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Donna e Femminicidio

donne e femminicidioPlatone nel Simposio introduce un paradigma ontologico dell'origine di genere che anticipa il divenire dell'essere ponendo un quesito turbante: « Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all'antica perfezione».

Per collocare il femminicidio attuale, in questa società globale, è indispensabile scorrere velocemente la storia della donna nel mondo occidentale.

Basta ruotare la lente degli occhiali per accorgersi che leggere la storia della donna con la lente di genere è un modo per trovarsi di fronte ad un capovolgimento delle cose: lo stesso carattere della scrittura assume una nuova forma pur essendo la stessa.

Questo riferimento rende possibile cogliere quanto siano stati storicamente diversi i ruoli, le funzioni della donna e dell'uomo; proprio per il genere le donne sono state sottoposte ad una storia antropologica sfavorevole.

Genere origina dal latino genus, generis, dal greco gènos che significa generare, origine, nascita, germogliare, stirpe, famiglia: tutte declinazioni che attengono maggiormente alla donna.

E' scontato, ovvio che il maschile e il femminile sono presenti nel genoma sia del maschio sia della femmina. Non è questo l'oggetto dell'intendere, ciò che interessa è analizzare l'omicidio delle donne guardandolo dall'ottica di genere. In questi anni nella cronaca quotidiana all'omicidio domestico si è aggiunto il nome di femminicidio.

Il termine femminicidio si riferisce alle violenze che sono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto appartenenti al genere femminile.

Il femminicidio comprende anche tutti quei casi in cui una donna è uccisa da un uomo per motivi legati alla sua identità di genere, cioè per il semplice fatto di essere donna.

In lingua inglese, il termine feminicide, era in uso dal 1801 per indicare l'uccisione di una donna. Il termine è stato recuperato nel 1992 dalla criminologa Diana Russel per mettere in risalto la violenza contro la donna, evidenziando un comportamento misogino da parte del maschio.

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Il termine nella lingua italiana compare solo all’inizio del nuovo millennio, prima la parola usata per indicare l’uccisione di una donna da parte di un uomo era uxoricidio, quando concerneva l’uccisione della moglie da parte del marito. Con femminicidio si estende l’atto di uccidere una donna da parte di un uomo.

La relatrice speciale delle Nazioni Unite per la lotta contro la violenza, Rashida Manjoo, il 25 giugno 2012, per la prima volta presenta un Rapporto completo e aggiornato sugli omicidi di genere a livello globale.

Secondo Rashida Manjoo, la diffusione degli omicidi basati sul genere assumono proporzioni allarmanti. Questi fenomeni, nei rispettivi ambiti territoriali, sociopolitici e socioculturali sono accettati, tollerati e giustificati. Le donne sono soggette a continue violenze, sono costantemente discriminate, è come se vivessero sempre nel braccio della morte, con la paura di essere giustiziate.

Il femminicidio travalica confini culturali, religiosi e di status sociale.

Ci sono delitti passionali, delitti d'onore, uccisioni di donne in situazioni di guerra,  donne bruciate a causa della dote in alcuni stati dell'Asia meridionale, omicidi di donne indigene e aborigene,  donne assassinate dalla criminalità organizzata, da gruppi paramilitari, donne uccise per stregoneria o magia in alcuni Paesi dell'Africa, dell'Asia e delle isole del Pacifico; ci sono uccisioni a causa dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere; c'è la pratica sati delle vedove indiane indotte a bruciarsi vive sulla pira funeraria del marito; c'è l'aborto dei feti di sesso femminile e l'infanticidio delle bambine in Cina, India e Bangladesh.

Accanto a queste forme dirette, esistono anche delle modalità indirette di femminicidio, come i decessi delle madri causati da aborti clandestini, quelli legati al traffico di esseri umani e le morti dovute a pratiche tradizionali dannose come le mutilazioni genitali femminili .

Le pratiche contro il genere femminile sono molteplici

L'ONU e l'Unione Europea definisce  violenza di genere una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi con desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile.

Ci sono diverse tipologie di violenza contro le donne: atti persecutori, matrimoni forzati,  mutilazioni genitali femminili, tratta di donne e bambine, violenza economica,  violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale con abusi sessuali e altri ancora.

 

 

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