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Fragilità psicologica della società post-globalizzata

Fragilità psicologica della società post globalizzataLa fragilità psicologica dell’attuale società post globalizzata nei paesi occidentali prende origine dal fallimento della Lehman Brothers, e mette in crisi tre elementi portanti: le politiche monetarie espansive, attuate dalla banca centrale americana (FED), la deregolamentazione del settore finanziario, voluta dall'amministrazione Bush e lo scoppio della bolla del mercato immobiliare.

La crisi negli Stati Uniti produce una ricaduta a domino sulle altre economie causando disagio sociale, psicologico, culturale. E’ in questo perido che origina il post globalizzazione che tocca tre elementi strutturali: geopolitico, socioeconomico e individuo.

A livello geopolitico, come effetto reattivo della globalizzazione, si generano politiche nazionalistiche, sovranistiche, con conflitti territoriali, guerre in Medio Oriente; riemergono i localismi territoriali e statali, si ricostruiscono confini e frontiere. Brexit, Crimea, Catalogna sono l’espressione più evidente del post globalizzazione.

A livello socioeconomico il fenomeno immigratorio è caratterizzato dalla dinamica immigrazione-emigrazione. L’immigrazione è il transito, il passaggio di migliaia di persone che lasciano i paesi poveri per raggiungere quelli sviluppati; l’emigrazione è caratterizzata da persone più sviluppate che decidono di cercare opportunità maggiori in paesi con più offerta.

L’immigrazione genera un conflitto sociale in orizzontale tra popolazione autoctona con quella immigrata. E’ un conflitto sociale che avviene tra popolazioni che hanno meno opportunità sociali, e sono sottoposti a deregulation del mercato e del welfare state. A una mancanza di programmazione strutturale del fenomeno si è posto il controllo sociale. Nel post globalizzato l’immigrazione, il disagio sociale e psichico sono collocate sotto il paradigma sicuritario.

La complessità sociale è diventata un fenomeno sicuritario che genera e favorisce società locali difensive che tendono a un’azione centripeta di chiusura, di difesa.

In dieci anni la popolazione carceraria è sempre cresciuta. Dal marzo 2017 da 56.289 al marzo 2018, si è registrato un incremento di 2.000 detenuti, pari a 58.759 di oggi. Gli Stati Uniti, con 2,3 milioni di carcerati, è il primo paese nella lista delle nazioni con la maggiore popolazione carceraria nel mondo. In Texas sono 141.661 i detenuti; è la più grande popolazione carceraria degli USA: c’è la pena di morte.

A livello individuale i suicidi, per cause economiche, in Italia dal 2008 al 2016 sono 1.394. In occidente i suicidi, per cause economiche, nel 2015, sono stati 45.000: 900 sono italiani. Sono segni profondi del disagio e della fragilità del post globalizzazione.

Il tasso di mortalità per suicidio in Italia è pari a 6 per 100mila residenti. Tale quota aumenta con l’età, passando da 0,7 nei giovanissimi (fino a diciannove anni) a 10,5 negli anziani, con valori 4 volte maggiori nei maschi rispetto alle femmine. Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, il suicidio rappresenta il 12% della causa di morte.

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Per la salute mentale è rilevante la condizione lavorativa: il 10,8% e 8,9% inattivo e disoccupato, tra i 35-64 anni, soffre di disturbi di depressione o ansia cronica grave, contro il 3,5% degli occupati.

Il post globalizzazione mette in crisi la società aperta e fatica a confrontarsi con altri arcipelaghi, non solo, costruisce all'interno del proprio sistema poteri famelici affascinati e attratti dal Totem monetario, finanziario e speculativo. La destabilizzazione del sistema aperto, l'angoscia di sciogliersi in un sistema liquefatto senza identità, fa scattare delle reazioni. Il Totem localistico (patria, razza, religione) protegge, rassicura, rinforza. Non è un caso, che, proprio in questo decennio ci siano guerre regionali, guerre di religione ed economiche.

Dentro questo clima di paura latente, la società globalizzata si chiude, si ritira dentro i confini, ridefinisce gli scambi economici proteggendo i propri piccoli interessi.

E' dentro questo sistema complesso che nasce la crisi della società globale e inizia la società post globale. Succede quello che Gustave le Bon sostiene in La psicologia delle Folle, cioè che il sentimento di potenza locale sottomette il senso di responsabilità e fa prevalere il conformismo, il sociale diventa un luogo di scontro, non di scambio. Il capo locale, per ottenere il successo sulle masse, si richiama all'appartenenza, all'identità ereditaria, alla razza.

 

 

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