del delirioOggi, spesso e volentieri, dai mezzi di comunicazione, si sente dire e ripetere che stiamo vivendo una condizione delirante. Sono deliranti quelli dell'Isis, i terroristi che si fanno saltare in aria, sono deliranti gli hooligan, i matti, quelli che uccidono, sono deliranti certi esami all'università o di maturità, sono deliranti certi comportamenti, certi politici, certe religioni, insomma, quando si è in difficoltà a descrivere, comprendere la realtà e quello che sta attorno, si liquida il tutto con questo termine che allontana la conoscenza e l'interpretazione di ciò che sta accadendo.

C'è la tendenza a banalizzare le cose nascondendosi dietro all'aggettivo delirante e al verbo delirare.

E' un atteggiamento, un comportamento che serve per stabilire dei confini tra ciò che è tendenzialmente comprensibile e normale da quello che è incomprensibile e quindi anormale, fuori dalla riga. Con questo paraocchio mentale e sociale si costruiscono dei confini tra persone, gruppi e società.

L'origine etimologica di delirio scaturisce da una metafora contadina che consiste nell'oltrepassare la lira, il confine del terreno. Delirium significa uscire dal seminato, delirare vuol dire anche andare oltre il confine, verso l'ignoto, verso l'estraneità. Delirare è andare al di là del solco tracciato dall'aratro.

Delirare è un modo ontologico e gnoseologico di essere e di porsi di fronte al mutare delle cose e al divenire. E' un modo per leggere la realtà e concepirla. Sono considerazioni che appaiono apparentemente assurde; eppure solo superando la cesura che separa il solco arato da quello incolto è possibile distinguere la morfologia dei due terreni; solo oltrepassando la stratosfera che preserva il pianeta terra è possibile raggiungere altri pianeti. Solo uscendo dal solco calpestato è possibile inoltrarsi in nuove colture e conoscere ciò che sta dentro i buchi neri.

Il delirio è un errore ed un errare (de-lira-ire) del giudizio. Il delirio narra l’inverosimiglianza e l’impossibilità dei contenuti, è un pensiero sragionevole e come tale apparentemente ininfluente sulla realtà, è un tentativo di mediazione con una realtà ostile ed inaccettabile.

Platone «essere il delirio tutt'altro che un male: essere un dei più gran doni dei numi; nel delirio le profetesse di Delfi e di Dodone resero ai cittadini di Grecia mille servigi; mentre a sangue freddo esse fecero assai poco di bene, anzi nulla del tutto. Qualche volta accadde che quando gli dèi affliggevano i popoli con gravi epidemie, un santo delirio impadronendosi di qualche mortale, lo rendesse profeta e gli facesse trovare un rimedio a quei mali.
Un'altra specie di delirio, quello ispirato dalle Muse, quando eccita un'anima semplice e pura a riabbellire dei vezzi della poesia le gesta degli eroi, giova all'istruzione delle età future
».

Addentrarsi nei meandri di come si costruisce questo modo di pensare e concepire la realtà è un processo difficile e complesso, per certi aspetti impossibile. Ma liquidare il tutto quello che appare al sensoriale, alla comprensione dell'immediato e del senso comune come incomprensibile e delirante è un modo sincretico e infantile di osservare il mondo.

L'incapacità di cogliere il significante che sta nascosto, ma che si manifesta con vesti inappropriate e curiose, induce il sapere dominante a difendersi da questo elemento intrusivo cercando di renderlo inoffensivo. Ma il significante, come il virus, muta e combatte gli antibiotici che sono sul mercato mettendo in scacco permanente il Re e la Regina.

Il libro “Delirio. Composizione e scomposizione del pensiero delirante”, in uscita, per Edizioni Psiconline, scritto dall'autore di questo blog, cerca di far emergere il nascosto e il come si struttura il ragionamento così detto delirante. Il delirare non riguarda solo il soggetto che delira ma è trasversale e coinvolge ogni singolo soggetto pensante, il sociale, l'economia, la politica e le religioni.