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Monica 44

Salve, sono madre di due ragazzi di 18 e 16 anni. I problemi sono iniziati quasi due anni fa, con il figlio maggiore, quando si è manifestata una crisi depressiva di circa due settimane. Da allora non è più stato il ragazzo spensierato che conoscevo e soprattutto nel periodo invernale si alternano alti e bassi. A ciò si aggiunge anche il periodo delicato che stà vivendo, legato alla scelta del suo futuro: università o lavoro? Va rilevato che la sua problematica non lo ha certo aiutato nello studio e pur avendo buone capacità queste sono sempre rimaste piuttosto inespresse con relativa penalizzazione del rendimento scolastico, è come se fosse bloccato dalle sue ansie, dalle sue paure. Ultimamente inoltre presenta anche una certa ipocondria. Non so veramente cosa fare, se spingerlo verso l'impegno dell'università o verso il mondo del lavoro. Lui non sa cosa vuole fare del suo futuro e spesso ci dice che in questa scelta deve essere guidato dalla famiglia. Domani ho un appuntamento con uno psicologo. Non è il primo a cui mi rivolgo ma devo dire che non è facile trovare la persona giusta. Mio figlio però si rifiuta di venire perchè dice che non è matto. Nessuno in famiglia ha mai ritenuto che i matti vadano dagli psicologi, anzi, accettarsi di farsi curare è il primo passo per la guarigione ma io non so come fargli capire ciò. Vi chiedo aiuto, non ignorate questa mia richiesta. 

Salve Monica, non so come sia andato l'incontro con lo psicologo, se suo figlio abbia accettato di vederlo e di parlare con lui, perciò le rispondo per come mi ha descritto la situazione.Suo figlio ha certamente ragione, avere un momento di difficoltà nel prendere decisioni importanti nella vita non significa essere matti, significa solo prendersi del tempo per riflettere. Lo psicologo piò aiutare a fare questo, come voi in famiglia sapete bene, nel senso che può esplorare insieme alla persona i vari punti di vista sulla questione utilizzando la sua esperienza e professionalità per fare luce su ciò che è confuso o poco chiaro e che perciò rende la situazione più difficile. Ugualmente non significa essere matti avere un periodo in cui l'umore è molto basso, in cui ogni cosa appare troppo difficile e complicata, in cui sembra di non avere la forza per far fronte alle richieste che ci vengono dal mondo adulto. Anche in questo caso, lo psicologo può aiutare a capire in cosa consista questo peso, ed a trovare insieme un modo per vedere e vivere le cose che sia più adeguato ai progetti ed al modo di sentire di ognuno.Non posso sapere quali sono i modi specifici in cui uno psicologo può aiutare suo figlio, se lui lo vorrà, ma può forse chiedere a suo figlio di discutere la questione proprio con lo psicologo, portando le sue ragioni del perché non dovrebbe fare dei colloqui con lui. Per quanto riguarda lei, credo che stia già tenendo conto dell'impatto che questa situazione ha su di lei, e di quali modi può avere per viverla ed affrontarla. Spero di esserle stata utile, Monica, altrimenti può contattarmi ancora

(Risponde la Dott.ssa Lucia Banchelli)

Pubblicato in data 11/03/2010
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