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Femminicidio

femminicidioOgni due giorni una donna è uccisa. E’ un calendario macchiato di sangue.

Nella società del benessere apparente il focolare domestico è il luogo più pericoloso per la donna. Una strada buia nel cuore della notte di una metropoli affollata o di una periferia è più sicura del focolare. Oggi l'omicidio domestico si colloca all'interno dell'omicidio violento di genere femminile.

Basta capovolgere la lente degli occhiali per accorgersi che lo stesso carattere della scrittura assume una nuova forma pur essendo la stessa. Leggere la storia della donna con la lente di genere è un modo per trovarsi di fronte ad un capovolgimento delle cose.

Con questo atto concettuale è possibile cogliere quanto è stato storicamente diverso il ruolo, la funzione della donna e dell'uomo; proprio a causa del genere le donne sono state sottoposte ad una storia antropologica sfavorevole.

Genere origina dal latino genus, generis, dal greco gènos che significa generare, origine, nascita, germogliare, stirpe e quindi famiglia, sono tutte declinazioni che si abbinano maggiormente alla donna. E' scontato e ovvio che il maschile e il femminile siano presenti nel genoma sia nel maschio sia nella femmina. Non è questo l'oggetto dell'intendere, ciò che interessa è analizzare l'omicidio delle donne guardandolo dall'ottica di genere. In questi anni nella cronaca quotidiana dei media all'omicidio domestico si è aggiunto femminicidio.   

Il termine  femminicidio  si riferisce alle violenze che sono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto appartenenti al genere femminile.

Il femminicidio comprende anche tutti quei casi in cui una donna è uccisa da un uomo per motivi legati alla sua identità di genere, cioè per il semplice fatto di essere donna.

In lingua inglese, il termine femicide, era in uso dal 1801 per indicare l'uccisione di una donna. Il termine è stato recuperato dalla criminologa Diana Russel nel 1992 e mette in risalto la violenza contro la donna ed evidenzia il comportamento misogino del maschio.

Il sostantivo nella lingua italiana compare all’inizio del nuovo millennio, prima la parola usata per indicare l’uccisione di una donna da parte di un uomo è stata uxoricidio; è l’uccisione della moglie da parte del marito.

Il femminicidio definisce l’atto di uccidere una donna da parte di un uomo.

Per la prima volta la relatrice speciale delle Nazioni Unite, per la lotta contro la violenza, Rashida Manjoo, il 25 giugno 2012 presenta un Rapporto completo e aggiornato sugli omicidi di genere a livello globale.
Secondo Rashida Manjoo, la diffusione degli omicidi basati sul genere assumono proporzioni allarmanti. Questi fenomeni nei rispettivi ambiti territoriali, sociopolitici e socioculturali sono accettati, tollerati e giustificati. Le donne sono soggette a continue violenze, sono costantemente discriminate. E' come se vivessero sempre nel "braccio della morte", con la paura di essere giustiziate.

Il femminicidio travalica confini culturali, religiosi e di status sociale: delitti passionali e delitti d'onore; uccisioni di donne in situazioni di guerra; donne bruciate a causa della dote in alcuni Stati dell'Asia meridionale; omicidi di donne indigene e aborigene; donne assassinate dalla criminalità organizzata e dai gruppi paramilitari; donne uccise per stregoneria o magia in alcuni Paesi dell'Africa, dell'Asia e delle isole del Pacifico; uccisioni a causa dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere; c'è la pratica sati delle vedove indiane indotte a bruciarsi vive sulla pira funeraria del marito; aborto dei feti di sesso femminile e l'infanticidio delle bambine in Cina, India e Bangladesh.

L'ONU e l'Unione Europea definiscono  violenza di genere una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile. L’omicidio di una donna quasi sempre  è un omicidio di genere. Le cronache di questi giorni lo riconfermano..

 

 

Ritrovarsi dopo il naufragio
Aumento ammiccamento palpebre (video-esercizio)
 

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