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Famiglia e figlio (000283)

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on . Postato in Adolescenza | Letto 219 volte

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Francesca 38 anni, 08.07.2004

La mia è una famiglia normalissima, fortunata, mediamente benestante, chi ci conosce ci invidia e dice che siamo una famiglia "Modello".
Lo penso anche io. Quando mi sono sposata aveno 19 anni mio marito 23 abbiamo avuto subito un figlio che abbiamo cresciuto sempre con noi e quando eravamo al lavoro restava a casa con la nonna paterna.
E' sempre stato con noi anche durante le vacanze.
Non ha frequentato l'asilo, alle elementari ha avuto qualche problema di adattamento perchè non era abituato ai ritmi ed alle regole, ha sempre dormito pochissimo soprattutto durante i primi anni, infatti alle elementari spesso di addormentava.
C'è stato un momento che coincideva con gli impegni della 5° elementare e della Cresima che si controceva i capelli fino a perderli nella parte superiore della testa dove era evidente il buco tondo senza capelli. abbiamo superato questo momento da soli standogli vicino dandogli sicurezza. (questo atteggiamento da parte mia è stato sempre presente - forse troppo -) poi le scuole medie, passate normalmente, sport praticato calcio.
Le superiori passano con qualche difficoltà di mancanza di voglia di studiare soprattutto in 4° un po' meno in 5°. ha superato bene l'esame.
Ora ha quasi 19 anni si è iscritto all'univarsità ad un ramo della farmacia che non ha niente a che fare con l'elettrotecnica che ha imparato all'itis, ma ha ritenuto che potesse essere interessante e fino a ieri lo pensava. oggi non è più così vuole smettere di studiare ed andare a lavorare, ma non sa dove ed a fare cosa, gli piacerebbe fare il "carabiniere" .
La sua giustificazione è la seguente: se fossi andato con i miei amici sarei più incentivato mi divertirei e non avrei problemi, perchè in questa facoltà non ho amici nemmeno per il viaggio e per studiare.
Anche se mi piacerebbe perchè è molto interessante.
la sua classe è composta da 23 ragazze e 2 maschi si trova bene ma gli manca l'amico di studio.....
Il mio commento è il seguente: io ho sempre cercato di farlo uscire, provare esperienze nuove, avventurarsi, mentre mio marito ha sempre avuto paura dei pericoli, del motorino, degli amici, ed ha sepmre frenato, forse giustamente vedendo il suo carattere introverso e "perso tra le nuvole".anche a scuola l'abbiamo sempre accompagnato, anche per comodità sua.
Ora affrontare l'università da solo in una Città sconosciuta gli ha dato certamente una scossa ed ha reagito benissimo ammettendo che non sapeva ne muoversi ne prendere i mezzi pubblici.
Io ho avuto piacere perchè ho sempre rimproverato a mio marito di tenerlo troppo chiuso.
Ha sempre avuto un carattere mite e pacifico, è sempre rimasto a casa volentieri nella sua cameretta con i suoi giochi. gli piace anche ora stare a casa esce pochissimo, piuttosto che uscire con amici che non gli vanno resta in casa anche il sabato, ha fatto un periodo in cui andava in discoteca ma non gli piace più sempre per la compagnia.
Gli piace uscire con noi ed i nostri amici. ultimamente ha degli scatti di ira perchè non gli va bene niente soprattutto il calcio.
Ha delle manie da qualche tempo è il momento dei capelli non crescono non sono come lui vorrebbe e senza capelli a posto non si può uscire (di solito lo convinco che sta bene lo stesso, però a volte non esce) sembra che abbia dei problemi insormontabili, mentre io e mio marito non facciamo altro che dirgli di stare tranquillo fare quello che ritiene meglio di provare poi decidere (ora sarebbe bene che fin che non ha le idee chiare non prenda decisioni).
Ma la cosa fondamentale è che nostro figlio non sa cosa fare cosa decidere cosa scegliente è insicurissimo vorrebbe che prendessimo noi le decisioni per lui durante le vacanze estive nostro figlio preferisce venire con la nostra compagnia piuttosto che con gli amici coi cui affittano un appartamento (però questi amici, non gli piacciono li trova insopportabili) ha anche cambiato squadra di calcio per non incontrarli.
Questo è un altro problema: ha cambiato squadra di calcio per motivi di amicizie è andato un una nuova squadra, ma l'allenatore non gli ha mai dato la possibilità di emergere forse anche per il suo carattere introverso, ed ha deciso dopo 2 anni di cambiare di nuovo squadra.
Qui ci è rimasto qualche mese si è trovato bene come compagni poi siccome non giocava mai contrariamente alle promesse è stato a casa anche da lì (all'incontro con la sua ex squadra è stato inserito in campo a 2 minuti dalla fine) gli ha dato tanto fastidio da decidere di rinunciare. ora si allena con una scquadra dove ci sono molti nostri amici e si trova benissimo anche se non può giocare ma solo allenarsi. Vorrei sapere se qualcuno di noi ha bisogno di uno psicologo?

Credo che il bisogno principale nei rapporti familiari, che emerge nella sua lunga lettera e dal racconto pieno di particolari, riguardi l´autonomia.
Suo figlio deve provare a risolvere le difficoltà interpersonali e sociali che incontra, sono quelle `prove´ necessarie alla formazione della sua personalità.
Sono, in altri termini, i suoi "compiti di sviluppo", deve affrontarli e risolverli contando sulle risorse personali perché solo così sperimenterà e conoscerà le capacità che possiede.
In tutto questo per voi genitori è necessario assisterlo ma... ad una certa distanza e senza intervenire troppo, per risolvere voi i problemi al suo posto.
Per voi è necessario imparare a separarsi, vivere la vostra vita, sapendo che già avete fatto tutto quello che fino a questo punto è stato necessario.
I rapporti familiari devono adesso liberarsi della troppa dipendenza che ingenera conflitti, invece di essere di aiuto.
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