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I denti che cadono

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denti che cadonoLA RICHIESTA E LA TRAMA DEL SOGNO

Sono una persona che sogna molto, ma non sogno mai i prati verdi e cose gioiose, ma sempre cose tristi che mi spaventano.
Vorrei chiederle perché sogno avvenimenti spiacevoli?
Ad esempio questa notte ho sognato di essere andata in bagno e di vedere un molare destro muoversi. Ho chiamato mia mamma per farmi vedere. Lei mi guarda e non parla. Poi a un tratto richiudo la bocca e iniziano a cadermi 1, 2, 3, 4, 5 denti che raccolgo nella mia mano.
Piangevo dicendo “mamma aiutami, mamma, cosa mi succede, ho paura !” Ma, stranamente mia mamma non ha detto una parola.
Mi sono svegliata impaurita e non ho più dormito.
Tanti credono in un brutto presagio. Confido in lei, in un’interpretazione più coerente.
La ringrazio anticipatamente per la gentile risposta.
Mary”  

LA RISPOSTA E L’INTERPRETAZIONE

Non sognare “mai i prati verdi e cose gioiose, ma sempre cose tristi che mi spaventano”, non significa essere oniricamente monotona e tendenzialmente tragica, addolorata nel midollo e impaurita all’osso. Il sogno usa i meccanismi del “processo primario”, per cui non riusciamo a cogliere i sogni di gioia e di pienezza psichica perché non conosciamo il linguaggio dei simboli. Magari sogniamo una grande gioia che condensa un grande dolore per il meccanismo della “conversione e rappresentazione nell’opposto” o viceversa. Quindi si può sognare una gioia intensa o un dolore immenso e non esserne consapevole.

Bisogna allora rassegnarsi a sogni tristi?

Certamente no!

Mary non deve dimenticare che del sogno non conosciamo il significato profondo, “contenuto latente”, ma possiamo raccontare quello che ricordiamo al risveglio, “contenuto manifesto”. In ogni caso il sogno elabora la realtà psichica in atto, quella che Mary sta vivendo in questo momento della sua vita al di là dell’essere gioioso o triste.

Ancora: “Perché sogno spesso avvenimenti spiacevoli?”

Il sogno proviene dalla “dimensione psichica profonda” che contiene materiale psichico pronto a prendere luce, disposto ad “allucinarsi” nel sogno mentre dormiamo. Ma come si forma questo materiale che si deposita sotto la soglia della coscienza? La “rimozione” è in gran parte responsabile di questi contenuti subliminali. Si tratta del “meccanismo psichico di difesa dall’angoscia” che si attesta nel dimenticare il materiale psichico non gestibile dall’”Io” cosciente. E allora succede che gli stimoli del giorno precedente associano ed evocano materiale conflittuale e traumatico “rimosso” e che di notte, durante il sonno, questo magma si presenta sulla scena onirica e viene gestito e ordinato dai meccanismi del “processo primario”. Tutti usiamo la “rimozione” e gli altri meccanismi di difesa per continuare a vivere con il migliore equilibrio possibile e tutti abbiamo pendenze psichiche importanti e conflitti interiori utilissimi, perché attraverso questi elementi reagiamo formando il nostro cosiddetto carattere. Quest’ultimo si può tecnicamente definire “formazione reattiva”. Tutti siamo sensibili alla tristezza e al dolore, ma questa non è una disgrazia. E’ importante aver risolto le nostre angosce e aver razionalizzato i nostri conflitti. Il grado di consapevolezza e l’autocoscienza riducono il materiale rimosso e, di conseguenza, si riducono le angosce nel sogno e si dorme meglio. Meglio essere padroni in casa propria per quanto è possibile.

Andiamo al sogno.

Ho sognato di essere andata in bagno e di aver visto un molare destro muoversi”. Analizziamo subito i simboli di questo sogno che tutti immancabilmente abbiamo fatto e continuiamo a sviluppare. Il “bagno” è il luogo dell’intimità e racchiude i sentimenti, le pulsioni, i desideri. Il “molare” condensa il potere e l’aggressività, tecnicamente un potere fallico, non come un simbolo sessuale maschile, ma come forza gestionale. Mary ha una perdita di potere in riguardo al suo futuro e alla sua sicurezza: il molare destro traballa.

Così ho chiamato mia mamma per farmi vedere”. E’ classico il ricorso alla mamma come aiuto e consolazione per il semplice fatto che per diventare grandi siamo stati piccoli. Chissà quante volte abbiamo invocato la mamma per avere un consiglio, una cura e una premura. Bisogna precisare che prima del “concetto” mamma abbiamo formato il “fantasma  mamma”. Mi spiego: il concetto logico dice che la mamma è colei che mi ha generato, il fantasma prelogico dice che la mamma è colei a cui mi affido per  alleviare l’angoscia dell’abbandono e della solitudine. Il concetto è freddo, il fantasma è caldo.

Mi guarda e non parla.” Sembra una madre ingrata e anaffettiva, ma il sogno è di Mary e ci sta dicendo come Mary vive la mamma, aldilà di come la mamma è nella realtà. Mary vive la mamma inadeguata ai suoi bisogni di protezione e di accudimento. Mary è ancora dipendente da questa importante figura, ma è tempo di razionalizzarla e di salutare il mondo incantato dell’infanzia per riconoscerla come mia “madre” e senza dimenticare che si tratta di una figura sacra. La mamma di Mary nel sogno non parla e non è generosa, non regala le parole rassicuranti, ma soltanto la sua muta presenza ed è emotivamente glaciale. Questa è la “parte negativa del fantasma della madre” di Mary, la “mamma cattiva o il seno cattivo”. Ma i guai non vengono mai da soli.

Poi richiudo la bocca e iniziano a cadermi uno, due, tre, quattro, cinque  denti che raccolgo nella mia mano.” La perdita di potere è notevole, la “castrazione” è imponente. Mary li raccoglie pietosamente nella mano per ammirare l’aggressività che non c’è più, i poveri resti del suo potere. Questa immagine si poteva anche spiegare simbolicamente come una violenza sessuale a causa della presenza delle “labbra” e della “bocca” come simboli vaginali e del “dente” come simbolo fallico, ma in questo caso prevale la versione della “castrazione” che vive la figlia nei riguardi della madre e la competizione al femminile con annessa lotta per la femminilità, nonché la  dipendenza psichica di natura edipica.

Mamma aiutami, mamma, cosa mi succede, ho paura.” Quante volte abbiamo invocato la mamma con grande sofferenza come nel sogno di Mary! Quella richiesta di aiuto che da svegli ci sembra superata o ridicola, in sogno è intensa e vibrata come da bambini. Mary è fortemente legata alla madre e non ha portato a compimento la “posizione edipica” di maturazione del carattere. Mary non si è identificata nella madre o per rifiuto o per inferiorità o semplicemente per i suoi bisogni di dipendenza.

Cosa mi succede, ho paura!” grida Mary, come se fosse successo un evento che va oltre il suo controllo: un grido di dolore e d’angoscia in sogno, un’invocazione disperata tra il sonno e la veglia. Questa è la vera riedizione della dipendenza di Mary dall’amore materno. Mary opera una “regressione” a bambina per difendersi dall’angoscia di perdita e di solitudine: una scena già vista e già vissuta. La mamma stranamente non risponde o, meglio, Mary non fa rispondere la mamma. Ecco la terapia di Mary, da lei offerta a se stessa in un piatto d’argento, a conferma che i sogni non soltanto diagnosticano, ma prescrivono la terapia. Sono cresciuta e non posso fare rispondere la mamma come quand’ero infante, ”senza parola”. La mamma non è cattiva e io devo sbrigarmela da sola.

Questa è l’emancipazione finale dalla madre e la conquista dell’autonomia attraverso il semplice “riconoscimento” e l’identificazione al femminile. La mamma non regala parole, non è generosa, tanto meno affettuosa. Mary non ha più bisogno delle parole della mamma. La figlia adulta deve voler bene alla mamma e ribaltare il suo vissuto e il suo comportamento. Eppure Mary, come tutti, continuerà a fare di questi sogni semplicemente perché è stata figlia e volentieri regredirà alla dipendenza dalla mamma anche quando sarà possibilmente lei stessa mamma o nei momenti di difficoltà e invocherà come allora, “mamma, mamma, aiutami!” Recupererà il caldo “fantasma mamma”, non sapendo cosa fare in situazioni d’emergenza e d’angoscia del freddo “concetto mamma”. Ecco a cosa servono i nostri fantasmi! Tengono al caldo le nostre emozioni, ci insegnano ad amare la nostra storia, a voler bene le figure più care, a tenerci vivi, a organizzare il carattere. I “fantasmi” sono, inoltre, i nostri naturali antidepressivi e ci conciliano fortemente con la vita: le “endorfine psichiche”.

La prognosi impone a Mary di risolvere il conflitto edipico e la dipendenza dalla figura materna, completando l’identificazione al femminile per acquisire una migliore identità psichica anche al fine di vivere le relazioni affettive senza incertezze e paure.

Il rischio psicopatologico si attesta nella “psiconevrosi fobico-ossessiva” e nei rituali nevrotici per scaricare le tensioni e acquisire sicurezza.

Riflessione metodologica: i sogni hanno una capacità diagnostica e terapeutica. I sogni trattano di noi e noi siamo direttamente responsabili dei nostri sogni perché li facciamo in maniera naturalmente coatta. Senza volerlo subiamo il loro contenuto, non conosciamo la verità oggettiva ma la trama manifesta, ci inquietano e ci disturbano il sonno, ci spaventano perché possono tralignare in incubi, ci fanno vedere o sentire cose da pazzi, non ci portano fortuna, non ci predicono il futuro, non ci danno i numeri per il gioco del lotto, sono spesso immorali, insomma non ci aiutano in alcun modo, sono fastidiosi come le zanzare, sono inutili come le mosche, et cetera, et cetera, et cetera. Quante ne ho sentite sui sogni! Queste sono alcune valutazioni negative, ma ce ne sono tante altre simpatiche: “i sogni nel cassetto ammuffiscono”. Bisogna anche sapere che i sogni sono stimolati dai “resti diurni”, da quelle emozioni o libere associazioni o stimoli del giorno precedente, e vanno a pescare nella nostra “dimensione profonda”, che non è l’”Inconscio” di Sigmund Freud, ma è prevalentemente il “Rimosso”, tutto quel materiale oscuro che è stato archiviato o dimenticato perché ingestibile dall’”Io” e dalla “Coscienza” sia per la qualità angosciante e sia per la quantità pesante.

Non possiamo star dietro a tutte le emergenze fisiche e psichiche, esistenziali e fattuali, lavorative e relazionali, et cetera, et cetera, et cetera. E allora ci riempiamo oltremisura di questo materiale ingombrante ma importantissimo perché “psicofisiologicamente” vitale. Ripeto, trattasi di materiale che fa bene al corpo e alla mente, lo “psicosoma”, benessere che gestiamo con i “fantasmi” e sognando per dormire o dormendo per sognare, ricostituendo l’energia nervosa utile per vivere. Bisogna, pur tuttavia, non riempirci troppo, rimuovere meno possibile, riflettere di più sulle evenienze ed emergenze del vivere quotidiano, quindi “razionalizzare” più che si può, capire al meglio ciò che ci succede fuori e soprattutto dentro. La “Ragione” è vincente e non è arida, non inaridisce le emozioni come si dice in giro, anzi le fa vivere meglio. Il “Rimosso” va sempre ridotto e tenuto sotto controllo nella quantità e nella qualità.

Buon sogno e buon sonno a tutti!  

 

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