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Melanie Klein (Vienna, 1882 – Londra, 1960)

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on . Postato in Le biografie dei grandi della psicologia | Letto 2063 volte

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Melanie Klein

Melanie Klein, nata a Vienna nel 1882, viene ricordata per i suoi studi pionieristici inerenti la psicoanalisi infantile e per i contributi apportati alla teoria delle relazioni oggettuali.

Ultima di quattro figlio, Melanie ebbe un’infanzia segnata da due dolorosi lutti: dapprima della sorella e successivamente quello del fratello.

Sulle orme del padre, intraprese gli studi di medicina, che però non terminò mai.

Poco più che ventenne sposò Arthur Klein, con il quale ebbe tre figli.

Nel 1910, si trasferì con il marito a Budapest. Qui venne in contatto con la teoria freudiana e iniziò una analisi con Ferenczi, il quale la incoraggiò a provare ad utilizzare la tecnica analitica (fino ad allora utilizzata esclusivamente con pazienti adulti) con i bambini.

Nel 1918, divenne membro della Società Psicoanalitica Ungherese.

Due anni dopo, al Congresso dell’Aja, conobbe Karl Abraham e, successivamente al trasferimento a Berlino con i figli e al divorzio col marito, cominciò con lui una terapia. Tuttavia essa non potette mai concludersi a causa della morte prematura dello psichiatra e analista tedesco. Continuò allora, da sola, una rigorosa e attenta autoanalisi.

Nel 1926 si trasferì a Londra su invito di Ernst Jones, fondatore della Società Psicoanalitica Inglese, e qui rimase fino alla morte.

Per quanto riguarda il suo lavoro, la Klain si concentrò sull’analisi dei bambini, soprattutto di quelli nella prima infanzia.

Elaborò a questo scopo la Tecnica del Gioco (corrispondente, secondo la psicoanalista, alle libere associazioni degli adulti), attraverso la quale i piccoli pazienti potevano mostrare i tratti della loro vita interiore mediante l’impiego di giocattoli, con i quali venivano messe in scena significative rappresentazioni.

 

TEORIA DELLE RELAZIONI OGGETTUALI:

La teoria delle relazioni oggettuali ha contribuito ad una revisione radicale delle formulazioni proposte da Freud e ha spostato, insieme alla teoria dell’attaccamento di Bowlby, l’interesse psicoanalitico dal modello pulsionale di Freud verso le dinamiche relazionali della vita dell’individuo.

Attraverso questa teoria, la Klein ipotizza l’esistenza di un’ambivalenza da parte del bambino verso la propria madre.

Il bambino, nei primi quattro mesi di vita, proietta tutte le sue pulsioni (sia di vita che di morte) sul seno materno, che rappresenta il primo oggetto relazionale con cui il bambino entra in contatto e, nel suo vissuto fantasmatico, viene vissuto come scisso in seno buono (quando nutre) e seno cattivo (quando non lo nutre). La Klein definisce questa iniziale fase, vissuta dal bambino, come posizione schizoparanoide.

A partire dal quarto mese dopo la nascita, la scissione attuata dal bambino comincia ad attenuarsi ed egli inizia a comprendere che l’oggetto buono e l’oggetto cattivo sono la medesima persona, ossia la madre.

L’angoscia che il bambino prova da persecutoria (posizione schizoparanoide) diventa così depressiva (posizione depressiva), in quanto il pericolo che egli avverte ora è quello di poter perdere la madre a causa del proprio sadismo.

Lo sviluppo dell’Io, dunque, viene considerato dalla psicoanalista come un processo di continua introiezione - proiezione di oggetti e non come un progresso del Sé attraverso una serie di stadi. 

 

Riferimenti bibliografici:

 

A cura della Dottoressa Claudia Olivieri

 

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Tags: Melanie Klein teoria dellelazioni oggettuali; posizione schizoparanoide; posione depressiva;

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