante volte ci siamo ammalati proprio qualche giorno prima di un progetto importante, oppure in vista di un colloquio di lavoro che poteva essere decisivo e portare dei cambiamenti migliori nella nostra vita?

Abbiamo detto che questi esempi sono classificati in psicologia con il nome di “vantaggi secondari”, ma cosa è esattamente un vantaggio secondario?

Vantaggio Secondario

Norman V. Peale riporta nel suo libro “Come acquistare fiducia e avere successo” (1952) il caso di una ragazza ricoverata in ospedale per un chiaro caso di artrite reumatoide, aveva gravi gonfiori alle articolazioni e febbre a trentanove.

Il medico non le prescrisse alcun farmaco, solo un blando sedativo e alla domanda della ragazza “quanto tempo dovrò restare in ospedale?” il dottore rispose “almeno sei mesi”.

La ragazza che era prossima al matrimonio, disse che se restava sei mesi in ospedale doveva spostare il suo matrimonio, ma successe qualcosa di molto strano nelle poche ore successive, infatti il loro colloquio terminò verso la sera e la mattina dopo la ragazza non aveva più alcun sintomo.

Nessuno seppe spiegare il cambiamento e dopo qualche giorno il dottore la rimandò a casa.
Nel giro di un mese la paziente si ripresentò con la stessa sintomatologia, un’indagine psicologica permise di scoprire il vantaggio secondario della sua malattia: il padre insisteva per farla sposare con un uomo che lei non amava, e il suo inconscio le era venuto in “aiuto” con febbre e artrite reumatoide.

Quando il medico spiegò al padre che sposando quell’uomo la figlia rischiava l’infermità, non ci fu più alcun bisogno di quel matrimonio e la guarigione della ragazza fu rapida e permanente.

Di casi simili in letteratura ce ne sono molti, che esista un collegamento tra i disturbi della sfera emotiva e anche il comune raffreddore è indicato in varie ricerche (vedi L.J. Saul della University of Pennsylvania e Edmund P. Fowler Jr. Columbia University – citati in Peale, 1952), come ad esempio le varie forme di raffreddore che si manifestano negli studenti di medicina nel periodo degli esami o in alcune persone prima o dopo un viaggio.
…Si manifestano anche dei raffreddori nelle casalinghe, quando devono prendersi cura di una famiglia numerosa e spesso si osserva che il paziente è colto da raffreddore quando la suocera va a vivere in casa con lui, raffreddore che spesso guarisce quando la donna se ne va.. (Peale, 1952 – pag.213).

Personalmente vorrei riportare il caso di un mio amico (che chiameremo Alessandro), il quale per lavoro, aveva un colloquio importante con delle persone influenti e lo doveva effettuare in un’altra città rispetto a dove viveva.

Sapevo che si era preparato per bene, aveva studiato quello che c’era da studiare, preparato i bagagli e prenotato il biglietto del treno.

Il giorno prima dell’agognato colloquio iniziò ad accusare leggeri mal di stomaco, in serata gli si alzò la temperatura e iniziò ad avere mal di gola.
Inutile dire che la mattina della partenza aveva trentotto di febbre, un mal di gola terribile, non si alzò dal letto e rimandò il tutto al mese successivo.

Tempo due giorni ed era guarito, si rimise all’opera di nuovo, ricontattò le persone che doveva contattare e dopo pochi giorni era di nuovo pronto per effettuare il suo colloquio.

Con sua grande frustrazione si ripropose lo stesso scenario dei giorni precedenti: mal di stomaco, mal di gola, febbre, e anche stavolta niente colloquio; tempo due giorni e stava meglio di prima.

Mi sono proposto di dargli una mano per capire insieme a lui da cosa potessero dipendere questi malanni momentanei, che chiaramente erano di natura psicosomatica.

Siamo venuti a conoscenza del fatto che per lui presentare quel rendiconto significava andare incontro a varie “paure”, tra queste la più forte era la paura di parlare in pubblico, ma c’era anche quella di non sentirsi all’altezza della situazione e di fare una pessima figura.

Fino a quel momento per lui erano timori del tutto infondati, mai avrebbe pensato di avere paure del genere: all’università aveva sostenuto molti esami e mai si era ritrovato in condizioni simili, ma lavorando insieme è emerso dai suoi ricordi un episodio in cui, durante la sua infanzia, si era sentito preso in giro dai parenti quando ha recitato davanti a tutti loro la classica poesia di Natale.

Un ricordo del tutto dimenticato, emerso per la prima volta solo nella nostra seduta di coaching.

Il sapere in che modo il suo inconscio poneva un freno alla sua mèta professionale è stato per lui un passo fondamentale.

Generalmente conoscere come opera il “nemico” è già un grande passo in avanti, in seguito abbiamo abbattuto l’ostacolo con varie tecniche di PNL.

Il fatto di non andare a quell’incontro (faccio presente che anche il viaggio in treno era qualcosa che lo turbava molto) era per il suo inconscio un modo di sottrarlo ad una sofferenza, di allontanarlo da un’esperienza che lo metteva faccia a faccia con paure troppo forti per lui.

Il restare a casa in quelle giornate d’inverno, sotto le coperte, coccolato dalla moglie perché malato, era molto meglio.

Questo tipo di “malattia” è quello che chiamiamo “vantaggio secondario”, cioè traiamo da situazioni del genere un “vantaggio” (in questo esempio: l’essere a casa, tranquilli e coccolati, lontani dalle nostre paure).

Come facciamo a sapere, allora, se i nostri obiettivi sono veramente ecologici per noi?

Riprendendo l’esempio del mio amico che si è ammalato per ben due volte prima di un evento importante, posso assicurare che l’obiettivo che si era prefissato, oltre a rispettare tutte le caratteristiche citate, era assolutamente “ecologico” per il suo lato conscio, cioè per la sua parte logica.

Infatti, mi rispose che era una cosa buona per il suo avvenire, importante per le sue finanze, sicuramente una cosa buona sotto ogni punto di vista.

Era assolutamente logico che rispondesse in questi termini, perché la sua comunicazione era basata sulla logica, ma se nel definire la nostra parte interiore usiamo il termine “inconscio” ci sarà pur un motivo.

La regola fondamentale di un buon obiettivo è sapere se esso è veramente valido per noi e per le persone a noi vicine, sapere se può arrecare nel tempo danni a noi o a chi amiamo, che costi può comportare (non solo economici), e quali mezzi siamo disposti ad usare per raggiungere la nostra mèta.

Molte persone, specie se all’inizio, sono portate a lanciarsi verso i propri obiettivi senza guardare in faccia nessuno, con un impatto che non è dei più rosei sia nei confronti di loro stessi, che dei loro familiari.

Certo, le domande che possiamo farci prima di iniziare possono essere del tipo: “Quali saranno per me e per gli altri le conseguenze?”, oppure “Quali costi avrà in termini di denaro, momenti di libertà, salute, e opportunità mancate raggiungere il mio obiettivo?”, ma tutte le risposte che daremo a tali domande saranno comunque dettate dalla nostra parte logica, che di per sé non è sufficiente a definire ecologico un obiettivo.

Sapere se un obiettivo è veramente ecologico per noi è un dilemma che possiamo risolvere

Lo scopo della Psicologia analogica è quello di permettere all’individuo di vivere secondo quello che la razionalità gli chiede di fare, senza l’ostile interferenza di un inconscio sofferente.

Come salvaguardiamo la nostra parte logica?
Come possiamo, nella vita raggiungere il successo che meritiamo con la certezza che il nostro Io bambino sia dalla nostra parte?

Tutto questo credo che sia possibile solo attraverso un dialogo emotivo, sereno e costante, con la parte istintiva, che realizzi l’allineamento tra le componenti mentali, l’armonia.

Il metodo da usare è quello che il dr Benemeglio chiama “codice del si e del no”, che purtroppo non è possibile spiegare in modo esaustivo in un piccolo post, ma necessita di una “spiegazione dal vivo”, in pratica è l’unico metodo che ho riscontrato ad oggi, valido, che permette una comunicazione tra la nostra parte logica e la nostra parte emotiva.

Per conoscere come funziona il codice del si e del no applicato alla metodologia MADE puoi acquistare il libro Costruisci il tuo successo oppure seguirmi in un corso dal vivo.

Siamo malati di consumismo, a volte crediamo che il possesso di beni materiali possa garantirci la stima e considerazione degli altri, quando invece, in realtà, la gente non desidera la bella automobile o la bella casa, ma vuole provare solo le sensazioni legate a tale possesso.

La Psicologia analogica tratta lo studio ed utilizzo delle emozioni e di come queste condizionano i rapporti interpersonali e dell’individuo in relazione con se stesso.

Solo le discipline analogiche ci possono offrire un valido aiuto in questo campo.

Nel raggiungere i nostri obiettivi, può capitare che vivendo in un mondo come quello di oggi, nella sfrenata corsa al consumismo e all’efficienza, andiamo incontro a seri problemi: ansia, paure, fobie, depressione, ma la cosa più dolorosa è che simili nevrosi possono condizionare le nostre scelte di vita.

In questo caso non riesco a trovare parole più giuste di quelle del dr. Benemeglio, quando spiega nei suoi corsi la definizione di successo: «Realizzare sogni e ambizioni trovando l’energia, la determinazione, il coraggio e la solidità interiori necessari all’auto affermazione, vivendo secondo i nostri valori, e non più secondo quello che gli altri si aspettano».

Quante persone realizzano grandi fortune, ma restano sole in età avanzata?

L’inconscio parla un’unica lingua: quella delle emozioni, il problema nasce nel momento in cui non distingue tra emozioni cosiddette buone o cattive: definizioni logico-digitali.

L’inconscio non parla la stessa lingua della mente logica: infatti, ognuno di noi sa come comportarsi per risolvere un problema, se bastasse seguire le indicazioni razionali non avremmo turbamenti, quindi deve esserci dell’altro, qualcosa che la sola componente razionale non riesce a descrivere.

Il ragazzo introverso sa perfettamente che deve proporsi in maniera più decisa, ma vivrà uno stato di sofferenza quando si renderà conto di non riuscire ad ottenere quello stato di sicurezza interiore che gli permette di comunicare con scioltezza.

Dato che la parte istintuale non comprende il linguaggio della sfera razionale, ripetere continuamente a noi stessi la possibile soluzione dei problemi non ci aiuta, anche quando siamo convinti che la forza di volontà sia l’unica arma contro le nevrosi.

Questo perché siamo abituati a combattere i sintomi, mai le cause dei disagi.

Il dialogo tra Io bambino e mente razionale è paragonabile ad una conversazione tra persone che parlano lingue diverse, facciamo un esempio: la nostra parte logica si convince che dobbiamo smettere di fumare, quindi ricorriamo alla forza di volontà, che è l’unica risorsa che conosciamo.

Quanto possiamo resistere?

Una settimana, dieci giorni, forse un mese, quel che basta per convincerci di aver smesso.

Cosa c’è di buono?

Che la nostra autostima aumenta, abbiamo infatti superato un muro apparentemente invalicabile, ma dopo un po’ di tempo potrebbe arrivarci una cattiva notizia o trascorrere un periodo abbastanza negativo che ci procurerà stress, e uno stress eccessivo sappiamo bene che ha bisogno del suo scarico, e allora… cosa c’è di meglio che accendere una sigaretta?

La maggior parte delle persone è ancora convinta che la spontaneità e il modo di essere siano valori da difendere a tutti i costi, sono d’uso comune frasi come «Io sono fatto così, non posso farci niente, sono come sono».

Tali frasi sono un’assoluta certezza per la maggioranza delle persone.

Certamente ad ognuno di noi vengono in mente amici, parenti o persone che hanno detto frasi del genere.
Ci siamo mai fermati a riflettere su che tipo di persone siano e cosa hanno ottenuto nella vita?

Chi pronuncia di frequente tali frasi è facilmente inquadrabile tra quelle persone che guadagnano redditi medio bassi, non tanto felici, neanche in amore.

Attenzione: come ho avuto modo di ribadire spesso, in questi casi il fatto di avere un partner non significa necessariamente essere felici, anzi ho conosciuto molta gente che preferisce un compagno noioso come male minore della solitudine.

Impariamo ad osservare chi ci circonda, che tipo di vocaboli usa quel nostro amico che è sempre triste e invece che tipo di vocaboli usa quell’altra persona che è sempre attiva, portata all’azione, al fare, all’ottenere i risultati, ma soprattutto impariamo ad osservare “come” esprimono i loro vocaboli.

È interessante conoscere il tipo di parole che usano e come le usano per descrivere loro stessi e le loro emozioni, ma soprattutto è interessante valutare se i loro termini sono coerenti con il modo in cui vivono.
Tutto questo non è un semplice esercizio di semantica, va ben oltre, perché tende a suscitare sensazioni ed emozioni, che ricordo sono il linguaggio del nostro inconscio.

Chi vuole di più dalla propria vita (ed è giusto e assolutamente possibile ottenerlo) ragiona in un modo specifico: «Se non raggiungo i miei risultati, provo diversamente».

Altra frase potenziante che tendono ad usare questo tipo di persone è: «sono io l’unico responsabile dei risultati che ottengo».

Vedere altre persone meno dotate di noi ottenere risultati brillanti, così come subire continuamente l’altrui diffidenza o peggio, indifferenza, sono fenomeni dolorosi e negativi cui è giusto ribellarsi, e l’uso della Psicologia analogica può aiutarci in questo.

Quante volte riteniamo di prendere delle decisioni corrette per la nostra vita?
Può accadere di promettere a noi stessi che dal prossimo mese ci impegneremo a realizzare un nostro desiderio, ma se mentre lo verbalizziamo ci capita di raschiare la gola, o di indietreggiare lievemente, abbiamo la conferma che il nostro inconscio non vuole o forse non è ancora pronto ad aiutarci a conseguire questo traguardo.

Onde evitare una delusione, di auto-commiserarci e perdere autostima, è meglio cercare di capire come possiamo interagire con il nostro inconscio, affinché non saboti le nostre legittime aspettative.

Conscio e inconscio devono essere coerenti nella loro decisione, non vogliamo certo arrivare all’età della pensione per guardare la nostra vita ed accorgerci solo in quel momento di aver sbagliato.

Non si può lottare e lavorare sodo tutta una vita per accorgersi solo alla fine di aver raggiunto un posto che non ci piace.

Decidere con il metodo M.A.D.E. significa avere la certezza che quello che vogliamo veramente non è solo il frutto della nostra mente logica e razionale, ma anche del nostro animo.

Una decisione presa con questo metodo implica un’azione che nasce da una forte motivazione sia interna che esterna.
Qualsiasi altro tipo di decisione, alla lunga, ci procurerà pentimenti.

Ho conosciuto persone che, per raggiungere obiettivi di lavoro, non hanno avuto (a loro dire) “tempo” di avere una famiglia, per loro era una scelta che poteva esser rimandata ed erano profondamente convinti di questo.

Durante un lavoro di coaching con alcuni di loro, è emerso il lato non ecologico dei loro obiettivi professionali, o meglio, erano perfettamente certi e sicuri che comunque il raggiungimento di quei traguardi professionali non poteva che fare bene alla loro vita: la loro parte logica aveva giustificato il percorso da fare.

Però alla fine l’inconscio ha presentato il conto e, quando si paga con il pentimento e la depressione, il conto è salato.


Per approfondimenti consiglio

copertina madeCostruisci il Tuo Successo M.A.D.E.

Contenuto del libro:

Se raggiungere i propri obiettivi sembra impossibile, un traguardo riservato a pochi “eletti” dotati di capacità speciali, questo è il libro giusto per cambiare idea.

Passo dopo passo, l’autore analizza i fattori che spingono le persone ad auto limitarsi: la paura di prendere decisioni, la convinzione – errata – che solo pochi possano ottenere quello che vogliono nella vita, la mancanza di organizzazione per raggiungere le proprie mete.

Con un percorso lineare e progressivo, l’autore spiega le teorie utilizzate nei suoi corsi per migliorare il rapporto con il nostro inconscio ed i reali desideri della nostra mente.

 

 

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