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Psicologia del non voto

Psicologia del non votoC'è una cesura o scissura tra il sociale e la politica a livello locale, nazionale e globale. Le ultime votazioni in Europa sia per le alte cariche dello stato sia per le cariche comunali, provinciali o regionali evidenziano un basso livello di partecipazione.

La risposta retorica e il mantra tamburellato dai media e replicato dagli interessati è che il non voto è un implicito segno di democrazia. Per gli eletti e i media replicanti il non voto è un dato significante di democrazia partecipata.

E' una lettura semplicistica, giustificazionistica e negativistica. E' un modo per negare la realtà nella sua complessità e globalità. Ma è anche un modo per legittimare il potere acquisito. Viceversa è il segnale di una cesura psicosociale tra coloro che intendono essere i rappresentati e i rappresentanti. I non elettori di questa società frantumata si rispecchiano in un frammento di vetro spezzato e guardano gli altri con un occhio ciclopico pensando di essere in grado di leggere e comprendere la complessità.

Il vetro spezzato riflette una globalità micro che però appare come il tutto. Il frammento determina un'alterazione del riflesso.

E' lo sguardo innocente del bambino che confonde il seno della madre con la madre.

E' il gioco illusionale ingannevole che trasforma psicologicamente il particolare con il tutto. Questa modalità psico-logica porta il soggetto, l'elettore a pensare di essere superiore e fuori da quella realtà sociopolitica.

Si sente come un gladiatore pronto a combattere i mostri che abitano la fauna terreste  e costruisce una corazza riflettente come quelle dei mitici cavalieri nordici di Asgaard del dio Odino che appeso all'albero sacrifica il piccolo io al grande Sé e nello stesso tempo espande la sua coscienza per approdare alla totalità del suo vero essere.

E' forse per questo che  il mondo hollywoodiano produce films in cui ci sono mostri extraterrestri, avatar,  umanoidi alieni, robotici, acquatici che padroneggiano sugli schermi. E' come se di fronte alla complessità della società vi sia un 'bisogno psicosociale' di recuperare quelle istanze profonde del pensiero magico per affrontare la dimensione aliena di questa società iperdarwiniana che sopprime, esclude e genera angosce difensive. 

Dentro questo processo mentale in cui la dimensione del magico prevale gli altri sono dei riflessi, apparenze che stanno oltre la propria ombra. Sono dei mostri che vanno combattuti, perché sono indefinibili, irriconoscibili.

E' un psico-logica iperinclusiva che produce un pensiero simile ad un grande minestrone in cui è impossibile distinguer gli elementi che lo compongono. Questa iperinclusività impedisce di riconoscere alla sensorialità del gusto le sue specificità.

Si genera  solo una confusività sensoriale e cognitiva che annulla la possibilità di esprimere una valutazione specifica e non generica:« Sono tutti uguali, rubano tutti, non c'è più destra o sinistra». E' un modo primitivo di pensare; è un proto pensiero che si coniuga con: “il seno, la tetta è la madre”.

I politici appaiono come delle maschere indifferenziate che recitano sul palcoscenico nella pubblica piazza una filastrocca in cui i dittonghi, le rime combaciano, si amalgamo e creano una comunicazione cacofonica causando una afasia recettiva.

Infatti, l'elettore fatica a selezionare, a classificare, comparare, distinguere la grammatica dei ragionamenti. Il politico invece di argomentare, cognitivizzare le problematicità amplifica il mostruoso, invocando il  pericolo di umanoidi.

 

 

 

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Shu Shagotom
DE SENECTUTE ovvero la paura della morte
 

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