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Spazio e Psicologia del Terrore

piazze e luoghi apertiLa struttura urbana di quasi tutte le città occidentali, in particolare quelle europee, è costituita da ambienti aggregativi: piazze, stazioni, sagrati, stadi, centri commerciali, discoteche che compongono lo spazio sociale in cui le genti di ogni colore e razza s'incontra per condividere dei bisogni personali o collettivi.

Questi luoghi, non luoghi sono catalizzatori di aggregazione e di folla. Lo spazio urbano è un centro abitato in cui si consumano riti sociali, commerciali, religiosi, ludici, informali, amicali, lavorativi. In questi posti si esternalizza il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di un collettivo, di una comunità: è l'angolo del battesimo sociale dell'incontro.

Nell'antichità nella piazza si sono eseguiti riti di iniziazione e sacrifici. Era il loco in cui si si bruciavano streghe, s'impiccavano traditori, rivoluzionari e si emettevano sentenze. La piazza è il punto in cui prende origine e si consacra il sacrificio umano. E' il posto inconscio della violenza, dove viene sacrificata la persona, il gruppo: il capro espiatorio è funzionale ad celebrata la violenza del potere.

E' l'esaltazione paranoica ed eroica di atti sacrificali in nome di una entità che trascende la condizione umana che si identifica con il totem di riferimento. Il totem è l'oggetto simbolico che rappresenta l'idealizzazione e va oltre la dimensione dell'apparire, della concretezza che caratterizza la società dei consumi.

La società occidentale rimuove sul suo territorio il ruolo fondante e costituente dello spazio violento.

Eppure, senza rivolgere la testa lontano nel tempo, gli omicidi eclatanti di mafia sin dall'origine si sono manifestati nelle piazze. L'omicidio in piazza mette il volto del terrore, serve a inculcare nella mente del singolo e in quella collettiva che il potere può uccidere in qualunque latitudine e longitudine. Il potere avverte la gente che è in grado di colpire quando e come vuole, generando un clima di terrore. L'arma del terrore genera paura e angoscia nella popolazione e la rende passiva e dipendente.

La funzione degli atti terroristici in questi anni nei vari luoghi, nei vari spazi sociali che vanno dalla stazione dei treni, ai luoghi di culto, nei centri commerciali o nei mercati è finalizzata a produrre paura e angoscia.

Oggi la macchina terroristica si avvale di un apparato scenico forte e immediato che è dato dai vari mezzi di comunicazione dei network, dei media di massa. L'atto terroristico è ossessivamente amplificato, replicato, ingigantito tanto da causare uno stato aggiuntivo di terrore.

Più che la paura nella gente si genera uno stato di angoscia indifferenziata che va a toccare quelle che sono le pratiche della vita quotidiana. L'angoscia è un sentimento che va oltre la paura, è un sentimento primitivo che coincide con il principio di vita e si coniuga con quello di morte.

I riti sociali del consumo, del condividere amichevolmente lo spazio urbano sono finalizzati a condividere questo sentimento che ogni soggetto umano porta in Sé. Lo spazio amico diventando nemico mina la mente dell'occidentale che fatica ad accettare l’idea della morte aspirando all’immortalità.

La mente spazio-sociale perde quella funzione anche poetica dell'incontro con l'altro e con gli oggetti amici: “O graziosa luna, io mi rammento/Che, or volge l'anno, sovra questo colle /Io venia pien d'angoscia a rimirarti” (Giacomo Leopardi)

 

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