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Illusioni

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 2287 volte

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illusioniIl termine illusione (dal latino illusio, derivato di illudere, "deridere, farsi beffe") indica, in genere, quelle percezioni reali, falsate dall'intervento di elementi psicologici soggettivi, che si fondono così strettamente allo stimolo sensoriale, da determinarne un’interpretazione erronea. E’ una forma di percezione che si fonda su dati oggettivi e li trasforma, a differenza dell'allucinazione, che è una percezione puramente soggettiva in assenza di elementi esterni.

Le illusioni possono coinvolgere tutti i sensi, ma quelle visive sono le più famose e conosciute.

Sono percepite dalla maggior parte delle persone e non indicano necessariamente un disturbo mentale.

Possono essere:

  1. fisiologiche da disattenzione o integrative. Compaiono quando il dato percettivo non è sufficientemente strutturato o risulta incompleto a causa di un’attenzione di breve durata. Oltre che nel soggetto normale o in stato di affaticamento, si ritrovano anche in tutte le situazioni in cui si abbia riduzione delle capacità attentive, come stati confusionali, assunzione di droghe o alcol, demenze, oligofrenie.
  2. olotimiche o affettive. Risultano comprensibili in base al contenuto emozionale, che orienta l’aspettativa verso specifici contenuti percettivi. Esempio è l’identificazione errata di una persona attesa in una folla o il riconoscimento di un possibile aggressore in un’ombra.
  3. Pareidolie. In assenza di dinamismi affettivi o disattentivi, l’attività fantastica crea, a partire da impressioni sensoriali incomplete, formazioni illusorie nitide e col carattere della corporeità (vedere figure di animali nelle nuvole, o disegni precisi nelle crepe del muro). Non rivestono significato patologico e sono tipiche dei bambini e dei soggetti con molta fantasia.

La spiegazione delle illusioni, in riferimento alle quali sono state avanzate numerose teorie, costituisce tuttora un importante tema di ricerca della psicologia e della neurofisiologia. Le illusioni ottico-geometriche sono le più studiate, anche per la facilità della loro riproduzione, che le rende constatabili da ogni osservatore. Tra le teorie più importanti troviamo:

a) Teorie fondate sul ruolo dei movimenti oculari. Durante la percezione di uno stimolo visivo, i movimenti oculari consentono di esplorare le parti più rilevanti e di estrarre l'informazione sufficiente per identificare lo stimolo e valutarne gli attributi (è grande, piccolo, largo, stretto ecc.). Nel caso dell'illusione, i movimenti oculari sarebbero attuati in una determinata direzione, verso una particolare regione dello stimolo, probabilmente 'attratti' da qualche attributo o indizio, e tale spostamento consentirebbe di estrarre maggiore informazione da quella regione a svantaggio delle altre, generando così l'illusione che una certa proprietà sia presente o accentuata.

b) Teorie neurofisiologiche. I sistemi sensoriali sarebbero caratterizzati da cellule e da meccanismi che privilegiano certe proprietà degli stimoli a discapito di altre, probabilmente perché questa organizzazione avrebbe svolto una funzione adattativa nello sviluppo delle specie animali. Una prima serie di studi si fondava sull'ipotesi che i fenomeni illusori dipendessero da caratteristiche fisiologiche al livello della retina, cioè al primo stadio di elaborazione dell'informazione visiva. Quando, intorno agli anni Sessanta del XX secolo, venne dimostrata l'esistenza di neuroni della corteccia visiva, specializzati per la rilevazione dell'attributo 'orientamento' dello stimolo, la produzione dell'illusione fu attribuito a questi elementi. Infine, ulteriori meccanismi che distorcerebbero la realtà fisica, generando le illusioni, sono l'inibizione laterale, ovvero la compresenza di due aree di diversa stimolazione, in cui la più forte inibisce l’altra, ed il filtraggio spaziale, ovvero l'esistenza di neuroni della corteccia visiva selettivi rispetto alle proprietà dello stimolo visivo (in particolare la distribuzione e le differenze di luminanza nello spazio).

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c) Teorie psicologiche. Storicamente è possibile distinguerle in tre gruppi principali:
• La teoria dell'empatia è basata sull'ipotesi che tra l'osservatore e lo stimolo si instauri una relazione dinamica, per cui l'osservatore valuta lo stimolo secondo risonanze affettive ed emotive.
• La teoria della Gestalt ha interpretato le illusioni secondo le 'leggi dell'organizzazione percettiva': ogni elemento sensoriale è organizzato in una struttura di ordine superiore (la Gestalt o forma), secondo leggi innate che regolano i processi percettivi, e gli elementi che si strutturano in determinate forme, grazie a tali leggi, risultano nel loro insieme percettivamente più marcati di altri.
• Le teorie cognitive hanno ricondotto le illusioni ad errori di interpretazione dello stimolo. Se, infatti, la percezione viene concepita come un processo di elaborazione dell'informazione, nel quale pochi elementi informazionali rilevanti vengono estratti dallo stimolo, elaborati ed integrati per realizzare ciò che viene percepito (il 'percetto'), le illusioni sarebbero interpretazioni distorte, inadeguate, degli elementi di stimolazione.

d) Fattori culturali. Secondo alcuni studiosi, le illusioni dipenderebbero da fattori culturali. Per esempio, l'illusione della verticale si verificherebbe nelle popolazioni occidentali abituate da secoli ad elaborare informazioni visivo-spaziali, nelle quali è predominante il verticale sull'orizzontale (basti pensare, a titolo esemplificativo, alle costruzioni che si innalzano da terra verso l'alto), mentre questa ed altre illusioni non sarebbero presenti in quelle popolazioni che vivono in spazi aperti.

 

Bibliografia:

  • Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, UTET,1992.
  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone, 2008
  • WHO, Lessico dei termini psichiatrici e di salute mentale, Centro Documentazione Scientifica Menarini, 1990.

 

 

(Dott.ssa Alice Fusella)

 

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