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Il linguaggio del corpo

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Per interpretare le emozioni bisogna affidarsi al linguaggio del corpo e poco alle microespressioni facciali

sn emotion H. Aviezer et al., ScienceA differenza di quanto si potrebbe credere, se normalmente l’espressione del volto sia essenziale per interpretare lo stato d’animo di chi ci è di fronte, questo non vale per le emozioni molto intense. (vedi l’articolo Body Cues, Not Facial Expressions, Discriminate Between Intense Positive and Negative Emotions)

Se pensate che si possa giudicare qualcuno dalle sue espressioni facciali e capire se ha vinto o no alla lotteria, è il caso che cambiate idea, infatti i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme, New York University e Princeton University hanno scoperto che non funziona in questo modo.

Lo studio (condotto dal Dott Hillel Aviezer del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Gerusalemme, insieme al Dr. Yaacov Trope della New York University e Dr. Alexander Todorov della Princeton University) è stato pubblicato sulla rivista Science. I ricercatori hanno mostrato ad un gruppo di partecipanti all’esperimento, delle fotografie tratte da vita reale, di alcune persone sottoposte ad emozioni molto intense di esperienze positive e negative. Quando ai partecipanti è stato chiesto di valutare le emozioni dei volti mostrati, molti di loro non ci sono riusciti.

Per distinguere un’emozione di esultanza da una di forte rabbia, guardare solo il viso di una persona non basta: ma è bene osservarne anche i gesti, la prossemica, i vari riverberi gestuali e la postura. Benché infatti normalmente l’espressione del volto sia essenziale per interpretare l’emozione dei nostri interlocutori, questo non vale per le emozioni molto intense.

In genere, il metodo per mappare un volto, universalmente riconosciuto con l’acronimo FACS, è molto usato in tutte le ricerche sull’espressione delle emozioni e segnala in modo chiaro anche l’intensità dell’espressione facciale. Più è alta, maggiormente viene riconosciuta. Altri metodi, per poi interpretare quale emozione provi una persona tramite la lettura delle microespressioni facciali (ad esempio il METT) fanno riconoscere al meglio un’espressione emotiva. Però questi studi si sono basati sempre su emozioni di intensità media.

Nella vita reale le cose cambiano parecchio, perché l’espressione del viso è molto più complessa, infatti gli studi di neurobiologia hanno mostrato che dolore e piacere sono modulati entrambi dal sistema delle endorfine e da quello della dopamina e coinvolgono le stesse aree cerebrali: insula, striato, corteccia orbitofrontale, nucleo accumbens e amigdala.
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Aviezer e colleghi in questa ricerca non si sono focalizzati sulle emozioni di intensità media, ma su quelle veramente forti, usando come immagini sperimentali espressioni tratte dalla vita reale. In un primo test, i ricercatori hanno mostrato ai soggetti i volti di alcuni giocatori di tennis che avevano appena vinto o perso un punto decisivo per l’esito della partita. I partecipanti non riuscivano a distinguere bene le due emozioni, cioè non capivano bene se si trattava di gioia o rabbia per aver vinto o perso il punto. Però, quando veniva mostrato loro anche il corpo del giocatore in questione, allora riuscivano immediatamente a capire quale emozione il tennista stava provando.

Per individuare come le persone riconoscono espressioni emotive molto forti, Aviezer e i suoi colleghi hanno mostrato diverse versioni di immagini di sportivi, a tre gruppi di partecipanti

1) il quadro completo con il viso e il corpo
2) Solo il corpo
3) Solo la faccia

Sorprendentemente, i partecipanti hanno distinto i perdenti dai vincitori solo quando sono riusciti a valutare il quadro completo, infatti quando valutavano solo il viso erano molto in dubbio sulla risposta da fornire.

Ironia della sorte, i partecipanti che hanno visto l’immagine completa (viso e corpo) erano convinti che era il volto ciò che rivelava l’impatto emotivo, non il corpo. Gli autori hanno chiamato questo effetto“valenza illusoria”.

Perché accade questo? Secondo Aviezer e colleghi, nelle emozioni molto forti abbiamo un temporaneo “collasso” del sistema di controllo della muscolatura del viso, inadatta a veicolare con accuratezza un segnale estremamente intenso. Un po’ come avviene con un altoparlante, quando alziamo troppo il volume il segnale si degrada e si trasforma in rumore. “Questi risultati dimostrano che quando le emozioni diventano estremamente intense, la differenza tra l’espressione facciale positiva e negativa diventa minima”, dice Aviezer.

Secondo questo studio comunque, l’ambiguità del volto, non è disfunzionale. Superato il picco emotivo, infatti, l’espressione riassume rapidamente la sua comunicatività, e inoltre il contesto fornisce quasi sempre informazioni sufficienti a dissipare il dubbio.

 

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