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Psicologia della morte del Coronavirus

Psicologia della morte del CoronavirusIl battito cronologico di questo tempo è scandito dal coronavirus. Il virus si è sviluppato e rinforzato aggredendo tre elementi strutturali, il primo riguarda la salute, il secondo il sociale e il terzo, l’economico, sconvolgendo profondamente i pilastri magmatici e indiscutibili dei modelli medici biologici, sociali ed economici finanziari. Gli effetti di questo virus si sono materializzati con maggior virulenza con la morte crescente degli individui. Il potere del virus si è espresso con la morte pandemica.

Primo effetto. La morte mediatica. La morte prende la scena nei media nel momento in cui i numeri dei decessi superano quelli dell'ospedalizzazione. L'inatteso incremento dei morti è scandito dall'impietoso rito informativo dell'andamento della malattia. I media e tutti gli strumenti di comunicazione si concentrano su questo dato, richiamando lo sconcerto, l'impotenza e, per assurdo, anche una certe meraviglia. I media nell’amplificare le contrapposizioni scomposto dei sanitari, degli specialisti evidenziavano che con l'aumentare delle morti non si manifestava   l'affermarsi di una cura.

Il virus scardina i paradigmi di riferimento dei protocolli sanitari stilati riguardanti la conoscenza di altri virus (influenza). I ricercatori scientifici, al posto di comunicare in modo comprensibile che il virus non si conosce ed è complesso, si sono soffermati sull'uso dei farmaci e sul problema organizzativo (vero) della mancanza di strumenti (ventilatori) e dispositivi di protezione (mascherine, guanti).

E' il manifestarsi di uno stato d'angoscia e d’impotenza, di confusione, di perdita di controllo. Va precisato che la scienza è un metodo, un processo di ricerca costante che possiede conoscenze relative e mutevoli. Da anni, la medicina e la scienza vengono presentate alle persone come se fossero delle verità assolute onniscienti e onnipotenti.

Secondo effetto. La morte alienata. La morte come alienazione si è materializzata con la fila di camion dell'esercito che percorrono le strade di Bergamo, con le bare anonime collocate in capannoni freddi e gelidi, con la fossa comune di New York, con le scatole con le ceneri in Cina, con le auto che portano il feretro con nessuno accanto.

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Anche la morte è alienata: per questa generazione del benessere, del consumismo globalizzato è il momento più sconvolgente, dissacrante. In queste immagini non compare il patos del lutto per la perdita del caro, c'è solo il verificarsi di un evento traumatico e traumatizzante che richiama il reale; anche la morte subisce l'effetto dell'alienazione diventando anonima, smentendo Cesare Pavese: ” Verrà la morte e avrà i tuoi occhi/questa morte che ci accompagna /dal mattino alla sera, insonne,/sorda, come vecchio rimorso/o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola,/un grido taciuto, un silenzio” .

Invece, quelle bare sono state solo accompagnate da occhi lontani, invisibili e da un silenzio rotto dal rumore del camion o dal motore della scavatrice.

Terzo effetto. La morte deritualizzata. Il rito di commiato religioso o laico non si è celebrato. Le bare sono state portate via senza la presenza di un religioso, di un parente, di un amico, di un vicino. Il freddo della morte si è preso possesso dei numeri trasformandoli visivamente in bare.  Il lutto si è trasformato in trauma. Non c'è stato un luogo, dove ritualizzare il passaggio dalla vita alla morte: assenza totale di un'elaborazione del trapasso. La mancanza dell'elaborazione del lutto induce alla depressione.

Quarto effetto. La morte economica. A un certo punto si è trasferito il significante della morte fisica all'economico. Si è spostato l'oggetto della morte fisica in modo ansiogeno all'economico, invocando nevroticamente la ripresa come oggetto salvifico con lo slogan: ”Bisogna riaprire, l'economia, così si muore di fame”. Nel frattempo quelli fatti di carne d'ossa continuavano a morire. I portavoce del capitalismo casareccio si sono messi a gridare al tradimento del mercato, eppure, nella storia dell'evoluzione umana i processi economici si sono darwinianamente sempre sviluppati.

Quinto effetto. La morte negata.  La morte negata è quella che si è consumata all'interno di tutte le strutture chiuse delle  RSA e non solo: è stato un massacro. L'ambiguità della comunicazione è stata fatale. Si è dichiarato, che per difendere i più deboli, gli anziani fosse necessario rinchiuderli per motivi di salute all'interno delle strutture, così facendo si è impedito il controllo dei parenti e non solo: Primo Levi avrebbe colto qualche analogia con l'autocensura dei deportati, con quella dei carnefici e degli apparati. La negazione sociale della morte è la più pericolosa.

 

 

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