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Sessualità adolescenziale (119272)

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Lorenzo 13

La nostra è una famiglia abbastanza unita anche se ogni tanto quando si bisticcia tra me e mia moglie, lo si fa davanti ai figli. Il figlio più grande (Lorenzo) ha 13 anni e il più piccolo (Marco) ne ha 6. Tra di loro, da quando il piccolo si è fatto un po' più indipendente, è nato, credo, il solito antagonismo dovuto forse al fatto che Lorenzo è ancora un po' immaturo. Da un paio di giorni abbiamo scoperto, grazie alla confidenza del piccolo, che il fratello grande faceva dei "giochi" con il fratellino e questo ci ha un po' sconcertato. Il gioco in particolare consisteva nel prendere in bocca il pene del più piccolo e cercare di succhiarlo. Diciamo che la nostra reazione è stata molto ponderata cercando innanzi tutto di indagare in modo discreto con il piccolo e chiedere cosa fosse successo, e con il grande, domandando, senza aggredirlo, cosa fosse successo (era uno scherzo), cercando al momento di non calcare la mano, ma ammonendolo seriamente di non ripetere più simili comportamenti. Quello che ovviamente chiedo è se questo è veramente un segnale d'allarme che indica un serio problema, o è un comportamento che rientra nella sfera di tutti quei momenti di trasformazione che caratterizza gli stessi in quella fascia d'età e, se è un problema che da soli non possiamo risolvere, a chi dobbiamo rivolgerci? Grazie.

Cara signora, i suoi figli stanno vivendo momenti molto diversi dello sviluppo, sia dal punto di vista intellettivo, affettivo, sociale che dal punto di vista psicosessuale. Il più piccolo, Marco, ha superato o sta superando, probabilmente, la fase della cosiddetta “curiosità sessuale” (da 3 a 5 anni, circa), accompagnata spesso da un atteggiamento di tipo esibizionistico, che si attenua verso i 5-6 anni, età in cui si riscontrano spesso giochi di manipolazione sessuale, sia diretta che indiretta (questa ultima intesa come attività ritmica: es. dondolamento del corpo), oppure giochi di esplorazione (es. gioco del dottore tra maschio e femmina). Contemporaneamente, nei confronti degli adulti si stabilisce un sentimento di vergogna e di disagio. In seguito, nella fascia di età compresa fra 7-8 anni e 12-13 anni, i bambini giocano in maniera esclusiva con bambini dello stesso sesso, mostrando disinteresse o addirittura disprezzo per giochi che coinvolgano bambini dell’altro sesso. Queste relazioni “unisex” possono talvolta accompagnarsi ad abbozzi di giochi “omosessuali” di gruppo o di coppia: gare sulla misura del sesso o sulla potenza urinaria, toccamenti manuali, ecc. Dopo i 13 anni, ed è il caso di Lorenzo, lo sviluppo psicosessuale è dettato da diversi fattori: organici (la pulsione è in parte sotto l’influenza degli ormoni), cognitivi (la capacità di astrazione aiuta a modulare le esigenze pulsionali), affettivi e relazionali. Inoltre, a questa età la costruzione della propria immagine corporea è sempre in relazione agli altri, al fatto di ricevere certe attenzioni da altri o di guardare gli altri. Questo comporta un graduale allontanamento dai genitori, per investire le proprie sensazioni sui coetanei, nonché il passaggio progressivo dall’autoerotismo all’eterosessualità. Questi passaggi, tuttavia, non avvengono automaticamente, non sono precostituiti, anche se rappresentano, almeno nella nostra cultura, la normalità. Tali passaggi si esprimono solitamente attraverso una transitoria incertezza, ossia attraverso una costante oscillazione tra l’eterosessualità e l’omosessualità, fra l’attaccamento ai genitori e l’amore verso un nuovo partner, fra il gruppo e il singolo amore idealizzato, ecc. L’incertezza e l’oscillazione che accompagna questo periodo di crescita è spesso contraddistinto da comportamenti sessuali “atipici” , specie nei giovanissimi adolescenti, come la masturbazione, l’omosessualità e la condotta incestuosa. Si tratta di condotte transitorie che, con la progressiva maturazione dell’adolescente, saranno sostituite da una sessualità matura e socialmente normale. Al momento, è probabile che Lorenzo stia “utilizzando” Marco sia per costruire una propria immagine corporea (inscindibile dalla presenza di altre persone) nonché una progressiva identità di genere, che si manifesta al momento della pubertà con la comparsa dei caratteri sessuali secondari. Il perché abbia scelto il suo fratellino e non un coetaneo dovrebbe risiedere in quella incertezza o timore di distaccarsi dall’ambiente familiare, invece di  andare a “rischiare” con  ragazzi e ragazze della sua età che potrebbero giudicarlo o prevaricarlo, con i quali dovrebbe confrontarsi e “misurare” le proprie prestazioni. Sia Marco che Lorenzo stanno attraversando della fasi di transizione: mentre il primo sta per abbandonare i giochi a fianco delle femmine, il secondo sta per lasciare la fase in cui gioca solo con i maschi, per dover affrontare altre avventure. In questa fase di transizione i bisogni dell’uno potrebbero colludere con quelli dell’altro: Lorenzo, che è ancora un po’ “immaturo” soddisfa, attraverso il fratellino, il bisogno di rimanere ancora un po’ piccolo, di non correre dietro le sue rinnovate esigenze pulsionali. Marco, al contrario, che si mostra piuttosto “indipendente” ha bisogno del fratello per accelerare la sua crescita, per giocare ad essere più grande. Da parte sua, quindi, eviterei di reagire in modo tale da “cristallizzare” questa situazione, che di per sé dovrebbe essere solo transitoria. Ossia, cercherei di ricordare ad entrambi la loro effettiva età senza dare per scontata l’immaturità di Lorenzo o l’indipendenza di Marco. Quindi cercherei di comportarmi con Lorenzo in modo tale che egli senta la sua età, magari offrendogli nuove responsabilità, mettendolo nelle condizioni di passare più tempo da solo o con i coetanei. In ogni caso, per una maggiore tranquillità, può rivolgersi a qualche specialista per adolescenti per ottenere ulteriore chiarezza. La saluto cordialmente.

(risponde la Dott.ssa Aurora Capogna)

Pubblicato in data 21/06/08

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