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1665 - adolescenza (8222)

on . Postato in Adolescenza | Letto 167 volte

Letizia - Torino,13 anni (6.4.2000)

Sono padre di una ragazzina 13enne che manifesta dei disturbi di comportamento. Riassumo brevemente gli avvenimenti più importanti della sua vita:
Io mi sono separato dalla madre quando lei aveva quasi 3 anni. L'ho presa a vivere con me, con sua sorella di 5 anni nel 1989. Inizialmente le figlie sono state affidate a me, poi col divorzio, in affidamento congiunto, ma con la residenza a casa mia. (in pratica non è cambiato nulla).
Inizialmente mi sono occupato di loro da solo a tempo pieno, e quando ho conosciuto la mia attuale moglie nel 1992 ci siamo trasferiti fuori città. Da quella data l'ex moglie prima sempre assente (si limitava a tenerle mezza giornata ogni 2 settimane) ha cominciato a interferire pesantemente, contrastando ogni iniziativa della mia nuova famiglia. Nel frattempo lei ha avuto altri 2 bambini da un altro uomo, ma che accudisce da sola, essendo stata lasciata anche da quest'altro.
I rapporti delle figlie con la mia attuale moglie, sono sempre stati piuttosto distaccati, in quanto l'immagine della loro madre è sempre stata molto forte. Io sono anche padre di un altro bambino, avuto da mia moglie e che ora ha 3 anni.
Ora l'anno scorso 1999 ho convinto l'ex moglie a tenersi dopo 10 anni, anche le due figlie (ma pagando io il mantenimento). Mentre la maggiore che ora ha 16 anni si è perfettamente integrata, la minore, (che frequenta la terza media sempre nella stessa scuola privata cattolica, avendo preferito viaggiare ogni giorno col pulmann per due ore tra andata e ritorno, pur di non cambiare scuola),dall'inizio di quest'anno, ha cominciato ad andare male a scuola, a non mangiare più (ma solo a scuola), a tentare di fuggire per qualche ora, a dire che non gli interessa studiare, a maltrattare e insultare chiunque si interessi a lei.
Non frequenta compagnie di amici, tranne un'amica compagna di scuola, (dall'anno scorso non va più a Scout), a gennaio ha chiesto di andare da una psicologa, ma poi dopo la prima seduta ha rifiutato di ritornarci. Non si riesce a parlare con lei, dice solo che vole essere lasciata in pace. Inoltre ha sempre coperto la sua femminilità. Non mi pare ci siano problemi di droga o di violenza.
Premesso che i rapporti con la mia ex moglie sono pessimi, (ci sentiamo raramente e solo per necessità), vorrei sapere come comportarmi e cosa posso fare per mia figlia (che vedo regolarmente ogni due settimane) affinchè ritrovi la sua serenità.
grazie

In una fase della vita, già di per sè critica in quanto caratterizzata da forti cambiamenti e sconvolgimenti emotivi, sua figlia ha dovuto affrontare, dopo 10 anni, in concomitanza con la nascita di un fratellino, una separazione da lei. In quel caso, lei ha parlato con sua figlia chiedendole quale fosse il suo desiderio? Non ha riflettuto sul fatto che sua figlia abbia potuto vivere la sua decisione come un rifiuto? E a casa con sua madre trova altri due fratelli...........Molti cambiamenti, forse troppi per una bambina che ha bisogno soprattutto di punti di riferimento certi e stabili. Non è un caso e, sicuramente, nemmeno una stupida impuntatura, la decisione di sua figlia di continuare a frequentare la stessa scuola, nonostante lo sforzo che questo comporta. E' come se sentisse di non avere più certezze. Le situazioni possono cambiare in qualunque momento. "Cosa potrà ancora accadere e di conseguenza accadermi"? Sua figlia, attraverso il suo comportamento, sta esprimendo dolore e rabbia(oltre quella tipica di questa età) per qualcosa che, dal suo punto di vista, ha subito ingiustamente. Dove ha potuto scegliere lo ha fatto.
L'unica cosa che può fare è parlarle di quello che è avvenuto chiedendole cosa la fa soffrire, mettendo in gioco se stesso e i suoi stessi sentimenti. Non basta il mantenimento perchè un figlio si senta amato. Forse sua figlia non si sente sufficientemente amata nè da lei che l'ha riconsegnata alla madre, nè dalla madre. Altre due cose posso suggerirle: parlare con la psicologa per capire cosa non ha funzionato e parlare con sua moglie per cercare di capire , prima di tutto, cosa sta succedendo e, successivamente insieme, in un clima collaborativo, individuare il modo migliore per poterla aiutare. Infine, potete, voi stessi rivolgervi ad uno psicologo, insieme al quale capire come poter aiutare vostra figlia, capendo prima di tutto voi stessi.

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