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Egocentrismo & Antropocentrismo

Egocentrismo AntropocentrismoNella popolazione occidentale postmoderna e globalizzata c’è la convinzione che tutte le ricorrenze che si festeggiano coinvolgano tutte le popolazioni presenti sulla terra.

E’ una convinzione sociale, individuale che prende origine da un atteggiamento antropologico etnocentrico: è il termine tecnico che designa una concezione per la quale il proprio gruppo sociale è considerato il centro di ogni cosa, e tutti gli altri sono classificati e valutati in rapporto a esso.

Tutto quello che accade fuori da questo gruppo sociale di appartenenza è considerato estraneo di poco valore ed è una cosa altra che non appartiene al gruppo sociale di riferimento. Anche i costumi, le ricorrenze, le feste, le tradizioni, che si pongono fuori da questo contenitore, sono escluse e di conseguenza non sono considerate, non esistono.

L’etnocentrismo a livello psicologico si coniuga con l’egocentrismo che è un tratto psicologico della personalità che ipertrofizza l’Io in egoico. Il tratto egoico manifesta comportamenti che mettono al centro esclusivamente la propria identità rigida, inflessibile e insindacabile.

L’egoico è convinto di possedere la verità, la sua verità è quella vera, incomparabile così come sono i suoi atti di fede. L’egoico di fronte allo specchio vede soltanto se stesso, oscura quelli che gli stanno accanto, riconosce unicamente i suoi replicanti, è impossibilitato a individuare qualsiasi tratto che sia altro da sé.

L’egoico diventa egocentrico ed è convinto che gli Altri, per essere degni del suo riconoscimento debbano comportarsi e condividere gli stessi stili di vita, gli stessi costumi e le stesse tradizioni.

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L’egocentrismo individuale si trasforma in egocentrismo sociale quando un gruppo sociale con-divide, com-prende una serie di prescrizioni sociali maggioritarie ed esclude le altre e pretende che gli Altri vivano come loro:“L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare, ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”- Oscar Wilde-

Questo è un tratto psicologico e sociale della postmodernità della globalizzazione e coinvolge anche il consumo dei riti e delle feste. Ci sono riti, feste riconosciute che assumono una connotazione dominante che escludono Altri riti che stanno sia nel mondo virtuale della rete sia in quello materiale. Sono dei prodotti che stanno nel grande mercato mediatico reale e virtuale e svolgono una funzione manipolante e dominante.

Il riconoscimento dell’Altro avviene solo se questi oggetti, spogliati di qualsiasi significato rivelatore di un’epifania, sono con-divisi, fatti propri per essere consumati nei giorni previsti dal calendario gregoriano che è l’ordinatore temporale sociale della struttura organizzativa della società globalizzata.

Gli altri calendari ordinatori come quello indiano, persiano, cinese, ebraico che seguono un altro sistema ritualistico sono costretti a condividere quello della globalizzazione per stare nel mercato.

Il rito, la festa nella postmodernità lascia il posto al desiderio del consumo, del con-diviso non del desiderante e del sacro che non è contenibile in un contenitore definito. Il desiderio è spogliato di tutto quello che può richiamare il sopra, la tradizione secolare e tutto ciò che coinvolge l’epifanico di ogni gruppo sociale.

L’atto della ricorrenza, com’è l’ultimo dell’anno, in qualsiasi calendario, è la rappresentazione ritualizzata di un oggetto inconscio collettivo che si confronta con il pathos della nascita e della morte. E’ un atto rituale collettivo che serve per esorcizzare le paure, le angosce del prima e del dopo, dell’adesso e del futuro. Nel postmoderno questo rito desacralizzato necessita, però, di essere consumato con oggetti come il fuoco, vino, eros non evocanti dell’epifania.

 

 

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