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problemi di depressione (48685)

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on . Postato in Adolescenza | Letto 251 volte

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Francesca,17anni (19.2.2002)

Salve,sono una ragazza di 17 anni e mai avrei pensato di avere questo tipo di problema,ma purtroppo sono caduta in uno stato depressivo nel 2001.sono una ragazza molto introversa,abituata a stare da sola non per mancanza di amici ma per necessità,la solitudine per me è sempre stata come un'alleata nei momenti più bui e più confusi della mia giovane vita.mia madre è una donna dalla mentalità aperta,intelligente ma anche molto,forse troppo apprensiva.io purtroppo vivo in un piccolo paese,meno di 2000 anime,ma,come in ogni altro luogo ha i suoi lati negativi,mia madre cerca di preservarmi da questi lati ultimi,tutto questo io posso accettarlo fino ad un certo punto perchè ho i miei valori e penso di aver ricevuto una buona,ma non severa,educazione,infatti non bevo e non fumo nè faccio uso di sostanza illegali.mio padre è un uomo sincero,buono,ha un cuore grande e mi ha sempre riempito di attenzioni ma nel modo giusto,sa anche però essere severo ma non credo di averlo mai sentito veramente arrabbiato.ho un fratello,con lui,ma come del resto anche con mia madre,ho sempre avuto un rapporto di odio-amore,anche se crescendo stiamo maturando insieme.dicevo,mia madre quando ero piccola era sempre assente per via del suo lavoro,mi è un pò mancata la sua figura anche perchè ero solo una bambina insicura e troppo timida.così mi sono chiusa in un mondo tutto mio dove non avrei mai conosciuto l'indifferenza degli altri o i lati negativi della vita.scrivevo,piangevo nella solitudine della mia stanza,forse perchè mi sentivo o ero veramente sola.così la tristezza ha sempre fatto parte della mia infanzia nonchè adolescenza,ed ora,a pochi mesi dai 18 anni io mi sento nuovamente sola e tremendamente triste.il motivo?non en ho idea,forse insoddisfazione per il tipo di vita che conduco o per i miei pessimi voti a scuola che con sacrifici e impegno non riescono a decollare.l'anno passato,senza rendermene conto,sono caduta in depressione.a niente sono serviti incontri con degli psicologi e anche con una psichiatra.io non ne traevo giovamento.non mi hanno mai prescritto delle pillole perchè mi sono state sconsigliate data la mia giovane età,ma solo un dialogo provato a riaprire con i miei genitori,distrutti da una situazione che non sapevano gestire,ha portato ad un piccolo miglioramento.con il tempo e la vicinanza di chi mi vuole bene ne sono uscita fuori...o almeno lo credevo,perchè ora si ripresentano gli stessi presupposti e io ho molta paura di ritrovarmi nuovamente incosciente a tagliarmi le vene o a cercare di farla finita,perchè purtroppo è successo anche questo,ma non mi ha mai spaventato la morte,anche se nessuno inizialmente sapeva di questi miei gesti senza senso,ma nonme ne rendevo conto.ho passato un anno d'inferno e non voglio più dover stare così male,perdere un altro anno di scuola,perdere la spensieratezza che fino a pochi mesi fa mi circondava,o dover rivedere mia madre distrutta e mio padre che non riesce ad ammettere di avere una figlia malata.quello che vorrei sapere è come posso uscirne definitivamente,come posso superare senza che si ripresenti una situazione analoga.poi,è possibile essere depressi a soli 17 anni come ha dimostrato un test per personalità minnesota(credo si chiami così)?e da questa "malattia",che non so se possa definirsi tale,è possibile uscirne completamente?vi ringrazio anticipatamente per una vostra risposta.

Cara Francesca, è proprio alla tua età, o comunque negli anni dell'adolescenza, che è più facile trovarsi ad avere a che fare con vissuti di tipo depressivo; in alcuni casi più intensi, in altri meno, ma durante l'adolescenza è assai frequente che si manifestino, in primo luogo perchè in questo momento della vita è come se si concretizzassero o rivivessero esperienze e vissuti che durante l'infanzia vengono tenuti come...in letargo, e in secondo luogo perchè l'adolescenza è il momento in cui ci si trova ad avere a che fare, per la prima volta, con "la vita" intesa nel senso più esteso del termine, vale a dire con quelli che sono i grandi temi e le grande domande sulla vita, sulla morte anche, con le illusioni e le delusioni, con la realtà della vita, a volte ben più cruda della realtà prima immaginata o fantasticata, con il rapporto con gli altri anche, con la sessualità, con il proprio corpo, con le proprie capacità, con la propria identità e via dicendo. Tutto questo inizia e si scatena, in un certo senso, durante la tua età, e tutto questo (che possiamo anche, per semplificare, chiamare "momento di forte crescita") può essere accompagnato da paure, da sensazioni di incapacità, di impotenza e di sofferenza.
Ogni cambiamento comporta una crisi e spesso è accompagnato da momenti "depressivi"(o di necessità di ritiro in se stessi); ma quello adolescenziale, ovvero il passaggio all'essere adulto, può in alcuni casi comportare sentimenti e conflitti eccessivi, tanto da costringere la persona a fermarsi, a volte anche a tornare indietro, invece che alimentare l'energia necessaria a fare ... il "grande salto" verso l'autonomia. In persone particolarmente sensibili o che hanno delle "ferite" ancora aperte dovute a traumi o situazioni di disagio vissute durante gli anni precedenti, questo passaggio può configurarsi come un vero e proprio salto nel buio. E il buio è denso e nero, attrae e fa paura, come la depressione; e se non si trova il modo di accendere una luce al suo interno, si teme ogni volta di venirne risucchiati e di non riuscire più a riemergere .. come nella depressione. Invece Francesca, per rispondere all'altra tua domanda, è possibile venirne fuori, ma è necessario, come dicevo, trovare il modo di illuminare quanto vi sia all'interno di questo "buco nero" e dunque anche il percorso verso l'uscita. Bisogna cioè riuscire a guardare cosa ci sia lì dentro che ci appartiene, indagare dentro se stessi e dentro le proprie paure, la propria rabbia, i propri bisogni e desideri insoddisfatti e nei propri conflitti. Cercare, Francesca, fino in fondo, i motivi del proprio malessere. Solo così si può uscirne completamente. Sembra che tu abbia già fatto questo, almeno in parte, ma evidentemente non è stato sufficiente a darti la sicurezza di cui hai bisogno per avanzare nel tuo percorso. E allora, se pensi che sia realmente così e che non si tratti solo di un tuo particolare momento di sconforto, devi fare qualcosa per conoscere meglio il tuo mondo interno; puoi rivolgerti ad uno psicoterapeuta pre esempio, e continuare la tua ricerca con una salda guida al tuo fianco. Mi sembra di poter affermare che hai gli strumenti e la sensibilità necessari per affrontare un percorso psicoterapeutico individuale; spero tu possa avere anche la curiosità di farlo e soprattutto la capacità di richiederlo se dovessi accorgerti che il tuo "buco nero" sta realmente tentando di risucchiarti e da sola non riesci a trovare appigli utili.

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