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Fobie

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 1985 volte

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fobieNel DSM-IV la fobia specifica è definita come la "paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o situazione specifici. Ancora, "è caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa provocata dall'esposizione a un oggetto o una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento".

Si intende, quindi, un timore irrazionale e incontrollabile per oggetti o siuazioni con cui gli altri si confrontano, invece, senza eccessivi tormenti psicologici. Il soggetto che soffre di fobia specifica, in genere, produce una risposta ansiosa di fronte allo stimolo fobico che, in taluni casi, può assumere la forma di attacco di panico in quella particolare situazione.

Le caratteristiche peculiari delle fobie sono le seguenti:

  • sono sproporzionate rispetto al reale pericolo dell'oggetto o situazione

  • non sono controllate con spiegazioni razionali, ragionamenti e dimostrazioni

  • superano le capacità di controllo volontario che possono essere messe in atto

  • producono evitamento sistematico dell'oggetto o situazione temuti

  • permangono per tempo prolungato senza attenuarsi

  • comportano un certo grado di disadattamento per l'interessato

  • il soggetto riconosce che la paura è irragionevole e non dovuta ad effettiva pericolosità dell'oggetto o situazione temuti.

Come è possibile intuire, la fobia si distingue dalla paura che, invece, in genere scompare di fronte ad una verifica della realtà e dal delirio, dato che il soggetto, in caso di fobia, è perfettamente consapevole dell'irrazionalità dei suoi timori, anche se non riesce a controllarli. Il fobico, infatti, riconosce l'insensatezza della propria paura, ma si sente costretto ad evitare l'oggetto o situazione temuti per evitare l'insorgere di un'ansia insopportabile e incontrollabile che può raggiungere uno stato di panico con sintomi a carico del sistema nervoso autonomo.

E' possibile distinguere tra fobie generalizzate (agorafobia e fobia sociale) e le più comuni fobie specifiche che sono classificate nel DSM nel modo seguente:

  • Tipo animali. Il soggetto mostra un'eccessiva paura per una o più specie di animali. L'esordio in genere si colloca nell'infanzia.

  • Tipo ambiente naturale. In questo caso la paura può essere provocata da temporali (brontofobia), altezze (acrofobia), acqua (idrofobia), etc... L'esordio si verifica, in genere, nell'infanzia in cui predomina il pensiero magico, anche in questo caso.

  • Tipo sangue-iniezioni-ferite. La paura può scaturire dalla vista del sangue (emofobia) o delle ferite o da procedure mediche tipo iniezioni.

  • Tipo situazionale. La paura è provocata da una situazione specifica come il trovarsi nei trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, mezzi volanti o in luoghi chiusi. L'esordio può avvenire con un primo picco nell'infanzia ed un altro verso i 25 anni.

  • Altri tipi. La paura è scatenata da altri stimoli come: il timore o l'evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare o sviluppare una malattia. Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o parte di esso, visto dalla persona come ripugnante, orribile (dismorfofobia).

Le fobie generalizzate, come detto prima, comprendono la fobia sociale e l'agorafobia.

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La fobia sociale è caratterizzata da ansia clinicamente significativa indotta da situazioni sociali o prestazionali, che spesso causa evitamento. L'individuo riconosce l'irragionevolezza e la sproporzionatezza del proprio timore, ma non riesce a controllarlo. Le situazioni in cui la fobia sociale è comune comprendono: parlare ad un pubblico, suonare uno strumento musicale o recitare, ma anche mangiare in pubblico può essere considerata una prestazione pubblica. Un certo livello di ansia può miglirare la prestazione in generale, ma i soggetti con fobia sociale hanno paura che la propria prestazione risulti inadeguata e che l'ansia che ne deriva diventi visibile sotto forma di sudorazione, vomito, voce tremula o che addirittura non si riescano a proferire parola.

Un soggetto che presenta agorafobia, invece, prova una forte ansia quando si trova in situazioni dalle quali gli sembra difficile o imbarazzante allontanarsi e teme di non ricevere aiuto nel caso in cui venga colto da attacco di panico. Questo si manifesta soprattutto quando la persona si sente sola e lontana dai propri punti di riferimento, come ad esempio la propria dimora. Persone in preda a tali attacchi si possono osservare in luoghi affollati o anche in mezzi di trasporto come bus o treni. Onde evitare tali situazioni, questi soggetti limitano in ogni modo gli spostamenti, facendosi accompagnare nei casi in cui sono costretti ad uscire di casa. Durante questi attacchi, spesso, queste persone riferiscono di sentirsi come sospese in aria, smarrite e si sentono soffocare. L'agorafobia può presentarsi in presenza o meno di attacco di panico, può essere reattiva all'attacco di panico oppure, nel caso di agorafobia senza storia di attacchi di panico, il soggetto vive nell'angoscia che l'attacco possa presentarsi.

Il problema nei casi di soggetti che soffrono di fobia è che spesso non sono in grado di chiedere aiuto o non lo fanno perché anche in tali casi possono sviluppare livelli di ansia scatenanti panico. Data la possibile compromissione della vita a livello sociale nonché lavorativo, ma anche la sofferenza soggettiva vissuta dall'individuo, è importante non tralasciare la possibilità di rivolgersi ad un esperto che possa essere di aiuto nel superare tali disturbi.

In tutti i casi questi soggetti sembrano comunque mantenere un buon contatto con la realtà, escludendo gli attacchi e sono consapevoli della esagerazione delle proprie paure. Per questo motivo, nel trattamento delle fobie, possono essere utilizzate terapie con enfasi espressiva, in particolare utilizzando tecniche comportamentali di immersione graduale nelle situazioni ansiogene e di decondizionamento e tecniche ad orientamento psicodinamico. Nel primo caso il paziente viene avvicinato progressivamente agli stimoli che innescano la paura, partendo da quelli più lontani dall'oggetto o situazione centrale, secondo una gerarchia adeguatamente preparata a priori. Col passare delle sedute, si arriva a far esporre il soggetto a stimoli sempre più forti e quindi ansiogeni, ma mai in maniera eccessiva, ripetendo ciascun esercizio finché non provochi più risposte ansiogene. Come ulteriore contributo a tale tecnica, spesso si insegnano al paziente delle tecniche di rilassamento fisiologico che vengono messe in atto prima di esporsi agli stimoli ansiogeni, facilitando così la creazione di una nuova associazione tra rilassamento e stimolo anziché tra ansia e stimolo. Anche se comprensibilmente queste tecniche possono incutere molto timore, se ben effettuate, pare garantiscano un successo nel 90-95% dei casi trattati.

Nel caso di terapie ad orientamento psicodinamico, l'obiettivo principale da raggiungere è la rielaborazione dei termini del conflitto rappresentato simbolicamente dall'oggetto o situazione temuti. Si cerca, quindi, di favorire la canalizzazione delle pulsioni non accettate dal soggetto che causano il conflitto e l'interiorizzazione di un oggetto buono contenitivo e supportivo.

Nel caso di fobie invalidanti è diffuso l'uso di farmaci ansiolitici all'occorenza, come ad esempio nel caso in cui sia necessario prendere un aereo, ma questo non risolve assolutamente il problema. In taluni casi possono essere utilizzate adeguate terapie a base di antidepressivi SSRI, ovviamente necessariamente sotto attenta valutazione medica. Tali terapie non possono comunque considerarsi mai sostitutive di una corretta psicoterapia.

 

Dott.ssa Caterina Padulo

 

 

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