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Adolescenti e alcool (142436)

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Monica 43

Sono mamma di un ragazzo di 15 anni, ho scoperto che beve e fuma (sigarette). Qualche sera fa me lo ha riportato a casa la mamma di una sua amica, ubriaco fradicio. Mio marito ed io lo abbiamo cresciuto con sani principi, con amore, affetto e comprensione. C'è sempre stato un rapporto speciale fra noi. Ma ora non lo riconosco più, si isola, non parla, non partecipa più alla vita della famiglia, non condivide più niente o poco con noi. Mi chiedo dove ho sbagliato e se sarà possibile recuperarlo e soprattutto vorrei conoscere i mezzi attraverso i quali poterlo fare. Grazie

 


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Cara Monica, comprendo la sua preoccupazione di madre, le dico subito che non esistono ricette, tecniche o mezzi con cui essere sicuri del risultato. Siamo noi il mezzo, la tecnica, la ricetta giusta. Suo figlio ha quindici anni, dunque è sotto la vostra responsabilità, dunque autorizzatevi ad essere genitori anche imponendo, quando necessario, le regole che vanno rispettate nella vostra casa. Ovviamente si tratta di regole sane, buone, che aiutano la condivisione e non stimolano la separazione o l'isolamento. Regole che voi stessi, come genitori, siete tenuti a rispettare sempre, dando in prima persona l'esempio corretto, giusto, di come si comporta una persona adulta e responsabile. Tenendo sempre presente che durante l'adolescenza è sano opporsi e imporsi sull'autorità, l'autorità genitoriale deve saper contenere queste proteste, questi rifiuti, queste critiche, accettandoli e indirizzandoli verso forme differenti e più sane. In questo è indispensabile l'unità familiare, l'unione, la condivisione tra voi genitori, la cui assenza non può altro che nucere all'educazione di vostro figlio. Le faccio alcuni esempi: se a casa si torna per cena, per cena a casa ci sono tutti. Voi per primi, chi manca deve avere validisssime ragioni per essere assente, come un'incidente, la malattia. Non sono valide ragioni quali fare tardi a lavoro se non si versa in condizioni economiche ristrette, parlare con l'amico e quant'altro. Queste cose sono importanti per dare contenimento e stabilità. Consideri questi fatti inerenti suo figlio come proteste, critiche, esigenze e richieste di aiuto. Sono contemporaneamente la stessa cosa. E' come se vostro figlio vi chiedesse una presenza diversa da quella attuale, criticasse la vostra incapacità di aderire al suo sviluppo ed alle nuove esigenze conseguenti la crescita, ricercasse spazi di autonomia e indipendenza, richiedesse il vostro aiuto.  Lei parla di rapporto speciale. Spero sia così, molto spesso i genitori che dicono queste parole di fatti tendono a descriversi come "amici" dei loro figli. Se non la riguarda meglio, se la riguarda invece sappia che i genitori non sono mai e per  nessun motivo amici dei loro figli. Sono genitori, che educano un cittadino, una persona, a diventare uomo attraverso tutte le fasi dello sviluppo. Diventano anziani che chiedono ad un uomo di essere tale e non più un bambino. Vostro figlio alla sua età può assumersi una serie di responsabilità in casa e per voi, contribuendo a suo modo all'equilibrio familiare. Se non ha queste responsabilità perchè lo concepite ancora come un bambino fate in modo di dargliele progressivamente, se ne ha sappiate che come voi non potete venire meno alle vostre anche lui non può venire meno alle sue. Il fatto che non parli più con voi non è esclisivamente negativo. Ha un'aspetto di normalità. Poichè alla sua età è giunto il momento che si confronti con i suoi compagni. Dai comportamenti da voi descritti sembra purtroppo che questo confronto con i suoi coetanei abbia avuto esiti penosi, nel senso che hanno messo in evidenza la sua inadeguatezza. Se quel che vi ho scritto è comprensibile bene, se non lo è vi consiglio vivamente di rivolgervi da uno psicologo. Tra persone adulte si tende a stringersi la mano, giusto? una forte stretta di mano, Monica.

(Risponde il Dott. Giusti Massimo)

 

 

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