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2016 Istantanee di volti

obama piangeLa mattina del primo dell'anno è sempre avvolta da una impercettibile sensazione di estraneazione e di curiosità, come nella favola di Aladino si strofina il giorno con un panno magico per vedere, sentire il Genio che disegnerà lo scenario del presente prossimo.

L'incanto svanisce il giorno dopo quando accanto alla tavola apparecchiata compare alla televisione il volto del Presidente degli Stati Uniti D'America che lascia scivolare delle lacrime sofferte sullo zigomo. Le lacrime del Presidente  Obama sono un segno che sollecita qualche interrogativo perché, quando il potere piange, vuol dire che lo stesso potere è stato attaccato e limitato da un altro. Il Presidente della più grande nazione è costretto a sottostare al potere dei venditori di armi che si oppongono al suo desiderio di regolamentare la vendita.

Piange per i bambini che sono stati uccisi nelle scuole, piange per la follia omicidiaria degli adolescenti, per il diffondersi all'interno degli Stati di una condizione di terrore generata, non solo dal terrorismo esterno, ma dall'uso indiscriminato  delle armi.

E' il volto di un uomo affaticato e per certi versi deluso per non essere riuscito  a scardinare determinati   poteri occulti che operano nell'ombra e nelle potenti lobby.  Sono le lacrime di un uomo che, giunto ormai alla fine della corsa, si confronta con se stesso, si valuta. E' il pianto silenzioso della sofferenza del potere che si è umanizzato e si è tolto la maschera dell'onnipotenza.

Un secondo volto appare sul proscenio del nuovo anno con un sorriso beffardo, arrogante e sprezzante. E' quello di un giovane uomo a capo di una nazione asiatica che è tenuta in isolamento dal contesto internazionale.

E' il volto del trentatreenne Kim Yong che comunica al mondo di aver sperimentato la bomba all'idrogeno, di essere in possesso di un'arma letale in grado di contrapporsi alle altre potenze nucleari. In questo caso il potere sorride è tronfio e annuncia agli Altri potenti che è disposto a sfidarli, che è pronto a difendersi e attaccare. E' il volto dell'onnipotenza paranoica.

L'altro volto è quello di Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd dell'Arabia Saudita. E' l'espressione del  volto di un potere tribale che, convinto di avere lo scettro in mano, decide della vita e della morte. E' il volto del distacco di chi guarda dall'alto gli altri, che  cura i propri interessi tribali postmoderni legati all'oro nero. Con la messa a morte di quarantasette persone per terrorismo sta creando una situazione di scontro tra componenti diverse appartenenti allo stesso ceppo religioso. Il volto del distacco vuole ribadire dall'alto la sua autorità post tribale.

L'altro volto è il volto del potere dell'ignoto che si nasconde dietro vessilli neri. E' un volto che si maschera, che assume forme diverse, si muove e si manifesta in qualsiasi angolo dell'occidente. E' l'ombra del volto occidentale che ricompare e si vendica del colonialismo secolare e del neocolonialismo contemporaneo. Il volto dell'ignoto si fa beffa e sfida l'ombra del volto occidentale.

L'altro volto è il volto degli inermi e dei poveri. Gli inermi sono coloro che fuggono  dalle loro case distrutte, rase al suolo da bombe, da proiettili folli, come è folle il desiderio umano di possesso e di dominio. Genti che si muovono lasciando sull'asfalto, sull'erba, sulla neve fresca le impronte delle proprie calzature fatte di stracci, di sandali, di suole marcite, piedi che cercano una casa dove riposare, un posto per ripensare la follia della distruzione umana e ideologica,

L'altro volto è quello dei poveri delle città iper&post moderne che siedono agli angoli delle case, che cercano un pasto caldo e un letto ogni giorno, ogni notte.

Questi sono i volti di ieri e di oggi.

 

 

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