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Mara allo specchio

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Introduzione teorica

mara allo specchioIl sogno di Mara comporta un ampio preambolo teorico.
In primo luogo si devono considerare i meccanismi di difesa dall’angoscia della “proiezione” e della ”introiezione”.

Il primo è messo in atto dall’”Io” cosciente per affrontare situazioni d’angoscia vissute come un pericolo per la propria integrità e per il proprio equilibrio. Esso si attesta nell’attribuire ad altri idee, sentimenti, fatti, conflitti, materiale psichico di propria appartenenza.

Non funzionando il meccanismo principe di difesa della “rimozione”, che consiste nel dimenticare o nell’eliminare il materiale angosciante dalla scena della coscienza, il materiale “non rimosso”, per l’appunto, ritorna per essere sistemato fuori dall’ “Io” cosciente, all’esterno: il pericolo interno si esterna, il vissuto non accettato si riversa fuori, il trauma si estromette. Qualcuno dice “tu sei crudele”. Di chi sta parlando? Di se stesso o meglio di una parte di sé vissuta come tale. Questa è la “proiezione”.

La “introiezione” è un meccanismo di difesa dall’angoscia che si basa nel “mettere dentro” un vissuto psichico e comporta la “identificazione” per suggestione o per imitazione: “anch’io come lui” dice il santo o l’eroe. Nella risoluzione del “complesso di Edipo”, ad esempio, bisogna identificarsi nel genitore con cui si era entrati in conflitto e, secondo il concetto di normalità di Freud, il genitore dello stesso sesso.

Un richiamo teorico spetta ancora al significato profondo del mito di Narciso per un approccio più completo al sogno di Mara e a conferma che i sogni non sono semplici operazioni notturne, ma “tanto di altro”, ma tanto di più di “tanto di altro”. Il greco Narciso è un semidio famoso per sua bellezza e per il suo sprezzante rifiuto dei giovinetti e delle giovinette amanti; in altre versioni è celebre per la sua crudele “misoginia”, avversione nei confronti delle donne: la povera Eco ancora invoca per valli e per monti il nome di Narciso e di lei è rimasta soltanto la voce. La dea della vendetta, la greca Nemesi, condanna il crudele Narciso a innamorarsi perdutamente della sua immagine riflessa nell’acqua e a morire consapevole dell’impossibilità del suo amore. Il “narcisismo” è l’amore smodato per se stesso e l’incapacità ad amare l’altro, l’altro da sé.

Un ulteriore richiamo teorico va alla “fase fallico-narcisistica” dell’evoluzione della “libido”, fase che si sviluppa dal quarto anno di vita e si attesta nella concentrazione erotica sull’organo sessuale e nella masturbazione, sempre secondo gli studi di Freud sulla sessualità infantile. Quando si parla d’investimento narcisistico della “libido”, s’intende un amore patologico verso se stessi, ma questa fase è molto importante per la formazione dell’amor proprio e dell’autostima, oltre che per la formazione dell’ “Io ideale”, un sentimento di perfezione e una tensione verso il meglio come compensazione del residuo narcisismo originario.

In conclusione è obbligo ricordare la “fase dello specchio” elaborata dell’apparente enigmatico Jacques Lacan. Secondo lo psicoanalista francese il bambino tra i sei e i diciotto mesi vive l’esperienza del “guardarsi allo specchio” insieme alla mamma e mostra di riconoscere la propria immagine  proprio perché ha la possibilità di percepire l’immagine materna sia dal vivo che riflessa. Secondo Lacan è in questo periodo e da questa esperienza che la “mente” infantile comincia a conoscere e che si forma il nucleo dell’”Io”. Mamma è da intendere come la figura affettivamente prossima e importante per il bambino. Ricordo che per Freud la formazione dell’”Io” avviene qualche anno più tardi, mentre per Melania Klein il bambino possiede un “Io” rudimentale sin dal sesto mese.

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Mara sogna di riflettersi allo specchio.
Nello specchio non appare la sua immagine, ma quella di una donna che non è lei, una donna completamente diversa da lei, una donna dal capello lungo color miele che va al capello medio sfilato moro, una donna dalla pelle olivastra che va alla pelle chiara e imperfetta.
Nel vedersi allo specchio così diversa, si spaventa e riprova a guardarsi più volte, ma non appare mai per quello che è.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

L’atto di “riflettersi allo specchio” è un rafforzamento simbolico dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “proiezione” e della  “introiezione”. Mara è interessata a se stessa e va alla ricerca di conferme su se stessa e sul suo modo di essere più interno che esterno. Mara, più che dalla sua immagine esteriore, è attratta dalla sua immagine interiore, dalla sua sfera intima e dalla sua produzione psichica profonda.

Mara vede una “donna che non è lei”: solite birichinate del sogno come in un film di Hitchcock ! Quella donna è il complesso esteriore e interiore, la dimensione esterna e interna della stessa Mara, quella donna è il desiderio allucinato di se stessa in immagine globale, una visione complessa e non soltanto estetica, una “fantasia” di se stessa. Il termine “fantasia” deriva dal greco antico e significa grossolanamente “prendere luce”, un’allucinazione legata all’eccitazione del desiderio. Non dimentichiamo che il sogno è anche appagamento di un desiderio profondo e rimosso, sempre secondo Freud, ed è basato su allucinazioni sensoriali, normali in sogno, ma psicopatologiche nella veglia.

Si prospetta a questo punto l’ideale globale e apparentemente estetico di Mara, il suo desiderio d’interiorità e la sua allucinazione erotica: “una donna dal capello lungo color miele che va al capello medio sfilato moro, una donna dalla pelle olivastra che va alla pelle chiara e imperfetta.” Mara non gradisce i seguenti suoi attributi in atto e in esercizio: “la donna”, “il capello”, “la pelle”.

Decodifichiamo: “donna” equivale al latino “domina” e si traduce “padrona”. Mara non è padrona a casa sua, non è consapevole del suo personale e unico patrimonio psicofisico, non riconosce i suoi attributi, non rende oggettivo il suo “universo femminile”. Mara non è “padrona” degli altri, non esercita il suo potere sugli altri, non riconosce l’oggetto esterno, non si oggettiva. Come Narciso è tutta presa dalla ricerca del suo ideale al punto che non lo riconosce come suo e come possibile da raggiungere: l’altra allo specchio. Eppure questa immagine di sé è prodotta dalla stessa Mara in sogno e da sveglia; in essa proietta le sue fantasie, i suoi desideri, i suoi ideali.

Il “capello” è simbolo dei pensieri, delle idee, del patrimonio intellettivo, del pensiero filosofico, dell’ideale estetico, dell’originalità speculativa, del fascino del sapere. Mara non è una donna di poco spessore, non è tanto meno superficiale e tende ad approfondire, ma non è soddisfatta delle sue idee e soprattutto non esterna il suo bagaglio intellettivo.

La ”pelle” è l’organo erogeno per eccellenza e ricopre tutto il corpo: Mara deve acquistare coscienza del suo erotismo e vivere meglio la sua “libido epiteliale”, amandosi e lasciandosi amare dall’altro senza conflittualità inutili o anestesie inopportune e improvvide. Mara deve far pace con “Eros”, un altro dio greco innamorato di Narciso e da lui regolarmente rifiutato.

Quella che Mara vede è la sua “immagine ideale” in riferimento all’esser donna interessante, fascinosa ed erotica, vede il suo desiderio allucinato  dell’”Io ideale”. Mara deve sbloccare se stessa, ma non si vede allo specchio perché non si accetta così com’è e perché così com’è non é quella che vorrebbe essere. Il desiderio allucinato di sé è a portata di mano, ma Mara non sa afferrarlo. Mara teme quello che desidera. Si rifiuta per quello che non appare, ma quella fantasia è sua, quell’allucinazione deve farla propria e realizzarla.

L’autocoscienza è a portata di mano, è di fronte a Mara, è allo specchio e basta afferrarla. 

La prognosi si attesta nel recupero del materiale alienato nello specchio e nella ricerca di una migliore autocoscienza costituita dal combaciare dell’“Io reale” e dell’immagine dello specchio, l’ideale del desiderio, l’allucinazione che si può incarnare.

Il rischio psicopatologico è rappresentato dal “narcisismo”, la sindrome che si attesta nel rinchiudersi nell’immagine compiaciuta del proprio “Io” con grave compromissione del sistema relazionale e con una pesante caduta della qualità della vita. 

Riflessione metodologica: il sogno di Mara è in “bianco e nero”. Il sognare in “bianco e nero” è una difesa psicofisica ed è prevalente nelle persone che hanno un livello di tensione alto nella veglia, un regime che turberebbe l’“omeostasi” anche nel sonno qualora il sogno si manifestasse particolarmente acuto a livello affettivo ed emotivo, qualora il quoziente d’angoscia superasse una certa soglia di tolleranza personale. Il “sogno a colori” comporta un’eccitazione del sistema nervoso compatibile con il sonno, per cui il sogno e la censura sono i “guardiani del sonno”. Oltretutto, sognare in “bianco e nero” ha qualcosa di poetico, di crepuscolare, di romantico che si addice a Mara, la quale parla del suo “Io ideale” con questi termini estremamente belli e significativi : “una donna dal capello lungo color miele che va al capello medio sfilato moro” e ancora “una donna dalla pelle olivastra che va alla pelle chiara imperfetta”. La precisione espressiva è tutta personale e la visione suggestiva attizza la fantasia. Mara sognerà “a colori” appena avrà fatto combaciare le due immagini di sé, quella reale e quella allo specchio.

 

 

 

 

MARA ALLO SPECCHIO

INTRODUZIONE TEORICA

Il sogno di Mara comporta un ampio preambolo teorico.

In primo luogo si devono considerare i meccanismi di difesa dall’angoscia della “proiezione” e della ”introiezione”.

Il primo è messo in atto dall’”Io” cosciente per affrontare situazioni d’angoscia vissute come un pericolo per la propria integrità e per il proprio equilibrio. Esso si attesta nell’attribuire ad altri idee, sentimenti, fatti, conflitti, materiale psichico di propria appartenenza. Non funzionando il meccanismo principe di difesa della “rimozione”, che consiste nel dimenticare o nell’eliminare il materiale angosciante dalla scena della coscienza, il materiale “non rimosso”, per l’appunto, ritorna per essere sistemato fuori dall’ “Io” cosciente, all’esterno: il pericolo interno si esterna, il vissuto non accettato si riversa fuori, il trauma si estromette. Qualcuno dice “tu sei crudele”. Di chi sta parlando? Di se stesso o meglio di una parte di sé vissuta come tale. Questa è la “proiezione”.

La “introiezione” è un meccanismo di difesa dall’angoscia che si basa nel “mettere dentro” un vissuto psichico e comporta la “identificazione” per suggestione o per imitazione: “anch’io come lui” dice il santo o l’eroe. Nella risoluzione del “complesso di Edipo”, ad esempio, bisogna identificarsi nel genitore con cui si era entrati in conflitto e, secondo il concetto di normalità di Freud, il genitore dello stesso sesso.

Un richiamo teorico spetta ancora al significato profondo del mito di Narciso per un approccio più completo al sogno di Mara e a conferma che i sogni non sono semplici operazioni notturne, ma “tanto di altro”, ma tanto di più di “tanto di altro”. Il greco Narciso è un semidio famoso per sua bellezza e per il suo sprezzante rifiuto dei giovinetti e delle giovinette amanti; in altre versioni è celebre per la sua crudele “misoginia”, avversione nei confronti delle donne: la povera Eco ancora invoca per valli e per monti il nome di Narciso e di lei è rimasta soltanto la voce. La dea della vendetta, la greca Nemesi, condanna il crudele Narciso a innamorarsi perdutamente della sua immagine riflessa nell’acqua e a morire consapevole dell’impossibilità del suo amore. Il “narcisismo” è l’amore smodato per se stesso e l’incapacità ad amare l’altro, l’altro da sé.

Un ulteriore richiamo teorico va alla “fase fallico-narcisistica” dell’evoluzione della “libido”, fase che si sviluppa dal quarto anno di vita e si attesta nella concentrazione erotica sull’organo sessuale e nella masturbazione, sempre secondo gli studi di Freud sulla sessualità infantile. Quando si parla d’investimento narcisistico della “libido”, s’intende un amore patologico verso se stessi, ma questa fase è molto importante per la formazione dell’amor proprio e dell’autostima, oltre che per la formazione dell’ “Io ideale”, un sentimento di perfezione e una tensione verso il meglio come compensazione del residuo narcisismo originario.

In conclusione è obbligo ricordare la “fase dello specchio” elaborata dell’apparente enigmatico Jacques Lacan. Secondo lo psicoanalista francese il bambino tra i sei e i diciotto mesi vive l’esperienza del “guardarsi allo specchio” insieme alla mamma e mostra di riconoscere la propria immagine proprio perché ha la possibilità di percepire l’immagine materna sia dal vivo che riflessa. Secondo Lacan è in questo periodo e da questa esperienza che la “mente” infantile comincia a conoscere e che si forma il nucleo dell’”Io”. Mamma è da intendere come la figura affettivamente prossima e importante per il bambino. Ricordo che per Freud la formazione dell’”Io” avviene qualche anno più tardi, mentre per Melania Klein il bambino possiede un “Io” rudimentale sin dal sesto mese.

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Mara sogna di riflettersi allo specchio.

Nello specchio non appare la sua immagine, ma quella di una donna che non è lei, una donna completamente diversa da lei, una donna dal capello lungo color miele che va al capello medio sfilato moro, una donna dalla pelle olivastra che va alla pelle chiara e imperfetta.

Nel vedersi allo specchio così diversa, si spaventa e riprova a guardarsi più volte, ma non appare mai per quello che è.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

L’atto di “riflettersi allo specchio” è un rafforzamento simbolico dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “proiezione” e della  “introiezione”. Mara è interessata a se stessa e va alla ricerca di conferme su se stessa e sul suo modo di essere più interno che esterno. Mara, più che dalla sua immagine esteriore, è attratta dalla sua immagine interiore, dalla sua sfera intima e dalla sua produzione psichica profonda.

Mara vede una “donna che non è lei”: solite birichinate del sogno come in un film di Hitchcock ! Quella donna è il complesso esteriore e interiore, la dimensione esterna e interna della stessa Mara, quella donna è il desiderio allucinato di se stessa in immagine globale, una visione complessa e non soltanto estetica, una “fantasia” di se stessa. Il termine “fantasia” deriva dal greco antico e significa grossolanamente “prendere luce”, un’allucinazione legata all’eccitazione del desiderio. Non dimentichiamo che il sogno è anche appagamento di un desiderio profondo e rimosso, sempre secondo Freud, ed è basato su allucinazioni sensoriali, normali in sogno, ma psicopatologiche nella veglia.

Si prospetta a questo punto l’ideale globale e apparentemente estetico di Mara, il suo desiderio d’interiorità e la sua allucinazione erotica: “una donna dal capello lungo color miele che va al capello medio sfilato moro, una donna dalla pelle olivastra che va alla pelle chiara e imperfetta.” Mara non gradisce i seguenti suoi attributi in atto e in esercizio: “la donna”, “il capello”, “la pelle”.

Decodifichiamo: “donna” equivale al latino “domina” e si traduce “padrona”. Mara non è padrona a casa sua, non è consapevole del suo personale e unico patrimonio psicofisico, non riconosce i suoi attributi, non rende oggettivo il suo “universo femminile”. Mara non è “padrona” degli altri, non esercita il suo potere sugli altri, non riconosce l’oggetto esterno, non si oggettiva. Come Narciso è tutta presa dalla ricerca del suo ideale al punto che non lo riconosce come suo e come possibile da raggiungere: l’altra allo specchio. Eppure questa immagine di sé è prodotta dalla stessa Mara in sogno e da sveglia; in essa proietta le sue fantasie, i suoi desideri, i suoi ideali.

Il “capello” è simbolo dei pensieri, delle idee, del patrimonio intellettivo, del pensiero filosofico, dell’ideale estetico, dell’originalità speculativa, del fascino del sapere. Mara non è una donna di poco spessore, non è tanto meno superficiale e tende ad approfondire, ma non è soddisfatta delle sue idee e soprattutto non esterna il suo bagaglio intellettivo.

La ”pelle” è l’organo erogeno per eccellenza e ricopre tutto il corpo: Mara deve acquistare coscienza del suo erotismo e vivere meglio la sua “libido epiteliale”, amandosi e lasciandosi amare dall’altro senza conflittualità inutili o anestesie inopportune e improvvide. Mara deve far pace con “Eros”, un altro dio greco innamorato di Narciso e da lui regolarmente rifiutato.

Quella che Mara vede è la sua “immagine ideale” in riferimento all’esser donna interessante, fascinosa ed erotica, vede il suo desiderio allucinato  dell’”Io ideale”. Mara deve sbloccare se stessa, ma non si vede allo specchio perché non si accetta così com’è e perché così com’è non é quella che vorrebbe essere. Il desiderio allucinato di sé è a portata di mano, ma Mara non sa afferrarlo. Mara teme quello che desidera. Si rifiuta per quello che non appare, ma quella fantasia è sua, quell’allucinazione deve farla propria e realizzarla. L’autocoscienza è a portata di mano, è di fronte a Mara, è allo specchio e basta afferrarla.

La prognosi si attesta nel recupero del materiale alienato nello specchio e nella ricerca di una migliore autocoscienza costituita dal combaciare dell’“Io reale” e dell’immagine dello specchio, l’ideale del desiderio, l’allucinazione che si può incarnare.

Il rischio psicopatologico è rappresentato dal “narcisismo”, la sindrome che si attesta nel rinchiudersi nell’immagine compiaciuta del proprio “Io” con grave compromissione del sistema relazionale e con una pesante caduta della qualità della vita.

Riflessione metodologica: il sogno di Mara è in “bianco e nero”. Il sognare in “bianco e nero” è una difesa psicofisica ed è prevalente nelle persone che hanno un livello di tensione alto nella veglia, un regime che turberebbe l’“omeostasi” anche nel sonno qualora il sogno si manifestasse particolarmente acuto a livello affettivo ed emotivo, qualora il quoziente d’angoscia superasse una certa soglia di tolleranza personale. Il “sogno a colori” comporta un’eccitazione del sistema nervoso compatibile con il sonno, per cui il sogno e la censura sono i “guardiani del sonno”. Oltretutto, sognare in “bianco e nero” ha qualcosa di poetico, di crepuscolare, di romantico che si addice a Mara, la quale parla del suo “Io ideale” con questi termini estremamente belli e significativi : “una donna dal capello lungo color miele che va al capello medio sfilato moro” e ancora “una donna dalla pelle olivastra che va alla pelle chiara imperfetta”. La precisione espressiva è tutta personale e la visione suggestiva attizza la fantasia. Mara sognerà “a colori” appena avrà fatto combaciare le due immagini di sé, quella reale e quella allo specchio.

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