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IPER&POST

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Transito umano tra i muri del XXI° secolo

muri e barriere del XXI secoloNell'epoca dell'iper&post dove prevale la divina tecno-scienza, dove la rivoluzione informatica è la chimera di riferimento, la globalizzazione è il nocciolo dell'economia e il capoverso del primo verso del mantra della realizzazione del libero mercato, della finanza senza barriere, il linguaggio è glocal, una fiumana di persone inermi cammina lungo la verticale sud-nord dell'Europa millenaria per raggiungere una meta di pace e di vita.

Lungo questo cammino inimmaginabile, mai visto, che esprime il disastro politico e sociale, gli Stati per difendersi costruiscono barriere per bloccare questo esodo. Nemmeno il romanzo apocalittico La Strada di McCarthy Cormac o Cecità di José Saramago evidenzia il grande sintomo di disumanizzazione, la profonda angoscia e paura che prevale nei governanti europei.

L'inconscio collettivo è diventato afono, afasico, ipernarcisistico, si è anestetizzato di fronte al fantasma di nuove popolazioni che cercano ospitalità e accoglienza. Gli europei rimuovono il grande spettro della distruzione della Seconda Guerra Mondiale, dimenticano il Muro di Berlino che, dal 13 agosto del 1961 al 9 novembre 1989, divise in due la città per 28 anni,.

Alcuni Stati in Europa come unico atto di protezione stanno edificando dei nuovi luoghi di segregazione o delle barriere di protezione.

Non bisogna dimenticare, con la fondazione della Repubblica turco-cipriota, il muro del 1974 che separa Nicosia, o il muro dell’Irlanda del Nord o il muro tra Ceuta e Melilla eretto dalla Spagna per impedire il passaggio agli immigrati marocchini.

Questa modalità difensiva arcaica negli ultimi decenni è stata realizzata in diverse parti nel mondo: dal Muro Messicano costruito dagli Stati Uniti nel 1994 che si estende lungo la frontiera al confine con il Messico; dalle mura tra Israele Palestina costruite nel 2002, lunghe 180 chilometri; dal muro denominato Zero Line che separa l'India dal Bangladesh costruito nel 2006 e lungo 4.000 km; dal muro costruito dall'Arabia Saudita che si separa dall'Iraq nel 2006; dalla barriera tra Corea del Nord e Corea del Sud; dal muro che separa il Marocco dal Sahara Occidentale del 1982, lungo 2720 chilometri; dal muro tra Botswana e Zimbabwe eretto dal Botswana lungo 200 km; dal muro tra Malaysia e Thailandia lungo 27 chilometri; dal muro costruito dall’Arabia Saudita tra l'Arabia Saudita e Yemen del 2003; dal muro costruito dagli USA dopo la caduta del regime di Saddam Hussein di Baghdad; dal muro tra Uzbekistan e Kyrgyzstan; dal muro dell’Iran del 2006 per bloccare il popolo curdo.

La Grande Muraglia cinese, lunga ottomila chilometri costruita nel 215 a. C, come la Muraglia romana o Vallo di Adriano, costruita nella prima metà del II secolo d. C. lunga 120 chilometri, che erano considerate delle opere faraoniche, oggi, a confronto delle attuali mura contenitive sono delle cose minuscole e decorative.

La presenza di tutte queste muraglie, in questa epoca iper&post, in cui la dimensione del verbo incarnato è quella del benessere economico e dell'interconnessione virtuale, come espressione di uno sviluppo indifferenziato e distribuito, invece evidenzia in modo forte e prepotente la condizione paradossale e schizofrenica presente tra le comunità.

L'interconnessione permette nell'attimo punto 0 di mettersi in comunicazione, di scambiare dollari, di fare sesso, di parlare idiomi diversi ma non riesce a superare una serie di stereotipe culturali, sociali, religiose, etniche. Il virtuale e la realtà si scindono alla prova dei fatti. Nella realtà la pluralità sociale economica e psicologica, al posto di interagire con il mondo della connessione si tramuta in atti di difesa, di protezione e di aggressione. Le mura sono l'espressione contorta e conturbante del conflitto che abita la psiche del potere.

 

 

Si vive di rapporti, si cresce con le interazioni:...
Il colloquio di selezione, questo spauracchio
 

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