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Distanziamento sociale dei corpi

Distanziamento sociale dei corpiE' banale dire che la situazione che stiamo vivendo è complessa e complicata, però anche la banalità ha bisogno di una forma, un pensiero, un disegno, un gioco per evitare che ci incateni nel proprio mondo dialogante composto dal me e dall'io. Il dialogo tra l'io e il me è utile ma rischia di cadere nello spazio della chiusura, nel mutismo individuale che può produrre reazioni personali e sociali inaspettate, per questo è indispensabile trovare dei modi per interagire con gli altri che stanno all'infuori di sé e dal contesto familiare.

La parcellizzazione costrittiva sta evidenziando quanto sia limitante e inadeguata la convinzione dominante di questi decenni in cui bastava credere in se stessi per affrontare e superare le insidie del mondo.  L'angosciate situazione, quell'attuale, sta evidenziando che questa pulsione di onnipotenza, presente in ognuno di noi, è messa a dura prova e rischia di portarci a soccombere.

Per anni il mondo virtuale è stato usato come un accessorio godereccio come una protesi per soddisfare bisogni superflui e commerciali; in questa situazione l'oggetto virtuale è la nostra protesi relazionale che ci permette di comunicare con gli altri, e questo è indispensabile per uscire dal monologo dialogo tra l'io e il me per intrecciare l'Altro, il noi.  Questo noi virtuale è utile per attenuare la rottura, la frattura indotta dal pericolo del contagio di morte reale che il virus sta diffondendo. In questo momento il noi virtuale va incrementato anche per attutire “l'imposizione” delle autorità in nome della salute pubblica e della sicurezza.

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L'ordine del distanziamento sociale obbligato evoca un'angoscia profonda, primaria che ognuno porta dentro dalla nascita. Quando ci siamo separati, al momento della nascita, dal corpo della madre, ogni persona ha vissuto un momento di angoscia; quella separazione, portatrice di pianto, ha determinato un distacco dall'oggetto protettivo: siamo stati gettati in questo mondo senza desiderarlo.

Per assurdo, la nostra esistenza è stata segnata da quella separazione; ogni persona ha cercato di sopperire a quell'angoscia primaria cercando delle soluzioni esistenziali, affettive e sociali.

Lo scriveva Giacomo Leopardi nella poesia 'Canto notturno di un pastore errante dell'Asia':  Nasce l'uomo a fatica,/ ed è rischio di morte il nascimento./ Prova pena e tormento/ per prima cosa; e in sul principio stesso / la madre e il genitore/ il prende a consolar dell'esser nato.”

Come dice il poeta, oltre a tutte le restrizioni e agli interventi sanitari indispensabili, in questo momento, c'è la necessità che qualcuno si prenda cura di questa condizione psicosociale per evitare che gli istinti primordiali emergano.

C'è la necessità che le autorità, le figure di riferimento sociale, politico e sanitario assumano in sé una funzione paterna e materna per contenere e accudire l'angoscia della separazione dei corpi.

Corpi che non sono soltanto fatti di organi – körper - ma sono corpi affettivi – leib -, sociali economici. C'è la necessità di una maggior consapevolezza da parte di chi sta gestendo questa situazione problematica di essere all'altezza della situazione. Contrapposizioni sterili di primariato tra politici, medici, scienziati non sono funzionali a contenere il dolore che i corpi stanno vivendo, che la solitudine determina.

Le ombre che hanno infestato l'aria nel castello di Kronborg di Amleto hanno causato solo tragedie tra quelle mura, oppure la peste a Tebe ha portato la cecità a Edipo e la guerra tra i Polinice ed Eteocle figli-fratelli del padre Edipo. La separazione, il distanziamento sociale è fondamentale ma nasconde in sé un rischio. E' utile pensare a una strategia di assistenza diretta e capillare dei corpi soli nelle loro case: accudire anche i morti e non solo i vivi.

In questi momenti c’è bisogno anche di richiamarsi alla funzione del sacro. I nostri corpi non sono oggetti körper ma sono Leib cioè corpi vissuti.

 

 

 

 

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